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A quanto pare esiste una parte del progressismo italiano che ha creato due miti intoccabili: i palestinesi e Emma Bonino.

Cominciamo dai primi con una premessa necessaria: ci interessa poco il conflitto israelo palestinese (se non l’augurio che si possa trovare un accordo di pace) e ci interessa poco di chi accusa chiunque non la pensi come vuole il mainstream, di essere definiti “sionisti”. Per quanto ci riguarda, visto l’impegno contro il regime iraniano, ci interessa una cosa sola: la posizione delle forze politiche palestinesi verso la Repubblica Islamica e verso il popolo iraniano. In questo senso, la risposta e’ univoca: le forze politiche palestinesi hanno attivamente contribuito a sostenere coloro che – dopo la Rivoluzione – hanno bombardato con armi chimiche il popolo iraniano (Saddam). Una volta superata quella fase, le stesse forze palestinesi, non si sono fatte scrupoli a sostenere clerici e pasdaran iraniani in cambio di armi, soldi e anche indottrinamento ideologico (si veda la Jihad Islamica). Questa affermazione e’ cosi tanto vera, che non si contano i contatti con il “moderato Abu Mazen”, che Hamas e’ oggi tornato tra le braccia dei Pasdaran (e di Hezbollah) e che a Gaza esiste una brigata – la Brigata al-Saberin, che e’ emanazione diretta dei Pasdaran. Quindi, gentilmente, di questi gruppi asserviti a Teheran non sappiamo che farcene, se non augurarci che rinsaviscano e che capiscano di essere – anche loro – mera carne da macello per i fini della Repubblica Islamica.

Capitolo secondo: Emma Bonino. Incriticambile, al limite della beatificazione. Ora, anche in questo caso, non entriamo nel merito delle posizioni della Bonino sui migranti, contro Salvini e di altri temi di politica interna. Non ci interessa. Per quanto riguarda il capitolo Iran, pero’, parlano i fatti: la Bonino – da Ministro degli Esteri e non solo – ha contribuito drammaticamente alla rilegittimazione di un regime clericale razzista, misogino, finanziatore del peggior terrorismo internazionale e responsabile dei peggiori abusi dei diritti umani. Tutto fatto nel totale silenzio verso i crimini che quel regime continuava a compiere anche sotto la Presidenza del “moderato” Rouhani. Peggio, tutto fatto dicendo esplicitamente che l’Italia “vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran”.

Se permettete quindi, in entrambi i casi, per quanto riguarda il tema Iran, ci risparmiamo questi due “fenomeni intoccabili”. Ve li lasciamo volentieri…

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Difficilmente entriamo a gamba tesa su un tema prettamente di politica interna, soprattutto quando si tratta di personalita’ politiche italiane che prenderanno parte alla prossima tornata elettorale.

Ovviamente, quando riguarda i rapporti con l’Iran – e con i suoi proxy – non ci vergogniamo di prendere una posizione chiara e netta. Per questo, stamane, non possiamo che entrare a gamba tesa sulla questione dello scambio epistolare tra i “radicali” legati alla lista “Più Europa” di Emma Bonino e quelli legati al Partito Radicale Transazionale, di cui sono membri Rita Bernardini, Elisabetta Zamparutti, Maurizio Turco e Sergio d’Elia.

Per chi non avesse letto la storia, i boniniani hanno inviato a Rita Bernardini una email, proponendole di candidarsi con la loro lista “Più Europa”. L’offerta, come raramente accade oggi in politica, e’ stata rimandata al mittente dalla Bernardini che, nella sua email di risposta ha testualmente scritto: “le vostre strade sono confluite in un’unica strada contraria a quella percorsa da Marco Pannella…Avete il “vostro” partito, la “vostra” lista, il nome di Emma Bonino ceduto a Radicali Italiani come patrimonio da far fruttare nelle competizioni elettorali. Avete spazi televisivi a gò-gò, quelli per conquistare i quali (e non certo per se stesso) Pannella doveva giungere in punto di morte…”. In poche parole, la Bernardini non solo ha rifiutato l’offerta, ma ha anche ricordato ai boniniani che – ormai da tempo – non sono più parte della famiglia radicale.

Per quanto ci riguarda, non entriamo nella contesta sullo Statuto radicale, ma giudichiamo i boniniani per le loro azioni e prese di posizione sulla politica estera. Con Bonino alla Farnesina, l’Italia viro’ drammaticamente verso gli interessi iraniani, tanto che fu proprio la “cara Emma” ha dire – tutta velata da Teheran – “vogliamo vincere la gara di amicizia con l’Iran. Peggio: la Bonino, a dispetto dei comunicati, in realtà si dimostro’ anche molto morbida verso il regime di Bashar al Assad, proxy di Teheran.

Anche una volta terminato il suo incarico alla Farnesina, la Bonino ha attivamente continuato la sua attività di lobbying politica in favore del regime iraniano, firmando anche appelli pubblici in favore di Teheran. Una campagna di sostegno al regime clericale iraniano, mai affiancata da condanne pubbliche degli abusi di quello stesso regime, contro donne, attivisti, giornalisti, intellettuali, detenuti e minoranze etniche e religiose.

Per tutte le ragioni suddette, non possiamo che applaudire la coraggiosa scelta di Rita Bernardini e non possiamo che farlo ricordando Marco Pannella, l’uomo che non si piego’ mai per una poltrona, per quanto elegante potesse essere…

 

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E’ stata approvata con 83 voti favorevoli, la risoluzione ONU di condanna degli abusi dei diritti umani da parte del regime iraniano.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41, proposta dal Canada e approvata dalla Terza Commissione delle Nazioni Unite, nonostante riconosca qualche passo avanti da parte di Teheran nella disponibilità a dialogare, ammette che la situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica e’ pessima. 

Per queste ragioni, la Risoluzione chiede al regime iraniano si terminare la persecuzione contro giornalisti, attivisti, artisti, intellettuali e minoranze etniche e religiose e di smettere di negare l’accesso alle cure mediche ai prigionieri politici. Inoltre, la risoluzione condanna il regime iraniano per l’alto numero di pene capitali, anche nei confronti di detenuti arrestati in eta’ minorile.

Con soddisfazione, riportiamo che anche l’Italia ha espresso il proprio parere favorevole a questa Risoluzione ONU. Un piccolo passo avanti, che speriamo venga seguito anche dalle parole dei rappresentanti politici italiani, attualmente quasi tutti silenti in merito.

Soprattutto speriamo che serva a smuovere le coscienze di personalità come Emma Bonino, molto impegnate nella critica del Ministro Minniti, ma assai meno nell’autocritica dei propri vergognosi silenzi in merito agli abusi dei diritti umani di regimi ormai considerati “partner”…

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Nucleare Iran. Emma Bonino in conferenza

Nelle ultime settimane, Emma Bonino e’ praticamente stata costantemente presente sui maggiori media del Paese. Non solo sulla carta stampata, ma anche in TV, la Bonino ha dispensato le sue perle di saggezza, attaccando a tutto spiano lo stesso Governo – in particolare il Ministro dell’Interno Minniti – per quanto concerne la nuova strategia con la Libia e l’immigrazione.

Non entriamo nel merito delle singole questioni: grazie al Cielo Emma Bonino, con grande dignità, e’ riuscita a vincere la sua battaglia contro il tumore, ed e’ sicuramente libera di esprimere le sue opinioni. Il problema e’ uno solo: l’ipocrisia che si cela dietro tutto questo protagonismo.

Da Ministro degli Esteri italiano, infatti, la Bonino non si e’ fatta alcuno scrupolo a mettere totalmente da parte i diritti umani, per portare avanti la sua strategia con l’Iran. In questa veste, infatti, Emma Bonino ha solo di striscio parlato dei diritti umani in quel Paese, esprimendo una sola volta soddisfazione per la liberazione di alcuni prigionieri politici. Tra loro anche Nasrin Sotoudeh, oggi praticamente impossibilitata a lasciare la Repubblica Islamica. Per il resto, un assordante silenzio.

Peggio: da Ministro degli Esteri italiano, la Bonino si e’ recata in Iran in visita ufficiale, dichiarando davanti ai media che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con Teheran“. Questo quando, appena poco prima, il regime l’aveva obbligata ad indossare il velo, nonostante la sua contrarietà.

Proprio mentre la Bonino si apprestava ad arrivare a Teheran, era il dicembre del 2013, Khamenei pubblicava un nuovo tweet negazionista dell’Olocausto. Nonostante tutto, giunta nella capitale iraniana, Emma non ebbe nulla da dire in merito, cosi come non ebbe nulla da dire – neanche di striscio – in merito ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica e sull’uso della pena di morte.

Ci permettiamo di non parlare nemmeno dei dialoghi sui diritti umani tra Italia e Iran a Siracusa, datosi che a parlare di diritti umani in Iran, in quelle occasioni, sono stati i rappresentanti stessi del regime iraniano, primo fra tutti Mohammad Javad Larijani, a capo di un Consiglio per i Diritti Umani della Repubblica Islamica, che praticamente certifica e approva tutti gli abusi del regime stesso. Quei “dialoghi di Siracusa” hanno solo peggiorato lo stato dei diritti umani in Iran, perché hanno permesso al regime di silenziare le critiche, senza cambiare nulla nei fatti.

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L’attivismo in favore del regime iraniano da parte di Emma Bonino, purtroppo, non si e’ fermato nemmeno dopo la fine del suo ruolo istituzionale. Solamente nel Novembre del 2014, Emma Bonino ha promosso e firmato un appello pubblico in favore dell’accordo nucleare con l’Iran, nonostante fosse palese – come poi dimostrato – che il regime iraniano non avesse alcuna intenzione di rispettarlo veramente (e le violazioni oggi sono assolutamente provate, in primis quelle legate ai test missilitici).

Senza contare tutte le prese di posizione di Emma Bonino sulla Siria, ove pretese di includere il regime iraniano nei negoziati, di fatto trasformando quello che era un ruolo di oppressore nel conflitto da parte di Teheran, in un ruolo di attore riconosciuto, senza concedere nulla in cambio, ne sul piano politico, ne su quello militare.

Concludendo, lo ripetiamo, rispettiamo il diritto di Emma Bonino di esprimere liberamente le sue opinioni e siamo contenti di vederla attiva, segno della sua guarigione. Premesso questo, non accettiamo i doppi standard e le ipocrisie. Non e’ possibile ergersi a paladina solamente sui temi caldi della politica nazionale, allo scopo – neanche troppo velato – di ritagliarsi una posizione nello scenario politico italiano del prossimo futuro (aspirazione legittima). Bisognerebbe avere il coraggio di condannare anche chi, come il regime iraniano, porta avanti abusi quotidiani, senza avere ormai più l’attenzione dei media Occidentali, totalmente appiattiti sul tema di Isis.

Bisognerebbe avere il coraggio di non dimenticare, come fece Marco Pannella, come fanno oggi i coraggiosi militanti di Nessuno Tocchi Caino!

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Marco Pannella ci ha lasciato. Ci ha lasciato fisicamente, ma certamente non ci hanno lasciato la sua storia, le sue battaglie e certamente le idee per cui si e’ battuto sino alla fine del suo percorso terreno.

I Radicali sono sempre stati in prima file nella battaglia per un Medio Oriente democratico. Una regione libera delle autocrazie e soprattutto dalle teocrazie. Per questa ragione, Marco Pannella e’ stato – sino alla fine – un vero Radicale, non abbandonando mai i principi per cui aveva deciso di scegliere la politica.

Al contrario di quelli che una volta raggiunta la “stanza dei bottoni” dimenticano la casa da cui provengono, Marco Pannella non ha mai mischiato la ‘merda’ – come avrebbe detto lui, senza mezzi termini – con l’acqua santa.

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Marco non ha mai concepito che una teocrazia fascista potesse diventare un alleato dell’Italia. Tanto meno, e’ mai venuto in mente a Marco Pannella di pensare che un Governo antifascista e democratico dovesse “vincere la gara di amicizia con l’Iran” dei Mullah.   Marco non avrebbe mai accettato di atterrare a Teheran e subire una imposizione clericale – quale il velo obbligatorio – per accontentare i piaceri sadici di un regime razzista e misogino. Marco non ha mai pensato di stringere la mano a chi fa dell’antisemitismo, della negazione dell’Olocausto e della sparizione di Israele dalle mappe, una ragione di vita per la perpetuazione del suo stesso potere.

Tutto questo Marco Pannella non l’ha fatto e non l’avrebbe mai fatto. Non per se stesso, anzi, ma per gli altri. In questo caso, per il popolo iraniano, per il suo credo senza confini nella libertà universale. Una libertà  che non si inginocchia, che non si genuflette per una poltrona, che non umilia la propria storia, che non “puzza di ipocrisia”…

Per tutte queste ragioni, #GrazieMarco!

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Quella che vi stiamo per raccontare e’ la storia di Sheena Shirani, una storia che di sicuro non sentireste dalla bocca di Federica Mogherini, Emma Bonino e Debora Serracchiani. Tutte queste donne Occidentali, al contrario della Shirani, in questi ultimi anni si sono molto più impegnate a stringere la mano di rappresentanti del regime clericale iraniano, piuttosto che lottare per i diritti delle donne nella Repubblica Islamica. 

Il risultato e’ stato, ovviamente, uno solo: le donne iraniane sono state lasciate a loro stesse e cosi anche la povera Sheena Shirani. Ma chi e’ Sheena? Per chi conosce il regime iraniano, il volto della Shirani non e’ nuovo. Per anni, infatti, e’ stata una delle presentatrici del canale TV Press TV, organo di propaganda in lingua inglese del regime iraniano. 

Qualcosa di incredibile e’ pero’ successo in questi giorni: la Shirani ha lasciato l’Iran, denunciando gli abusi subiti sul luogo di lavoro e la vergognosa situazione delle donne iraniane. Sulla sua pagina facebook (The Daily Beast), quindi, la Shirani ha pubblicato numerosi messaggi ricevuti privatamente dal responsabile del suo dipartimento, Hamid Reza Emadi, con esplicite avance sessuali. Non solo: in queste ore ha anche pubblicato un audio (link), in cui dimostra come Emadi abbia compiuto verso di lei un vero e proprio stalking (Iran Wire).

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Purtroppo, il nome di Hamid Reza Emadi e’ ben noto a livello internazionale. Si tratta di un uomo senza valori, uno ridicolo pagliaccio del regime, purtroppo assai pericoloso. Fu lui a forzare il reporter di Newsweek Maziar Bahari a rilasciare una pubblica confessione, dopo essere stato arrestato durante le proteste popolari del 2009. Per questo e’ altri motivi, Emadi e’ stato inserito nella lista delle persone colpite dalle sanzioni dell’UE.

Invece di determinare il suo licenziamento – come racconta la stessa Shirani in un intervista con Masih Alinejad (video in basso) – l’inserimento di Emadi nella lista delle persone sanzionate, gli ha permesso di scalare diverse posizione all’interno di Press TV. Grazie al potere acquisito, Emadi ha iniziato a perseguitare Sheena Shirani, pretendendo di avere con lei un rapporto sessuale. La Shirani racconta anche di aver lavorato in Press TV, senza avere alcun formale contratto.

Frustrata dagli abusi subiti e dalla mancanza di tutele legali, la Shirani – madre single di un bimbo piccolo – ha deciso di lasciare l’Iran. Non solo, come prima di lei hanno fatto altre donne iraniane, ha deciso di mostrare in pubblico il suo volto senza velo. Al contrario della Serracchiani, la Shirani non si e’ vantata di aver indossato l’hijab, denunciando come questo fosse uno strumento di abuso verso le donne iraniane, private di ogni protezione legale e costrette a coprirsi per “non provocare gli uomini”.

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Neanche a dirlo, Sheena Shirani ha già iniziato a subire minacce e pressioni per restare in silenzio. E’ triste ammetterlo, ma per lei – per la sua libertà, per la sua dignità di donna – nel democratico Occidente e nell’antifascista Repubblica Italiana, Sheena non troverà molte rappresentanti disposte a condannare il regime iraniano pubblicamente.

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Pagina 99 ha pubblicato ieri una intervista ad Emma Bonino. Ovviamente il tema era l’Iran e la necessità – secondo l’ex Ministro degli Esteri italiano – di firmare un accordo con il regime dei Pasdaran. Abbiamo fatto chiedere, via Twitter, sia al sito Pagina 99 che e alla giornalista autrice dell’intervista (Marina Forti), il diritto di replicare alle parole della Bonino e di dire la nostra in merito a quanto sta accadendo oggi nella Repubblica Islamica. Abbiamo atteso oltre 24 ore, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Per questo, prendendoci il diritto di replica di cui si gode nelle democrazie, ci permettiamo di rispondere qui alle affermazioni di Emma Bonino. Lo faremo con una contro intervista, ovvero useremo le stesse domande rivolte alla Bonino dalla giornalista di Pagina 99, modificandone chiaramente il testo per poter rispondere coerentemente con le nostre posizioni. Vi daremo una versione dei fatti diversa, sperando che serva a far comprendere veramente il pericolo che la lobby pro regime iraniano rischia di causare al popolo iraniano e alla Comunità Internazionale.

  • Vi opponete all’appello in favore di un accordo entro il 24 novembre, scadenza fissata un anno fa quando il negoziato prese avvio, evitando ulteriori dilazioni. Perché?

NP: Ci opponiamo a quell’appello, come abbiamo già detto, perchè lontano dalla realtà dei fatti e dalla vera risoluzione dei problemi legati al programma nucleare del regime. Parlando solo dei fatti e seguendo l’ultimo report dell’AIEA, l’Iran non ha in alcun modo dato la certezza che il programma nucleare non sia volto alla costruzione di una bomba atomica. Al contrario, come denunciato dagli ispettori internazionali, l’Iran ha aumentato la produzione di uranio arricchito al 5% e conserva la capacità di riconvertire in pochi mesi l’uranio arricchito al 20%  e trasformato in ossido. Come denunciato dalla UANI, attraverso questa modifica Teheran sarebbe capace di produrre almeno 7 bombe nucleari. In questi mesi, l’Iran ha rifiutato ben 5 volte l’ingresso agli ispettori internazionali. Senza contare che l’Iran non permette agli ispettori stessi l’accesso al sito militare di Parchin, ove il regime – con un programma sotto stretta sorveglianza dei Pasdaran e grazie al sostegno di scienziati dell’Est Europa (Danilenko in testa) – ha già testato gli effetti di una esplosione nucleare. Tralasciamo, infine, il fatto che Teheran ha violato l’accordo temporaneo del Novembre 2013 caricando l’uranio in una centrifuga avanzata IR-5 e violando le sanzioni internazionali…

  • Cosa rispondereste a chi sostiene che un accordo sarebbe garanzia rispetto ai rischi di proliferazione atomica, mentre senza alcun accordo il programma nucleare dell’Iran resterebbe senza monitoraggio?

NP: L’Iran è parte del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Avrebbe potuto sviluppare un programma nucleare al 100% pacifico con la collaborazione della Comunità Internazionale ed ottenendo tutto il know – how necessario a costi praticamente bassisismi. Nonostante tutto, però, Tehera ha scelto la via di un programma nucleare clandestino, sviluppato grazie alla collaborazione di A.Q. Khan – il padre dell’atomica Pakistana – e grazie alla Corea del Nord, anch’essa Paese in possesso della bomba nucleare. Non solo: a questo programma nucleare, i Mullah hanno affiancato un programma di sviluppo di missili balistici e hanno già testato, come suddetto, gli effetti di una esplosione nucleare a Parchin. In poche parole, i veri fini della Repubblica Islamica sono chiarissimi, in primis ai Paesi limitrofi al regime iraniano. Ergo: un accordo nucleare non fondato su reali basi, ovvero sulle normative internazionali e sulla rinuncia sincera del regime alla possibilità di produrre un arma atomica nel prossimo futuro, sarebbe la miccia che innescherebbe una proliferazione nucleare in tutta la regione. Provocherebbe una sensazione di abbandono, paura e smarrimento nei Paesi sunniti del Golfo, ma anche nell’Egitto e nella Turchia. Questi Paesi si sentirebbero autorizzati a seguire la stessa strada del regime iraniano, producendo essi stessi il know – how necessario per costruire un ordigno nucleare. Facciamo presente che, proprio a proposito di diplomazia e monitoraggio, l’AIEA è fuori dal tavolo negoziale con l’Iran…Vorremmo consigliare a tutti coloro che vogliono capire la reale natura del programma nucleare iraniano di leggere il report pubblicato da Der Spiegel nel 2010 “The Birth of a Bomb: A History of Iran’s Nuclear Ambitions“.

  • L’accordo preliminare del novembre 2013, e il riavvicinamento tra Iran e Usa, hanno provocato un terremoto politico in Medio Oriente. Nell’appello dei Sette per l’Iran si parla di «collaborare con l’amministrazione Usa per rassicurare gli alleati regionali». Pensa a Israele, all’Arabia Saudita?

NP: Purtroppo è un vizio dell’Occidente tutto, in particolare degli europei, quello di credere in un regime iraniano diverso. Capita ogni volta, ogni santa volta che qualcuno con un viso “piu’ accetabile” di quello di persone come Ahmadinejad, arriva al potere. E’ successo con Khatami e ora succede con Rouhani. Con il piccolo particolare che, alla fine dei conti, il regime iraniano è sempre lo stesso e chi comanda al suo interno – la Guida Suprema e i Pasdaran – hanno sempre la stessa mentalità medievale e militarista. I vicini dell’Iran, Israele e Arabia Saudita in testa, lo sanno bene. Lo sanno perchè hanno testato e testano quotidianamente il significato di quanto abbiamo affermato sopra. Il programma nucleare iraniano è proceduto in maniera spedita sotto i diversi presidenti che si sono succeduti in Iran. Anche quanto, con Rouhani come negoziatore, l’Iran ha accettato di sospendere l’arricchimento dell’uranio (2003-2004), lo ha fatto solo per ingannare l’Occidente e poter concludere senza pressioni la costruzione dell’impianto nucleare di Esfahan. Questo, si badi bene, lo ha amesso Rouhani durante l’ultima campagna elettoriale per la presidenza. La storia della fatwa sulle armi nucleare, creata ad arte dai diplomatici iraniani nel 2010, è un’altra invenzioni a cui credono soltanto gli ingenui. Di questa fatwa, infatti, non c’è traccia nel sito della Guida Suprema Khamenei e Teheran non ha mai fornito il testo del Rahbar in cui, giudiciamente parlando, egli afferma quanto il regime millanta in tutto il mondo…Ergo, se gli Stati Uniti intendono veramente rassicurare gli alleati regionali, è necessario mantenere una linea di fermezza che non permetta ai Pasdaran di rafforzarsi ed uscire vincitori da questa partita diplomatica. Se cosi fosse, infatti, gli effetti collaterali di questo appeasement sarebbero drammatici.

  • Pensate che, qualora fosse raggiunto l’accordo sul nucleare, vedremo l’Iran cooperare con gli Stati uniti e l’Occidente per esempio nella lotta allo Stato Islamico in Iraq e Siria?

NP: Stiamo parlando del nulla. In Siria e in Iraq, l’Iran è stato ed è il problema e non la soluzione. Bashar al Assad è rimasto al potere grazie ai soldi e ai Pasdaran iraniani. In Iraq, quindi, al Maliki ha creato un Governo settario – causa diretta della crisi irachena – seguendo gli ordini dei Mullah iraniani. Le posizioni di al Sistani a Najaf, quindi, sono state totalmente messe in secondo piano, per venire incontro ai voleri dei Khomeinisti. Grazie al sostegno iraniano, Bashar al Assad ha ucciso centinanai di innocenti sirianie e reso il conflitto nell’area una guerra tra salafismo e khomeinismo. Isis stesso, un tempo organizzazione minoritaria e senza potere, si è rafforzato grazie alle repressioni di Damasco e alle politiche settarie del Governo iracheno. Le tribu’ sunnite e molti ex membri della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, hanno quindi giurato fedeltà ad al Baghdadi non per ragioni religiose, ma solo per motivi di potere. La stessa fine del Governo Maliki ha cambiato ben poche cose in Iraq: in primis perchè le posizioni chiave del Governo (Vice Presidenza e Ministero dell’Interno, ad esempio) restano in mano agli uomini di Teheran. Secondariamente, perchè è l’unica via per battere Isis è quella di cacciare Bashar al Assad e recuperare le tribu’ sunnite all’interno del gioco di potere iracheno. In questi giorni, lo stesso Obama ha capito che una strategia anti Isis che permetta ad Assad di sopravvivere, si rivelerebbe un fallimento totale. Su questi aspetti, le posizioni di Washington e Teheran divergono radicalmente. Senza contare quello che l’Iran sta facendo ora in Cisgiordania per incrementare la tensione e premere sugli Stati Uniti: non ha fatto caso che la maggior parte dei recenti attentati palestinesi sono stati compiuti dalla Jihad Islamica? Ergo: pensare all’Iran come un elemento di stabilità regionale, risulta oggi alquanto ridicolo…

  • Un altro terreno di obiezioni al negoziato è che in nome di interessi geopolitici si legittima un regime illiberale, che viola i diritti delle persone, opprime le donne. Pensa che dialogare con l’Iran andrebbe a danno delle libertà e dei diritti umani?

NP: di quale dialogo sui diritti umani stiamo parlando? In un anno di Presidenza Rouhani, quasi 1000 prigionieri sono stati impiccati, giovani iraniani sono stati sbattuti in carcere per aver registrato video dove ballavano liberamente, i giornalisti continuano ad essere perseguitati e quasi 400 attacchi con l’acido sono stati compiuti contro le donne iraniane (dati della polizia iraniana). In un anno di dialogo con la Repubblica Islamica, decide e decine di politici europei e delegazioni economiche sono arrivate in Iran. A fronte di tutti questi incontri con esponenti internazionali, nulla è venuto nelle tasche degli iraniani, ne a livello di libertà personali, ne tantomeno a livello economico. Il regime iraniano continua ad essere lo stesso regime corrotto e terrorista di sempre. Lo stesso Rouhani, parlando davanti ai Pasdaran, ha chiaramente detto di non voler toccare gli interessi economici delle Guardie Rivoluzionarie. Un accordo nucleare con l’Iran – fatto senza le giuste basi – non farebbe che chiudere l’attenzione internazionale sul regime iraniano, abbandonando il popolo al suo destino. Un assaggio di quanto diciamo lo abbiamo avuto poche settimane fa, quando le proteste per i diritti delle donne in diverse città iraniane, sono state represse senza alcuna reale condanna internazionale…Senza contare la reazione del regime iraniano al report dell’Inviato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed. Per Teheran è solo un servo alle dipendenze del Grande Satana (gli USA). Piccolo particolare da aggiungere: i Mullah hanno sempre negato all’inviato Onu l’ingresso in Iran…Se queste sono le premesse, non c’è alcun motivo per essere positivi…

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