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La Guida Suprema iraniana ha praticamente deciso di cancellare ufficialmente la Costituzione della Repubblica Islamica. Come noto, infatti, secondo quanto codificato compito dell’Assemblea degli Esperti – eletta da voto popolare – e’ quello di nominare la Guida Suprema e, se necessario, di rimuoverla.

Khamenei, in un colpo solo, ha deciso di cancellare quanto scritto: parlando davanti all’Assemblea degli Esperti il 21 settembre scorso, il dittatore iraniano ha chiesto agli 88 membri dell’Assemblea, di fungere da controllori dei tre rami istituzionali – esecutivo, legislativo e giudiziario. In particolare, agli anziani clerici dell’Assemblea, da pochi giorni, spetta il compito di verificare che i tre livelli istituzionali siano stati capaci di raggiungere gli obbiettivi della rivoluzione khomeinista (o se al contrario stiano fallendo). Tra le altre cose, Khamenei ha anche chiesto all’Assemblea degli Esperti di verificare che non ci siano “interferenze di elementi legati alla cultura Occidentale”.

Si tratta di un cambiamento epocale, che può avere delle drammatiche conseguenze. L’Assemblea, infatti, e’ il cane da guardia della Guida Suprema, insieme ai Pasdaran e al Consiglio dei Guardiani. In pratica, Khamenei dispone di un sistema istituzionale parallelo capace, in ogni momento, di accusare gli organi ufficiali di non conformità agli obiettivi della rivoluzione e di tradimento. Accuse che, se necessario, possono anche portare all’arresto dello stesso Presidente.

D’altronde, Khamenei e’ abituato all’illegalità: la sua stessa elezione a Rabar – Guida Suprema – fu viziata dal dolo. Khamenei, infatti, non aveva le credenziali religiose per essere nominato in quella posizione. Grazie all’intervento di Rafsanjani, le credenziali di Khamenei furono alzate artificialmente, consentirgli di essere eletto.

 

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Nome: Mohammad Ghouchani

Data di Nascita: 1976, Rasht, Iran

Background: Giornalista e scrittore per Ham Mihan, Aseman, Tajrobeh, Mehr Nameh, Shargh, Seda Weekly e Mardom-e Emrouz.

Accusa: Attività contro la sicurezza nazionale

Mohammad Ghouchani ha cominciato a lavorare come giornalista nel 1997, scrivendo per un quotidiano locale di Rasht (capitale della Provincia di Gilan). Nel 1998, quindi, è andato a Teheran per studiare scienze politiche all’Università. Durante il periodo di studi, Mohammad ha scritto per diversi giornali, facendosi la nomea di critico delle posizioni piu’ conservatrici del regime. Nel 2000, perciò, è stato arrestato per la prima volta, con l’accusa di “diffondere pettegolezzi” e insultare ciò che è sacro. Per queste accuse, Mohammad Ghouchani è stato condannato a 36 mesi di carcere.

Nel 2001, Ghouchani è stato nominato direttore del mensile culturale Hamashahri, un supplemento dell’omonimo quotidiano. La pubblicazione è stata, però, costretta a chiudere poco dopo per ordine della magistratura iraniana. Per nulla scoraggiato, Mohammad ha fondato con alcuni amici e colleghi i quotidiani Shargh e Ham Mihan, anche questi temporaneamente chiusi dal regime nel 2006. Ancora una volta, però, al bando del regime Mohammad Ghouchani reagì fondando un nuovo magazine chiamato Shahravan-e Emrouz.

Durante le tristi elezioni del 2009 – vinte con brogli dal negazionista Ahmadinejad – Mohammad Ghouchani è stato il direttore del giornale Etamad-e Melli, organo di stampa riformista vicino all’ex candidato Presidenziale Mehdi Karroubi. Come noto, i brogli elettorali portarno a manifestazioni di massa contro il regime. Il Movimento di protesta, noto al mondo come Onda Verde, fu brutalmente represso dai Pasdaran e dai Basij. Per il suo sostegno alle manifestazioni democratiche, le forze di sicurezza arrestarono Mohammad Ghouchani il 20 giugno del 2009. Insieme a lui, al Ministero dell’Intelligence fu trascinata anche sua moglie Maryam Baghi. Per entrambi, non fu emesso alcun mandato di arresto ufficiale.

Mohammad Ghourchani è apparso davanti ad una Corte Rivoluzionaria del regime per due volte, con altri manifestanti arrestati durante le proteste. Nonostante nessuna accusa formale venne emessa contro di lui, Mohammad fu detenuto illegalmente dal regime per ben 131 giorni e rilasciato solamente il 30 ottobre del 2009. Anche in questo caso, nonostante le pressioni subite da lui e dalla famiglia, Mohammad ha deciso di continuare coraggiosamente il suo lavoro di giornalista.

Per questo, per non arrendersi ai Mullah, Mohammad Ghouchani ha accettato di dirigere il riformista Mardom-e Emrouz. Purtroppo il 17 gennaio del 2015, ancora una volta, dopo solo 19 pubblicazioni, la magistratura iraniana ha deciso di chiudere la bocca anche a questo quotidiano. L’ultima uscita di Mardom-e Emrouz, di cui vi abbiamo già parlato, è avvenuta pochi giorni dopo il terribile attentato di Parigi contro il Charlie Hebdo. In quell’occasione, contro la volontà del regime, Mohammad Ghouchani pubblicò in prima pagina la foto dell’attore americano Geoorge Cloney e le sue parole di condanna per i terroristi islamici autori del massacro parigino. La richiesta di censura contro il Mardom-e Emrouz arrivò direttamente dal giornale conservatore Kayahan, considerato la voce della Guida Suprema Ali Khamenei. Alla richiesta bieca di Kahyan, si aggiunse anche la petizione di 70 parlamentari iraniani direttamente al Ministro della Giustizia di Hassan Rouhani.

Il 23 gennaio scorso, quindi, il Parlamento iraniano ha presentato una legge di emergenza contro i giornalisti liberi: il testo di legge, infatti, prevede il bando definitivo dalla professione di tutti quei giornalisti che violano la “santità” della società iraniana (parole del parlamentare Hamid Rasaei). Mentre il Parlamento studia come chiudere la bocca a tutte le voci libere, Mohammad Ghouchani sarà presto giudicato nuovamente dal regime iraniano e potrebbe ritornare in carcere. Tutto questo per un solo “grande” crimine: il giornalismo!

Per maggiori informazioni si legga, Iran Wire: Mohammad Ghouchani, Crime: Journalism

La prima pagina del Mardom-e Emrouz

L’ultima uscita del Mardom-e Emrouz

 

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Il regime iraniano ha “celebrato” ieri il ricordo del 9 Dey, ovvero la manifestazione organizzata dai Pasdaran il 30 dicembre del 2009, per dimostrare il sostegno della popolazione alla Velayat-e Faqih. Era il periodo delle grandi proteste di massa, dell’Onda Verde,  quel movimento di massa sceso nelle strade per contestare la falsa rielezione del negazionista Ahmadinejad. Dopo le repressioni delle forze di sicurezza del regime, quel Movimento trasformò le sue richiese, gridando a gran vice °Marg Bar Diktator°, Morte al Dittatore.

In questa giornata, praticamente tutti i leader del regime si sono prodigati nel descrivere la manifestazione del 30 dicembre come un evento epocale nella storia dell’Iran, una dimostrazione di fede ai valori del khomeinismo. Il primo che, pubblicamente, ha elogiato quell’evento è stato proprio il “moderato” Hassan Rouhani: secondo quanto riportato da Arash Karami – giornalista di al Monitor – il Presidente iraniano ha descritto la manifestazione pro regime come “dimostrazione di fedeltà alla Repubblica Islamica e alla Velayat-e Faqih”. Si tratta dell’ennesima riprova della vera natura del Presidente iraniano, uomo di regime al 100%. Tutti i rappresentanti iraniani, quindi, hanno descritto gli eventi dell’88 (secondo il calendario persiano), come accadimenti finanziati da Stati Uniti e Gran Bretagna per far cadere la Repubblica Islamica.

Nonostante le minacce dei Mullah, i leader dell’Onda Verde non sono rimasti in silenzio: Mir Hossein Mousavi – leader dell’Onda Verde – ha chiesto un pubblico processo (da anni negato). Sia Mousavi che Karroubi si trovano da anni agli arresti domiciliari, in completo isolamento. In Twitter, invece, i giovani iraniani hanno twittato in massa “noi non dimenticheremo le repressioni del 2009!”. La verità è che il regime sembra sempre di piu’ essere una “tigre di carta”: senza le repressioni interne e il nuovo appeasement mondiale, il potere dei Mullah e dei Pasdaran sulla popolazione sarebbe davvero a rischio.

Continuiamo, quindi, a chiedere all’Occidente tutto di svegliarsi ed isolare definitivamente la Repubblica Islamica. Solamente in questo modo, sarà possibile ridare la dignità al popolo iraniano e fermare le politiche criminali degli eredi dell’Ayatollah Khomeini!

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Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

Qualche settimana fa vi avevamo chiesto di aiutarci a denunciare la situazione dell’Ayatollah Boroujerdi, anche noto come il Mandela iraniano. L’Ayatollah è stato arrestato è stato arrestato nel 2006 dai Mullah per aver attaccato direttamente la versione oppressiva e falsa dello sciismo, propagandata dall’ideologia dittatoriale di Khomeini. Fermato a Qom, l’Ayatollah Boroujerdi è stato rinchiuso in carcere e trattato come un traditore. Le ultime fotografie, lo mostrano stanco, dimagrito e pallido, appoggiato al suo bastone. Nonostante la prigionia, Boroujerdi non ha mai smesso di lottare per ripristinare il vero sciismo, per denunciare l’abuso dei diritti umani, per attaccare il terrorismo dei Pasdaran e per sperare in un Iran diverso, sia internamente che esternamente. Questa lotta è andata avanti con lettere scritte dall’Ayatollah Boroujerdi direttamente al Papa precedente Benedetto XVI, al Segretario delle Nazioni Unite, ai vertici dell’Unione Europea ed anche allo stesso Ali Khamenei.
Come vi avevamo già informato, il 23 settembre scorso il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato l’Ayatollah Boroujerdi nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, guarda caso, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato nuovamente la corruzione del regime e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.
Dopo queste notizie arrivate grazie agli attivisti interni all’Iran, oggi vediamo a sapere che l’Ayatollah Boroujerdi ha dichiarato lo sciopero della fame. In uno dei rari momenti in cui ha potuto vedere la famiglia, il Mandela iraniano ha informato i suoi cari che, con lo sciopero della fame, intendeva reagire nuovamente alle repressioni del regime. La famiglia dell’Ayatollah ha chiesto ancora a tutti gli attivisti di denunciare la situazione del loro caro e di chiederne l’immediata liberazione.

 

Ghoncheh Ghavami

Qualche settimana fa vi abbiamo parlato di Ghoncheh Ghavami, una ragazza iraniana (in possesso anche di passaporto britannico), arrestata dal regime mentre cercava di assistere alla partita di pallavolo Iran Italia. Quando denunciammo l’accaduto, come forse ricorderete, chiedemmo al Governo italiano di intervenire in favore di Ghoncheh, sottolineando che Roma non poteva accettare che una donna venisse messa in prigione unicamente per il suo sesso, considerato inferiore rispetto a quello maschile dalla Repubblica Islamica. Le nostre richieste furono ignorate e il Ministro degli Esteri di Teheran, Javad Zarif, arrivò poco dopo in Italia accolto con tutti gli onori.Questa volta, però, aggiungiamo un particolare estramamente importante: considerando le false accuse contro di lei (“propaganda contro il regime”), Ghoncheh Ghavami ha dichiarato lo sciopero della fame, sperando così di poter attirare l’attenzione internazionale sul suo drammatico caso nbgiudiziario.

Ghoncheh ha appena 25 anni e una splendida carriera che l’attende in Gran Bretagna, sua seconda casa. Una spensieratezza che le è stata ormai rubata da un regime spietato, incapace di concedere al popolo iraniano la libertà che merita. Chiediamo quindi, nuovamente all’Italia di agire subito e di condannare l’arresto di questa donna e di tutti i prigioneri politici. Chiediamo, in particolare, al Ministro degli Esteri Mogherini, neo Lady Pesc, di intercedere per la famiglia di Ghoncheh, esigendo dai Mullah la liberazione immediata della giovane iraniana, simbolo della forza di un popolo ormai da troppi anni represso e umiliato.

Qui l’appello di Amnesty International per la liberazione di Ghoncheh Ghavamihttp://bit.ly/1EjAytn

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Il Grande Fratello iraniano non ha confini ed è capace di leggere tutto quello che i giovani iraniani scrivono, anche semplicemente per ridere tra loro in chat. L’agenzia HRANA, infatti, ha reso noto l’arresto di 11 attivisti dei social network. La loro colpa? Sempliceme: aver parlato in maniera “poco dignitosa” dell’Ayatollah Khomeini. In poche parole, aver riso sull”inventore del sistema repressivo della velayat-e Faqih, falsamente riconducibile alla tradizione sciita. Secondo quanto riportato dalla ISNA, tutti gli arrestati sono accusati di aver diffuso materiale diffamatorio sull’Imam, per mezzo di social networks quali Viber, Tango e Whatsapp. Non soltanto: per loro l’accusa di aver ridicolizzato i valori della Repubblica Islamica e delle figure religiose che la governano (particolarmente l’Ayatollah Khomeini). L’agenzia ISNA, infine, ha rimarcato come tutti i fermati hanno “confessato il loro crimine…”.

In questo periodo, va ricordato, è in atto una offensiva per la chiusura definitiva di Whatsapp. Questo programma, molto usato dai giovani iraniani per comunicare liberamente (rarità in Iran), è stato già diverse volte con l’accusa di favorire lo spionaggio Occidentale e valori contrari all’Islam.  Proprio ieri il Procuratore Gholam Hossein Mohseni-Ejei, ex Ministro dell’Intelligence sotto Ahmadinejad (dal 2005 al 2009), ha comunicato al Ministro della Comunicazione Mahmoud Vaezi di avere solamente 30 giorni per bloccare definitivamente Whatsapp in tutto il Paese. Se il Governo non obbedirà alla decisione della magistratura, ha reso noto l’agenzia Fars, “i giudici prenderanno tutte le misure necessarie per attuare l’ordinanza”.

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SENZA PRECEDENTI: 8 cittadini iraniani sono stati condannati a 123 anni di carcere per aver criticato il regime su Facebook. Tra le persone condannate c’è anche Roya Saberinejad Nobakht, in possesso anche del passaporto britannico, di cui vi abbiamo parlato qualche mese fa, nel giorno del suo arresto durante una visita ai famigliari in Iran. Per lei, il regime ha previsto 20 anni di carcere. Vi riportiamo sotto i nomi di tutti i condannati, con la conseguente pena decisa dai rappresentanti dei Mullah:
  • Roya Saberinejad Nobakht, condannata a 20 anni di carcere;
  • Amir Golestani, condannato a 20 anni di carcere; 
  • Mehdi Reyshahri, condannato ad 11 anni di carcere;
  • Masoud Ghasem Khani, condannato a 19 anni e 91 giorni di carcere;
  • Fariborz Kardarfar, condannato a 18 anni e 91 giorni di carcere;
  • Sayd Masoud Sayed Talebi, condannato a 15 anni e 1 giorno di carcere;
  • Amin (Farid) Akramipour, scondannato a 13 anni di carcere;
  • Naghmeh Shahi Savandi Shirazi, condannato a 7 anni e 91 giorni di carcere.

Tutti questi poveri ragazzi, sono stati condannati dalla sezione 28 del Tribunale Rivoluzionario, con l’accusa di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale. Tra le motivazioni delle sentenze, inoltre, c’è anche quella di aver insultato la Guida Suprema Ali Khamenei. Vogliamo ricordare che questi attivisti della Rete sono stati arrestati nel 2013 in differenti città iraniane, tra le quali Teheran e Shiraz. Torturati fisicamente e psicologicamente dai Pasdaran, i giovani sono stati rinchiusi nel carcere di Evin e costretti a rilasciare false confessioni in TV. Di seguito potete vedere il video trasmesso dalla TV iraniana nel dicembre 2013, dopo l’arresto di 16 attivisti della Rete. Il silenzio della autorità italiane sulla drammatica situazione dei diritti umani in Iran, pesa come un macigno. Ci auguriamo che qualcuno parli questa volta, denunciando il regime e le sue azioni criminali.

Vi chiediamo di firmare la petizione per la liberazione degli 8 attivisti:

http://www.gopetition.com/petitions/free-the-facebook-8-iranians-sentenced-to-a-total-of-123-years-for-social-activism-on-facebook.html