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Una povera ragazza iraniana di 29 anni, ha deciso di darsi fuoco davanti al Tribunale di Teheran, dopo che era stata arrestata per aver provato ad entrare in uno stadio per assistere ad una partita di calcio.

La povera ragazza, che secondo quanto riporta la giornalista Masih Alinejad, si chiama Sahar, ha provato a forzare il divieto di ingresso alle donne negli stadi iraniani, lo scorso marzo. Purtroppo, come spesso accade, e’ stata fermata e incriminata. In Iran, lo ricordiamo, alle donne e’ proibito l’accesso agli stadi per non provocare la libido maschile.

La povera Sahar soffre da oltre due anni di un disturbo bipolare, certificato da diversi dottori che l’hanno seguita. Nonostante le certificazioni, il regime iraniano ha deciso lo stesso di confermare l’arresto di Sahar e di rinchiuderla nel carcere di Gharchak, insieme ad altre sei ragazze che avevano provato a eludere il divieto (travestendosi da maschi, foto sotto). Ovviamente, la detenzione ha aggravato il disturbo mentale. Sahar e’ oggi ricoverata presso l’ospedale Motahhari, dove le sono state rilevate ustioni sul 90% del suo corpo. La sua condizione, quindi e’ considerata gravissima.

Recentemente la FIFA ha chiesto all’Iran di eliminare il blocco d’ingresso delle donne allo stadio, sottolineando che – se la richiesta non verra’ esaudita – ci saranno conseguenze rilevanti. Sotto un video di alcune coraggiose ragazze iraniane che, girando per la strada senza velo, denunciano il sistema di apartheid che Teheran impone alle donne.

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Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa ISNA, il Procuratore iraniano Mohammad Montazeri ha affermato che, il divieto di ingresso delle donne iraniane negli stadi, non e’ un problema che riguarda la FIFA.

La risposta del Procuratore iraniano arriva dopo la lettera inviata dal Presidente della FIFA Infantino alla Presidente della Federazione Calcistica iraniana, in cui ha chiesto di avere delle date certe per l’abolizione del divieto di ingresso delle donne negli stadi, nel rispetto della parita’ di genere e dei valori espressi nello statuto della FIFA.

Secondo lo statuto FIFA, se l’Iran rifiutera’ di conformarsi alle richieste internazionali, la FIFA potra’ sospendere l’Iran dalla Federazione Internazionale di Calcio, impedendo alla nazionale iraniana di prendere parte alle qualificazioni per la Coppa del Mondo del 2022 in Qatar.

Qui sotto il film “Offside” del regista iraniano Jafar Panahi, sulla proibizione del diritto delle donne di entrare negli stadi. Il film ha vinto l’Orso d’Argento al Festival di Berlino del 2006. Oggi Panahi, dopo essere stato condannato al carcere, e’ costretto a non lavorare o farlo di nascosto, perche’ considerato pericoloso dal regime.

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Ieri il mondo del calcio italiano si e’ praticamente fermato, per ammirare l’addio di un grandissimo campione: Francesco Totti. All’Olimpico, migliaia di donne, uomini e bambini, si sono riuniti per salutare, piangendo, il loro capitano.

Purtroppo, in alcune parti del mondo, ciò che a Roma e’ sembrato normale, ovvero vedere delle donne allo stadio, e’ considerato “haram, proibito. Parliamo – tra gli altri – della Repubblica Islamica dell’Iran, ove alle ragazze e’ legalmente vietato l’accesso agli stadi, onde non provocare la libido sessuale maschile.

Nonostante il divieto, numerose ragazze sfidano costantemente la polizia religiosa, raccogliendo i capelli – talvolta tagliandoli proprio – indossando abiti maschili e provando a superare gli ostacoli dei controlli di sicurezza. Jafar Panahi, regista iraniano oggi costretto agli arresti domiciliari perché sgradito al regime – ha raccontato egregiamente questa storia nel suo film “Offside” (video in basso).

L’ennesima sfida al regime e’ arrivata appena qualche giorno fa, quando una ragazza si e’ vestita da uomo ed e’ riuscita ad eludere i controlli, entrando allo stadio Azadi di Teheran, in occasione della partita tra l’Esteghlal e l’Al-Ahli, squadra degli Emirati Arabi Uniti. Purtroppo la ragazza e’ stata scoperta dalla polizia religiosa e arrestata immediatamente (foto in alto).

Nonostante le richieste internazionali, tra cui quella dell’ex Presidente della FIFA Blatter, il regime iraniano ha posto ogni tipo di veto all’idea di eliminare il bando delle donne dagli stadi. Non solo: appena qualche mese fa, il regime ha ampliato le norme restrittive, proibendo alle donne di pedalare in pubblico.

E’ tempo che il mondo dello sport prenda delle scelte drastiche, sospendendo l’Iran da organizzazioni quali la FIFA e la FIVB e riammettendolo unicamente quando le donne iraniane avranno gli stessi diritti degli uomini. Ogni altra reazione, anche la stessa condanna verbale, sarebbe unicamente l’ennesima carta morta, buona solamente per lavarsi la coscienza.

Guarda il film completo “Offiside” di Jafar Panahi

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Egregio Presidente Preziosi,

Con delusione abbiamo appreso del recente incontro tra un responsabile del Genoa calcio, tale Giulio Mongardi, e Mohammad Reza Saket, senior advisor dell’Associazione calcistica iraniana. Per quanto la cooperazione nel settore sportivo possa apparire innocente, la realtà è ben diversa. Anche le pratiche ludiche, nella Repubblica Islamica, sono sotto il controllo e l’oppressione del regime dei Mullah. L’interferenza è talmente importante e preponderante che, nel 2006, la FIFA fu costretta ad sospendere l’Iran da tutte le competizioni, proprio per la mancanza di autonomia rispetto al regime.

Non soltanto: la questione dello sport e del calcio in particolare, si ricollega direttamente a quella dei diritti umani. Nella Repubblica Islamica, caro Presidente Preziosi, le donne non posso accedere agli stadi in quanto considerate inferiori. La vita e la testiminianza di una donna, secondo la legge iraniana, valgono meno della metà di quella di un uomo. A niente, almeno sinora, sono serviti gli appelli internazionali per aprire gli stadi anche alle persone di genere femminile. Lo stesso cosiddetto Presidente moderato Rohani, su questa questione ha continuato a tacere. In diverse occasioni, come il video qui sotto dimostra, le donne hanno manisfestato contro questo divieto e, puntualmente, sono state arrestate e minacciate.

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Il bando contro l’ingresso delle donne allo stadio, è stato anche il tema protagonista di un film del regista iraniano Jafar Panahi. Il film, che Le consigliamo di vedere Egregio Presidente, si intitolava “Offside” e vinse l’Orso d’Argento al Festival di Berlino del 2006. La trama, bellissima, raccontava di sei donne che, per poter assistere ad una partita della nazionale, decidono di travestirsi da uomini e sfidare le forze di sicurezza. Per la cronaca, Jafar Panahi è oggi in arresto in Iran per le sue idee politiche, condannato a sei anni di carcere e privato della possibilità di svolgere liberamente il suo lavoro.

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Ancora: il calcio in Iran, come in buona parte del mondo, si interseca direttamente con la politica. Solamente che, mentre in quasi tutti gli stadi nostrani è il razzismo a farla da padrona, in Iran alcuni giocatori della nazionale iraniana – nonostante la nota violenza del regime contro gli oppositori – ebbero nel 2009 il coraggio di protestare simbolicamente contro il Governo. Mentre per le strade di Teheran i Pasdaran uccidevano i manifestanti democratici, sei calciatori iraniani scesero in campo contro la Corea del Sud con al braccio un polsino verde, simbolo dell’Onda Verde e di coloro che volevano cambiare un regime dispotico. I giocatori – Javad Nekounam, Ali Karimi, Hossein Kaebi, Masoud Shojaei, Mohammad Nosrat, Vahid Hashemian e il capitano della nazionale iraniana Mehdi Mahdavikia – furono tutti puniti dalla Federazione Calcistica Iraniana. I media del regime, mentendo, annunciò anche il loro prossimo ritiro dai campi da gioco

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Considerando quanto Le abbiamo scritto, Egregio Presidente Preziosi, Le chiediamo di intervenire personalmente per terminare la cooperazione con una organizzazione, diretta emenazione di un regime brutale e assassino. Sappiamo che il business ha le sue regole e che le squadre di calcio hanno oggi bisogno di importanti finanziamenti. Tuttavia, considerata anche la bellissima storia della città di Genova, del Genoa Calcio e dei suoi tifosi, riteniamo che la difesa dei diritti umani e della libertà sia assai più importante di ogni altra considerazione.

Speranzosi in un Suo diretto intervento, La salutiamo con una stupenda poesia di un grandissimo artista, Fabrizio De Andreà, nato a Genova, tifossisimo della Sua squadra che, quando morì, si fece proprio cremare con la sciarpa del Genoa Calcio.

No Pasdaran 

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