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Il capo della Camera di Commercio iraniana-cinese, Majeed Reza Hariri, ha ammesso che sia la Cina che la Russia si stanno astenendo dal realizzare qualsiasi scambio bancario con Teheran, per via delle sanzioni internazionali.

Hariri, citato anche dall’agenzia di stampa iraniana ILNA, ha sottolineato che, se oggi una persona in possesso di passaporto iraniano richiede servizi bancari in Russia o in Cina, sicuramente verrà respinto. Questo perchè, citando Hariri, “nessuna banca è pronta a collaborare con noi perchè siamo accusati di riciclaggio di denaro”. Hariri, ha quindi rilevato che Teheran sia oggi sottoposta ad una doppia pressione: la prima legata alle sanzioni americane, la seconda alla mancata ratifica dell’accordo con il Financial Action Task Force (FATF/GAFI).

Ricordiamo che il Parlamento iraniano ha per ben due volte provato ad approvare une riforma del sistema bancario iraniano, dopo che Teheran aveva goduto di un periodo concesso dal FATF alla Repubblica Islamica per conformarsi alle normative internazionali sul riciclaggio di denaro. Tutte le riforme sono state però bocciate dal Consiglio dei Guardiani, che le ha considerate contro l’interesse nazionale, preferendo quindi la continuazione del finanziamento alle milizie armate sciite filo iraniane in giro per il Medioriente.

 

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La scorsa settimana in Iran si e’ riunita la potentissima Assemblea degli Esperti, organo che in Iran nomina la Guida Suprema. Nel comunicato ufficiale rilasciato a fine seduta, e’ scritto nero su bianco che la Repubblica Islamica farebbe un grave errore a sottoscrivere le normative anti finanziamento del terrorismo internazionale previste dal Financial Action Task Force, dalla Convenzione ONU di Palermo e dal CFT (Combacting Financing of Terrosim).

Si tratta dell’ennesima conferma che, davanti al bivio fra stato di diritto e terrore, il regime iraniano sceglie ancora una volta il secondo. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti, visto che Teheran sin dagli anni ’80 del XX secolo, e’ considerato il primo Paese al mondo per finanziamento del terrorismo intenazionale. Oggi, quindi, la politica estera del regime iraniano non potrebbe andare avanti senza gruppi armati quali Hezbollah, la Jihad Islamica, Hamas e il finanziamento alle decine e decine di milizie paramilitari sciite presenti in Siria e Iraq.

La questione pero’ e’ preponderante: l’adesione ai parametri anti-ricilaggio del FATF, soprattutto, e’ precondizione di ogni accordo intenazionale con Teheran e dello stesso Instex, il meccanismo UE creato per aggirare le sanzioni americane approvate nel novembre 2018. Come noto, il Parlamento iraniano ha provato due volte ad approvare una norma di riforma del settore bancario iraniano, ed entrambe le volte la norma e’ stata cassata dal Consiglio dei Guardiani.

Ora, davanti al conflitto tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani, la parola ultima e’ nelle mani del Consiglio per il Discernimento, organo creato appositamente per dirimere le controversi instituzionali. La scelta, pero’, sembra essere scontata verso il diniego: in tal senso si sono espressi sia Ahmad Vahidi – ex Capo dei Pasdaran e ex Ministro della Difesa, responsabile egli stesso di attentati nel mondo (come quello al centro ebraico AMIA di Buenos Aires) – e Mohsen Rezaei, Segretario del Consiglio per il Discernimento che, con due tweet, ha espresso i suoi dubbi verso l’adesione al FATF, al CFT e alla Convenzione di Palermo.

Insomma, come suddetto, ancora una volta la Repubblica Islamica decide di andare nella direzione sbagliata. E’ tempo quindi di finirla con le illusioni ed e’ tempo quindi di smettere di pensare che fare affari con il regime iraniano possa essere privo di rischi e di conseguenze!

rezaei