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Nucleare Iran. Emma Bonino in conferenza

Nelle ultime settimane, Emma Bonino e’ praticamente stata costantemente presente sui maggiori media del Paese. Non solo sulla carta stampata, ma anche in TV, la Bonino ha dispensato le sue perle di saggezza, attaccando a tutto spiano lo stesso Governo – in particolare il Ministro dell’Interno Minniti – per quanto concerne la nuova strategia con la Libia e l’immigrazione.

Non entriamo nel merito delle singole questioni: grazie al Cielo Emma Bonino, con grande dignità, e’ riuscita a vincere la sua battaglia contro il tumore, ed e’ sicuramente libera di esprimere le sue opinioni. Il problema e’ uno solo: l’ipocrisia che si cela dietro tutto questo protagonismo.

Da Ministro degli Esteri italiano, infatti, la Bonino non si e’ fatta alcuno scrupolo a mettere totalmente da parte i diritti umani, per portare avanti la sua strategia con l’Iran. In questa veste, infatti, Emma Bonino ha solo di striscio parlato dei diritti umani in quel Paese, esprimendo una sola volta soddisfazione per la liberazione di alcuni prigionieri politici. Tra loro anche Nasrin Sotoudeh, oggi praticamente impossibilitata a lasciare la Repubblica Islamica. Per il resto, un assordante silenzio.

Peggio: da Ministro degli Esteri italiano, la Bonino si e’ recata in Iran in visita ufficiale, dichiarando davanti ai media che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con Teheran“. Questo quando, appena poco prima, il regime l’aveva obbligata ad indossare il velo, nonostante la sua contrarietà.

Proprio mentre la Bonino si apprestava ad arrivare a Teheran, era il dicembre del 2013, Khamenei pubblicava un nuovo tweet negazionista dell’Olocausto. Nonostante tutto, giunta nella capitale iraniana, Emma non ebbe nulla da dire in merito, cosi come non ebbe nulla da dire – neanche di striscio – in merito ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica e sull’uso della pena di morte.

Ci permettiamo di non parlare nemmeno dei dialoghi sui diritti umani tra Italia e Iran a Siracusa, datosi che a parlare di diritti umani in Iran, in quelle occasioni, sono stati i rappresentanti stessi del regime iraniano, primo fra tutti Mohammad Javad Larijani, a capo di un Consiglio per i Diritti Umani della Repubblica Islamica, che praticamente certifica e approva tutti gli abusi del regime stesso. Quei “dialoghi di Siracusa” hanno solo peggiorato lo stato dei diritti umani in Iran, perché hanno permesso al regime di silenziare le critiche, senza cambiare nulla nei fatti.

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L’attivismo in favore del regime iraniano da parte di Emma Bonino, purtroppo, non si e’ fermato nemmeno dopo la fine del suo ruolo istituzionale. Solamente nel Novembre del 2014, Emma Bonino ha promosso e firmato un appello pubblico in favore dell’accordo nucleare con l’Iran, nonostante fosse palese – come poi dimostrato – che il regime iraniano non avesse alcuna intenzione di rispettarlo veramente (e le violazioni oggi sono assolutamente provate, in primis quelle legate ai test missilitici).

Senza contare tutte le prese di posizione di Emma Bonino sulla Siria, ove pretese di includere il regime iraniano nei negoziati, di fatto trasformando quello che era un ruolo di oppressore nel conflitto da parte di Teheran, in un ruolo di attore riconosciuto, senza concedere nulla in cambio, ne sul piano politico, ne su quello militare.

Concludendo, lo ripetiamo, rispettiamo il diritto di Emma Bonino di esprimere liberamente le sue opinioni e siamo contenti di vederla attiva, segno della sua guarigione. Premesso questo, non accettiamo i doppi standard e le ipocrisie. Non e’ possibile ergersi a paladina solamente sui temi caldi della politica nazionale, allo scopo – neanche troppo velato – di ritagliarsi una posizione nello scenario politico italiano del prossimo futuro (aspirazione legittima). Bisognerebbe avere il coraggio di condannare anche chi, come il regime iraniano, porta avanti abusi quotidiani, senza avere ormai più l’attenzione dei media Occidentali, totalmente appiattiti sul tema di Isis.

Bisognerebbe avere il coraggio di non dimenticare, come fece Marco Pannella, come fanno oggi i coraggiosi militanti di Nessuno Tocchi Caino!

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Marco Pannella ci ha lasciato. Ci ha lasciato fisicamente, ma certamente non ci hanno lasciato la sua storia, le sue battaglie e certamente le idee per cui si e’ battuto sino alla fine del suo percorso terreno.

I Radicali sono sempre stati in prima file nella battaglia per un Medio Oriente democratico. Una regione libera delle autocrazie e soprattutto dalle teocrazie. Per questa ragione, Marco Pannella e’ stato – sino alla fine – un vero Radicale, non abbandonando mai i principi per cui aveva deciso di scegliere la politica.

Al contrario di quelli che una volta raggiunta la “stanza dei bottoni” dimenticano la casa da cui provengono, Marco Pannella non ha mai mischiato la ‘merda’ – come avrebbe detto lui, senza mezzi termini – con l’acqua santa.

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Marco non ha mai concepito che una teocrazia fascista potesse diventare un alleato dell’Italia. Tanto meno, e’ mai venuto in mente a Marco Pannella di pensare che un Governo antifascista e democratico dovesse “vincere la gara di amicizia con l’Iran” dei Mullah.   Marco non avrebbe mai accettato di atterrare a Teheran e subire una imposizione clericale – quale il velo obbligatorio – per accontentare i piaceri sadici di un regime razzista e misogino. Marco non ha mai pensato di stringere la mano a chi fa dell’antisemitismo, della negazione dell’Olocausto e della sparizione di Israele dalle mappe, una ragione di vita per la perpetuazione del suo stesso potere.

Tutto questo Marco Pannella non l’ha fatto e non l’avrebbe mai fatto. Non per se stesso, anzi, ma per gli altri. In questo caso, per il popolo iraniano, per il suo credo senza confini nella libertà universale. Una libertà  che non si inginocchia, che non si genuflette per una poltrona, che non umilia la propria storia, che non “puzza di ipocrisia”…

Per tutte queste ragioni, #GrazieMarco!

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Quella che vi stiamo per raccontare e’ la storia di Sheena Shirani, una storia che di sicuro non sentireste dalla bocca di Federica Mogherini, Emma Bonino e Debora Serracchiani. Tutte queste donne Occidentali, al contrario della Shirani, in questi ultimi anni si sono molto più impegnate a stringere la mano di rappresentanti del regime clericale iraniano, piuttosto che lottare per i diritti delle donne nella Repubblica Islamica. 

Il risultato e’ stato, ovviamente, uno solo: le donne iraniane sono state lasciate a loro stesse e cosi anche la povera Sheena Shirani. Ma chi e’ Sheena? Per chi conosce il regime iraniano, il volto della Shirani non e’ nuovo. Per anni, infatti, e’ stata una delle presentatrici del canale TV Press TV, organo di propaganda in lingua inglese del regime iraniano. 

Qualcosa di incredibile e’ pero’ successo in questi giorni: la Shirani ha lasciato l’Iran, denunciando gli abusi subiti sul luogo di lavoro e la vergognosa situazione delle donne iraniane. Sulla sua pagina facebook (The Daily Beast), quindi, la Shirani ha pubblicato numerosi messaggi ricevuti privatamente dal responsabile del suo dipartimento, Hamid Reza Emadi, con esplicite avance sessuali. Non solo: in queste ore ha anche pubblicato un audio (link), in cui dimostra come Emadi abbia compiuto verso di lei un vero e proprio stalking (Iran Wire).

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Purtroppo, il nome di Hamid Reza Emadi e’ ben noto a livello internazionale. Si tratta di un uomo senza valori, uno ridicolo pagliaccio del regime, purtroppo assai pericoloso. Fu lui a forzare il reporter di Newsweek Maziar Bahari a rilasciare una pubblica confessione, dopo essere stato arrestato durante le proteste popolari del 2009. Per questo e’ altri motivi, Emadi e’ stato inserito nella lista delle persone colpite dalle sanzioni dell’UE.

Invece di determinare il suo licenziamento – come racconta la stessa Shirani in un intervista con Masih Alinejad (video in basso) – l’inserimento di Emadi nella lista delle persone sanzionate, gli ha permesso di scalare diverse posizione all’interno di Press TV. Grazie al potere acquisito, Emadi ha iniziato a perseguitare Sheena Shirani, pretendendo di avere con lei un rapporto sessuale. La Shirani racconta anche di aver lavorato in Press TV, senza avere alcun formale contratto.

Frustrata dagli abusi subiti e dalla mancanza di tutele legali, la Shirani – madre single di un bimbo piccolo – ha deciso di lasciare l’Iran. Non solo, come prima di lei hanno fatto altre donne iraniane, ha deciso di mostrare in pubblico il suo volto senza velo. Al contrario della Serracchiani, la Shirani non si e’ vantata di aver indossato l’hijab, denunciando come questo fosse uno strumento di abuso verso le donne iraniane, private di ogni protezione legale e costrette a coprirsi per “non provocare gli uomini”.

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Neanche a dirlo, Sheena Shirani ha già iniziato a subire minacce e pressioni per restare in silenzio. E’ triste ammetterlo, ma per lei – per la sua libertà, per la sua dignità di donna – nel democratico Occidente e nell’antifascista Repubblica Italiana, Sheena non troverà molte rappresentanti disposte a condannare il regime iraniano pubblicamente.

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Pagina 99 ha pubblicato ieri una intervista ad Emma Bonino. Ovviamente il tema era l’Iran e la necessità – secondo l’ex Ministro degli Esteri italiano – di firmare un accordo con il regime dei Pasdaran. Abbiamo fatto chiedere, via Twitter, sia al sito Pagina 99 che e alla giornalista autrice dell’intervista (Marina Forti), il diritto di replicare alle parole della Bonino e di dire la nostra in merito a quanto sta accadendo oggi nella Repubblica Islamica. Abbiamo atteso oltre 24 ore, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Per questo, prendendoci il diritto di replica di cui si gode nelle democrazie, ci permettiamo di rispondere qui alle affermazioni di Emma Bonino. Lo faremo con una contro intervista, ovvero useremo le stesse domande rivolte alla Bonino dalla giornalista di Pagina 99, modificandone chiaramente il testo per poter rispondere coerentemente con le nostre posizioni. Vi daremo una versione dei fatti diversa, sperando che serva a far comprendere veramente il pericolo che la lobby pro regime iraniano rischia di causare al popolo iraniano e alla Comunità Internazionale.

  • Vi opponete all’appello in favore di un accordo entro il 24 novembre, scadenza fissata un anno fa quando il negoziato prese avvio, evitando ulteriori dilazioni. Perché?

NP: Ci opponiamo a quell’appello, come abbiamo già detto, perchè lontano dalla realtà dei fatti e dalla vera risoluzione dei problemi legati al programma nucleare del regime. Parlando solo dei fatti e seguendo l’ultimo report dell’AIEA, l’Iran non ha in alcun modo dato la certezza che il programma nucleare non sia volto alla costruzione di una bomba atomica. Al contrario, come denunciato dagli ispettori internazionali, l’Iran ha aumentato la produzione di uranio arricchito al 5% e conserva la capacità di riconvertire in pochi mesi l’uranio arricchito al 20%  e trasformato in ossido. Come denunciato dalla UANI, attraverso questa modifica Teheran sarebbe capace di produrre almeno 7 bombe nucleari. In questi mesi, l’Iran ha rifiutato ben 5 volte l’ingresso agli ispettori internazionali. Senza contare che l’Iran non permette agli ispettori stessi l’accesso al sito militare di Parchin, ove il regime – con un programma sotto stretta sorveglianza dei Pasdaran e grazie al sostegno di scienziati dell’Est Europa (Danilenko in testa) – ha già testato gli effetti di una esplosione nucleare. Tralasciamo, infine, il fatto che Teheran ha violato l’accordo temporaneo del Novembre 2013 caricando l’uranio in una centrifuga avanzata IR-5 e violando le sanzioni internazionali…

  • Cosa rispondereste a chi sostiene che un accordo sarebbe garanzia rispetto ai rischi di proliferazione atomica, mentre senza alcun accordo il programma nucleare dell’Iran resterebbe senza monitoraggio?

NP: L’Iran è parte del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Avrebbe potuto sviluppare un programma nucleare al 100% pacifico con la collaborazione della Comunità Internazionale ed ottenendo tutto il know – how necessario a costi praticamente bassisismi. Nonostante tutto, però, Tehera ha scelto la via di un programma nucleare clandestino, sviluppato grazie alla collaborazione di A.Q. Khan – il padre dell’atomica Pakistana – e grazie alla Corea del Nord, anch’essa Paese in possesso della bomba nucleare. Non solo: a questo programma nucleare, i Mullah hanno affiancato un programma di sviluppo di missili balistici e hanno già testato, come suddetto, gli effetti di una esplosione nucleare a Parchin. In poche parole, i veri fini della Repubblica Islamica sono chiarissimi, in primis ai Paesi limitrofi al regime iraniano. Ergo: un accordo nucleare non fondato su reali basi, ovvero sulle normative internazionali e sulla rinuncia sincera del regime alla possibilità di produrre un arma atomica nel prossimo futuro, sarebbe la miccia che innescherebbe una proliferazione nucleare in tutta la regione. Provocherebbe una sensazione di abbandono, paura e smarrimento nei Paesi sunniti del Golfo, ma anche nell’Egitto e nella Turchia. Questi Paesi si sentirebbero autorizzati a seguire la stessa strada del regime iraniano, producendo essi stessi il know – how necessario per costruire un ordigno nucleare. Facciamo presente che, proprio a proposito di diplomazia e monitoraggio, l’AIEA è fuori dal tavolo negoziale con l’Iran…Vorremmo consigliare a tutti coloro che vogliono capire la reale natura del programma nucleare iraniano di leggere il report pubblicato da Der Spiegel nel 2010 “The Birth of a Bomb: A History of Iran’s Nuclear Ambitions“.

  • L’accordo preliminare del novembre 2013, e il riavvicinamento tra Iran e Usa, hanno provocato un terremoto politico in Medio Oriente. Nell’appello dei Sette per l’Iran si parla di «collaborare con l’amministrazione Usa per rassicurare gli alleati regionali». Pensa a Israele, all’Arabia Saudita?

NP: Purtroppo è un vizio dell’Occidente tutto, in particolare degli europei, quello di credere in un regime iraniano diverso. Capita ogni volta, ogni santa volta che qualcuno con un viso “piu’ accetabile” di quello di persone come Ahmadinejad, arriva al potere. E’ successo con Khatami e ora succede con Rouhani. Con il piccolo particolare che, alla fine dei conti, il regime iraniano è sempre lo stesso e chi comanda al suo interno – la Guida Suprema e i Pasdaran – hanno sempre la stessa mentalità medievale e militarista. I vicini dell’Iran, Israele e Arabia Saudita in testa, lo sanno bene. Lo sanno perchè hanno testato e testano quotidianamente il significato di quanto abbiamo affermato sopra. Il programma nucleare iraniano è proceduto in maniera spedita sotto i diversi presidenti che si sono succeduti in Iran. Anche quanto, con Rouhani come negoziatore, l’Iran ha accettato di sospendere l’arricchimento dell’uranio (2003-2004), lo ha fatto solo per ingannare l’Occidente e poter concludere senza pressioni la costruzione dell’impianto nucleare di Esfahan. Questo, si badi bene, lo ha amesso Rouhani durante l’ultima campagna elettoriale per la presidenza. La storia della fatwa sulle armi nucleare, creata ad arte dai diplomatici iraniani nel 2010, è un’altra invenzioni a cui credono soltanto gli ingenui. Di questa fatwa, infatti, non c’è traccia nel sito della Guida Suprema Khamenei e Teheran non ha mai fornito il testo del Rahbar in cui, giudiciamente parlando, egli afferma quanto il regime millanta in tutto il mondo…Ergo, se gli Stati Uniti intendono veramente rassicurare gli alleati regionali, è necessario mantenere una linea di fermezza che non permetta ai Pasdaran di rafforzarsi ed uscire vincitori da questa partita diplomatica. Se cosi fosse, infatti, gli effetti collaterali di questo appeasement sarebbero drammatici.

  • Pensate che, qualora fosse raggiunto l’accordo sul nucleare, vedremo l’Iran cooperare con gli Stati uniti e l’Occidente per esempio nella lotta allo Stato Islamico in Iraq e Siria?

NP: Stiamo parlando del nulla. In Siria e in Iraq, l’Iran è stato ed è il problema e non la soluzione. Bashar al Assad è rimasto al potere grazie ai soldi e ai Pasdaran iraniani. In Iraq, quindi, al Maliki ha creato un Governo settario – causa diretta della crisi irachena – seguendo gli ordini dei Mullah iraniani. Le posizioni di al Sistani a Najaf, quindi, sono state totalmente messe in secondo piano, per venire incontro ai voleri dei Khomeinisti. Grazie al sostegno iraniano, Bashar al Assad ha ucciso centinanai di innocenti sirianie e reso il conflitto nell’area una guerra tra salafismo e khomeinismo. Isis stesso, un tempo organizzazione minoritaria e senza potere, si è rafforzato grazie alle repressioni di Damasco e alle politiche settarie del Governo iracheno. Le tribu’ sunnite e molti ex membri della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, hanno quindi giurato fedeltà ad al Baghdadi non per ragioni religiose, ma solo per motivi di potere. La stessa fine del Governo Maliki ha cambiato ben poche cose in Iraq: in primis perchè le posizioni chiave del Governo (Vice Presidenza e Ministero dell’Interno, ad esempio) restano in mano agli uomini di Teheran. Secondariamente, perchè è l’unica via per battere Isis è quella di cacciare Bashar al Assad e recuperare le tribu’ sunnite all’interno del gioco di potere iracheno. In questi giorni, lo stesso Obama ha capito che una strategia anti Isis che permetta ad Assad di sopravvivere, si rivelerebbe un fallimento totale. Su questi aspetti, le posizioni di Washington e Teheran divergono radicalmente. Senza contare quello che l’Iran sta facendo ora in Cisgiordania per incrementare la tensione e premere sugli Stati Uniti: non ha fatto caso che la maggior parte dei recenti attentati palestinesi sono stati compiuti dalla Jihad Islamica? Ergo: pensare all’Iran come un elemento di stabilità regionale, risulta oggi alquanto ridicolo…

  • Un altro terreno di obiezioni al negoziato è che in nome di interessi geopolitici si legittima un regime illiberale, che viola i diritti delle persone, opprime le donne. Pensa che dialogare con l’Iran andrebbe a danno delle libertà e dei diritti umani?

NP: di quale dialogo sui diritti umani stiamo parlando? In un anno di Presidenza Rouhani, quasi 1000 prigionieri sono stati impiccati, giovani iraniani sono stati sbattuti in carcere per aver registrato video dove ballavano liberamente, i giornalisti continuano ad essere perseguitati e quasi 400 attacchi con l’acido sono stati compiuti contro le donne iraniane (dati della polizia iraniana). In un anno di dialogo con la Repubblica Islamica, decide e decine di politici europei e delegazioni economiche sono arrivate in Iran. A fronte di tutti questi incontri con esponenti internazionali, nulla è venuto nelle tasche degli iraniani, ne a livello di libertà personali, ne tantomeno a livello economico. Il regime iraniano continua ad essere lo stesso regime corrotto e terrorista di sempre. Lo stesso Rouhani, parlando davanti ai Pasdaran, ha chiaramente detto di non voler toccare gli interessi economici delle Guardie Rivoluzionarie. Un accordo nucleare con l’Iran – fatto senza le giuste basi – non farebbe che chiudere l’attenzione internazionale sul regime iraniano, abbandonando il popolo al suo destino. Un assaggio di quanto diciamo lo abbiamo avuto poche settimane fa, quando le proteste per i diritti delle donne in diverse città iraniane, sono state represse senza alcuna reale condanna internazionale…Senza contare la reazione del regime iraniano al report dell’Inviato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed. Per Teheran è solo un servo alle dipendenze del Grande Satana (gli USA). Piccolo particolare da aggiungere: i Mullah hanno sempre negato all’inviato Onu l’ingresso in Iran…Se queste sono le premesse, non c’è alcun motivo per essere positivi…

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Ci svegliamo questa mattina con diverse brutte notizie che arrivano dall’Iran. La peggiore, però, questa volta viene dall’Occidente ed è rappresentata da un pubblico appello lanciato da sette rappresentanti internazionali in favore di una accordo sul nucleare con l’Iran. Un accordo che, secondo questi “leaders” in pensione, rappresenterebbe la via maestra per un dialogo sui diritti umani. I firmatari dell’appello sono, come detto, sette persone: Javer Solana, Ana Palacio, Carl Bildt, Jean – Marie Guehenno, Norbert Rottgen, Robert Cooper e…Emma Bonino. L’ex Ministro degli esteri italiano, colei che pur venendo da valori radicali si prostrò velata davanti a Rouhani, è tra le altre cose la prima firmataria di questo appello lobbista, volto unicamente a favorire le strategie dei Mullah e dei Pasdaran in Medioriente. Orbene: come abbiamo detto, questo appello vuole dimostrare che – per mezzo di una accordo con Teheran sul nucleare, da conseguire entro il 24 novembre – sarà possibile ottenere sviluppo positivi nel dialogo con la Repubblica Islamica, anche sui diritti umani. A tutto questo vogliamo rispondere direttamente, citando e contraddicendo il testo stesso dell’appello diffuso dal Corriere della Sera.

  • “Rimandare la decisione finale (sul nucleare, NdA), benchè difficile, offrirà agli oppositori della via diplomatica nuove opportunità per ostacolare tale processo”

Qui sorge una domanda, un pò all’Alberto Sordi: ma che ce state a pija per culo? Ovvero: ma di cosa stiamo parlando? Ma se è proprio l’Iran che sta dicendo no a qualsiasi proposta reale che permetta l’arrivo ad un vero accordo sul nucleare iraniano. Incredibilmente, e senza vergogna e pudore, una frase del genere arriva pochi giorni dopo che la stessa AIEA ha dichiarato che l’Iran non sta collaborando per dimostrare che il suo programma nucleare non ha un fine militare. Non solo: Teheran rifiuta di dialogare sul programma missilistico, inserito nelle sanzioni internazionali, e sul numero di centrifughe. Tra le altre cose, in queste ore, Teheran ha negato l’intenzione di spedire in Russia l’uranio arricchito. Semmai, il problema che i signori firmatari dovrebbero sollevare, è che l’AIEA non è parte del tavolo negoziale con l’Iran, il che fa ben capire come l’accordo sul nucleare non sia tecnico – ovvero orientato al risultato – ma meramente politico, ovvero orientato a salvare la faccia di qualcuno…

  • “Il mancato raggiungimento dell’accordo, seguito da una escalation delle sanzioni, delle tensioni e dell’isolamento dell’Iran potrebbe incentivare il Paese a produrre armi nucleari, a contrastare piu’ attivamente gli interessi Occidentali, a perpeturare una situazione di stallo militare altamente esplosiva”

Se cosi la pensano questi signori, allora l’appello dovevano andarlo a pubblicare su Fars News in Iran e non in Occidente. E’ Teheran infatti che da 20 anni porta avanti un programma nucleare segreto, un programma missilistico aggressivo e una politica di finanziamento al terrorismo regionale ed internazionale davvero abominevole. Semmai, inoltre, è vero il contrario: un accordo sul nucleare fatto tanto per farlo, per far felice qualcuno che deve finire un mandato zoppo, non farebbe che permettere all’Iran di rafforzare la sua politica aggressiva nella regione, costringendo i Paesi sunniti a difendersi, con un proprio programma nucleare. Una corsa all’atomo che potrebbe coinvolgere in breve tempo Turchia, Arabia Saudita ed Egitto. Quello che sembra, invece, è che in Occidente ci sia una azione lobbista favorita da personalità che vedono nella Repubblica Islamica la gallina dalle uova d’oro con cui firmare presto tanti bei contratti. Una lobby guidata negli Stati Uniti dalla Niac e da Mousavian, ex ambasciatore iraniano a Berlino, vero padre dell’eccidio di Mykonos..

  • “Un accordo finale sul nucleare infonderebbe fiducia e creerebbe lo spazio politico necessario agli europei per coinvolgere nuovamente l’Iran in quell’importante e tutt’ora estremamente necessario, dialogo sui diritti umani che era presente in passato”

Questa frase, proprio questa, rappresenta la fine dell’Occidente. Dopo l’inchino velato della Bonino davanti a Zarif, ecco un’altra perla che dimostra come il democratico Occidente, si stia gradualmente genuflettendo davanti ai Mullah e ai Pasdaran. A questi signori basterebbe rispondere che, dopo l’Accordo di Teheran del 2003, quello che la Comunità Internazionale ottene fu solo…Ahmadinejad. L’Occidente firmò un accordo su cui, come Rouhani stesso ha ammeso, l’Iran aveva bleffato per guadagnare tempo. L’Occidente lo sapeva, ma volle comunque un bad agreement per rafforzare i supposti moderati. Non solo i moderati finirono a culo scoperto, ma al potere in Iran arrivò un negazionista di nome Ahmadinejad, favorito dai Pasdaran e da Khamenei, che fece ripartire le centrifughe al massimo. Ecco oggi ripresentarsi lo stesso bluff: supposti intellettuali che propongono un accordo a tutti i costi, nella speranza di vedere un Iran diverso, una Repubblica Islamica buona. Poveri illusi, figli del Congresso di Vienna e completamente a digiuno del vero significato della Repubblica Islamica. La rivoluzione del 1979, rapita dal Khomeinismo, non permettere reali compromessi con i valori di libertà e democrazia dell’Occidente. Si tratta di valori che, se il regime promuovesse a Teheran, determinerebbero la caduta della Velayat-e Faqih in pochi minuti. Il Khomeinismo, come l’Unione Sovietica, non permette accordi reali, ma verrà sconfitto solo da una vittoria e netta dell’Occidente. Una vittoria da conseguire con l’isolamento del regime, l’empowerment della popolazione iraniana e soprattutto la fermezza delle posizioni Occidentali. Per quanto concerne i diritti umani, vogliamo ricordare che, in un solo anno, il caro Rouhani ha mandato a morte 900 prigionieri…

  • “Tutte le parti possono allontanarsi da un’intesa, ma lo farebbero con la consapevolezza che le alternative – in relazione ai rispettivi interessi strategici – sono molto peggiori e che un’opportunità come questa…potrebbe non ripresentarsi piu'”

Per firmare un accordo con Teheran sul nucleare, ci vorrebbero cinque minuti. Basterebbe che, come ogni Paese parte del Trattato di Non Proliferazione, l’Iran aderisse al contenuto dell’TNP, aprendo le sue centragli per vere ispezioni, rispondendo alle domande dell’AIEA e seguendo i protocolli previsti dalla Comunità Internazionale. In questo modo, non solo l’Iran avrebbe un accordo sul nucleare, ma anche il know how per svilupparlo pacificamente a costi bassissimi. La verità, però, è che l’unico accordo che interessa Teheran è quello che mantenga in vita la possibilità per la Repubblica Islamica di cotruire una bomba nucleare nel prossimo futuro. Uno stato di soglia, come si direbbe in termini tecnici, che non farebbe che provocare ansia nell’intera regione e, come suddetto, le reazioni dei Paesi vicini. Quello che questi firmatari stanno promuovendo, quindi, è un accordo fallimentare e pericoloso, che non rappresenta una opportunità, ma un rischio incalcolato…

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Questa mattina due siti iraniani hanno riportato una, sinora sconosciuta, indiscrezione in merito alla visita del Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino in Iran. Si tratta, lo precisiamo subito, di una storia piena di condizionali che, chiaramente, andrebbe confermata dalla stessa Farnesina. Noi ci limitiamo, ovviamente, a riportare i fatti. Secondo quanto scritto da Alef e da Jahan News, infatti, al momento dell’arrivo dell’aereo della delegazione italiana in Iran, i funzionari iraniani si sarebbero presentati davanti al Ministro con tre foulard colorati che la Bonino avrebbe dovuto indossare una volta entrata in territorio iraniano.  Secondo i media iraniani, però, il Ministro degli Esteri radicale avrebbe inizialmente rifiutato di indossare il velo. Il rifiuto della Bonino, quindi, avrebbe provocato una sorta di panico nelle autorità islamiche, legate dal reazionarismo degli Ayatollah ad un protocollo molto rigido in materia.
A quel punto, le preoccupate autorità iraniane si sarebbero subito attivate e ci sarebbero stati stati contatti telefonici tra la stessa Emma Bonino, Mohammad Javad Faridzadeh (Direttore Generale del Ministero degli Esteri iraniano ed ex ambasciatore iraniano in Vaticano) e il Ministro degli Esteri iraniano Zarif. Al Ministro Bonino sarebbe stato detto che, senza indossare il velo, tutti gli incontri previsti con i rappresentanti del regime iraniano sarebbero stati annullati.
Solo a questo punto, considerando la situazione, arrabbiata e dopo aver fumato delle sigarette, il Ministro Bonino avrebbe indossato a malincuore il foulard e si sarebbe diretta verso le scale dell’aereo.
Sarebbe interessante sapere, direttamente dalla Farnesina, se quanto riportato dai media iraniani è realtà o pure fantasia. Come detto, per quanto ci concerne, ci limitiamo a dare la notizia, passando la palla a chi – compresi i giornalisti italiani presenti al seguito del Ministro – ha preso parte diretta agli eventi.
Restiamo ovviamente a disposizione per la pubblicazione di eventuali smentite ufficiali in merito (non da parte delle autorità del regime iraniano in Italia).
Una immagini prodotta dai Radicali Italiani per promuovere la candidatura della Bonino a Presidente. E' ripresa da una protesta del 1979 quando il Ministro

Una immagine pubblicata dai Radicali Italiani per promuovere la candidatura di Emma Bonino a Presidente della Repubblica. La foto è ripresa da una protesta del 1979, quando il Ministro, davanti all’ambasciata iraniana  Roma rivendicava i diritti delle donne iraniane contro l’oppressione khomeinista. 

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 Giulio Terzi di Sant’Agata non ha bisogno di lunghe presentazioni: figlio di un contadino Bergamasco di nobili origini, ha cominciato la sua lunga carriera diplomatica negli anni ’70 ed ha ricoperto incarichi di primo piano per conto del Ministero degli Affari Esteri, prima di essere nominato Ambasciatore d’Italia in Israele, Rappresentante permanente presso le Nazioni Unite e infine Ambasciatore negli Stati Uniti. Un lavoro denso di successi, culminato  – nel novembre del 2011 – con la nomina dello stesso Terzi al ruolo di Ministro degli Esteri.

Giulio Terzi si è soprattutto sempre contraddistinto per il suo impegno personale in favore della libertà e dei valori democratici: dalla battaglia per la moratoria sulla pena di morte, alla mozione ONU contro le mutilazioni genitali femminili, dall’impegno per i bambini soldato ai progetti di cooperazione culturale internazionale per i paesi in via di sviluppo. Una battaglia che, una volta terminata l’esperienza governativa, Terzi sta oggi continuando a portare avanti senza sosta attraverso i mass-media, i social networks e con la personale partecipazione a numerose conferenze e seminari di primo pianoUno dei principali temi spesso trattati dell’Ambasciatore Terzi è l’Iran. Coraggiosamente, infatti, Giulio Terzi ha preso parte a diversi incontri organizzati dalla resistenza iraniana, chiedendo pubblicamente e a più riprese al governo iracheno il rispetto dei diritti dei residenti di Camp Ashraf e Camp Liberty.

Proprio per questo suo impegno diretto e per il suo coraggio, abbiamo chiesto a Giulio Terzi di rilasciarci un intervista. L’Ambasciatore ha risposto positivamente e con entusiasmo. Siamo quindi profondamente onorati di riportarvi quanto da lui dichiarato al nostro sito.

NP: Lei è personalmente impegnato nella battaglia per i membri dell’opposizione iraniana rifugiati a Camp Asharaf in Iraq. Nel settembre scorso, un vero e proprio attacco militare è stato lanciato dalle forze irachene contro il campo. Un massacro che ha causato la morte di oltre 52 persone e il rapimento altre sette. Di recente, quindi, un attacco missilistico ha colpito Camp Liberty, presso Baghdad. Nonostante le condanne internazionali, il Governo iracheno sembra restio ad agire preferendo, al contrario, avviare una special relationship con il regime degli Ayatollah. Come pensa che evolverà la questione e cosa può fare la diplomazia occidentale per aiutare gli oppositori iraniani e liberare i rapiti? A Suo avviso potrebbero essere individuate delle responsabilità dirette di Teheran in quanto sta accadendo in Iraq?

GT: Da oltre un anno, la situazione degli espatriati iraniani residenti a Camp Ashraf,e ora a Camp Liberty è intollerabile e scandalosa per l’intera comunità internazionale. Dopo ripetuti attacchi che avevano già provocato vittime e feriti, lo scorso settembre chi muove milizie e forze speciali sciite in Iraq ha dato prova di tutta la sua criminale efferatezza. Cinquantadue residenti di Camp Ashraf suno stati brutalmente giustiziati da miliziani lasciati impunemente entrare nel campo, mentre i poliziotti iracheni di sorveglianza hanno finto di non vedere. Sono stati rapiti sette ostaggi. Durante il trasferimento dei superstiti a Camp Liberty ci sono stati altri attacchi. Nelle scorse settimane si sono abbattuti su Camp Liberty altri razzi, con morti, feriti e ingenti danni alle infrastrutture.Tutto ciò è ancor più orribile perché queste azioni mirate all’eliminazione fisica di un intero gruppo di tremila oppositori al regime iraniani colpisce persone tutte ufficialmente protette dalle Nazioni Unite. I motivi di sdegno e di preoccupazione aumentano. Dopo ben cinque mesi di appelli all’ONU, a Baghdad e a Washington, nessuna misura e’ stata ancora presa per proteggere Camp Liberty. E vi sono indizi evidenti che le milizie sciite sie preparano a colpire ancora. E’ urgentissimo trasferire il maggior numero possibile di residenti di Camp Liberty in Paesi sicuri. Insieme ad altri Paesi che si sono impegnati in Iraq, l’Italia ha il dovere di contribuire a salvare queste persone. Un centinaio di loro ha consolidati rapporti con l’Italia. Ho lanciato martedì scorso da Radio Radicale un appello al Governo affinché vengano prese tempestive decisioni per riconoscere loro l’asilo politico. Deve essere fatto ogni sforzo affinchè ciò avvenga.

NPL’elezione di Hassan Rohani è stata salutata dal mondo come una grande vittoria del moderatismo. Nonostante tutto, le pene capitali in Iran sono aumentate, giornali riformisti sono stati chiusi, le spese militari del regime sono aumentate e lo stesso esecutivo iraniano formato da Rohani ha al suo interno personaggi alle dipendenze del MOIS o responsabili di atroci crimini in passato. Possiamo parlare davvero di moderatismo o l’Occidente sta guardando a Teheran in maniera forse troppo ingenua e superficiale?

GT: Se l’atteggiamento di maggior apertura mostrato dal Presidente Rohani costituisca una vera svolta per l’Iran o un mero espediente tattico per fare uscire il Paese dall’isolamento e superare la pesante crisi economica, lo si vedrà rapidamente alla prova dei fatti. Allo stato delle cose, vi sono piu’ motivi di preoccupazione che di facile ottimismo. Sul piano interno, negli ultimi sei mesi le esecuzioni capitali sono aumentate; i prigionieri politici restano in carcere, continuano le torture, le restrizioni ai leaders riformisti e ai partecipanti alle manifestazioni del 2009 contro l'”elezione truccata” di Amadinejad. Né hanno cambiato la situazione le poche liberazioni simboliche avvenute per preparare la visita di Rohani alle Nazioni Unite lo scorso settembre. A livello regionale, come ha scritto recentemente anche il NYT, l’Iran “continua a nutrire sogni di egemonia regionale. Non vi è segnale che indichi che l’elezione di Rohani abbia cambiato alcunché. Sta aumentando il sostegno ai gruppi militanti nella regione. Recentemente l’Iran avrebbe fornito sofisticati missili a lungo raggio agli Hezbollah via Siria e inviato una nave, intercettato dalle autorità del Bahrain, carica di armi destinate agli oppositori sciti di quel governo sunnita”. Sarebbe pericoloso per i paesi occidentali rivedere completamente la loro strategia  sulla base di mere speranze sulla “svolta Rohani”, anziché su dati verificabili che dimostrino  un radicale  mutamento di rotta: sia sul piano interno – quello del rispetto dei diritti umani e delle libertà fondamentali – sia sul piano internazionale, in Siria, in Iraq, in Libano, nei confronti di Israele, e sulla questione nucleare.

NP: L’accordo di Ginevra ha, praticamente, riconosciuto il diritto iraniano ad arricchire l’uranio. Ciò, a dispetto delle sanzioni internazionali e delle denunce fatte dall’AIEA nei numerosi report dedicati al programma nucleare iraniano. Nonostante si tratti di un accordo ancora da definire, l’Occidente – Europa in testa – sta facendo la corsa per riavviare i rapporti commerciali con la Repubblica Islamica ponendo, tra l’altro, la questione dei diritti umani assolutamente in secondo piano. Pensa che possiamo fidarci degli Ayatollah o, come nel 2003,stiamo rischiando di prendere un clamoroso abbaglio?

GT: Rohani ha annunciato dall’inizio della sua presidenza di voler riprendere seriamente il negoziato nucleare con il Gruppo “5+1”, e soprattutto con gli Usa. Abbiamo successivamente appreso che contatti riservati tra Washington e Teheran erano già in corso da circa un anno. Per la verità ciò non mi ha stupito: tre anni prima c’era stato – ad esempio – un incontro bilaterale a margine di una riuione “5+1” tra i negoziatori iraniano e americano, con un’intesa di massima che era poi stata “lasciata cadere” dai vertici del regime. Non vi è però dubbio che una trattativa sulla sostanza della questione si è resa possibile solo ora. Per ammissione delle stesse autorità iraniane, la pressione economica delle sanzioni ne è il motivo determinante. L’intesa interinale costituisce un passo avanti su un terreno peraltro molto insidioso, che offre a Teheran maggiori opportunità e spazi di manovra di quelli che hanno gli occidentali. In estrema sintesi, i “5+1” iniziano per parte loro a smantellare il sistema sanzionatorio, mentre gli iraniani si impegnano a congelare l’arricchimento a livelli superiori al 5% (che però rapidamente si può convertire in bombe atomiche…). Il problema è che le sanzioni, una volta ritirate, non sono affatto facilmente riproponibili in caso di inadempimento iraniano… C’é  voluto molto tempo per convincere paesi come Cina, India, Brasile, Russia e persino taluni paesi europei a rispettarle. L’infrastruttura nucleare iraniana – centrifughe di ultima generazione, reattore di Arak, siti protetti – restano invece intatti, anche se – per ora – parzialmente “spenti”. Questo è il vero nocciolo del problema. Ottimismo, grande cautela, unità d’intenti tra Paesi occidentali mi sembrano quindi le parole chiave.

NP: L’Italia, come sa, è la capofila in Europa di queste nuove relazioni con l’Iran. Il Ministro Bonino a Teheran ha espressamente dichiarato che Roma vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran. In poco tempo, quindi, sono arrivati nella Repubblica Islamica altri esponenti politici italiani di primo piano, tra i quali il Senatore Casini. Presto, quindi, lo stesso Letta potrebbe visitare l’Iran. Il messaggio che l’Italia sembra mandare, purtroppo, è quello di voler stabilire legami preferenziali con un regime autoritario, a dispetto delle azioni repressive e delle violenze quotidiane che questo commette. Non le sembra – soprattutto alla luce della Sua importantissima esperienza di Ambasciatore e Ministro degli Esteri – che il Governo italiano dovrebbe assumere un atteggiamento più prudente, improntato anche alla tutela dei valori di libertà e democrazia che sono rappresentati dalla stessa Costituzione Italiana?

GT: L’Italia ha rapporti consolidati e antichi con l’Iran, e le relazioni diplomatiche non si sono mai realmente interrotte. Un miglioramento di clima può suggerire scambi di visite a livello politico, di Governo e Parlamentare. Non si tratta evidentemente, in una realtà così complessa come quella iraniana, di competere per chi arriva primo, o di dare patenti di totale affidabilità e di fare “protagonismo”. Si tratta invece di lanciare messaggi precisi su quello che la comunità internazionale si attende, finalmente, da un Governo iraniano desideroso di riportare il paese a pieno titolo nella comunità internazionale: necessità di rispettare i diritti umani, le libertà fondamentali, il pluralismo politico, l’abolizione della tortura, la cessazione di un utilizzo “politico” e terribilmente diffuso della pena di morte. Sono fiducioso che questa impostazione, coerente con i valori fondamentati della politica politica estera del nostro Paese, continui a essere sostenuta con forza dal nostro Governo.

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