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Nucleare Iran. Emma Bonino in conferenza

Nelle ultime settimane, Emma Bonino e’ praticamente stata costantemente presente sui maggiori media del Paese. Non solo sulla carta stampata, ma anche in TV, la Bonino ha dispensato le sue perle di saggezza, attaccando a tutto spiano lo stesso Governo – in particolare il Ministro dell’Interno Minniti – per quanto concerne la nuova strategia con la Libia e l’immigrazione.

Non entriamo nel merito delle singole questioni: grazie al Cielo Emma Bonino, con grande dignità, e’ riuscita a vincere la sua battaglia contro il tumore, ed e’ sicuramente libera di esprimere le sue opinioni. Il problema e’ uno solo: l’ipocrisia che si cela dietro tutto questo protagonismo.

Da Ministro degli Esteri italiano, infatti, la Bonino non si e’ fatta alcuno scrupolo a mettere totalmente da parte i diritti umani, per portare avanti la sua strategia con l’Iran. In questa veste, infatti, Emma Bonino ha solo di striscio parlato dei diritti umani in quel Paese, esprimendo una sola volta soddisfazione per la liberazione di alcuni prigionieri politici. Tra loro anche Nasrin Sotoudeh, oggi praticamente impossibilitata a lasciare la Repubblica Islamica. Per il resto, un assordante silenzio.

Peggio: da Ministro degli Esteri italiano, la Bonino si e’ recata in Iran in visita ufficiale, dichiarando davanti ai media che “l’Italia vuole vincere la gara di amicizia e collaborazione con Teheran“. Questo quando, appena poco prima, il regime l’aveva obbligata ad indossare il velo, nonostante la sua contrarietà.

Proprio mentre la Bonino si apprestava ad arrivare a Teheran, era il dicembre del 2013, Khamenei pubblicava un nuovo tweet negazionista dell’Olocausto. Nonostante tutto, giunta nella capitale iraniana, Emma non ebbe nulla da dire in merito, cosi come non ebbe nulla da dire – neanche di striscio – in merito ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica e sull’uso della pena di morte.

Ci permettiamo di non parlare nemmeno dei dialoghi sui diritti umani tra Italia e Iran a Siracusa, datosi che a parlare di diritti umani in Iran, in quelle occasioni, sono stati i rappresentanti stessi del regime iraniano, primo fra tutti Mohammad Javad Larijani, a capo di un Consiglio per i Diritti Umani della Repubblica Islamica, che praticamente certifica e approva tutti gli abusi del regime stesso. Quei “dialoghi di Siracusa” hanno solo peggiorato lo stato dei diritti umani in Iran, perché hanno permesso al regime di silenziare le critiche, senza cambiare nulla nei fatti.

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L’attivismo in favore del regime iraniano da parte di Emma Bonino, purtroppo, non si e’ fermato nemmeno dopo la fine del suo ruolo istituzionale. Solamente nel Novembre del 2014, Emma Bonino ha promosso e firmato un appello pubblico in favore dell’accordo nucleare con l’Iran, nonostante fosse palese – come poi dimostrato – che il regime iraniano non avesse alcuna intenzione di rispettarlo veramente (e le violazioni oggi sono assolutamente provate, in primis quelle legate ai test missilitici).

Senza contare tutte le prese di posizione di Emma Bonino sulla Siria, ove pretese di includere il regime iraniano nei negoziati, di fatto trasformando quello che era un ruolo di oppressore nel conflitto da parte di Teheran, in un ruolo di attore riconosciuto, senza concedere nulla in cambio, ne sul piano politico, ne su quello militare.

Concludendo, lo ripetiamo, rispettiamo il diritto di Emma Bonino di esprimere liberamente le sue opinioni e siamo contenti di vederla attiva, segno della sua guarigione. Premesso questo, non accettiamo i doppi standard e le ipocrisie. Non e’ possibile ergersi a paladina solamente sui temi caldi della politica nazionale, allo scopo – neanche troppo velato – di ritagliarsi una posizione nello scenario politico italiano del prossimo futuro (aspirazione legittima). Bisognerebbe avere il coraggio di condannare anche chi, come il regime iraniano, porta avanti abusi quotidiani, senza avere ormai più l’attenzione dei media Occidentali, totalmente appiattiti sul tema di Isis.

Bisognerebbe avere il coraggio di non dimenticare, come fece Marco Pannella, come fanno oggi i coraggiosi militanti di Nessuno Tocchi Caino!

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Qualche giorno addietro, abbiamo pubblicato una lettera aperta alla Presidente della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia, Debora Serracchiani, chiedendo lumi sul suo recente viaggio in Iran. Lo abbiamo fatto soprattutto alla luce di un suo post Facebook, pubblicato nel 2011, in cui chiedeva all’allora Ministro degli Esteri Franco Frattini di non dimenticare il tema dei diritti umani durante una visita in Cina (No Pasdaran).

Ovviamente, non abbiamo ricevuto alcuna reazione alla lettera aperta (anzi, un paio di volte il post della lettera e’ sparito dal Facebook della Serracchiani…). Cosi come non abbiamo sentito alcun commento relativo al tema dei diritti umani, fatto dalla Presidente Serracchiani in occasione del suo arrivo a Teheran.

Ci svegliamo oggi con qualcosa di “più incredibile”. A detta dell’agenzia di stampa IRNA, la Serracchiani a Teheran avrebbe evidenziato l’esistenza di “similarità oltre l’immaginato” tra la nazione Iran e quella Italia. Scorrendo il testo dell’articolo, quindi, scopriamo ancora che l’unico riferimento a questa “similarità” e’ dato dall’ospitalità iraniana – del popolo iraniano… – verso l’ospite straniero. Assolutamente vero. Allo stesso tempo, visto che la Serracchiani avrebbe parlato di somiglianze che vanno oltre l’immaginazione, ci sono a tal proposito alcune domande che vorremmo rivolgere alla Presidente del Friuli Venezia Giulia.

Nel merito, quindi, vorremmo solamente sapere se:

  • anche in Italia in soli due anni sono stati impiccati 2000 detenuti, diversi dei quali per ragioni etniche o politiche?
  • anche l’Italia ha come abitudine quella di impiccare esseri umani in piazza, davanti a bambini?
  • anche in Italia alle bimbe di sette anni e’ imposto il velo a scuola?
  • anche in Italia, secondo la legge, la vita della donna e la sua testimonianza legale valgono meta’ di quella dell’uomo?
  • anche in Italia si emettono fatwe che considerano le minoranze religiose, in primis i Baha’i, come dei peccatori a cui e’ vietato persino avvicinarsi?
  • anche in Italia per chi decide di lasciare la sua fede religiosa e abbracciarne un’altra, e’ prevista la pena di morte per apostasia?
  • anche in Italia si viene condannati a morte per il “reato di omosessualità”?
  • anche in Italia gli attivisti per i diritti umani, gli artisti sgraditi e i giornalisti non allineati, finiscono in carcere con l’accusa di “offesa alla Guida Suprema”?
  • anche in Italia esiste un corpo militare di pretoriani denominato Pasdaran – esterno all’esercito nazionale – a cui e’ demandato di proteggere non il Paese, ma l’ideologia alla base del regime teocratico?
  • anche in Italia esiste una unita’ militare e jihadista – la Forza Qods – predisposta all’esportazione dell’ideologia clericale per mezzo di terrorismo e sangue?
  • anche l’Italia ha come abitudine quello di finanziare il terrorismo internazionale di organizzazioni quali Hezbollah, Hamas, Jihad Islamica, al Qaeda, Taliban e chi più ne ha più ne metta?
  • anche l’Italia ha come prassi, davanti a decisioni sgradite di altri Paesi, quello di inviare folle inferocite a distruggere sedi diplomatiche di altri Stati?
  • anche l’Italia rinnega l’Olocausto e invoca la distruzione dello Stato di Israele, uno Stato membro delle Nazioni Unite?
  • anche l’Italia ha l’abitudine di promuovere ufficialmente slogan politici quali “Morte all’America” e di bruciare le bandiere di altri Paesi in piazza durante solenni festività nazionali?

Potremmo continuare ancora, ma sarebbe già abbastanza se l’Egregia Presidente Serracchiani ci potesse per intanto dare alcune piccole risposte sulle poche domande sottoposte…

P.S.: Abbiamo letto Egregia Presidente il suo articolo in merito al viaggio in Iran. Se tanto da tanto, anche Lei come Frattini guardo’ il dito e non la luna…(Serracchiani.eu).

Per non dimenticare quella volta che…

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Pochi giorni fa, l’attuale Ambasciatore italiano in Iran, Mauro Conciatori, ha avuto un incontro con l’Ayatollah Rafsanjani, capo del Consiglio per il Discernimento e vero mentore politico del Presidente Hassan Rouhani. Fin qui nulla di strano, considerando che per un rappresentante diplomatico in un Paese estero e’ normale incontrare gli alti vertici politici (anche se noi, come noto, siamo per la rottura delle relazioni diplomatiche con il regime degli Ayatollah). Premesso questo, ci sono un paio di dichiarazioni fatte dall’Ambasciatore Conciatori in quella occasione che, dopo averle lette, ci hanno lasciati senza parole. Per la precisione, facciamo presente che la fonte da cui attingiamo la nostra informazione e’ l’agenzia di stampa iraniana IRNA.

Parlando con l’Ayatollah Rafsanjani, quindi, l’Ambasciatore Mauro Conciatori ha affermato: l’Iran e’ il pilastro di stabilita’ della regione, aggiungendo che le ‘sagge linee guida’ del Leader Supremo hanno illuminato i negoziati (in inglese “shed light on the negotiations“). Infine, il rappresentante italiano, “riferendosi alla situazione strategica” di Italia e Iran nel mondo, ha concluso: noi siamo molto consapevoli che l’Iran e’ un ponte di connessione tra Est ed Ovest e speriamo che questo Paese, attraverso l’interazione con il mondo, raggiunga una completa vittoria. Considerato il peso di queste parole, riteniamo opportuno reagire e porre alcune domande all’Ambasciatore italiano a Teheran.

  • Punto primo, Iran come pilastro di stabilita’ della regione: su questo argomento potremmo scrivere un libro intero. Evitando di tediare il lettore, cerchiamo unicamente di porre in risalto le questioni principali che contraddicono le affermazioni dell’Ambasciatore Conciatori. In primis un riferimento storico per l’Ambasciatore. Egregio Ambasciatore, la persona che aveva davanti nel Suo incontro, ovvero l’Ayatollah Rafsanjani, e’ la dimostrazione vivente di quanto Teheran sia un fattore di instabilità per tutto il mondo. Rafsanjani, infatti, e’ secondo l’Interpol uno dei responsabili dell’attentato contro il centro ebraico Amia a Buenos Aires (oltre 80 vittime innocenti). Di questa azione terrorista, se ne sente ancora l’eco, come dimostra la morte recente di Alberto Nisman. Parlando di fatti recenti, l’interferenza iraniana in Siria, Iraq, Libano, Gaza, Yemen e Afghanistan, ha determinato unicamente fenomeni di violenza e morte, tanto da provocare una storica reazione militare del mondo arabo sunnita – abbandonato dall’Occidente – dopo il tentativo dei Pasdaran di controllare anche lo Stretto di Bab el Mandeb. Proprio nelle ore in cui Conciatori esaltava l’Iran, in Libano l’ex Premier Siniora – tanto apprezzato anche dall’Italia – denunciava il fatto che, se ancora oggi Beirut non riesce ad eleggere un Presidente, e’ proprio per il fatto che Hezbollah prende ordini direttamente dall’Iran. Le ingerenze iraniane nella regione Mediorientale – particolarmente in Yemen – sono state duramente condannate anche da un altro attuale importante partner dell’Italia, ovvero l’Egitto di Al Sisi. Tutto cio’, senza ovviamente inoltrarci approfonditamente nelle nefandezze che i Pasdaran iraniani e i miliziani sciiti stanno compiendo da anni in Siria e in Iraq. Crimini contro l’umanità’ che, pur non avendo la stessa attenzione mediatica di Isis, non sono da meno di quelli commessi dagli uomini del Califfo al Baghdadi. Sarebbe questo Stato quindi, Egregio Ambasciatore, un pilastro di stabilita’ regionale?
  • Punto secondo, le sagge linee guida del Rahbar Khamenei sui negoziati: anche in questo caso, ci sfugge pesantemente il senso delle affermazioni dell’Ambasciatore italiano. Vorremmo sapere, di grazia, quali sarebbero queste sagge linee guida impressa da Khamenei al negoziato?. No perché a noi sembra che, anche nelle ultime dichiarazioni della Guida Suprema, la Dichiarazione di Losanna a e’ stato definita come “senza valore” (precisamente “una mera dichiarazione per i media”) da Khamenei che, tanto per cambiare, a continuato ad insultare gli Stati Uniti, ribadendo la sua sfiducia per il “Grande Satana”. Tutto ciò senza contare che, prima di elogiare un dittatore come Khamenei, sarebbe opportuno pensarci due volte. Soprattutto se si tratta della stessa persona che ha definito gli europei una “razza barbara”, che ha definito l’omosessualità “un grave peccato Occidentale” e che ha emesso una fatwa razzista contro i contatti con i fedeli Bahai. Diciamo che, a prima vista, non ci sembra un modello di riferimento per un rappresentante di uno Stato democratico e antifascista come l’Italia.
  • Punto terzo, la completa vittoria dell’Iran attraverso l’interazione con il mondo: ecco, su questo vogliamo sperare e credere che l’agenzia di stampa IRNA abbia riportato le parole dell’Ambasciatore Conciatori in maniera inesatta. Per capirci meglio: siamo ben consapevoli che nell’establishment italiano – politico, diplomatico e industriale – e’ attiva una lobby molto forte per il ristabilimento di forti relazioni bilaterali tra Roma e Teheran (Ambasciatore Toscano docet…), vogliamo pero’ credere e pensare che l’Italia non sostenga la vittoria politica e militare di un regime che sostiene e finanzia il peggior terrorismo internazionale al mondo. Anche per quanto concerne il ruolo dell’Iran come ponte tra Est e Ovest, vogliamo far presente che se il rapporto tra Occidente e Asia si deve poggiare su un regime come quello iraniano, allora c’e’ da sperare che qualcuno butti giù presto questo triste ponte. Se per un rappresentante italiano il perno su cui basare le relazioni tra Est e Ovest e’ un regime che valuta la vita della donna meta’ di quella dell’uomo, che ha impiccato oltre 1000 prigionieri in meno di due anni, che arresta i cristiani, che persegue la minoranza araba Ahwazi, che nega l’Olocausto, che invia jihadisti in mezzo mondo, che sviluppa un programma nucleare militare clandestino (che minaccia una regione intera), allora c’e’ da porsi seriamente la domanda su cosa veramente si intende per rapporto tra Oriente e Occidente…

Concludiamo questo articolo sottolineando che, con il massimo rispetto per l’Ambasciatore Conciatori e il suo ruolo istituzionale, sarebbe opportuno per l’Italia, e per tutto l’Occidente, rivedere seriamente questo approccio eccessivamente accondiscendente verso il regime iraniano, un approccio che non aiuta in alcun modo ne il popolo iraniano e le sue istanze di libertà, ne la risoluzione di tanti conflitti regionali in cui l’Iran e’ la causa – o uno delle cause –  principali delle crisi.

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