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Sono almeno 57 i detenuti messi a morte dal regime iraniano, solamente nei primi venti giorni del 2017. Venti di questi condannati, sono stati impiccati in un solo giorno, il 14 gennaio scorso, nelle carceri di Gohardasht, di Karaj, di Rasht e di Kermanshah. Il 17 gennaio, quindi, altri Quattro detenuti sono stati impiccati presso il carcere Vakilabad di Mashhad (Freedom Messenger).

Di seguito, invece, pubblichiamo le immagini delle ennesime esecuzioni capitali avvenute in pubblico in Iran. Questa volta, a finire sulla forca davanti alla folla sono stati due detenuti curdi, entrambi accusati di furto in una gioielleria. L’esecuzione è avvenuta presso Sarpol-Zahab l’8 gennaio del 2017 (Kurdpa).

Le esecuzioni pubbliche in Iran, sono state più volte condannate dalla Comunità Internazionale, soprattutto dalle organizzazioni per i diritti umani. Non solo si tratta di un metodo brutale e medievale, volto a incutere terrore nell’intera popolazione. Queste esecuzioni, purtroppo, hanno anche un risvolto sociale disarmamete: a guardare i detenuti penzolare da una corda, infatti, ci sono anche diversi bambini. Nel 2013, volendo simulare quanto aveva appena visto, un bimbo iraniano di 12 anni si è involontariamente impiccato da solo dentro casa (Radio Free Europe).

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Sono almeno 4500 i detenuti che aspettano di essere impiccati nelle carceri iraniane. A rivelare questo dato scandaloso, e’ stato direttamente un deputato iraniano. La rivelazione, quindi, e’ stata pubblicata dal sito al-Arabiya in lingua araba. Purtroppo, dall’elezione di Hassan Rouhani alla presidenza iraniana, il numero di condanne a morte  è cresciuto in maniera incontrollata, raggiungendo quasi le 1000 esecuzioni nel 2015. Per quanto concerne il 2016, secondo l’Iran Documentation Center, le impiccaggioni sono quasi 300. Apparentemente si tratta di una dimunuzione del numero di esecuzioni compiute dal regime. In realtà, abbiamo notizia del fatto che si tratta meramente di una tattica politica: dopo il record di prigionieri ammazzati nel 2015, il regime iraniano sta tentando di spostare l’attenzione internazionale dall’abuso dei diritti umani al suo interno.

Purtroppo però, come messo in luce dal pezzo di al-Arabiya, il numero di detenuti che aspetta di essere messo a morte nelle carceri iraniane è altissimo. Preoccupano le parole del Segretario del Consiglio per i Diritti Umani iraniano, Javad Larijani. Parlando del numero di condanne a morte, Javad Larijani ha dichiarato che “Ahmad Shaheed, inviato ONU per i diritti umani in Iran e tutto l’Occidente, dovrebbero ringraziare l’Iran per le esecuzioni capitali che attua”. Questo, sempre secondo il ragionamento di Larijani, perchè di tratta di detenuti condannati per reati di droga (in realtà ci sono anche omosessuali e oppositori politici).

Javad Larijani dimentica di ricordare che, nonostante il record di condanne a morte dell’Iran, il traffico di droga nella Repubblica Islamica è in costante aumento. Larijani, quindi, omette anche quanto dichiarato dallo stesso Mohammad Bagher Olfat, Vice Capo della Magistratura iraniana che, appena pochi giorni fa, ha candidamente ammesso che “le condanne a morte non funzionano come deterrente contro il traffico di droga” (Death Penalty News). Questo perchè si tratta di un fenomeno direttamente ricollegato alla povertà e alla discriminazione di diverse minoranze etniche all’interno dell’Iran.