Posts contrassegnato dai tag ‘Donne’

img

Nel video che vi mostriamo in basso, ripreso durante le elezioni presidenziali svoltesi in Iran, si vede una ragazza di Isfahan ballare sul tetto di una macchina. Questo video amatoriale e’ straordinario per almeno due motivi: il primo e’ che in Iran e’ vietato per le donne ballare in pubblico. Il secondo, che la ragazza non porta alcun velo, obbligatorio nella Repubblica Islamica.

Ora, qualunque sia l’analisi del voto presidenziale che si può scrivere, una cosa e’ certa: nonostante le speranze Occidentali e nonostante le speranze di questa stessa ragazza iraniana, nessun Presidente ne rappresenterà veramente le istanze di libertà a cui ella aspira. Cosi come nessun Presidente iraniano, rappresenterà la voce degli oltre 800 prigionieri politici presenti nelle carceri del regime, il cui grido viene totalmente ignorato da buona parte del mondo democratico.

Le ragioni sono semplici. Se il regime ascoltasse la voce di questa ragazza, dovrebbe abolire l’obbligatorietà del velo, approvare la parità di genere tra uomo e donna, permettere alle ragazze di cantare liberamente, di ballare in pubblico e di andare in bicicletta senza rischiare di essere accusate di “provocare la libido maschile”. Nessuno Rouhani ascolterà le parole dei prigionieri politici, perché se cosi fosse, egli stesso dovrebbe farsi da parte, avendo contribuito alle peggiori repressioni delle proteste popolari dal 1979 ad oggi (a cominciare dal massacro degli studenti dell’università di Teheran nel 1999 e dall’Onda Verde nel 2009).

Cio’ che serve al popolo iraniano e al mondo intero, non e’ un nuovo presidente, ma un nuovo Iran. Ovvero una vera Festa della Liberazione: la liberazione da un regime fondamentalista, teocratico e naturalmente portato alla repressione civile. Solo in questo giorno, allora, potremmo davvero festeggiare. 

woman iran veil

Il video che vi mostriamo oggi e’ stato pubblicato sulla pagina Facebook “My Stealthy Freedom” – la Mia Libertà Rubata – lanciata dalla giornalista iraniana Masih Alinejad per lottare contro l’obbligatorietà del velo in Iran e per i diritti delle donne nella Repubblica Islamica.

Il video, della durata di soli 30 secondi, mostra una coraggiosa ragazza iraniana di Teheran, mentre resiste all’arresto da parte della polizia morale. Come si vede nel filmato, la ragazza riesce a non entrare nel van della polizia ma, mentre sta per attraversare la strada, l’autista del van continua a spingere sull’acceleratore, investendo la ragazza stessa. 

Riteniamo che non serva aggiungere altro, se non che questo nuovo filmato, dimostra quanto sia importante continuare a lottare per la democrazia in Iran e per la dignità di un popolo oppresso da una teocrazia misogina e fondamentalista!

narges1

Oggi – 21 aprile – la capitale d’Italia, Roma, celebra il suo Natale. Questa data pero’ e’ importante anche per il popolo iraniano: oggi, infatti, si festeggia il compleanno di Narges Mohammadi, donna coraggiosissima, paladina dei diritti umani e della democrazia per l’Iran.

Purtroppo, Narges Mohammadi passera’ questo giorno speciale in una triste cella del carcere iraniano di Evin, ove e’ stata imprigionata nuovamente dal maggio del 2015, accusata di rappresentare una minaccia alla sicurezza nazionale. Con questa folle imputazione, Narges e’ stata condannata a 16 anni di detenzione. 

Ovviamente, Narges non rappresenta affatto una minaccia alla sicurezza nazionale, per come intendiamo in Occidente questo tipo di imputazione. Narges non e’ una terrorista, non ha alcuna arma in casa e non piazza nessuna bomba per il Paese. Narges ha solo un’arma che silenzia mai: la sua voce. La sua voce rappresenta la minaccia più grande per la Repubblica Islamica: la sua voce in favore dei detenuti politici, la sua voce al fianco del premio Nobel Shirin Ebadi – oggi costretta all’esilio – la sua voce contro la pena di morte, la sua voce per l’uguaglianza tra uomo e donna in Iran (No Pasdaran).

narges 2a

Nel settembre scorso, Narges Mohammadi ha presentato appello contro la sua condanna. Ha anche protestato per la decisione del regime, di impedirle di avere ogni tipo di contatto con i suoi figli neanche adolescenti. Appena un mese fa, a marzo, Narges e’ riuscita a far uscire dal carcere una lettera, poi pubblicata, in cui affermava che, nonostante tutte le ingiustizie che sta subendo, e’ ancora più determinata a lottare per i diritti umani in Iran. Ad inizio di questo mese, quindi, il marito di Narges Mohammadi, Taghi Rahmani, ha rivelato che il regime ha offerto a Narges la libertà su cauzione, in cambio del suo definitivo silenzio su tutte le questioni politiche e sociali (Iran Human Rights). Offerta declinata coraggiosamente dalla stessa Narges (Taghi Rahmani vive oggi a Parigi con i due figli di Narges, nella speranza di dar loro una vita normale, nonostante l’assenza coatta della loro madre).

narges 3b

Teoricamente, Narges rappresenta tutto ciò per cui il mondo democratico dovrebbe lottare e impegnarsi, per l’Iran. Purtroppo, in nome del business, l’Occidente ha abbandonato eroine come Narges Mohammadi, contribuendo a far calare sulla sua storia, un velo pietoso di omertà e silenzio. 

Per quanto ci riguarda, pero’, non smetteremo mai di raccontare la storia di Narges, fino ad ottenere la sua liberazione e il suo diritto di vivere in un Paese democratico e laico!

billboard

Quello che vi mostriamo qui sopra, e’ un tipico cartellone di avvertimento che potreste trovare nella Repubblica Islamica dell’Iran, prima di fare il vostro ingresso in uno stadio.

Nel cartellone, insieme ad una serie di norme da osservare, sono riportati alcuni divieti all’ingresso. In particolare, scritto nero su bianco, viene fatto divieto di far entrare “cani, gatti e donne all’interno dello stadio”. Una proibizione medievale e inaccettabile, che continua a sopravvivere per colpa di una interpretazione fondamentalista della legge islamica (Twitter).

Purtroppo, invece di condannare il regime iraniano per queste norme razziste, molti media Occidentali hanno anche dato spazio ad alcune manifestazioni sportive organizzate in Iran di recente, a puro scopo propagandista. Una di queste e’ stata la maratona internazionale di Teheran: cosi internazionale che le donne arrivate da diverse parti del mondo, hanno dovuto correre separatamente dagli uomini e lontano da spazi esterni (allo scopo di non solleticare la libido maschile). Una decisione che ha fatto infuriare diverse delle partecipanti straniere (che, ad onore del vero, avrebbero dovuto avere il coraggio di boicottare l’evento).

Nonostante i divieti, diverse donne iraniane hanno protestato contro le discriminazioni. Alcune addirittura, si sono travestite da maschio e sono riuscite, talvolta, ad eludere la sorveglianza ed entrare negli stadi. L’ultimo caso noto e’ avvenuto nel febbraio 2017, quando otto donne sono state arrestate durante la partita Esteghlal F.C. – Persepolis F.C., per essersi travestite da uomini ed entrate clandestinamente allo stadio di Teheran. Ovviamente e disgraziatamente, tutte queste ragazze sono oggi sotto processo in Iran (Memri).

Dubitiamo che qualche femminista italiana avrà il coraggio di scendere in piazza per la loro libertà…

pic-1

Purtroppo siamo costretti a dare la notizia dell’arresto di Farzaneh Jalali, curda iraniana, nota per essere una attivista dei diritti delle donne e per i diritti civili.

La Jalali è stata arrestata il 23 febbraio scorso presso Kermanshah, dagli agenti del Ministero dell’Intelligence. L’arresto è avvenuto improvvisamente, senza alcun mandato legale e senza una accusa precisa.

Farzaneh è stata fermata dagli agenti mentre si trovava vicino ad un ufficio postale e le è stato confiscato il telefono. L’attivista iraniana, secondo le informazioni che giungono dall’Iran, ha fatto resistenza al fermo ed è stata caricata sulla vettura degli agenti con la forza (Kurdistan Human Rights).

Dopo l’arresto, Farzaneh Jalali è stata trasferita nel centro detenutivo di Meydan Naft, sotto il controllo del Ministero dell’Intelligence. In un raid a casa della madre, gli agenti hanno sequestrato il computer, alcuni libri e dei manoscritti di Farzaneh. Materiale che, ovviamente, verrà usato contro di lei in sede processuale.

Come suddetto, Farzaneh Jalali è una femminista, attivamente impegnata nei diritti delle donne e per i diritti civili e democratici del popolo iraniano. Per questo suo impegno e per le proteste pacifiche a cui ha preso parte da studentessa della Università Islamica di Teheran, è stata espulsa dal sistema scolastico nel 2010 (e riammessa solo recentemente, dopo aver superato un difficile esame).

In questo periodo, Farzaneh si stava occupando di aiutare degli studenti di una scuola elementare del villaggio di Shinabad – Provincia dell’Azerbaijan Occidentale – rimasti bruciati durante un rogo scoppiato nella loro scuola nel dicembre del 2012. Studenti abbandonati completamente dal regime (Iran Human Rights).

c5j4joduwaafxl1

pic1

La bella ragazza della foto in alto, si chiamava Mahdi Mir Kwame ed era un architetto e una attivista democratica curda. Il 5 febbraio scorso, Mahdis è stata convocata all’ufficio dell’intelligence di Krmashan, dove è stata rinchiusa per due giorni nelle prigioni del palazzo, e sottoposta a numerosi interrogatori.

L’8 febbrao scorso, quindi, appena un giorno dopo il suo rilascio, la giovane Mahdis ha deciso di suicidarsi, ingerendo un quantativo eccessivo di sonnifero. Secondo quanto riporta al-Arabiya, la decisione di commettere un gesto estremo da parte di Mahdis è direttamente ricollegata alle violenze subite in carcere. Sembra che la giovane è stata anche violentata dalle guardie carcerarie del Ministero dell’Intelligence. Mahdis aveva solo 26 anni (Hegaw).

Appena poche settimane prima, il 15 gennaio scorso, un’altra attivista curda residente a Krmashan, si era uccisa dopo essere stata detenuta per ben quattro mesi, ovviamente senza alcuna accusa e processo formale. La giovane si chiamava Shiler Farhadi e aveva solo 23 anni.

pic2

pic-1

Neanche un mese dopo la vergognosa passeggiata delle “femministe” del Governo svedese in Iran, è già crisi diplomatica tra Stoccolma e Teheran. Appena l’11 febbraio scorso, infatti, il Primo Ministro svedese Stefan Lofved si era recato a Teheran con una importante delegazione, principalmente composta da donne (11 donne su 15 membri totali della delegazione). Nella delegazione, anche il Ministro del Commercio svedese Ann Linde. Lofved era stato anche ricevuto da Ali Khamenei e la Guida Suprema gli aveva dedicato un tweet ad hoc, rimarcando come in Iran la Svezia fosse vista positivamente (Twitter).

La delegazione svedese, però, era stata oggetto di importanti critiche a livello internazionale perchè, a dispetto del femminismo di cui si fa vanto il Governo di Stoccolma (si autodefinisce il “primo Governo femminista del mondo”), le delegate svedesi giunte a Teheran si erano mostrate tutte velate e con il capo chino, davanti ai clerici iraniani. Tra le critiche più dure giunte in quel periodo, segnaliamo quella della giornalista iraniana Masih Alinejad, fondatrice della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, contro il velo obbligatorio in Iran. Masih Alinejad aveva descritto le scelte della delegazione svedese, come uno schiaffo in faccia ai diritti delle donne iraniane (Facebook).

Come suddetto, appena pochi giorni dopo questi incontri in Iran, si è aperta una crisi diplomatica tra Svezia e Iran. La crisi è stata determinata scelta del Governo svedese avviare le preocedure per persentare alle Nazioni Unite una risoluzione di condanna dell’Iran, per gli abusi sui diritti umani (dovrebbe essere presentata il prossimo 10 Marzo). In reazione alla mossa svedese, il Portavoce del Ministero degli Esteri iraniano Bahram Qassemi, ha accusato Stoccolma di agire per contro “del regime Americano e di Tel Aviv”. con lo scopo di “creare una ondata di Irano-fobia” (Press TV).

Nuovamente, il regime iraniano non riesce a mantenere sino alla fine relazioni positive con un potenziale partner. Cosi come per la crisi diplomatica in corso con la Turchia, la Repubblica Islamica non riesce a nascondere la sua natura intollerante e fondamentalista.