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Il regime iraniano ha arrestato la moglie di Mohammad Hedayati, un clerico critico del regime iraniano. La Signora Zahar Majd, e’ stata arrestata l’11 ottobre scorso all’aeroporto di Isfahan. Con lei sono stati fermati i suoi due figli, di appena tre e cinque anni. I figli, fortunatamente, sono stati quindi affidati alle cure di parenti.

Hedayati, come suddetto, e’ un clerico iraniano dissidente che vive da tempo negli Stati Uniti. Denunciando ai media l’arresto della moglie, Hedayati ha anche ricordato che appena tre settimane fa, sua figlia di tre anni era stata ricoverata in ospedale per sei giorni, perche’ si trovava in condizioni critiche a causa del suo diabete. Dopo l’arrivo in Iran e l’arresto della madre, la povera bambina e’ stata portata in ospedale perche’ le mancava l’insulina che deve prendere dopo ogni pasto.

Il regime ha comunicato a Majd che, per essere rilasciata, suo marito si dovra’ presentare personalmente davanti alla Corte. In pratica, il regime ha fermato la moglie per prendere il marito…un rapimento vero e proprio! Ricordiamo che per i clerici dissidenti, esiste in Iran un Tribunale Clericale Speciale.

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Da giorni non si hanno piu’ notizie di Maryam Faraji, 33 anni, una studentessa nota per le sue coraggiose posizioni contro il regime. Maryam aveva preso parte alle proteste popolari organizzate in diverse citta’ iraniane tra la fine di dicembre 2017 e gennaio 2018.

Secondo il legale di Maryam, l’avvocato Mohamad Aghasi, la ragazza potrebbe essere stata rapita e uccisa dopo aver lasciato la sua casa di Teheran qualche giorno fa. L’avvocato Aghasi ha denunciato la sparizione di Maryam anche sul suo account twitter e immediatamente sono arrivate le accuse di numerosi attivisi alle forze di sicurezza del regime.

Maryam Faraji e’ una studentessa di Management e lavora nel campo finanziario per una compagnia privata. E’ stata arrestata nel gennaio del 2018 – come suddetto – per aver preso parte alle proteste anti-regime nella capitale. Condannata a tre anni di carcere e al divieto di lasciare il Paese, e’ stata successivamente rilasciata su cauzione.

Ricordiamo che durante le proteste popolari di fine 2017, almeno 3,700 persone sono state arrestate e almeno 22 sono stati i decessi.

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Quello che sta succedendo in Iran e gravissimo e richiede l’intervento delle massime autorità politiche internazionali, soprattutto quelle Occidentali.

Il regime iraniano sta negando alla nota attivista per i diritti umani e i diritti dei bambini, Atena Daemi, una operazione chirurgica di cui – secondo quanto dichiarato dagli stessi dottori – necessita il prima possibile. 

In realtà, il 25 settembre scorso, tutto era pronto per operare Atena presso l’ospedale Imam Khomeini di Teheran. La prigioniera politica era stata addirittura già trasportata in ospedale e aveva fatto tutte le pratiche di ammissione.

Poco dopo essere stata ricoverata, pero’, il Direttore della prigione di Evin, Ali Chaharmahali, ha ordinato al personale medico che Atena Daemi doveva essere ammanettata sia alle mani che ai piedi, durante la sua permanenza in ospedale. Venuta a conoscenza della richiesta, Atena ha dichiarato di essere una prigioniera politica e di non avere alcuna intenzione di usare l’occasione del suo ricovero per scappare via. La sua intenzione era solo quella di essere curata. Purtroppo, le autorità iraniane non hanno cambiato la loro opinione, Atena ha rifiutato le manette e, come conseguenza, e’ stata riportata in carcere senza essere operata!

A questo va aggiunto che, il giorno prima dell’operazione, il padre di Atena Daemi si era recato presso l’Assistente del Procuratore di Teheran, il Dott. Hajmoradi, che aveva solennemente promesso che la detenuta non sarebbe stata ammanettata durante il ricovero ospedaliero. Non solo: aveva anche assicurato che Atena avrebbe potuto ricevere visite. Dopo l’incidente in ospedale, il padre di Atena si e’ recato presso la Procura per lamentarsi, ma gli e’ stato detto che gli ordini del direttore del carcere non potevano essere revocati.

Ricordiamo che Atena Daemi, coraggiosa attivista di trent’anni, e’ stata condannata nel novembre del 2016 a sette anni di carcere, per aver criticato il regime, condannato il massacro dei prigionieri politici del 1988 e aver incontrato le famiglie degli oppositori al regime. 

In carcere, purtroppo, la salute di Atena Daemi e’ drammaticamente deteriorata: per ricevere attenzioni da parte del regime, Atena ha persino lanciato uno sciopero della fame durato quasi due mesi.

Nel luglio del 2017, sia Atena Daemi che la sua compagna di cella Golrokh Ebrahimi Iraee, anche lei prigioniera politica, hanno scritto una lettera aperta, descrivendo le condizioni della loro prigionia. La lettera venne scritta anche per reagire alla visita di alcuni Ambasciatori stranieri nel carcere di Evin: un “tour” organizzato dal regime e che non implicava la visita alle sezioni dei prigionieri politici!

Riteniamo che quanto stia accadendo ad Atena sia gravissimo e che sia dovere dell’Occidente, intervenire a garanzia della salute e della sicurezza di questa giovane e battagliera attivista iraniana!

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Apprendiamo, con molta preoccupazione, del nuovo arresto dell’attivista iraniana Atena Daemi. Il 25 novembre scorso, in un post in Farsi su Facebook, Atena aveva dichiarato di aver ricevuto una chiamata da un numero private, in cui le veniva annunciata una immediata convocazione presso il carcere per servire la pena a cui è stata condannata. In quel post, Atena denunciava che le autorità non avevano rispettato i cinque giorni di preavviso che la legge prevede per quanto concerne i mandati di comparizione.

Ieri, quindi, gli attivisti hanno dato la notizia che Atena è stata prelevata dai Pasdaran presso la casa di suo padre. Atena è stata trasferita nel carcere di Evin per servire la condanna a sette anni emessa contro di lei nel 2014. Il regime la accusa di blasfemia, minaccia alla sicurezza nazionale, insulti alla Guida Suprema e propaganda contro l’Iran. Ovviamente, tutto questo per la sua coraggiosa attività in favore dei diritti umani, soprattutto per i bambini, contro la pena di morte e per i diritti dei detenuti politici.

Atena era stata arrestata nell’ottobre del 2014, condanna a 7 anni dal giudice Mohammad Moghiseh e rilasciata su cauzione solamente nel febbraio del 2016, dopo che le sue condizioni di salute erano talmente peggiorate, da costringere il regime a farla ricoverare fuori dal carcere di Evin. Perchè questo nuovo arresto? Probabilmente la decisione del regime di riportare Atena in carcere è stata presa dopo la diffusione di un video, in cui l’attivista raccontava direttamente la sua esperienza e in cui denunciava le violenze subite come donna. Il video era stato pubblicato il 23 novembre scorso, sulla pagina Facebook di Masih Alinejad, giornalista iraniana che – per mezzo della pagina Facebook “My Stealthy Freedom”, la mia libertà rubata – si batte per i diritti delle donne iraniane e contro il velo obbligatorio.

Vi chiediamo per favore di denunciare il nuovo arresto di Atena Daemi e di pretendere, dai leader politici, una pressione diplomatica, per il suo immediato rilascio.

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Lo abbiamo sempre evidenziato: un altro Iran esiste. Basti sapere che, ogni fine settimana, decine e decine di attivisti si riuniscono a Teheran, per chiedere l’immediata scarcerazione dei detenuti politici. Tra le decine di attivisti, anche i genitori dei giovani detenuti iraniani, quasi sempre finiti in carcere per le loro idee politiche non conformi al volere dei Mullah (GaiaEspana.com).

La protesta delle “Madri e dei Padri” dei detenuti iraniani, si e’ ripetuta questo sabato. Questa volta, pero’, il regime non ha mostrato alcuna clemenza e ha sbattuto in carcere tre mamme e un papa’. Tra le madri arrestate c’e’ Simin Eyvazzadeh, arrivata alla manifestazione con la foto del figlio Omid Alishenas. Omid, e’ stato arrestato nella sua casa nel Settembre del 2014. Per lui l’accusa era quella di “manifestazione illegale”, cospirazione contro la sicurezza nazionale e insulto alla Guida Suprema. Condannato a 10 anni di detenzione dal Giudice Moghiseh – uomo dei Pasdaran – Omid ha fatto appello, ma sinora non ha ricevuto alcuna risposta legale. Il regime non ha preso in considerazione neanche la richiesta di rilascio del detenuto su cauzione (Iran Wire).

Altre due madri sono state arrestate durante la protesta, in particolare per la loro decisione di criticare l’arresto di Mohammad Ali Taheri, un medico sostenitore della medicina condannato alla pena capitale per motivi di coscienza (Nessuno Tocchi Caino). Secondo quanto dichiarato dall’oppositore politico Mohammad Nourizad, tra gli arrestati ci sarebbe anche Saeed Zeinali, padre di uno studente iraniano arrestato durante le proteste di Teheran del 1999 e il cui destino e’ tuttora ignoto. Ricordiamo che, nel 1999, Rouhani era il Segretario del Consiglio Supremo Nazionale di Difesa dell’Iran e fu tra coloro che dettero la luce verde alla repressione delle proteste studentesche nella capitale.

Gli arrestati, molto probabilmente, sono stati portati nel carcere di Gharchak presso Varamin, non lontano da Teheran. Attila Alishenas, marito di Simin Eyvazzadeh e padre di Omid, ha dichiarato di non sapere ancora se la moglie verrà rilasciata su cauzione. Ha rivelato quindi che sia la moglie che il figlio hanno dichiarato lo sciopero della fame. Per questa ragione, Attila e’ molto preoccupato, soprattutto perché la moglie soffre di problemi di pressione del sangue.

Ancora una volta ci poniamo una sola domanda: ma il democratico Occidente dove sta? Probabilmente a fare affari con i Pasdaran…

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Questa e’ la storia di due letterati iraniani, una poetessa, Fateme Ekhtesari e del suo maestro, il poeta Mehdi Moosavi. Due intellettuali impegnati, conosciuti per il loro lavoro anche all’estero. Una fama che purtroppo, come spesso capita a chi non si allinea in Iran, hanno pagato caramente. La persecuzione contro Fateme Ekhtesari e Mehdi Moosavi e’ iniziata sin dal 2013. In quel periodo, infatti, i due poeti avevano collaborato con colleghi nel Nord Europa, particolarmente in Svezia. Nel Dicembre del 2013, quindi, i due poeti sono stati fermati all’aeroporto di Teheran, mentre cercavano di arrivare in Turchia per un evento culturale. Imprigionati ad Evin, sono stati rilasciati su cauzione solamente nel gennaio del 2014 (PEN). La domanda e’: perché il regime ha fermato Fateme Ekhtesari e Mehdi Moosavi? 

Semplice: perché Fateme Ekhtesari e Mehdi Moosavi non hanno messo la loro arte al servizio del regime. Al contrario, dopo lo scoppio delle rivolte popolari del 2009, i due poeti iraniani hanno usato le rime per denunciare la repressione dei Pasdaran e la mancanza di libertà all’interno della Repubblica Islamica. Non solo: una delle poesie scritte dai due poeti iraniani, e’ stata messa in musica dal cantante Shahin Najafi (clip). Per la cronaca, contro Shahin Najafi – famosissimo cantante in esilio in Germania – e’ stata emessa in Iran una fatwa di condanna a morte…(No Pasdaran)

Nonostante il rilascio su cauzione, il regime non si e’ dimenticato dei due poeti “dissidenti”. Nell’ultima fiera del Libro di Teheran, ad esempio, un testo di Fateme Ekhtesari e’ stato tra confiscato dalle autorità iraniane (Radio Free Europe). In queste ore, quindi, e’ arrivata la sentenza definitiva della Corte Rivoluzionaria: Fatemeh Ekhtasari e’ stata condannata ad 11 anni di carcere e 99 frustate; il suo maestro, Mehdi Moosari, e’ stato condannato a 9 anni di detenzione e 99 frustate. Con loro, in carcere e’ finito anche un regista, sinora ignoto il nome, condannato a 6 anni di prigione e 223 frustate! (Intenational Campaign for Human Rights in Iran)

Continuiamo a chiederci se e’ questo il regime con cui il Ministro della Cultura italiano Franceschini intende promuovere e approfondire le “relazioni culturali”? Ci chiediamo se e’ questo il genere di cultura che l’Italia intende sostenere e pubblicizzare? Ci chiediamo, soprattutto, dove e’ finito quello spirito “partigiano”, tanto caro alla antifascista Costituzione Repubblicana

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Quando la risoluzione ONU 1929 e’ stata adottata…noi, a porte chiuse, abbiamo chiarito ai nostri colleghi americani ed europei, che la Russia non permetterà l’approvazione di una nuova risoluzione contro l’Iran“. A rivelare questo aneddoto e’ stato Sergey Ryabkov, Vice Ministro degli Esteri russo (Press TV). La risoluzione 1929, votata nel 2010, e’ stata l’ultima risoluzione del Consiglio di Sicurezza che ha permesso l’approvazione di nuove sanzioni contro il regime iraniano. Sanzioni che hanno direttamente visto Mosca come protagonista, avendo impedito ai russi di vendere all’Iran il sistema anti missile S-300. Oggi, dopo l’approvazione dell’accordo nucleare con l’Iran e della nuova risoluzione ONU 2231, quell’intero sistema sanzionatorio che aveva costretto Teheran ha ritornare al tavolo dei negoziati e’ crollato come un castello di sabbia. Un crollo che, come dimostrato dalle parole di Ryabkov, non permetterà di ricreare la situazione ex ante in caso di violazioni da parte del regime iraniano. Le parole del rappresentante russo, in questo senso, sono assai chiare, come ormai chiara e’ la volontà di Putin di vendere agli iraniani il sistema antimissile S-300 (avanzato) e una serie altri armamenti (Radio Free Europe).

Nel frattempo, un appello pubblico contro l’Iran Deal e’ stato lanciato anche da dissidenti iraniani che hanno direttamente e indirettamente sofferto le persecuzioni del regime. aNell’appello i dissidenti denunciano come il regime iraniano otterrà dall’accordo nucleare oltre 150 miliardi di dollari, soldi che non verranno usati per il popolo, ma per aumentare il potere di un regime repressivo e inumano. Nel testo, durissimo, i dissidenti puntano l’indice contro coloro che hanno sottoscritto il patto, rimarcando come “un giorno, quando sara’ finalmente libero, il popolo iraniano terra’ in conto chi e’ stato dalla loro parte e chi dalla parte del regime. Non e’ ancora tardi per costringere il regime a pagare il prezzo delle continue violazioni dei diritti umani” (Testo appello pubblicato da The Daily Beast). Tra i firmatari dell’appello figurano anche Mahvash Alasvandi (due figli uccisi dal regime), Bijan Fathi (due figli uccisi dal regime), Shabnam Assadollahi (imprigionato e torturato), Afshin Afshin-Jam (imprigionato e torturato), Kaveh Taheri (imprigionato e torturato), Marina Nemat (imprigionata e torturata), Shiva Mahbobi (imprigionata e torturata), Salman Sima (imprigionato e torturato) e Roozbeh Farahanipour (imprigionato e torturato).

Insomma, che sia sotto il profilo della sicurezza o sotto il profilo dei diritti umani, l’Iran Deal continua a fare acqua da tutte le parti. Da qualsiasi parte lo si voglia guardare, l’accordo politico promosso dall’Occidente con il regime iraniano, rischia di costare all’intera regione mediorientale un prezzo altissimo sia per quanto concerne la proliferazione di conflitti asimmetrici e laterali e sia per quanto riguarda l’aumento delle repressioni e degli abusi contro i la popolazione iraniana.

Pubblichiamo di seguito il video appello del Sergente americano Bartlett contro l’Iran Deal. Il Sergente e’ stato ferito nel 2005 durante il servizio in Iraq, da una bomba costruita grazie ai fondi del regime iraniano.

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