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iran public execution

Secondo quanto riporta l’agenzia iraniana Jam News, mercoledì 13 dicembre, due detenuti iraniani sono stati impiccati in pubblico, nella città di Isfahan. I due erano stati arrestati nel 2016, accusati di omicidio e condannati a morte. Uno dei due detenuti impiccati si chiamava Abdolmajid Hassanzehi, mentre del secondo e’ ignota l’identità.

Adolmajid Hassanzehi, sempre secondo quanto le stesse fonti iraniane dicono, e’ stato arrestato nel corso di un’azione delle forze di sicurezza contro il narcotraffico. Durante lo scontro, ci fu una sparatoria e un ufficiale iraniano ucciso. Adolmajid Hassanzehi, pero’, non era armato e non fu lui a colpire l’agente. Nonostante tutto, la Corte scelse di condannarlo a morte lo stesso.

Secondo quanto riporta Iran Human Rights, nel report annuale, 33 detenuti iraniani sono stati impiccati in pubblico lo scorso anno, di fronte a centinaia di persone, tra cui numerosi bambini.

Ennesima dimostrazione della barbarie del regime iraniano!

 

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Mentre il mondo pensa a combattere Isis in alleanza con i Pasdaran, dalla Repubblica Islamica giungono immagini di esecuzioni capitali in pubblico. Scene non meno abberranti delle azioni dei tagliagola al servizio di al-Baghdadi. Fotografie di morte, che ritraggono gli ultimi momenti di vita di due prigionieri iraniani, impiccati in pubblico presso Hamadan. L’azione criminale è avvenuta ieri nel tardo pomeriggio e i nomi dei due prigionieri erano ahid Q., 24 anni e Bahman Moussavi, 22 anni. Come ai tempi degli antichi romani, riportando quanto dichiarato dal capo della polizia all’agenzia di stampa Isna, le esecuzioni pubbliche “rappresentano una lezione per gli altri criminali”. Proprio ieri, tra le altre cose, l’organizazzione per i diritti umani Hrana aveva reso noto che, sotto il “moderato” Rouhani, le esecuzioni capitali sono aumentate del 50% in un solo anno. Si tenga presente che, sinora, le persone messe a morte nella Repubblica Islamica negli ultimi 12 mesi sono oltre 800 e che, solamente nel periodo che va dal 26 agosto al 6 settembre, Teheran ha impiccato 32 prigionieri, tra cui 2 donne.

Questa triste storia, nel dramma, è anche una storia che nasconde un piccolo successo, dimostrazione della forza delle pressioni internazionali. Come potrete vedere in una fotografia, la gru usata per impiccare i due prigionieri è di produzionee UNIC, una compagnia giapponese. Bene, dopo le denuncie degli attivisti e la campagna internazionale dell’organizzazione americana UANI – la cranes campaignla UNIC ha deciso di terminare il business con l’Iran, denunciando l’uso criminale che il regime fa dei suoi macchinari. Una riprova del fatto che nessun appeasement funziona con i Mullah e che solo attraverso l’isolamento diplomatico ed economico il mondo libero riuscirà ad aver ragione del regno dei Pasdran.

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IRAN PENA DI MORTE BAMBINI

Quando il piccolo Mehran si è annodato la corda al collo il suicidio era l’ultimo dei suoi pensieri. Al contrario, il dodicenne iraniano voleva solamente giocare con il suo fratellino e divertirsi come al solito. Purtroppo, il gioco a cui Mehran voleva partecipare, non apparteneva ai divertimenti normali, ma a quelli tragici a cui solo in Paesi crudeli come la Repubblica Islamica è possibile assistere: imitare le pubbliche esecuzioni che avvengono quotidianamente nelle città iraniane! 

Già, perchè Mehran è morto il 31 agosto proprio così: impiccato come uno dei tanti prigionieri che ha visto troppe volte morire in pubblica piazza, uccisi dai tanti boia al servizio degli Ayatollah. Un gioco assurdo che, purtroppo, si è trasformato in una tragedia. Quando il fratello di Mehran ha capito che qualcosa era andato storto e che suo fratello non si stava agitando per divertimento ma per chiedere aiuto, era ormai troppo tardi. La tragedia è avvenuta nella provincia del Kermanshah, nella parte occidentale dell’Iran.

La storia di Mehran colpisce e rattrista, ma non rappresenta una sorpresa per chi conosce la Repubblica Islamica: come suddetto, le pubbliche esecuzioni in Iran sono all’ordine del giorno e hanno un effetto drammatico sulla popolazione, soprattutto sui bambini. Cresciuti con queste esperienze, infatti, i bambini pensano di assistere ad uno spettacolo teatrale e,spesso, tornati a casa imitano quanto vedono per strada insieme ai loro genitori.

Questo venerdi è stata la giornata internazionale contro la pena di morte. Nello stesso giorno le organizzazioni per i diritti umani annunciavano che – negli ultimi dieci mesi – ben 560 persone sono state messe a morte nella Repubblica Islamica. Di queste esecuzioni, solo 330 sono state ufficialmente comunicate alla stampa, mentre le altre sono state tutte denunciate da coraggiosi attivisti iraniani. La maggior parte delle esecuzioni pubbliche avvengono per mezzo di corde installate sopra delle gru. Per questo, l’organizzazione UANI – United Against the Nuclear Iran – ha lanciato la cosiddetta “cranes campaign”, una campagna che mira a combattere la pena di morte in Iran denunciando le grandi case automobilistiche che vendono le gru al regime iraniano. Per saperne di più potete visitare direttamente il sito della UANI e sostenere la campagna internazionale.

Per la cronaca il 23 settembre 2013 – nello stesso momento in cui il Presidente iraniano Rohani parlava a New York del “nuovo Iran”- nella Repubblica Islamica venivano impiccati 30 esseri umani…Complimenti a chi stringe la mano a questi assassini…

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