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Roya-Saghiri

Oggi vi presentiamo un’altra grande eroina iraniana, ovvero un’altra di quelle normali ragazze iraniane che in questo periodo si stanno ribellando al regime e alle sue regole oppressive.

L’eroina di oggi e’ Roya Saghiri, 24 anni, studentessa dell’Universita’ di Tabriz. Roya e’ stata arrestata a gennaio 2018, per aver preso parte alle proteste anti-regime di quei mesi. Oltre a protestare contro il regime, Roya ha anche rimosso in pubblico l’hijab. Per queste ragioni, nel luglio del 2018, Roya e’ stata condanna a due anni di carcere (accusata di “propaganda contro lo Stato”, “insulto alla Guida Suprema”, “disturbo della quiete pubblica per aver partecipato a proteste illegali” e “aver rimosso il velo islamico in pubblico”).

Di Roya esiste esisteno una foto straordinaria che la immortala mentre sorride durante l’arresto e un video che la mostra mentre cammina al fianco di una agente della polizia morale iraniana.

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nasrin

L’avvocatessa per i diritti umani Nasrin Sotoudeh, ormai detenuta da mesi, ha deciso di rinunciare alle visite famigliari, come forma di protesta contro la richiesta del Procuratore di indossare l’hijab durante gli incontri in carcere.

La notizia e’ stata data dalla figlia di Nasrin, Mehraveh Khandan, che ha dichiarato di aver ricevuto una lettera direttamente dal Procuratore, dopo aver incontrato la madre nel carcere di Evin a Teheran, il 16 settembre scorso.

Non solo: oltre ad aver rifiutato l’hijab, Nasrin ha anche rifiutato di firmare un impegno scritto, impegnandosi ad indossare lo chador, il velo islamico che lascia in mostra il volto e le mani.

Ricordiamo che Nasrin e’ stata arrestata nuovamente il 3 giugno 2018, per aver preso parte a proteste pacifiche contro il regime. Una volta arrestata, Nasrin ha dichiarato uno sciopero della fame di tre settimane, in protesta contro le persecuzioni del regime alla sua famiglia e ai suoi amici. Il 4 settembre scorso, quindi, le forze di sicurezza iraniane hanno arrestato anche Reza Khandan, il marito di Nasrin. Reza e’ stato arrestato da agenti del MOIS, ovvero del Ministero dell’intelligence iraniano, alle dirette dipendenze del Presidente Rouhani.

nasrin

Nasrin Sotoudeh, la nota avvocatessa per i diritti umani iraniana, ha dichiarato lo sciopero della fame. La decisione di Nasrin, in carcere ormai dal mese di giugno, e’ stata annunciata dal marito Reza Khandan, sabato scorso.

Secondo quanto scritto da Reza, Nasrin ha scelto la protesta estrema, dopo la decisione del regime non solo di perseguitare nuovamente lei, ma anche la sua stessa famiglia, i parenti e addirittura gli amici. Il 18 agosto scorso, senza alcun preavviso, gli agenti del Ministero dell’Intelligence iraniano – alle dirette dipendenze del Presidente Rouhani – sono entrati contemporaneamente nella casa di Nasrin, in quella di sua cognata Fatemeh Khandan e in quella di un suo amico – attivista per i diritti civili – Mohammad Reza Farhadpour.

Il 26 agosto scorso, incontrando il suo legale in carcere, Nasrin lo ha informato in merito alle accuse che il regime le contesta. Secondo Nasrin, il regime l’accusa di tre nuovi reati: 1- aver chiesto un referendum sul sistema islamista al potere; 2- aver organizzato manifestazioni di protesta; 3- aver assistito coloro che volevano creare delle “chiese domestiche”, ovvero i mussulmani che hanno abbandonato l’Islam per convertirsi al cristianesimo evangelico. A queste tre accuse, si sommano le cinque gia’ annunciate a Nasrin da tempo: insulto alla Guida Suprema, messa a rischio della sicurezza nazionale, aver creato gruppi contro la sicurezza nazionale, propaganda contro lo stato e spionaggio.

Ricordiamo che Nasrin Sotoudeh e’ stata gia’ arrestata una prima volta nel 2010 e condannata a sei anni di carcere per “propaganda e “cospirazione”. Nel 2013, quindi, e’ stata rilasciata.

Il 22 agosto scorso, 60 eurodeputati, hanno inviato una lettera al Presidente Rouhani chiedendo l’immediata liberazione di Nasrin Sotoudeh. Tra loro, una sola italiana, Barbara Spinelli. Dall’Italia, invece, silenzio totale. Silenzio dalla Farnesina, silenzio dai sindacati – che pure spesso amano dilettarsi in politica estera – e silenzio soprattutto da quelle tante buoniste progressiste, sempre pronte a finire sui giornali quando le telecamere sono accese.

 

mohammadi

Il 13 agosto scorso, la nota attivista per i diritti umani iraniana Narges Mohammadi, e’ stata trasferita d’urgenza dal carcere di Evin, all’ospedale di Teeran. Secondo quanto ha denunciato suo marito Taghi Rahmani – che da anni vive in esilio in Francia – Narges e’ stata ricoverata per forti dolori ai reni. Ad oggi, non e’ noto se Narges debba o meno subire un intervento chirurgico.

Secondo quanto denuncia il Centro per la Difesa dei Diritti Umani, con cui la Mohammadi collabora da anni, lo scorso mese – durante un breve ricovero – i dottori hanno scoperto che la Mohammadi ha un tumore all’apparato digestivo. I medici hanno chiesto quindi immediatamente di poter svolgere tutti gli esami necessari, ma i responsabili del carcere di Evin hanno negato il permesso all’ospedalizzazione e hanno riportato l’attivista in prigione.

Ritornata in carcere, la Mohammadi ha sofferto costantemente di nausea e perdita di peso (fino a sei chilogrammi in poche settimane). Il 12 agosto, quindi, Narges ha avuto delle convulsioni e degli attacchi epilettici. Solo allora, i dirigenti di Evin hanno concesso il ricovero.

Ricordiamo che Narges Mohammadi e’ stata arrestata la prima volta nel 2009 e condannata a 11 anni di carcere per “messa a repentaglio della sicurezza nazionale”, “propaganda contro il regime” e per la sua attivita’ in favore dei prigionieri politici e contro la pena di morte. In seguito a gravi problemi di salute, la condanna e’ stata ridotta a sei anni di carcere, fino alla scarcerazione temporanea nel 2013. Purtroppo, nel 2015, Narges Mohammadi e’ stata riportata in carcere e, un anno dopo, condannata dal giudice Abolghasem Salavadi a 16 anni di carcere (confermati in appello). Narges Mohammadi e’ madre di due figli e da anni, ormai, il regime le nega persino il diritto di vedere i suoi bambini.

women-iran

Il regime iraniano ha “perculato” ancora i media progressisti internazionali: durante i mondiali di calcio in Russia, infatti, era stato aperto lo stadio Azadi di Teheran anche alle donne, per poter vedere le partite del “Team Melli”.

Immediatamente, i media si erano affrettati a scrivere che la Repubblica Islamica aveva revocato il bando di ingresso allo stadio, imposto dopo la Rivoluzione del 1979. Ricordiamo che, secondo la mente malata degli islamisti, le donne non possono entrare allo stadio per non “eccitare la libido maschile”. Cosi come, secondo una recente fatwa di Khamenei, non possono pedalare in pubblico…

Ad ogni modo, in queste ore la Vice Presidente iraniana Masoumeh Ebtekar – responsabile anche delle materie attinenti a Famiglia e Donne – ha negato che il bando sia stato revocato. La Ebtakar ha affermato che quanto accaduto lo scorso mese allo stadio Azadi e’ stata una deroga eccezionale e temporanea al divieto, e che non c’e’ alcuna intenzione da parte della Guida Suprema Khamenei di revocare il divieto in maniera permanente.

velo iran

Maryam Shariatmadari, una delle ragazze che si sono tolte pubblicamente il velo in protesta contro le leggi della Sharia, e’ stata condannata ad un anno di carcere dalla Corte Criminale di Teheran, Sezione 1091. Secondo la Corte, Maryam avrebbe “incoraggiato la corruzione rimuovendo il suo hijab“.

La protesta di Maryam, avvenuta il 23 febbraio del 2018 a Teheran, fu repressa in maniera particolarmente cruenta: Maryam non fu solo arrestata, ma fu fisicamente scaraventata per terra da un poliziotto e successivamente costretta ad essere operata per le conseguenze della caduta.

Maryam Shariatmadari, studentessa di informatica presso la Amir Kabir University, e’ la seconda donna che viene condannata al carcere per aver protestato contro il velo obbligatorio. Prima di lei, all’inizio di marzo, Narges Hosseini era stata condanna a due anni di detenzione per la stessa motivazione.

La cosa incredibile e’ che, mentre le ragazze iraniane vengono sbattute in prigione per aver lottato per la loro libertà e dignità, la Repubblica Islamica salva dal carcere personalità accusate di abusi sessuali. Il caso più noto e’ quello di Saeed Tousi, Tousi e’ uno dei recitatori del Corano più noti in Iran ed e’ il preferito dell’Ayatollah Khamenei. Accusato di pedofilia, Tousi e’ stato prima condannato a quattro anni di carcere e poi assolto completamente, grazie all’intervento diretto della Guida Suprema.

Le ragazze arrestate per aver protestato contro l’hjiab sono seguite anche dall’avvocatessa Nasrin Sotoudeh, nota a livello internazionale per la sua battaglia in favore dei diritti umani. Nasrin, con un collega, segue anche Shaparak Shajarizadeh, un’altra donna arrestata per le stesse ragioni.

Ricordiamo che, secondo l’articolo 638 del Codice Penale iraniano, “chiunque commetta un atto haram (impuro) in un luogo pubblico o per strada” oltre ad una condanna al carcere, rischia anche di ricevere ben 74 frustate.

Il video della protesta di Maryam Shariatmadari

 

 

 

velo iran

La scorsa abbiamo mostrato un video in cui era possibile vedere una ragazza iraniana che, mentre protestava in piedi su una cabina elettrica contro il velo obbligatorio, veniva aggredita da un poliziotto e scaraventata a terra.

Quando abbiamo pubblicato quel video, ancora non avevamo molte notizie sulla ragazza, compresa la sua identità. Purtroppo, la storia non e’ terminata al brutto video che abbiamo mostrato.

La ragazza, dopo l’aggressione, e’ caduta a terra e si e’ rotta un ginocchio. Senza alcuna pietà, le forze di sicurezza prima di portarla in ospedale, l’hanno arrestata. Dopo il suo fermo, sono uscite alcune informazioni sulla sua identità: il nome della ragazza e’  Maryam Shariatmadari, ha 32 anni, ed e’ una studentessa della Università Amir Kabir.

Dopo il fermo, Maryam e’ stata trasportata all’ospedale Vali Asr, ove le e’ stata diagnosticata la rottura del ginocchio e la necessita’ di subire una operazione chirurgica. Incredibilmente, Maryam ha dovuto aspettare ore per essere operata perché, gli agenti che la controllavano, hanno ricevuto una chiamata con l’ordine di andare ad interrompere una “festa mista” nella capitale (ovvero una festa tra uomini e donne insieme).

Dopo l’intervento, a Maryam sono state negate le necessarie cure mediche post-operatorie ed e’ stata sbattuta in cella senza alcuna pietà. Tra le altre cose, come riporta il quotidiano iraniano Shargh, anche la madre di Maryam e’ stata detenuta per venticinque ore, per aver chiesto notizie della figlia.

Rportiamo anche che, nonostante il video e le testimonianze, a Maryam e’ stato negato il diritto di denunciare il poliziotto che l’ha aggredita. Peggio, il Ministero dell’Interno iraniano ha ufficialmente preso posizione in favore dell’agente.

Ad oggi, ventinove persone sono state arrestate per aver protestato contro il velo obbligatorio. Purtroppo, di molte delle persone fermate non siamo a conoscenza dei nomi. Questi coraggiosi attivisti sono oggi in custodia presso diversi centri detentivi iraniani, spesso senza neanche aver avuto il diritto di comunicare con i loro famigliari.