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La storia che vi stiamo per raccontare e’ semplicemente folle. In Iran, un insegnante di arte e’ stato esiliato per un anno, per aver cantato – su richiesta degli studenti – una canzone popolare durante la sua lezione.

Secondo quanto riporta Iran Human Rights, il Dipartimento Educazione di Gilan ha ordinato al Maestro Aziz Ghasamzadeh di trasferirsi un anno da Roudbar ad Anzali. Un ordine d’esilio arrivato dopo la pubblicazione in Rete di un video che mostra il Maestro Ghasamzadeh, mentre canta ai suoi studenti una canzone popolare iraniana, una ballata intitolata “Chera Rafti” (Perché te ne vai), del cantante Homayoun Shajarian.

Nonostante non ci sia alcune regolamento che ufficialmente proibisce di cantare – esiste la proibizione per le donne, invece – il Dipartimento Educativo di Gilan ha considerato l’atto come una violazione delle norme religiose e ha scelto di punire il bravo Maestro.

Aziz Ghasamzadeh, oltre ad essere un insegnate di arte, e’ anche un musicista e un cantante in un gruppo che si chiama Sepehr. Come suddetto, la musica non e’ ufficialmente bandita nella Repubblica Islamica, ma i musicisti sono costantemente soggetti a restrizioni e pressioni da parte della frangia più estremista del regime, che intende applicare la Sharia rigorosamente. 

 

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Mentre l’Occidente elogia i curdi e li usa come prima linea nella guerra contro il Califfato, in Iran la persecuzione della minoranza curda non si ferma. Sei detenuti politici curdi sono stati condannati ad un totale di 190 anni di carcere, tutti da scontare in esilio. I sei condannati sono per “Moharebeh”, (assurdo reato di “guerra contro Dio”). I nomi dei sei condannati sono: Mohammad-Hussein Rezai, Kamal Sharifi, Afshin Sohrabzadeh, Fardin (Fakhr al-Din) Faraji, Changiz Ghadamkheyr e Ayoub Asadi (Bcrgroup).

Mohammad-Hussein (Khosrow) Rezai, 31 anni, e’ stato arrestato con Fardin (Fakhr al-Din) Faraji, Changiz Ghadamkheyr e Ayoub Asadi nel villaggio di Sanandaj nel 2011. Mohammad e’ stato condannato a 30 anni di detenzione da scontare in esilio nella prigione di Minab. Changiz Ghadamkheyr, invece, e’ stato condannato a 40 anni di carcere, da scontare in esilio presso la prigione di Mosjed Soleyman (nella provincia del Khuzestan). Fardin Faraji, quindi, e’ stato condannato a 30 anni di carcere, che passera’ in esilio nel carcere di Tabas, nel Sud del Khorasan. Infine, Ayoub Asadi e’ stato condannato a 20 anni di detenzione, da scontare in esilio nel carcere di Kashmar, nella provincia di Razavi Khorasan.

Kamal Sharifi, 43 anni, e’ stato arresto nel 2008 e condannato a 30 anni di carcere, da passare in esilio nella prigione di Minab. Kamal ha già dichiarato un lungo sciopero della fame, per protestare contro lo stato della sua detenzione (e’ rinchiuso insieme ai criminali condannati per reati di stupro, omicidio e traffico di droga).

Infine il caso più drammatico, quello di Afshin Sohrabzadeh. Arrestato dai Pasdaran  nel 2010, Afshin e’ stato condannato a 25 anni di carcere per la sua appartenenza ad un partito di opposizione curdo. Condannato a scontare la sua pena dal 2012 nel carcere di Minab, Afshin soffre di un cancro all’intensione e di emorragie interne. Trasferito una sola volta nel centro medico, e’ stato rispedito in cella senza aver ricevuto le necessarie cure per il suo gravissimo stato di salute. Per la cronaca, in carcere ha subito torture (uomini dell’intelligence gli ha anche rotto il naso).

Ricordiamo che, nel solo 2015, 21 persone sono state impiccate in Iran con l’accusa di “Moharebeh”. In quasi tutti i casi, la sentenza di condanna a morte veniva scritta prima del processo dal Ministero dell’Intelligence iraniano (Iranhrdc.org).