Posts contrassegnato dai tag ‘Emirati Arabi Uniti’

Flag-Pins-Jordan-Iran

La Giordania ha deciso di richiamare per consultazioni il suo Ambasciatore a Teheran. La decisione di Amman arriva, significativamente, dopo la dura condanna dell’Organizzazione di Cooperazione Islamica contro l’Iran per il suo sostegno al terrorismo, e dopo il fallimento del vertice di Doha sul petrolio.

Come sottolineato da Mohammed Momani, Portavoce del Governo giordano, la decisione del Regno Hashemita e’ la diretta conseguenze dall’interferenza iraniana negli “affari interni dei Paesi Arabi” (Rferl.org).

La notizia della decisione di Amman arriva mentre negli Emirati Arabi Uniti viene processata una cellula di Hezbollah, accusata di aver lavorato dal 2004 al 2013 al servizio del regime iraniano e di aver raccolto informazioni sensibili sulla sicurezza degli Emirati. La cellula, per quanto e’ dato sapere, usava anche i ricatti sessuali per estorcere informazioni preziose (Gulf News).

Untitled

Sono parole durissime quelle usate dall’Inviato Speciale ONU per i Diritti Umani in Iran Ahmed Shaheed,contro il regime degli Ayatollah. Per Shaheed, infatti, i recenti arresti di giornalisti e attivisti per i diritti civili sono illegali e molto preoccupanti. “Zittire queste voci critiche e’ inaccettabile” – afferma l’inviato ONU – “colpisce il dibattito pubblico e priva gli iraniani e il resto del mondo di importanti fonti di informazione su quanto accade nel Paese“. Continua Shaheed: “l‘uso costante di accuse di quali la minaccia alla sicurezza nazionale, la propaganda contro il sistema e l’insulto alle autorità per perseguire giornalisti e attivisti, e’ totalmente in contraddizione con le norme internazionali legate al diritto di libera espressione e associazione“.

Nel comunicato ufficiale di condanna del regime iraniano, l‘inviato ONU fa nomi e cognomi delle persone perseguitate dal regime ultimamente. Per quanto concerne i giornalisti, Shaheed ricorda l’arresto e il processo in corso contro Jason Rezaian, inviato del Washington Post, fermato insieme alla moglie Yeganeh Salehi, corrispondente del quotidiano degli Emirati Arabi Uniti, The National. Il processo contro Rezaian e’ cominciato, a porte chiuse, il 25 maggio scorso, ma bisogna ricordare che l’inviato del Washington Post e’ stato arrestato nel luglio del 2014, passando quasi un anno di detenzione senza processo, senza accuse formali e senza diritto di difesa. “I giornalisti andrebbero protetti non perseguitati” – grida Ahmed Shaheed – “la detenzione e il processo contro Rezaian e la Signora Salehi non solo violano i diritti individuali, ma rappresentano anche una intimidazione per chi lavora nel settore giornalistico in Iran“.

khoshunat-alayhe-zanan-narges-mohammadi freeAtena-537x600

Altrettanto grave, quindi, e’ la detenzione e la condanna di diversi attivisti per i diritti umani del popolo iraniano. Prime fra tutte le due attiviste Atena Farghdani e Narges Mohammadi. Atena, come noto, e’ stata arrestata e condannata a 12 anni di carcere per alcune caricature critiche contro l’establishment politico iraniano. Il suo avvocato, come abbiamo ricordato, e’ stato anche lui fermato con l’accusa di “relazione immorale”, per aver stretto la mano di Atena durante una visita nel carcere di Evin. Narges Mohammadi, quindi, e’ stata arrestata e condannata nel maggio scorso e dovrà scontare sei anni di carcere. L’accusa contro di lei e’ quella di aver creato un gruppo contro la pena di morte (“Step by Step to Stop Death Penalty“), di aver incontrato l’ex Mrs. Pesc dell’EU, Lady Ashton, di aver manifestato contro gli attacchi con l’acido alle donne malvelate e di collaborare con il premio Nobel Shirin Ebadi (oggi in esilio a Londra).

Nonostante il chiaro abuso dei diritti umani, nonostante l’assenza di condanna da parte del Presidente iraniano Rouhani e, soprattutto, nonostante le condanne dell’ONU, le diplomazie Occidentali hanno totalmente taciuto in questi mesi. Sollecitati direttamente con lettere aperte e appelli da parte dagli attivisti, sia la nuova Mrs. Pesc, Federica Mogherini (link), sia il Ministro degli Esteri italiano e sia i Parlamentari Italiani (link), non hanno mai minimamente espresso una sola parola di condanna contro Teheran. Al contrario, hanno continuato ad elogiare Hassan Rouhani, inventando una “moderazione” del nuovo Governo iraniano, mai esistita. Va ricordato che, solamente dall’entrata in carica di Rouhani, oltre 1200 prigionieri sono stati impiccati, molto spesso senza neanche una comunicazione ufficiale. Tutto questo, proprio mentre la Farnesina si vanta di promuovere all’ONU la Moratoria Universale contro la Pena di MorteE’ tempo quindi di fermare questa “tempesta omertosa”. 

Nessun negoziato nucleare – per ora senza alcun successo – e nessuna guerra all’Isis – che l’Iran finge di combattere – possono infatti giustificare un silenzio disumano e colpevole. 

[youtube:https://youtu.be/z4oyk_ptRjc%5D

apertura

In questi giorni sta facendo molto parlare il tour che il Ministro degli Esteri iraniano Zarif sta facendo nel Golfo. Il messaggio che il regime iraniano intende inviare, secondo quanto dichiarato dai rappresentanti a Teheran (agenzia sotto), è quello di aprire una nuova fase nei rapporti diplomatici con i vicini arabi sunniti, improntata sul buon vicinato e sulla pacifica convivenza. In un incontro con il Ministro degli Esteri degli Emirati Arabi Uniti, Sheikh Sabah Khalid al-Hamad al-Sabah, Javad Zarif si era addirittura detto disposto ad aprire un dialogo sulle tre isole contese tra i due Paesi (Abu Musa e la Piccola e Grande Isola di Tunb). Peccato che, come al solito, agli annunci di piazza dei rappresentanti del Governo iraniano, facciano costantemente seguito secche smentite e, soprattutto, azioni totalmente contrarie agli obiettivi annunciati. 

Alle aperture di Zarif sulle isole contese con gli Emirati Arabi Uniti, infatti, ha immediatamente fatto seguito una secca smentita del Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano. In una nota ufficiale, la velatissima portavoce Marziyeh Afkham ha seccamente negato che Teheran abbia mai cambiato posizione sul tema e che quanto diffuso dai media è assolutamente privo di basi reali. Insomma, ancora una volta il regime illude i vari interlocutori internazionali negli incontri privati, per poi non mutare niente nella pratica. Esattamente come sta facendo con l’Occidente sul tema del nucleare. 

apertura 2

D’altronde, appare alquanto improbabile che la Repubblica Islamica possa aprire un dialogo vero su territori ove ha costruito delle basi militari navali di prima importanza. Nonostante la condanna internazionale, infatti, Teheran ha schierato la Flotta ad Abu Musa e controlla saldamente le strategiche isole di Tunb, fondamentali per monitorare lo Stretto di Hormuz. Pensare davvero che Teheran voglia restituire o solamente condividere il possesso di queste aree, è davvero privo di fondamento. Ciò che è vero, al contrario, è che la marina iraniana si sta rafforzando, inviando un messaggio ai vicini tutt’altro che pacifico. Tre navi da guerra si aggiungeranno presto alla Flotta già schierata e, con quest’ultime, verranno schierati anche dei nuovi sommergibili. Non solo: come le agenzie qui sotto dimostrano, la Repubblica Islamica ha anche lanciato una “forza navale ombra”, composta da piccoli mezzi veloci in mano ai miliziani Basij e ha annunciato lo schieramento della forza navale dei Pasdaran nelle acque internazionali.

Se questo è il segnale per indicare ai vicini la strada per la pacifica convivenza, c’è da sperare che il prossimo passo non sia una dichiarazione di guerra in nome dell’amore eterno…

navy 1

navy 2

navy 4

navy 6

navy 3

navy 5

Questo articolo sarebbe potuto cominciare con diversi argomenti, tutti legati alla sicurezza internazionale e alle minacce che il regime iraniano pone quotidianamente alla stabilità mondiale. Invece no, vogliamo iniziare questo pezzo con una notizia diversa, legata ai diritti umani. Il sito Payvand, in questi giorni, ha diffuso la notizia della reazione da parte di una donna ad un clerico iraniano che – in maniera oppresiva – l’aveva inseguita per importe di sistemare il suo velo. La donna, prima ha chiesto più volte al clerico sciita di allontanarsi poi, coltà dalla rabbia, lo ha spinto facendolo cadere a terra. Ovviamente la questione è diventata di dominio nazionale e, il clerico “ferito”, ha accusato la donna di averlo picchiato e costretto a tre giorni di ospedalizzazione.

Non vogliamo diventare retorici e reiterare la solita manfrina sulla “condanna della violenza”. E’ fin troppo ovvio che l’uso di metodi violenti, se possibile, deve essere evitato. La verità, però, è che in Iran esiste un regime che perseguita le donne e una polizia morale che, particolarmente dopo la presa del potere di Ahmadinejad, ha fatto della persecuzione delle donne, deglio oppositori politici, dei gay e delle minoranze, una prassi quotidiana. Purtroppo, nonostante le mille parole, il mondo ha sinora fatto troppo poco per difendere il popolo iraniano.

Il sostegno dell’Iran ad Assad: ormai, purtroppo, siamo alle comiche

Lo sappiamo: se Bashar al-Assad è ancora al suo posto, il “merito” è quasi tutto dell’Iran. Il sostegno di Teheran al dittatore siriano è, praticamente, incondizionato e sinora ha prodotto oltre 27,000 morti. Adesso, in aggiunta, sappiamo anche che la Repubblica Islamica invia uomini e armi a Damasco tramite aerei civili che attraversano i cieli iracheni e che uno degli ufficiali Pasdaran  coinvolti nella repressione delle dimostrazioni di piazza in Siria, è lo stesso che ha represso le manifestazioni popolari in Iran dopo le elezioni Presidenziali del 2009 (precisamente si tratta del Generale Hossein Hamedani).

Adesso, però, il colmo è stato raggiunto quando, pochi giorni fa, l’Iran ha proposto a Turchia, Egitto e Arabia Saudita di inviare suoi osservatori in Siria per “favorire la fine della violenza nel Paese”. Insomma, per dirla in poche parole: i consiglieri militari iraniani hanno ordinato ad Assad cosa fare, hanno dato soldi e armi al regime per non farlo cadere e ora pretendono di fare da mediatori per porre fine la conflitto. Che dire? Alla vergogna, a volte, proprio non c’è fondo…

L’AIEA condanna ancora l’Iran

L’AIEA – l’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica – sarebbe pronta a pubblicare una nuova risoluzione di condanna verso l’Iran. La bozza della risoluzione sarebbe già stato presentata a Stati Uniti, Cina, Russia, Gran Bretagna e Francia ed è entrata in possesso dell’istituto americano ISIS. Il testo, come è possibile vedere, condanna Teheran per i suoi inadempimenti in merito al programma nucleare ed esorta (“urge”), la Repubblica Islamica a dare immediata risposta alle domande dell’Agenzia Internazionale.

Nel frattempo, dopo l’Arabia Saudita, anche gli Emirati Arabi Uniti sono pronti a far partire il loro programma nucleare, questa volta grazie al sostegno del Canada. Ancora una volta, l’ennesimo effetto diretto della proliferazione nucleare generata dal programma atomico dell’Iran…