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Secondo quanto riporta la stampa internazionale, l’Italia avrebbe arrestato tre iraniani che andavano in giro con tre passaporti israeliani. I tre passaporti israeliani, ovviamente, non erano di loro proprietà, ma erano stati dimenticati dai loro legittimi proprietari.

Secondo le informazioni, dopo aver avvertito le autorità israeliane, l’Italia avrebbe espulso i tre verso la Turchia, via Serbia (totpi.com).

Le forze di sicurezza stanno investigando in merito alla possibilità che i tre volessero compire un attentato proprio contro obiettivi israeliani o ebraici in Italia.

Lo scorso gennaio, lo ricordiamo, due iraniani – una coppia che voleva raggiungere gli Stati Uniti – erano stati fermati in India, mentre tentavano di salire su un aereo di linea, proprio usando dei falsi passaporti israeliani. Nel 2014, invece, altri due iraniani erano stati arrestati a Nairobi, in Kenya, dopo aver tentato di entrare nel Paese africano con dei falsi passaporti israeliani. Sembre nel 2014, un iraniano era stato arrestato nel Laos, dopo aver usato un passaporto falso italiano (Changrai Times).

Che sia per terrorismo o immigrazione, questi casi ben dimostrano come, con i suoi traffici, il regime iraniano è un sogetto eversivo e pericoloso per la sicurezza dell’intera Comunità Internazionale!

 

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Dopo l’accordo nucleare, lei vede ancora la possibilità di una guerra tra Iran e Israele?”. Questa la domanda rivolta dal giornalista di Al Araby – quotidiano arabo stampato a Londra – ad Ali Akbar Salehi, attuale Direttore dell’Agenzia per l’Energia Atomica Iraniana (AEOI) ed ex Ministro degli Esteri di Teheran nel Governo del negazionista Ahmadinejad.

Israele” – ha risposto Salehi – “e’ sempre stata una minaccia vuota per l’Iran. Noi, non lo consideriamo nemmeno uno Stato, quindi sicuramente non una minaccia (Al Araby).  Questa la risposta secca dell’ex Ministro di Ahmadinejad, nominato a capo dell’AEOI direttamente dall’attuale Presidente “moderato” Hassan Rouhani.

Le parole del rappresentante iraniano arrivano a pochi giorni dalle elezioni per il rinnovo dell’Assemblea degli Esperti e del Parlamento, una tornata elettorale descritta dai media Occidentali come un punto di svolta nella politica del regime clericale. Eppure, guardando alle dichiarazioni rilasciate direttamente dai vertici di Teheran, questo punto di svolta resta difficile da percepire. Sia in tema di diritti umani che di politica estera.

Qualche settimana prima di Salehi, infatti, e’ stato l’Ambasciatore iraniano a Beirut, Mohammad Fathali, ad affermare che la Repubblica Islamica era pronta a pagare le famiglie dei terroristi palestinesi, morti durante quella che viene definita come “Terza Intifada” (Reuters). Una dichiarazione arrivata – guarda caso – in seguito alla visita di una delegazione di Hamas a Teheran (delegazione guidata da Mohammed Nasr e Osama Hamdan).

Una visita che rilancia l’asse tra i Mullah sciiti e la Fratellanza Mussulmana, tanto caro alla Guida Suprema Ali Khamenei, primo traduttore in Farsi di Sayyd Qutb. Secondo le poche informazioni apprese dai media, la delegazione di Hamas avrebbe, tra le altre cose, incontrato il Generale Qassem Soleimani, potente capo della Forza Qods dei Pasdaran (al Monitor).

Per la cronaca, nella lunga intervista rilasciata ad Al Araby, Salehi ha rimarcato l’intenzione dell’Iran di progredire nello sviluppo del programma missilistico – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – ha lanciato accuse contro buona parte dei Paesi sunniti del Golfo, primo fra tutti l’Arabia Saudita e ha ribadito che le attività nucleari dell’Iran proseguono a pieno ritmo (Al Araby).

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In occasione della Giornata della Memoria e quando ancora il Presidente iraniano Rouhani si trovava in Italia, la Guida Suprema Ali Khamenei ha rilasciato un nuovo video in cui – ancora una volta – mette in dubbio la veridicità dell’Olocausto. Peggio, guardando i personaggi che scorrono durante il filmato, si può apertamente dire che Khamenei promuove tutta la peggiore letteratura negazionista prodotta in Occidente dopo la Seconda Guerra Mondiale. Di seguito un piccolo estratto del video (video completo sul sito del MEMRI):

Non solo: il video sostiene apertamente anche la versione più radicale dell’Islam, che tra le altre cose si ricollega anche alla Fratellanza Mussulmana (nonostante le divisioni tra Sciiti e Sunniti). Khamenei, va ricordato, e’ il traduttore in Farsi dei testi di Sayyid Qutb, l’ideologo più radicale della “Jamaʿat al-Iḫwān al-muslimīn” (Foreign Affairs). Nel video, infatti, Khamenei rispolvera il concetto Qutbiano di “Jahiliyya” – ovvero di ignoranza – che Qutb applicava in primis a quei Paesi mussulmani che non seguivano i dettami del Corano. Proprio in nome di questo concetto, quindi, Qutb non solo giustificava la guerra contro il Dar al-Harb – la Casa della Guerra, in altre parole l’Occidente – ma anche la jihad contro i monarchi arabi considerati “infedeli”.

Questo nuovo video di Khamenei deve preoccupare quindi non solo per l’anima negazionista e la richiesta di una jihad contro Israele. Deve preoccupare anche perché, indirettamente, il video invita ad una jihad contro tutti coloro che – agli occhi del regime iraniano – sono colpevoli di essere “alleati del Grande e Piccolo Satana” (Stati Uniti e Israele). In altre parole, un invito al mondo islamico a colpire direttamente Paesi come l’Arabia Saudita, oggi probabilmente considerato da Teheran il primo nemico.

Vogliamo ricordare che, anche nel 2016, il regime iraniano organizzerà la mostra di vignette contro l’Olocausto. Un evento che l’Unesco ha apertamente condannato sul qualche, anche in questo caso, sarebbe interessante sapere la posizione del Governo Italiano…

STRANI AFFARI ESTERI

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Se non riguardasse un regime ideologicamente primitivo e medievale come quello iraniano, si stenterebbe a credere che la notizia sia vera. Riguardando pero’ la Repubblica Islamica, niente stupisce, considerando che l’odio verso il diverso, l’antisemitismo e il negazionismo e’ parte fondante dell’ideologia della Velayat-e Faqih. Parliamo di un articolo vergognoso pubblicato il 18 aprile scorso dal giornale iraniano Alef, il cui proprietario e supervisore e’ Ahmad Tavakkoli, membro del Parlamento iraniano, ex Ministro del Lavoro e Presidente del centro di ricerca del Majles. Il titolo dell’articolo pubblicato da Alef e’ assai eloquente: “Quale e’ il popolo piu’ sanguinario della storia dell’umanità?”. La risposta di Alef, ovviamente, e’ una sola: il popolo ebraico (qui il link al pezzo: http://goo.gl/V8723d).

L’articolo pubblicato dal quotidiano iraniano, corredato di immagini e video, pretende di avere una valenza accademica e richiama addirittura come fonte una supposta “Enciclopedia di Giudaismo” che, a detta dell’autore, proverebbe la natura criminale dell’ebraismo. Secondo Alef, quindi, lo spargimento di sangue non e’ una novità nella storia del popolo di Israele, considerando che “un esame dalla storia ebraica nei secoli passati, evidenzia chiaramente la sete di sangue propria della religione ebraica e la mistificazione fatta dagli Ebrei della fede e dei suoi insegnamenti”. 

Tanto per dimostrare il valore intellettuale di questo articolo, Alef cita le parole di Rafat Mustafa, siriano, noto per il suo antisemitismo e soprattutto per essere membro del partito siriano Baath, lo stesso del regime sanguinario ancora al potere oggi – grazie al regime iraniano – a Damasco. Riportando le parole scritte da Mustafa in una rivista egiziana, l’articolo di Alef denuncia come gli Ebrei usino il sangue per preparare il pane azzimo della Pasqua o per i rituali della circoncisione. Una vecchia tesi razzista, la cui valenza viene rafforzata secondo “Alef” dagli studi sul Talmud di Richard Burton (uno che ha vissuto nel XIX secolo…), anche egli noto per il suo antisemitismo e per il suo sostegno al razzismo scientifico. Soprattutto, pero’, Burton era un grande sostenitore dell’imperialismo britannico, lo stesso contro il quale il regime iraniano pretende di basare una delle ragione della sua esistenza…

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L’articolo si conclude con questa affermazione incredibile: “i crimini che abbiamo menzionato possono sembrare strani oggi, ma la tradizione sanguinaria degli ebrei non e’ cambiata. Considerando le restrizioni legali e le possibilita’ odierne di individuare velocemente un crimine…il rabbino beve immediatamente il sangue dei neonati ebrei dopo la circoncisione. Questo comportamento rende i bambini malati e ne determina la morte. Alef, tanto per rafforzare la sua tesi assurda, pubblica nell’articolo diverse immagini dei “moel” (i responsabili del rituale della circoncisione), mentre si avvicinano con la bocca al pene del neonato. Per la cronaca, questo rituale si chiama metzitzah b’peh, ovvero la completa pulizia del pene dopo la circoncisione che prevede un piccolo risucchio di sangue (che viene immediatamente risputato), al fine di pulire completamente il pene dal sangue. Esattamente il contrario di quanto afferma l’articolo antisemita di Alef, proprio perché nella tradizione ebraica e’ severamente vietato bere o consumare sangue in qualsiasi forma (la stessa carne kosher, ovvero quella permessa agli ebrei, deve essere macellata e consumata senza la presenza del sangue). 

Purtroppo, questo nuovo articolo di Alef rappresenta solamente un altro capito della tradizione antisemita del regime iraniano. Nonostante la presenza in Iran di migliaia di ebrei, infatti, dopo la rivoluzione islamica l’odio verso la storia del Popolo del Libro e la negazione dei drammi subiti dagli Ebrei, in primis l’Olocausto, e’ sempre stata parte integrante dalla retorica dei Mullah e dei Pasdaran. Una retorica negazionista e fascista, sostenuta oggi in primis dalla stessa Guida Suprema Ali Khamenei, non a caso primo traduttore iraniano de Sayyd Qutb (massimo ideologo dei Fratelli Mussulmani).  

Cio’ che lascia senza parole, quindi, non e’ tanto la scelta di Alef di pubblicare questo nuovo libello antisemita in stile Protocolli dei Savi di Sion, ma la passività Occidentale e la volontà delle democrazie nostrane – nate dopo il dramma dell’Olocausto e della lotta partigiana al nazifascimo – di voler dialogare e avere relazioni con un regime razzista, fondamentalista e jihadista. Un appeasement vergognoso che, non si caratterizza in alcun modo come “realismo”, ma solo come complicità…

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La twitter diplomacy del regime iraniano va avanti senza freno, profittando soprattutto del clima di appeasement internazionale. Lo staff di Ali Khamenei è particolarmente attivo, soprattutto dopo la pubblicazione della Letter for You, scritta dalla Guida Suprema e indirizzata ai giovani Occidentali per invitarli a “conoscere l’Islam”. Lo stesso Islam che i Mullah usano nella Repubblica Islamica per reprimere, perseguitare e punire chiunque si discosti dalla linea ufficiale. Dopo la pubblicazione della lettera, quindi, è iniziato un vero e proprio martellamento di tweets che, molto spesso, rasenta il ridicolo. Soprattutto per chi conosce quello che accade quotidianamente in Iran.

Proprio ieri, Khamenei ha pubblicato uno dei tweet maggiormente menzogneri. Come si legge nel testo, in concomitanza con i terribili massacri di Isis, la Guida Suprema iraniana ha scritto che in Iran, dopo la rivoluzione islamica, non sono stati mai registrati casi di attacchi da parte di Musulmani contro i non Musulmani. Si tratta di una delle peggiori bugie che il regime potesse tirare fuori. Soprattutto, se si considera che è proprio il vertice religioso al potere nel Paese che, usando accuse come “crimini contro l’Islam” (Moharebeh), “attività anti-Islamica” e “minaccia alla sicurezza nazionale”, ha messo in atto  e promuove le peggiori politiche di repressione verso le minoranze religiose.

Secondo la Costituzione iraniana, è importante ricordarlo, l’Islam sciita è la religione di Stato, mentre a tre minoranze religiose – i Cristiani, gli Ebrei e gli Zoroastri – è riconosciuto il diritto di esercitare la loro fede. Nonostante quanto previsto dalla Costituzione, il Governo di Teheran impone nelle misure restrittive molto dure, soprattutto i cristiani e gli zoroastri. Per questa ragione, sin dal 1999, gli Stati Uniti hanno inserito l’Iran all’interno del cosiddetto CPC, ovvero tra i “Country of Particular Concern” (i Paesi con particolare preoccupazione), per quanto concerne la libertà religiosa.

Secondo quanto denunciato dall’Inviato Speciale dell’Onu per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, la persecuzione contro le minoranze religiose in Iran resta altissima. Nonostante le raccomandazioni delle Nazioni Unite – recepite e non applicate da Teheran – nelle carceri iraniane languono decine e decine di Baha’i, Cristiani e musulmani sunniti. La situazione peggiore è quella dei Baha’i. Questa minoranza, infatti, non è affatto riconosciuta dal regime iraniano. Al contrario, religiosamente parlando, i Baha’i sono una setta peccatrice e il loro sangue è considerato mobah, ovvero che può essere versato senza impunità (contro di loro Khamenei ha emesso anche una fatwa). Secondo i dati pubblicati da Ahmad Shaheed e relativi all’agosto 2014, almeno 126 Baha’i sono oggi detenuti in Iran per motivazioni meramente religiose. Tra i detenuti ci sono anche sette fra i maggiori leader della Comunità Baha’i iraniana. Si trarra di Fariba Kamalabadi, Jamaloddin Khanjani, Afif Naeimi, Behrouz Tavakkoli, Saeid Rezaie, Vahid Tizfahm, e Mahvash Sabet. Arrestati nel 2011, sono stati condannati nel 2011 a 20 anni di carcere. Alla detenzione, va affincato un processo di attività criminale dei Pasdaran, volta a cancellare le tracce della secolare fede Baha’i da tutta la Repubblica Islamica. A tal fine, ad esempio, nel maggio del 2014 le Guardie della Rivoluzione hanno raso al suolo un cimitero Baha’i presso Shiraz. Anche nei media – attraverso articoli, programmi TV – i Baha’i sono dipinti come nemici dell’Islam e agenti delle “potenze straniere”. AI Baha’i, tra le altre cose, è precluso anche l’accusso ai servizi pensionistici.

Per i cristiani, la situazione non è miglioreA subire le peggiori repressioni sono i cristiani evangelici, capaci di raccogliere molto consenso nei giovani iraniani che, diverse volte, decidono di convertirsi. La conversione, ovvero l’abbandono dell’Islam, è considerato dal regime come apostasia e punito anche con la pena di morte. Attualmente, secondo quanto riportato dall’inviato Onu, almeno 49 cristiani sono detenuti nelle prigioni della Repubblica Islamica. Tra loro, il Pastore Saeed Abedini, arrestato nel settembre del 2012 e condannato a 8 anni di detenzione. Vogliamo ricordare che il Paestore Abedini è stato arrestato mentre lavorava alla costruzione di un orfanotrofio presso Rasht. La sua situazione di salute oggi è davvero pessima. Di recente la madre è fuggita dalla Repubblica Islamica per riparare in AmericaUn altro Pastore evangelico attualmente nelle carceri iraniane è Farshid Fathi: convertitosi al cristianesimo all’età di 17 anni, Farshid è stato arrestato dai Pasdaran nel 2010, rinchiuso nel carcere di Evin e accusato di minacciare la sicurezza nazionale. Nell’aprile del 2014, dopo essere stato selvaggiamente picchiato dalle guardie carcerarie, il Pastore Fathi è stato portato d’urgenza in ospedale.

Anche gli stessi musulmani vengono perseguitati nella Repubblica Islamica. Secondo i dati diffusi da Ahmad Shaheed nell’Ottobre del 2014, almeno 326 membri della minoranza sufi Gonabadi, sono stati fermati dal regime iraniano nel marzo del 2014. Stavano protestando contro l’arresto di tre loro correligionari: Mostafa Daneshjoo, Hamidreza Moradi e Farshid Karampour. Agli arresti, va aggiunta una attività di propaganda del regime molto dura. I Gonabadi, infatti, sono descritti come infedeli e Wahhabiti. La mano dura dei Mullah sciiti si abbatte anche contro i musulmani sunnitiAlmeno 15o musulmani sunniti sono detenuti in Iran, accusati di aver organizzato incontri e attività religiose. Anche per loro l’accusa è quella di attività contro l’Islam.

Infine, per chiudere “in bellezza”, vi riportiamo il caso dell’Ayatollah Kazemi Boroujerdi. In questo caso non si tratta di un rappresentante di una minoranza religiosa, ma di un Ayatollah sciita in piena regola. Noto come il Mandela iraniano, l’Ayatollah Boroujerdi è attualmente detenuto in Iran per la sua contrarietà alla visione khomeinista dello sciismo. Dalla sua resistenza di Qom, infatti, l’Ayatollah Boroujerdi si è sempre  battuto per un Iran democratico e per un Medioriente pacifico, libero dal terrorismo dei Pasdaran. Per le sue idee coraggiose, l’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e minacciato di morte. Le sue condizioni di salute, attualmente, sono disperate.

Per saperne di piu’ sulla persecuzione delle minoranze religiose in Iran, vi invitiamo a scaricare e leggere questi due report:

http://www.state.gov/documents/organization/222501.pdf

http://shaheedoniran.org/wp-content/uploads/2014/09/A-69-356-SR-Report-Iran.pdf

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[youtube:http://youtu.be/RzSwXKCwZRE%5D

Oggi, 27 gennaio 2015, ricordiamo la Giornata della Memoria, un ricorrenza stabilità dalle Nazioni Unite e dedicata alla commemorazione delle vittime dell’Olocausto, ovvero sulla politica di sterminio di una intera etnia (quella ebraica) e di ogni altra persona considerata diversa. Durante il regime di Hitler, ci furono diversi eroi nel mondo che, mettendo a repentaglio la loro vita, si prodigarono per salvare gli Ebrei. Uno di questi, considerato oggi un Giusto tra le Nazioni, fu il diplomatico iraniano (musulmano) Abdol Hossein Sardari. Nonostante l’alleanza tra l’allora regime iraniano dello Shah Reza Khan e la Germania, Sardari riusci a convincere i tedeschi che gli ebrei iraniani residenti a Parigi appartenevando ad una categoria speciale: essi erano discendenti diretti del periodo di Ciro il Grande e per questo andavano considerati come iraniani puri, non perseguitabili. Incredibilmente Sardari ebbe successo e convinse il criminale Heichman a giudicare ad escludere questa speciale categoria di ebrei, definita come Jugutis. Mille speciali permessi furono quindi concessi agli ebrei francesi di origine iraniana che, grazie ad un coraggioso diplomatico di Teheran, riuscirono a salvarsi la vita. Per il suo coraggio, Sardari è passato alla storia come lo Schindler iraniano.

Oggi, purtroppo, il coraggioso Sardari piangerebbe davanti all’uso politico, ideologico e criminale che il regime iraniano fa dell’Olocausto. Il negazionismo è alla base della Repubblica Islamica, tanto che quando l’attuale Ministro degli Esteri Zarif si azzardò a contraddire la linea ufficiale del regime, fu immeditamente convocato dal Parlamento iraniano per giustificare le sue parole. Con la stessa forza, quindi, Teheran portò in causa la CNN quando questa sostenne che il Presidente iraniano Rouhani aveva riconosciuto la veriticità storica della Shoah. Come noto, inoltre, il primo dei negazionisti (dopo la fine dell’esperienza Ahmadinejad), è proprio l’Ayatollah Khamenei che, usando il suo account Twitter, ha numerose volte ribadito la sua posizione negazionista.

Proprio in questi giorno, quindi, l’agenzia di stampa Fars News – vicina ai Pasdaran – ha annunciato l’apertura di un nuovo concorso internazionale di vignette dedicato all’Olocausto. Non si tratta del primo concorso di questo genere: una simile esibizione – purtroppo – fu promossa anche nel 2006 e chiaramente le vignette che vinsero non avevano nulla a che vedere con il ricordo del crimine perpetrato dal regime nazista. Il solo obiettivo del concorso del 2006, cosi come quello indetto in questi giorni, è quello di attaccare Israele e gli Stati Uniti, descritti come i Nazisti dell’epoca contemporanea. Tutto questo, come le vignette che vi riportiamo qui sotto dimostrano, non senza lasciar intendere che l’Olocausto sia tutta una grande bufala. Nel bando del concorso promosso in questi giorni dalla irancartoon.ir e dalla Shoyadaye Haftom Tir Sarcheshmeh, non c’è nulla che richieda ai partecipanti di descivere la tragedia del nazismo e della persecuzione ebraica. Al contrario, i soli tre paramentri richiesti, sono quelli di rimarcare la questione palestinese, la tragedia irachena e siriana e il diritto alla libertà di espressione, ovvero il diritto di negare la veriticità storica dell’Olocausto.

Dispiace vedere come un regime fanatico e medievale, sia riuscito a offuscare la grande storia dell’Iran e della sua cultura. Uno dei rari Paesi in Medioriente che, nonostante tutte le crisi, è riuscito a mantendere una Comunità ebraica numerosa e culturalmente prospera. Proprio a loro, quindi, dedichiamo questo articolo di denuncia, sapendo quanto oggi vorrebbero anche loro, liberamente, poter ricordare la tragedia accaduta ai loro fratelli e celebrare senza paura speciali preghiere nelle belle Sinagoghe di Teheran, Isfahan o di Shiraz.

Vignette negazioniste presentate al concorso promosso in Iran nel 2006

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Ancora una volta: senza parole! Questo il solo commento per il video che potete vedere qui sotto. Si tratta dello spezzone di un programma televisivo, trasmesso dalla rete nazionale iraniana IRIB. L’intervistato è il clerico iraniano Valiollah Naghipourfar, Professore all’Università d Teheran e considerato un esperto di “jinns“, ovvero delle creature soprannaturali considerate diaboliche nell’Islam. Come potrete vedere nel filmato, rispondendo ad una domanda in merito all’uso dei jinns per azioni di spionaggio,  Naghipourfar dichiara testualmente che “gli ebrei sono spesso associati con la stregoneria e i jinns. Infatti, molti stregoni sono Ebrei”. Dopo aver affermato che in Europa sono avvezzi a punire gli ebrei per stregoneria (in poche parole le persecuzioni dell’inquisizione medievale), il clerico iraniano ha rimarca come l’intero governo israeliano sia sotto l’influenza degli spiriti soprannaturali…Poi dicono che la Repubblica Islamica dell’Iran non è antisemita e razzista…