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La scorsa settimana in Iran si e’ riunita la potentissima Assemblea degli Esperti, organo che in Iran nomina la Guida Suprema. Nel comunicato ufficiale rilasciato a fine seduta, e’ scritto nero su bianco che la Repubblica Islamica farebbe un grave errore a sottoscrivere le normative anti finanziamento del terrorismo internazionale previste dal Financial Action Task Force, dalla Convenzione ONU di Palermo e dal CFT (Combacting Financing of Terrosim).

Si tratta dell’ennesima conferma che, davanti al bivio fra stato di diritto e terrore, il regime iraniano sceglie ancora una volta il secondo. D’altronde, non potrebbe essere altrimenti, visto che Teheran sin dagli anni ’80 del XX secolo, e’ considerato il primo Paese al mondo per finanziamento del terrorismo intenazionale. Oggi, quindi, la politica estera del regime iraniano non potrebbe andare avanti senza gruppi armati quali Hezbollah, la Jihad Islamica, Hamas e il finanziamento alle decine e decine di milizie paramilitari sciite presenti in Siria e Iraq.

La questione pero’ e’ preponderante: l’adesione ai parametri anti-ricilaggio del FATF, soprattutto, e’ precondizione di ogni accordo intenazionale con Teheran e dello stesso Instex, il meccanismo UE creato per aggirare le sanzioni americane approvate nel novembre 2018. Come noto, il Parlamento iraniano ha provato due volte ad approvare una norma di riforma del settore bancario iraniano, ed entrambe le volte la norma e’ stata cassata dal Consiglio dei Guardiani.

Ora, davanti al conflitto tra Parlamento e Consiglio dei Guardiani, la parola ultima e’ nelle mani del Consiglio per il Discernimento, organo creato appositamente per dirimere le controversi instituzionali. La scelta, pero’, sembra essere scontata verso il diniego: in tal senso si sono espressi sia Ahmad Vahidi – ex Capo dei Pasdaran e ex Ministro della Difesa, responsabile egli stesso di attentati nel mondo (come quello al centro ebraico AMIA di Buenos Aires) – e Mohsen Rezaei, Segretario del Consiglio per il Discernimento che, con due tweet, ha espresso i suoi dubbi verso l’adesione al FATF, al CFT e alla Convenzione di Palermo.

Insomma, come suddetto, ancora una volta la Repubblica Islamica decide di andare nella direzione sbagliata. E’ tempo quindi di finirla con le illusioni ed e’ tempo quindi di smettere di pensare che fare affari con il regime iraniano possa essere privo di rischi e di conseguenze!

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Mentre la Signora Mogherini boicotta il Summit di Varsavia promosso dagli Stati Uniti per parlare di Medioriente e Iran, la Commissione Europea ammette – nero su bianco – quello che proprio a Varsavia cercano di far capire alla Mrs. Pesc: fare affari con il regime iraniano e’ estremamente pericoloso.

La Commissione Europea, infatti, ha pubblicato ieri la lista dei primi 23 Paesi del mondo, con cui e’ meglio non fare affari. Perche’? Non per ragioni legate (direttamente) ai diritti umani, ma per mere motivazioni pratiche: si tratta di Paesi che hanno legislazioni quasi inesistenti sul ricilaggio di denaro e/o che usano il denaro riciclato per finanziare il terrorismo internazionale.

Guarda caso – come al solito – il regime iraniano e’ nella lista, precisamente al nono posto. E’ c’e’ poco da vantarsi di essere “solamente noni”, se gli otto che ti precedono sono Paesi come Afghanistan, Corea del Nord o Etiopia. Piuttosto, sempre scorrendo la lista, fa riflettere che la Commissione UE ritenga piu’ pericoloso fare affari con l’Iran, piuttosto che con Paesi come l’Iraq, la Nigeria, la Libia e la Siria!

Quanto ammesso dalla Commissione Europea non stupisce chi da tempo denuncia quanto accade nella repubblica Islamica, denuncia la presenza di un regime in stile mafioso e denuncia una economia praticamente appaltata ai Pasdaran e alle Fondazioni religiose. Non stupisce soprattutto chi, da mesi, sta denunciando come il regime stesso non abbia nessun interesse al cambiamento, considerata anche la decisione del Consiglio dei Guardiani di bocciare la riforma bancaria voluta dal Parlamento…

Eppure, nonostante tutto, tre Paesi europei hanno deciso di lanciare l’INSTEX e la Mogherini ha deciso di boicottare il summit di Varsavia (fortunatamente non l’Italia, presente con Moavero). Segno evidente della volonta’ di alcuni rappresentanti dell’Unione di mettere i fatti sotto al tappeto e prediligere l’opposizione a Trump rispetto a quella verso gli islamisti al potere a Teheran.

Ennesima riprova di una Unione Europea che, in nome dell’ideologia, ha perso non solo la bussola dei propri valori, ma anche quella dei propri interessi….

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Oggi il Sole 24 Ore, pubblica una intervista a Hamid Bayat, Ambasciatore iraniano in Italia. L’intervista porta la firma di Gerardo Pelosi. Volendo commentare con due aggettivi questa intervista, potremmo definirla “ridocola e vergognosa”. Ridicola perche’ si tratta di una intervista assolutamente lacunosa, vergognosa perche’ e’ chiaramente una di quelle interviste fatte per sponsorizzare qualcosa, piuttosto che informare.

Ovviamente, neanche a dirlo, quello che al Sole vogliono sponsorizzare, e’ il mantenimento delle relazioni commerciali con il regime iraniano – connesso al meccanismo UE Instex – a qualsiasi costo. Anche al costo di omettere dati, fatti e di fare domande scomode.

Nell’intervista, infatti, le domande del giornalista italiano sono al livello di prima elementare. Ovviamente, non pretendiamo troppo: non pretendiamo che un giornalista de Il Sole si metta a discutere con l’Ambasciatore iraniano di diritti umani e civili nella Repubblica Islamica.

Pretendiamo pero’ che, volendo informare la comunita’ imprenditoriale, sia meno dedito alle marchette e piu’ alla sostanza. Nell’intervista, non c’e’ una sola domanda relativa al mancato adeguamento del regime iraniano ai parametri del FATF, condizione minima posta dagli stessi Paesi UE che hanno promosso INSTEX. Si badi bene, non e’ un errore marginale: non adeguarsi ai parametri del FATF, infatti, significa per l’Iran voler continuare a portare avanti il riciclaggio di denaro a fini di finanziamento del terrorismo internazionale.

Cosi come non c’e’ una sola domanda sul comunicato pubblicato due giorni fa dal Ministero degli Esteri iraniano, in cui – senza mezzi termini – il regime afferma di non avere alcuna intenzione di limitare il programma missilistico (condizione posta nella stessa risoluzione 2231, Allegato B) e nega ogni coinvolgimento nei recenti tentativi di colpire oppositori al regime in Europa. Peccato che, la stessa UE, ha approvato delle sanzioni contro l’Iran per questa ragione…

Insomma, in poche parole, mentre il regime iraniano stesso rigetta le condizioni poste dall’Europa per lanciare l’INSTEX, un giornalista italiano di un giornale economico italiano – del principale giornale nazionale in questo settore – non riesce a fare delle domande scomode all’Ambasciatore di Teheran sul tema…

Come suddetto, ridicolo e vergognoso!

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Si chiama INSTEX, ed e’ il meccanismo promosso dalla UE – precisamente da tre Paesi (E3): Francia, Germania e Gran Bretagna – per aggirare le nuove sanzioni americane all’Iran. Tecnicamente, almeno per ora, questo meccanismo intende promuovere la continuazione del business con Teheran in tre settori: medico, farmaceutico e agricolo.

Si badi bene: i tre settori menzionati, non sono inseriti nelle sanzioni americane. Se indirettamente questi settori vengono colpiti, infatti, non e’ per via delle sanzioni americane, ma per il fatto che gli istituti finanziari occidentali non intendono fare alcun tipo di transazione con le loro controparti iraniane, per evitare incorrere nelle sanzioni americane involontarmante.

Un problema che, pregasi aprire le orecchie, non e’ nato ora con l’Amministrazione Trump, ma e’ stato una costante anche nel periodo Obama, quando gli Stati Uniti sostenevano fortemente le aperture al regime iraniano. Perche’ fare affari con l’Iran non e’ mai stato conveniente per le banche occidentali: il regime iraniano, infatti, e’ primo al mondo per ricilaggio di denaro e tra i primi per mancanza di trasparenza interna e corruzione. Ecco perche’, da anni, il FATF – organizzazione inter-governativa che si occupa di denunciare il ricilaggio di denaro – sta provando a negoziare con l’Iran una riforma del settore bancario nella Repubblica Islamica.

Qui casca l’asino: se si va a leggere la dichiarazione congiunta di Bucarest sull’INSTEX, si scopre che il meccanismo UE e’ soggetto a due condizioni:

  1. il rispetto della Risoluzione ONU 2231;
  2. il rispetto degli standard internazionali contro il ricilaggio di denaro e la lotta al finanziamento del terrorismo internazionale. In tal senso, sta scritto nella dichiarazione, gli E3 si aspettano dall’Iran l’implementazione delle richieste del FATF.

Bastano queste due condizioni per dichiarare tecnicamente morto o comunque inapplicabile l’INSTEX: per quanto riguarda la prima condizione, il regime iraniano ha gia’ ampiamente violato la risoluzione 2231. Lo ha fatto testando missili balistici intrinsecamente capaci di trasporare ogive nucleari, come ammesso dalla lettera degli ambasciatori UE pubblicata nel 2016. Inoltre, come dichiarato in TV dal Capo dell’Agenzia Atomica iraniana Salehi, durante la firma stessa dell’accordo nucleare, il regime iraniano ha acquistato illegalmente pezzi di ricambio per il reattore ad acqua pesante di Arak, mostrando delle foto modificate con photoshop, dell’inserimento di cemento nel reattore stesso (come richiesto dal JCPOA).

C’e’ di peggio, e riguarda la seconda condizione: il Parlamento iraniano ha approvato per ben due volte una legge – assai debole – per uniformare il sistema bancario iraniano alle richieste del FATF. Per due volte, il potente Consiglio dei Guardiani, ha rigettato la legge, dichiarandola contro gli interessi nazionali del Paese (legato a quattro mani con il terrorismo internazionale). Recentemente, qundi, il Consiglio per il Discernimento – organo di mediazione tra Consiglio dei Guardiani e Parlamento – ha preso delle posizioni contrarie a quelle del Parlamento.

Ergo, tecnicamente parlando, l’INSTEX e’ un meccanismo che dovrebbe gia’ essere dichiarato superato, o almeno inapplicabile, fino a quando l’Iran non si conformera’ alle richieste internazionali (non degli Stati Uniti, ma delle Nazioni Uniti e del FATF). Il problema pero’ non e’ tecnico, ma politico: la scelta folle dell’UE di considerare Trump il primo nemico, scegliendo come alleato un regime fondamentalista e misogino. Una decisione non solo sbagliata, ma profondamente triste.

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E siamo a due: il Consiglio dei Guardiani – organo supremo iraniano – ha cassato ancora la legge approvata dal Parlamento, relativa alla riforma del settore bancario.

La normativa, richiesta espressamente dal Financial Action Task Force, recepiva alcune condizioni essenziali per evitare la collusioni tra il settore bancario e il riciclaggio di denaro a fini di finanziamento al terrorismo internazionale. La legge approvata dal Parlamento iraniano – seppur molto lacunosa – rappresentava un passo avanti in questa direzione. Purtroppo, pero’, il Consiglio dei Guardiani l’ha rigettata, sottolineando che andava contro gli interessi nazionali della Repubblica Islamica.

In pratica, la seconda bocciatura, dimostra nuovamente la pochezza e la debolezza del Governo Rouhani, incapace assolutamente di influenzare i nodi centrali della politica estera e militare iraniana. Si tratta di settori completamente nelle mani della Guida Suprema e dei Pasdaran, ovviamente assolutamente non interessanti a terminare il loro sostegno ai gruppi terroristici, primo fra tutti Hezbollah.

Ennesima riprova di come, per un imprenditore Occideentale, fare affari con la Repubblica Islamica sia impossibile e del rischio altissimo di trovarsi – inconsapevolmente – a fare affari con rappresentanti dei Pasdaran, collusi col terrorismo internazionale. Con la naturale conseguenza di finire direttamente nella lista delle sanzioni americane…

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La politica iraniana – per chi la segue veramente – e’ spesso un libro aperto, dove le risposte sui crimini del regime, arrivano spesso dall’interno del Paese. Il problema e’ che, molti analisti e politici Occidentali, non osservano veramente quanto accade nella Repubblica Islamica, ma preferiscono parlare per slogan. Cosi, per chiarirci, fa la Mogherini…

Un esempio su tutti e’ quanto accaduto in Iran in merito alla legge contro il riciclaggio di denaro. Si tratta di una norma richiesta dal Financial Action Task Force (FATF), come precondizione per togliere la Repubblica Islamica dalla lista nera dei Paesi non affidabili per le transazioni finanziarie. Tale norma, gia’ estremamente debole, e’ stata quindi approvata dal Parlamento iraniano e poi cassata dal Consiglio dei Guardiani, che l’ha ritenuta contraria agli interessi nazionali (perche’ renderebbe piu’ difficile il finanziamento del terrorismo internazionale da parte di Teheran).

Dopo la decisione del Consiglio dei Guardiani, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif – ribadiamo: il Ministro degli Esteri iraniano Zarif – ha affermato in una intervista che “molte persone beneficiano del ricilaggio di denaro in Iran” e che “il riciclaggio di denaro in Iran e’ una realta‘”. Apriti cielo: dopo le parole di Zarif sono arrivate le proteste da parte della Magistratura iraniana e i parlamentari iraniani hanno chiesto di convocare subito il Ministro per chiarimenti. I piu’ radicali chiedono direttamente l’impeachment di Zarif.

Di tutto questo dibattito, come suddetto, non c’e’ traccia sulla stampa Occidentale, ne nelle parole della Mogherini quando incontra o parla al telefono con Zarif. Ne, tantomeno, c’e’ stata traccia durante i dialoghi romani del MED, troppo impegnati a propagandare la validita’ del JCPOA e la cattiveria di Washington…Tanto poi, se l’Iran continuera’ a finanziare il peggior terrorismo internazionale, si potra’ sempre dire che “ha stato Trump”…

khamenei

“Il Parlamento iraniano, che e’ cresciuto, maturo e saggio, deve approvare le leggi relative al contrasto al terrorismo e al riciclaggio di denaro, in maniera indipendente”.

Con queste poche parole, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha dichiarato la fine del lungo negoziato in corso tra Teheran e il FATF-GAFI, ovvero il Financial Action Task Force, organismo semi-governativo, che si occupa del contrasto al riciclaggio di denaro a fini terroristici.

Con l’avvio del negoziato sull’accordo nucleare, era anche in corso un negoziato per togliere l’Iran dalla lista nera del FATF-GAFI. Come noto, la Repubblica Islamica e’ dal 1984 considerata dal Dipartimento di Stato americano, come prima finanziatrice del terrorismo internazionale. Solamente lo scorso anno, l’Indice di Basilea aveva classificato l’Iran come primo Paese al mondo per riciclaggio di denaro.

Negli anni dopo la firma dell’accordo nucelare, il negoziato con tra Iran e FATF aveva prodotto pochi effetti. Concretamente, il FATF aveva solamente sospeso la opinione negativa su Teheran, al fine di provare a raggiungere un accordo stabile con quel regime. A quanto pare, anche dopo le parole di Khamenei, questo negoziato si avvia verso la conclusione. Una conclusione negativa.

Una conclusione negativa che sara’ anche favorita da un voto del Parlamento iraniano ad inizio di giugno: il Majles, infatti, ha sospeso per due mesi la discussione in merito all’ingresso dell’Iran nella Convenzione sul Finanziamento del Terrorismo delle Nazioni Unite. Una prerogativa richiesta anche per riuscire ad ottenere un parere positivo del FATF-GAFI.

La sospensione dell’ingresso dell’Iran alla Terrorism Finance Convention e il prossimo fallimento del negoziato con il FATF-GAFI, avra’ chiaramente un effetto – o almeno dovra’ avere – sui rapporti tra Teheran e Roma. La capacita’ dell’agenzia pubblica Invitalia di assicurare il business italiano in Iran – come previsto dalla Legge di Bilancio 2018 – e’ direttamente legata alle opinioni del FATF sui “Paesi ad alto rischio” (tra cui c’e’ anche la Repubblica Islamica).

Se gia’ ora non si trova una sola banca italiana disposta ad essere la controparte delle banche iraniane in questo accordo, certamente le recenti scelte di Teheran su terrorismo e riciclaggio di denaro, non potranno che peggiorare la situazione.

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