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Il regime di Teheran ha condannato a 12 anni di carcere ciascuno, tre ventiquattrenni iraniani, per aver criticato l’establishment politico e il clero sui social. In particolare, i tre avrebbero scambiato via Facebook e Telegram, delle vignette e degli articoli critici nei confronti della Repubblica Islamica.

I tre giovanissimi sono: Alireza Tavakoli, Mohammad Mehdi Zamanzadeh e Mohammad Mohajer, arrestati tutti nell’estate del 2016 da agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano. Dopo il fermo, i tre sono stati trasferiti presso il braccio 209 del carcere di Evin, sotto diretto controllo del MOIS. Qui, sono stati interrogati senza avere alcuna difesa legale e portati successivamente nel braccio 8 del centro detentivo (Iran Human Rights).

La condanna a 12 anni di carcere e’ stata decisa il 10 aprile scorso dalla Sezione 15 del Tribunale Rivoluzionario, sotto diretto controllo del giudice Abolqasem Salavati. In particolare, per aver criticato il regime, i tre sono stati accusati di “insulto al sacro”, “minaccia alla sicurezza nazionale” e “insulti alla Guida Suprema”.

Tutto questo avviene mentre, solamente qualche mese fa (nel dicembre del 2016), proprio il Presidente Rouhani aveva firmato la Carta dei Diritti del Cittadino, in cui – nero su bianco – sta scritto che il Governo deve “garantire la libertà di parola e di espressione”. L’articolo 26 della stessa Carta del Cittadino, impone al Governo di tutelare questa liberta’, specialmente nei media, compresi quelli relative al cyberspazio (ovvero Internet).

Come sempre accade in Iran, pero’, quanto viene scritto e deciso dallo stesso regime, viene sempre violato in nome della difesa della tutela del sistema della Velayat-e Faqih, imposto con la violenza dall’Ayatollah Khomeini soprattutto dopo il 1981.

Qui di seguito un video girato in questi giorni a Lahijan, nel nord dell’Iran. Il video, pubblicato sulla pagina Facebook My Stealthy Freedom mostra come le forze di sicurezza reprimono brutalmente le celebrazioni per il Charshanbeh-Soori, noto anche come i “fuochi del Mecoledì”. Si tratta di una antichissima tradizione persiana che si celebra l’ultimo Mercoledì, prima del Nowruz, il capodanno Persiano. Concretamente si accendono dei fuochi nelle strade e i partecipanti saltano fisciamente il fuoco, gridando la frase “il mio giallo a te, il tuo rosso a me”. Una specie di preghiera antichissima che funge da buon auspicio per l’anno che verrà.

Da quando il regime islamista iraniano ha preso il potere nel 1979, ha sempre tentato di impedire questo tipo di celebrazioni, perchè considerate impure (in quanto non legate all’Islam). Un tentativo che, a dispetto delle repressioni e delle violenze, è sempre e costantemente fallito

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Neanche un mese dopo la vergognosa passeggiata delle “femministe” del Governo svedese in Iran, è già crisi diplomatica tra Stoccolma e Teheran. Appena l’11 febbraio scorso, infatti, il Primo Ministro svedese Stefan Lofved si era recato a Teheran con una importante delegazione, principalmente composta da donne (11 donne su 15 membri totali della delegazione). Nella delegazione, anche il Ministro del Commercio svedese Ann Linde. Lofved era stato anche ricevuto da Ali Khamenei e la Guida Suprema gli aveva dedicato un tweet ad hoc, rimarcando come in Iran la Svezia fosse vista positivamente (Twitter).

La delegazione svedese, però, era stata oggetto di importanti critiche a livello internazionale perchè, a dispetto del femminismo di cui si fa vanto il Governo di Stoccolma (si autodefinisce il “primo Governo femminista del mondo”), le delegate svedesi giunte a Teheran si erano mostrate tutte velate e con il capo chino, davanti ai clerici iraniani. Tra le critiche più dure giunte in quel periodo, segnaliamo quella della giornalista iraniana Masih Alinejad, fondatrice della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, contro il velo obbligatorio in Iran. Masih Alinejad aveva descritto le scelte della delegazione svedese, come uno schiaffo in faccia ai diritti delle donne iraniane (Facebook).

Come suddetto, appena pochi giorni dopo questi incontri in Iran, si è aperta una crisi diplomatica tra Svezia e Iran. La crisi è stata determinata scelta del Governo svedese avviare le preocedure per persentare alle Nazioni Unite una risoluzione di condanna dell’Iran, per gli abusi sui diritti umani (dovrebbe essere presentata il prossimo 10 Marzo). In reazione alla mossa svedese, il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi, ha accusato Stoccolma di agire per contro “del regime Americano e di Tel Aviv”. con lo scopo di “creare una ondata di Irano-fobia” (Press TV).

Nuovamente, il regime iraniano non riesce a mantenere sino alla fine relazioni positive con un potenziale partner. Cosi come per la crisi diplomatica in corso con la Turchia, la Repubblica Islamica non riesce a nascondere la sua natura intollerante e fondamentalista.

 

 

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Apprendiamo, con molta preoccupazione, del nuovo arresto dell’attivista iraniana Atena Daemi. Il 25 novembre scorso, in un post in Farsi su Facebook, Atena aveva dichiarato di aver ricevuto una chiamata da un numero private, in cui le veniva annunciata una immediata convocazione presso il carcere per servire la pena a cui è stata condannata. In quel post, Atena denunciava che le autorità non avevano rispettato i cinque giorni di preavviso che la legge prevede per quanto concerne i mandati di comparizione.

Ieri, quindi, gli attivisti hanno dato la notizia che Atena è stata prelevata dai Pasdaran presso la casa di suo padre. Atena è stata trasferita nel carcere di Evin per servire la condanna a sette anni emessa contro di lei nel 2014. Il regime la accusa di blasfemia, minaccia alla sicurezza nazionale, insulti alla Guida Suprema e propaganda contro l’Iran. Ovviamente, tutto questo per la sua coraggiosa attività in favore dei diritti umani, soprattutto per i bambini, contro la pena di morte e per i diritti dei detenuti politici.

Atena era stata arrestata nell’ottobre del 2014, condanna a 7 anni dal giudice Mohammad Moghiseh e rilasciata su cauzione solamente nel febbraio del 2016, dopo che le sue condizioni di salute erano talmente peggiorate, da costringere il regime a farla ricoverare fuori dal carcere di Evin. Perchè questo nuovo arresto? Probabilmente la decisione del regime di riportare Atena in carcere è stata presa dopo la diffusione di un video, in cui l’attivista raccontava direttamente la sua esperienza e in cui denunciava le violenze subite come donna. Il video era stato pubblicato il 23 novembre scorso, sulla pagina Facebook di Masih Alinejad, giornalista iraniana che – per mezzo della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, la mia libertà rubata – si batte per i diritti delle donne iraniane e contro il velo obbligatorio.

Vi chiediamo per favore di denunciare il nuovo arresto di Atena Daemi e di pretendere, dai leader politici, una pressione diplomatica, per il suo immediato rilascio.

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Appena qualche giorno fa, la Guida Suprema iraniana ha pubblicato una nuova fatwa – editto islamico – in cui affermava che alle donne era proibito andare in bicicletta in pubblico. Una proibizione assurda, derivata, secondo Khamenei, dal fatto che una donna che pedala nei luoghi pubblici rischia di eccitare i maschi (ragionamento evidentemente frutto di una mente sessualmente pervertita).

Nonostante la fatwa di Khamenei, le donne iraniane hanno deciso di ribellarsi a questa nuova oppressione. Una ribellione simile era successa in precedenza con il velo: sulla pagina facebook My Stealthy Freedom (La Mia Libertà Rubata), decine di uomini iraniani hanno inziato a pubblicare una foto del loro volto velato, al fianco della loro compagna, mamma, amica o sorella senza velo. Un modo per protestare contro l’imposizione obbligatoria dell’Hijab alle donne iraniane. Un velo imposto alle bimbe sin dall’età di sette anni, nonostante nell’Islam ortodosso sia considerate obbligatorio dai nove anni.

Ora, una cosa simile sta accadendo contro la fatwa di Khamenei. Sempre sfruttando la piattaforma di Facebook e la pagina My Stealthy Freedom, le ragazze iraniane si mostrano sorridenti mentre vanno in bicicletta nei luoghi pubblici. Addirittura, nel primo video che vi proponiamo, una mamma e una figlia di Kish si sono filmante mentre, andando in bicicletta, affermano di rigettare la decisione di Khamenei e ribadiscono che niente fermerà il loro diritto di pedalare. Le ragazze, neanche a dirlo, hanno deciso di bendare il loro volto, evidentemente intimorite dalle possibili conseguenze del loro gesto coraggioso. Anche su Instagram, decine di donne iraniane stanno inviando le loro foto alla giornalista iraniana Masi Alinejad, creatrice della pagina My Stealthy Freedom, mentre sorridendo, vanno in bicicletta.

Vi preghiamo di sostenere la campagna in favore del diritto delle donne iraniane di andare in bicicletta, soprattutto diffondendo gli hasthag #IranianWomenLoveCycling e #IranianWomenOnTheBike

 

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Mentre il mondo applaude il regime iraniano per aver rilasciato quattro prigionieri americani incarcerati per motivi politici o religiosi, Teheran continua la sua persecuzione verso tutti gli intellettuali sgraditi al potere.

Questa volta, ad essere finito sotto l’attenzione delle forze di sicurezza e del Ministero dell’Intelligence (MOIS), e’ lo scrittore Reza Khandan Mahabadi, membro del Consiglio Direttivo dell’Associazione degli Scrittori Iraniani (Iran Human Rights).

Mahabadi ha ricevuto la visita degli agenti del MOIS nell’aprile scorso. Gli agenti gli hanno presentato un mandato di perquisizione, in cui il Procuratore lo accusava di “propaganda contro lo Stato” e “pubblicazione di materiale illegale”.

Ma a cosa si riferisce l’accusa? A due cose in particolare: in primis alcuni post pubblicato su Facebook da Reza Mahabadi. In questi post, Reza ha criticato apertamente la censura imposta dal regime agli scrittori iraniani. Secondariamente, alla rivista ‘Andisheh Azad’, una pubblicazione interna dell’Associazione degli Scrittori, in cui si invoca la libertà di espressione.

La storia rivista  ‘Andisheh Azad’ e’ il simbolo del fallimento della rivoluzione Khomeinista e dell’idea del moderatismo impresso da Rouhani. La rivista, infatti, e’ stata pubblicata la prima volta nel 1979, anno della Rivoluzione iraniana. Una volta che Khomeini ha conquistato il potere assoluto, nel 1981, la rivista e’ stata chiusa. Gli scrittori iraniani l’hanno ristampata per la prima volta lo scorso anno – sperando in una fase di maggiore apertura culturale – ma il regime ha immediatamente fatto capire che le cose non erano mutate.

Durante il loro raid, gli agenti del MOIS hanno sequestrato allo scrittore Reza Mahabadi buona parte dei suoi averi, compresi numerosi libri, cellulare e computere. A breve, Reza Mahabadi ricevera’ la convocazione del Tribunale Rivoluzionario che, ovviamente, lo processera’ per le sue “colpe”. 

Anche in questo caso, nel pieno silenzio della diplomazia Occidentale…

 

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Qualche giorno addietro, abbiamo pubblicato una lettera aperta alla Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, chiedendo lumi sul suo recente viaggio in Iran. Lo abbiamo fatto soprattutto alla luce di un suo post Facebook, pubblicato nel 2011, in cui chiedeva all’allora Ministro degli Esteri Franco Frattini di non dimenticare il tema dei diritti umani durante una visita in Cina (No Pasdaran).

Ovviamente, non abbiamo ricevuto alcuna reazione alla lettera aperta (anzi, un paio di volte il post della lettera e’ sparito dal Facebook della Serracchiani…). Cosi come non abbiamo sentito alcun commento relativo al tema dei diritti umani, fatto dalla Presidente Serracchiani in occasione del suo arrivo a Teheran.

Ci svegliamo oggi con qualcosa di “più incredibile”. A detta dell’agenzia di stampa IRNA, la Serracchiani a Teheran avrebbe evidenziato l’esistenza di “similarità oltre l’immaginato” tra la nazione Iran e quella Italia. Scorrendo il testo dell’articolo, quindi, scopriamo ancora che l’unico riferimento a questa “similarità” e’ dato dall’ospitalità iraniana – del popolo iraniano… – verso l’ospite straniero. Assolutamente vero. Allo stesso tempo, visto che la Serracchiani avrebbe parlato di somiglianze che vanno oltre l’immaginazione, ci sono a tal proposito alcune domande che vorremmo rivolgere alla Presidente del Friuli Venezia Giulia.

Nel merito, quindi, vorremmo solamente sapere se:

  • anche in Italia in soli due anni sono stati impiccati 2000 detenuti, diversi dei quali per ragioni etniche o politiche?
  • anche l’Italia ha come abitudine quella di impiccare esseri umani in piazza, davanti a bambini?
  • anche in Italia alle bimbe di sette anni e’ imposto il velo a scuola?
  • anche in Italia, secondo la legge, la vita della donna e la sua testimonianza legale valgono meta’ di quella dell’uomo?
  • anche in Italia si emettono fatwe che considerano le minoranze religiose, in primis i Baha’i, come dei peccatori a cui e’ vietato persino avvicinarsi?
  • anche in Italia per chi decide di lasciare la sua fede religiosa e abbracciarne un’altra, e’ prevista la pena di morte per apostasia?
  • anche in Italia si viene condannati a morte per il “reato di omosessualità”?
  • anche in Italia gli attivisti per i diritti umani, gli artisti sgraditi e i giornalisti non allineati, finiscono in carcere con l’accusa di “offesa alla Guida Suprema”?
  • anche in Italia esiste un corpo militare di pretoriani denominato Pasdaran – esterno all’esercito nazionale – a cui e’ demandato di proteggere non il Paese, ma l’ideologia alla base del regime teocratico?
  • anche in Italia esiste una unita’ militare e jihadista – la Forza Qods – predisposta all’esportazione dell’ideologia clericale per mezzo di terrorismo e sangue?
  • anche l’Italia ha come abitudine quello di finanziare il terrorismo internazionale di organizzazioni quali Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica, al Qaeda, Taliban e chi più ne ha più ne metta?
  • anche l’Italia ha come prassi, davanti a decisioni sgradite di altri Paesi, quello di inviare folle inferocite a distruggere sedi diplomatiche di altri Stati?
  • anche l’Italia rinnega l’Olocausto e invoca la distruzione dello Stato di Israele, uno Stato membro delle Nazioni Unite?
  • anche l’Italia ha l’abitudine di promuovere ufficialmente slogan politici quali “Morte all’America” e di bruciare le bandiere di altri Paesi in piazza durante solenni festività nazionali?

Potremmo continuare ancora, ma sarebbe già abbastanza se l’Egregia Presidente Serracchiani ci potesse per intanto dare alcune piccole risposte sulle poche domande sottoposte…

P.S.: Abbiamo letto Egregia Presidente il suo articolo in merito al viaggio in Iran. Se tanto da tanto, anche Lei come Frattini guardo’ il dito e non la luna…(Serracchiani.eu).

Per non dimenticare quella volta che…