Posts contrassegnato dai tag ‘Facebook’

safe_image

Appena qualche giorno fa, la Guida Suprema iraniana ha pubblicato una nuova fatwa – editto islamico – in cui affermava che alle donne era proibito andare in bicicletta in pubblico. Una proibizione assurda, derivata, secondo Khamenei, dal fatto che una donna che pedala nei luoghi pubblici rischia di eccitare i maschi (ragionamento evidentemente frutto di una mente sessualmente pervertita).

Nonostante la fatwa di Khamenei, le donne iraniane hanno deciso di ribellarsi a questa nuova oppressione. Una ribellione simile era successa in precedenza con il velo: sulla pagina facebook My Stealthy Freedom (La Mia Libertà Rubata), decine di uomini iraniani hanno inziato a pubblicare una foto del loro volto velato, al fianco della loro compagna, mamma, amica o sorella senza velo. Un modo per protestare contro l’imposizione obbligatoria dell’Hijab alle donne iraniane. Un velo imposto alle bimbe sin dall’età di sette anni, nonostante nell’Islam ortodosso sia considerate obbligatorio dai nove anni.

Ora, una cosa simile sta accadendo contro la fatwa di Khamenei. Sempre sfruttando la piattaforma di Facebook e la pagina My Stealthy Freedom, le ragazze iraniane si mostrano sorridenti mentre vanno in bicicletta nei luoghi pubblici. Addirittura, nel primo video che vi proponiamo, una mamma e una figlia di Kish si sono filmante mentre, andando in bicicletta, affermano di rigettare la decisione di Khamenei e ribadiscono che niente fermerà il loro diritto di pedalare. Le ragazze, neanche a dirlo, hanno deciso di bendare il loro volto, evidentemente intimorite dalle possibili conseguenze del loro gesto coraggioso. Anche su Instagram, decine di donne iraniane stanno inviando le loro foto alla giornalista iraniana Masi Alinejad, creatrice della pagina My Stealthy Freedom, mentre sorridendo, vanno in bicicletta.

Vi preghiamo di sostenere la campagna in favore del diritto delle donne iraniane di andare in bicicletta, soprattutto diffondendo gli hasthag #IranianWomenLoveCycling e #IranianWomenOnTheBike

 

13F13E44-0CAE-43DE-98A6-3FDB3A88C48B_mw1024_s_n-e1432256825629

Mentre il mondo applaude il regime iraniano per aver rilasciato quattro prigionieri americani incarcerati per motivi politici o religiosi, Teheran continua la sua persecuzione verso tutti gli intellettuali sgraditi al potere.

Questa volta, ad essere finito sotto l’attenzione delle forze di sicurezza e del Ministero dell’Intelligence (MOIS), e’ lo scrittore Reza Khandan Mahabadi, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione degli Scrittori Iraniani (Iran Human Rights).

Mahabadi ha ricevuto la visita degli agenti del MOIS nell’aprile scorso. Gli agenti gli hanno presentato un mandato di perquisizione, in cui il Procuratore lo accusava di “propaganda contro lo Stato” e “pubblicazione di materiale illegale”.

Ma a cosa si riferisce l’accusa? A due cose in particolare: in primis alcuni post pubblicato su Facebook da Reza Mahabadi. In questi post, Reza ha criticato apertamente la censura imposta dal regime agli scrittori iraniani. Secondariamente, alla rivista ‘Andisheh Azad’, una pubblicazione interna dell’Associazione degli Scrittori, in cui si invoca la libertà di espressione.

La storia rivista  ‘Andisheh Azad’ e’ il simbolo del fallimento della rivoluzione Khomeinista e dell’idea del moderatismo impresso da Rouhani. La rivista, infatti, e’ stata pubblicata la prima volta nel 1979, anno della Rivoluzione iraniana. Una volta che Khomeini ha conquistato il potere assoluto, nel 1981, la rivista e’ stata chiusa. Gli scrittori iraniani l’hanno ristampata per la prima volta lo scorso anno – sperando in una fase di maggiore apertura culturale – ma il regime ha immediatamente fatto capire che le cose non erano mutate.

Durante il loro raid, gli agenti del MOIS hanno sequestrato allo scrittore Reza Mahabadi buona parte dei suoi averi, compresi numerosi libri, cellulare e computere. A breve, Reza Mahabadi ricevera’ la convocazione del Tribunale Rivoluzionario che, ovviamente, lo processera’ per le sue “colpe”. 

Anche in questo caso, nel pieno silenzio della diplomazia Occidentale…

 

image

Qualche giorno addietro, abbiamo pubblicato una lettera aperta alla Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, chiedendo lumi sul suo recente viaggio in Iran. Lo abbiamo fatto soprattutto alla luce di un suo post Facebook, pubblicato nel 2011, in cui chiedeva all’allora Ministro degli Esteri Franco Frattini di non dimenticare il tema dei diritti umani durante una visita in Cina (No Pasdaran).

Ovviamente, non abbiamo ricevuto alcuna reazione alla lettera aperta (anzi, un paio di volte il post della lettera e’ sparito dal Facebook della Serracchiani…). Cosi come non abbiamo sentito alcun commento relativo al tema dei diritti umani, fatto dalla Presidente Serracchiani in occasione del suo arrivo a Teheran.

Ci svegliamo oggi con qualcosa di “più incredibile”. A detta dell’agenzia di stampa IRNA, la Serracchiani a Teheran avrebbe evidenziato l’esistenza di “similarità oltre l’immaginato” tra la nazione Iran e quella Italia. Scorrendo il testo dell’articolo, quindi, scopriamo ancora che l’unico riferimento a questa “similarità” e’ dato dall’ospitalità iraniana – del popolo iraniano… – verso l’ospite straniero. Assolutamente vero. Allo stesso tempo, visto che la Serracchiani avrebbe parlato di somiglianze che vanno oltre l’immaginazione, ci sono a tal proposito alcune domande che vorremmo rivolgere alla Presidente del Friuli Venezia Giulia.

Nel merito, quindi, vorremmo solamente sapere se:

  • anche in Italia in soli due anni sono stati impiccati 2000 detenuti, diversi dei quali per ragioni etniche o politiche?
  • anche l’Italia ha come abitudine quella di impiccare esseri umani in piazza, davanti a bambini?
  • anche in Italia alle bimbe di sette anni e’ imposto il velo a scuola?
  • anche in Italia, secondo la legge, la vita della donna e la sua testimonianza legale valgono meta’ di quella dell’uomo?
  • anche in Italia si emettono fatwe che considerano le minoranze religiose, in primis i Baha’i, come dei peccatori a cui e’ vietato persino avvicinarsi?
  • anche in Italia per chi decide di lasciare la sua fede religiosa e abbracciarne un’altra, e’ prevista la pena di morte per apostasia?
  • anche in Italia si viene condannati a morte per il “reato di omosessualità”?
  • anche in Italia gli attivisti per i diritti umani, gli artisti sgraditi e i giornalisti non allineati, finiscono in carcere con l’accusa di “offesa alla Guida Suprema”?
  • anche in Italia esiste un corpo militare di pretoriani denominato Pasdaran – esterno all’esercito nazionale – a cui e’ demandato di proteggere non il Paese, ma l’ideologia alla base del regime teocratico?
  • anche in Italia esiste una unita’ militare e jihadista – la Forza Qods – predisposta all’esportazione dell’ideologia clericale per mezzo di terrorismo e sangue?
  • anche l’Italia ha come abitudine quello di finanziare il terrorismo internazionale di organizzazioni quali Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica, al Qaeda, Taliban e chi più ne ha più ne metta?
  • anche l’Italia ha come prassi, davanti a decisioni sgradite di altri Paesi, quello di inviare folle inferocite a distruggere sedi diplomatiche di altri Stati?
  • anche l’Italia rinnega l’Olocausto e invoca la distruzione dello Stato di Israele, uno Stato membro delle Nazioni Unite?
  • anche l’Italia ha l’abitudine di promuovere ufficialmente slogan politici quali “Morte all’America” e di bruciare le bandiere di altri Paesi in piazza durante solenni festività nazionali?

Potremmo continuare ancora, ma sarebbe già abbastanza se l’Egregia Presidente Serracchiani ci potesse per intanto dare alcune piccole risposte sulle poche domande sottoposte…

P.S.: Abbiamo letto Egregia Presidente il suo articolo in merito al viaggio in Iran. Se tanto da tanto, anche Lei come Frattini guardo’ il dito e non la luna…(Serracchiani.eu).

Per non dimenticare quella volta che…

12524195_1059184877477708_8912954260936218094_n

Di seguito riportiamo la drammatica descrizione della prigionia fatta dalla poetessa iraniana Hila Sedighi, arrestata il 7 gennaio scorso all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran, mentre tornava con il marito da un viaggio negli Emirati Arabi Uniti. Fortunatamente, la prigionia di Hila e’ durata 48 e la poetessa e’ stata rilasciata su cauzione (ma dovrà, ovviamente, subire un processo politico). Nonostante la brevità della detenzione, Hila ha assistito a scene terribili e ha raccontato quanto ha visto in un breve post sulla sua pagina Facebook (Iran Human Rights). Ecco la traduzione di quanto scritto dalla giovane poetessa iraniana:

La prima notte di detenzione, sono stata tenuta in isolamento in un centro di detenzione dell’aeroporto. La seconda notte, sono stata trasportata al centro di detenzione di Shapour. Un centro famoso per essere tra i più orribili e pericolosi per i prigionieri. Sono stata stanza in una cella di quattro metri, insieme a otto altri detenuti pericolosi (pericolosi e’ un termine generale per questi individui, ma essi sono ancora persone con diritti e io ho temo per il loro destino). Il trattamento verso di loro e’ stato peggiore e piu’ ignobile di quanto potessi immaginare. La situazione era talmente brutta che, inizialmente, la polizia dell’Unita’ Investigativa di Shapour ha rifiutato di farmi entrare nel centro. Il mio trasferimento in città e’ avvenuto dentro una gabbia e sono stata guardata dalla gente come un criminale” (Facebook).

Infine, Hila ha confermato che il suo arresto e’ ricollegato a nuove accuse e non a quelle gia’ mosse contro di lei, per il sostegno dato all’Onda Verde e a Mir Hossein Mousavi (GaiaItalia.com). In merito Hila ha scritto: “sono stata processata in mia assenza. Non so per quale motivo e per il momento sono fuori su cauzione. Presenterò una protesta formale, per potermi difendere

Un poema di Hila Sedighi dedicato alle donne iraniane e agli studenti oppressi

post serracchiani

Egregia Presidente Serracchiani,

nel 2011, parlando in merito ad un viaggio del Ministro Frattini in Cina, Lei scriveva sulla Sua Pagina Facebook: “Le recenti vicende dei Paesi del Mediterraneo dovrebbero averci insegnato che non è saggio tenere separata la partita degli interessi economici da quella sui diritti umani. Perciò voglio credere che Frattini nella sua missione in Cina non “dimenticherà” di parlare anche di diritti umani”

Parole giustissime che ci permettiamo di condividere in pieno. Eppure, a pochi anni di distanza, il Suo pensiero – se non nelle parole nei fatti – sembra mutato radicalmente. E’ questa la sensazione che si ha quando si scopre del Suo recente viaggio in Iran ove, secondo quanto riportano le agenzie di stampa italiane, Lei intende “rafforzare rapporti economici, scientifici e culturali (Trieste Prima) e incrementare le relazioni commerciali facendo del Porto di Trieste un hub strategico dedicato a questo proposito.

Scopriamo quindi che, in merito ai rapporti scientifici, la Regione sta favorendo le relazioni speciali tra l’università di Trieste e Università iraniane quale l’Università Sharif e l’università Shahid Beheshti. Con l’Università Sharif, in particolare, l’Università di Trieste ha già firmato un MoU nell’aprile del 2015 (GaiaItalia.com).

Purtroppo, Egregia Presidente, in tutta questa storia del viaggio a Teheran, non abbiamo sentito la Sua voce in merito ai diritti umani, quotidianamente abusati dalla Repubblica Islamica dell’Iran. Non abbiamo sentito la Sua voce quando si e’ trattato di condannare le quasi 2000 condanne a morte eseguite da Teheran dall’arrivo al potere di Rouhani o quando per chiedere il rilascio delle decine e decine di detenuti politici attualmente presenti nelle prigioni iraniani. In particolare – visto che, a ragione, Lei e’ fiera del Suo successo come donna in politica – ci permettiamo di ricordarLe la battaglia dei diritti che stanno compiendo le donne iraniane. Una battaglia che, purtroppo, sta costando caro a queste coraggiose eroine, finite una dopo l’altra dietro le sbarre. Casi emblematici sono quelli di Narges Mohammadi (No Pasdaran), Atena Farghadani (No Pasdaran) e Atena Daemi (No Pasdaran), donne in prima linea per un Iran diverso, un Iran dei Diritti Umani! Due di queste detenute – Atena Farghadani e Atena Daemi – sono state condannate ad anni di carcere per un post sgradito dal regime pubblicato sul loro profilo Facebook!

A proposito di donne, se possiamo permetterci, vorremmo dire due parole in merito alla Sua scelta di indossare il velo. Una parte importante della battaglia per i diritti e l’uguaglianza che le donne iraniane stanno portando avanti, riguarda proprio la questione del velo obbligatorio. Per liberarsi da questo peso, centinaia di donne iraniane hanno aderito entusiasticamente alla pagina facebook “My Stealthy Freedom” – la Mia Libertà Rubata – ove si chiede espressamente ai Mullah di lasciare sulla questione la libera scelta. Purtroppo, anche in questo caso, questa battaglia sta costando caro alle iraniane. Centinaia di donne malvelate sono state attaccate con l’acido (No Pasdaran) e persino una nota attrice – Sadaf Taherian, e’ stata bandita per aver postato sui suoi profili social una foto senza hijab (No Pasdaran). Riteniamo che aver scelto di indossare il velo islamico – pur non essendo obbligata – non favorisca in alcun modo la creazione di un “nuovo Iran”, fondato sul rispetto della dignità e dei diritti della donna.

12484687_10153367280190886_6043199456916020162_o

Infine, per quanto concerne i rapporti scientifici. Ci permettiamo di farLe presente che, le Università iraniane con cui l’Atene di Trieste sta sviluppando relazioni accademiche speciali, sono note a livello internazionale non per i loro successi nella ricerca, ma per la loro vicinanza ai Guardiani della Rivoluzione, anche noti come Pasdaran. In merito all’università di Sharif, il Consiglio Europeo – nel gennaio scorso – ha ribadito le sanzioni internazionali, proprio per il ruolo svolto dall'”Ateneo” nel programma militare nucleare e missilistico clandestino del regime iraniano (Tasnim News). Per quanto concerne l’università Shahid Beheshti, si tratta di un Ateneo direttamente legato ad un certo Fereydoun Abbasi-Davani, anche noto come il “padre dell’atomica iraniana” (Isis-Online). Ovviamente, anche l’Università Shahid Beheshti e’ stata sottoposta a sanzioni internazionali, dalla stessa UE nel 2011 (Iran Watch).

Egregia Presidente: sappiamo benissimo che in questo periodo, si assiste ad una proliferazione di missioni politiche ed economiche in Iran. Sappiamo anche che, molto presto (secondo i media iraniani), gli stessi Ministri Martina e Del Rio si recheranno a Teheran. Eppure, continuiamo a credere che – a dispetto dell’accordo di Vienna (già violato da Teheran) – questo nuovo rapporto con la Repubblica Islamica di Khamenei, debba essere fondato su delle condizioni ben precise. Condizioni che, in primis, contemplino il rispetto dei diritti umani, dei diritti delle minoranze e dei diritti di genere. Purtroppo, dall’arrivo di Rouhani al potere, tutti questi diritti sono deteriorati drammaticamente.

Come donna, come democratica e come anti-fascista, Le chiediamo di non aprire le porte della Sua regione all’Iran, senza prima aver verificato un reale cambiamento nel comportamento del regime fondamentalista. Un cambiamento sinora ancora lontano dal realizzarsi.

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran

Solmaz-Ikdar

Tre anni di carcere per alla giornalista Solmaz Ikdar. La sua colpa: aver pubblicato un post su Facebook sgradito al regime. Per queste ragioni, Ikdar e’ stata arrestata all’aeroporto di Teheran il 18 giugno scorso, mentre tentava di andare all’estero per continuare i suoi studi. Nel 2008, sempre per ragioni politiche, il regime iraniano le aveva impedito di continuare a frequentare l’università. Nonostante le repressioni subite, Ikdar aveva sperato di poter tornare a studiare dopo l’elezione di Hassan Rouhani, considerato da molti giovani iraniani una speranza di cambiamento. Le sue aspettative, purtroppo, sono state presto disilluse (Journalism is not a Crime).

Portata nel carcere di Gharchak, la giovane giornalista iraniana e’ stata inizialmente rilasciata su cauzione. Il suo processo e’ iniziato nel settembre del 2015 e si e’ concluso con una condanna il 10 Novembre scorso. A presiedere il processo, il giudice Moghisseh, tristemente famoso per la sua vicinanza con le Guardie Rivoluzionarie e per le sue condanne contro ogni forma di attivismo politico sgradito ai Mullah. La povera Solmaz Ikdar, paga non solo il suo post su Facebook, ma anche i coraggiosi articoli scritti per quotidiani riformisti quali Shargh, Bahar, Farhikhtegan e Mardom-e Emrooz (Iran Human Rights).

reyhaneh-tabatabaie

Insieme ad Ikdar, il regime iraniano ha condannato un’altra giornalista iraniana al carcere per un post sgradito su Facebook. Si tratta di Rayhaneh Tabatabaie (foto sopra), anche lei giovanissima, che ha visto confermata la condanna emessa contro di lei nel Novembre 2014, ad un anno di detenzione e due di proibizione dall’esercito della professione di giornalista, per aver criticato sul popolare Social Network alcune politiche del regime. Anche per Rayhaneh, l’accusa e’ stata quella di “propaganda contro lo Stato”. Tra le altre cose, Rayhaneh e’ stata condannata anche per aver intervistato un noto clerico sunnita, Mowlavi Abdolhamid, segno evidente del razzismo all’interno della sciita Repubblica Islamica dell’Iran (Iran Human Rights).

Dalla firma dell’Iran Deal, la persecuzione contro gli attivisti per i diritti umani, gli intellettuali e i giornalisti iraniani, si e’ fatta ancora più dura e impietosa. Il tutto, nella piena indifferenza Occidentale…

 

hadi_heydari-car

La mano repressiva del regime iraniano non sembra intenzionata a fermarsi. Dopo l’arresto di diversi giornalisti, di un noto regista e di tre poeti, ora il regime iraniano ha arrestato il noto vignettista Hadi Heidari. Heidari e’ stato arrestato nel suo ufficio di Teheran, presso il giornale  Shahrvand Daily. Poco prima di essere arrestato, Hadi Heidari aveva pubblicato una vignetta di solidarietà alla città di Parigi, dopo i terribili attentati dei giorni scorso (Iran Human Rights).

Hadi Heidari, 38 anni, e’ laureato in pittura presso l’università di Arte e Architettura di Teheran. Per le sue vignette, Hadi ha gia’ subito in passato la persecuzione del regime ed e’ stato arrestato la prima volta nel 2009, durante le proteste popolari dell’Onda Verde. Il regime lo accuso’ di “propaganda contro lo Stato” e fu liberato solamente dopo due mesi, previo pagamento di 15.000 dollari.

Nel settembre del 2012, quindi, il Pasdaran hanno arrestato nuovamente Hadi Heidari, questa volta per una vignetta da lui disegnata e finita sotto accusa da parte dell’establishment ultra-conservatore. Hadi fu accusato di offendere i veterani della guerra Iran – Iraq. A dispetto delle accuse, Heidari fu assolto nel dicembre del 2012, ma il suo arresto fu la scusa per chiudere il quotidiano Shargh, sgradito ai Mullah. In quella occasione, i Pasdaran arrestarono anche l’editore di Shargh, Mehdi Rahmanian, e lo trasferirono al carcere di Evin (Iran Human Rights).

Vogliamo ricordare che, dopo il terribile attentato contro Charlie Hebdo nel gennaio 2015, il regime iraniano blocco’ i social network e vieto’ una manifestazione di solidarietà alla Francia (No Pasdaran). Ricordiamo infine che, nelle carceri iraniane, languisce da mesi un’altra vignettista Atena Farghadani, arrestata per una vignetta di satira politica in favore dei diritti delle donne e condannata a 12 anni di detenzione (No Pasdaran).

[youtube:https://youtu.be/p4NWruOGb5Q%5D