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Protesters blocking a road on the second day of protests in Iran. November 16, 2019

Nello stesso momento in cui il regime iraniano e i Generali Pasdaran riempiono le agenzie di stampa iraniane (e non solo) con comunicati in cui annunciano di aver sconfitto un complotto esterno contro il loro Paese e nello stesso momento in cui il regime organizza manifestazioni a favore del Governo, nelle sale chiuse del Parlamento iraniano, la verità dei fatti e’ ormai chiara a tutti.

Qualche giorno fa, infatti, si e’ tenuta una riunione a porte chiuse della Commissione per la Sicurezza Nazionale del Parlamento iraniano. La riunione, teoricamente, era a porte chiuse e hanno partecipato anche i responsabili dell’unita’ di intelligence dei Pasdaran e dello stesso MOIS, il Ministero dell’intelligence iraniano.

Durante la riunione, secondo quanto lasciato trapelare successivamente dal Portavoce della Commissione Hossein Naqavi Hosseini, i responsabili dell’intelligence iraniana hanno ammesso che, coloro che sono scesi in piazza contro il Governo dopo l’annuncio dell’aumento del costo della benzina, non erano dei “pericolosi complottisti”, ma dei poveri disoccupati, che da tempo vivono ai margini della società, provenienti da città spesso praticamente dove molti giovani sono ormai non solo senza lavoro, ma anche senza speranza.

Tra l’altro, sempre nella stessa riunione, e’ emerso come le stessi unita’ di intelligence avevano da tempo messo in guardia il Governo su possibili nuove manifestazioni popolari, per motivi economici. Cosi come, per quanto concerne il futuro, l’intelligence iraniana non esclude che nuove manifestazioni potrebbero scoppiare presto.

Ad oggi sono quasi 5000 le persone fermate durante le manifestazioni. Le vittime della repressione, invece, sembrano essere almeno 154 (questi sono quelli a cui si e’ riusciti a dare un nome). La vittima più giovane, Nikta Esfandani, aveva appena 14 anni…

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Mentre l’Ambasciata d’Italia in Iran non fa che promuovere le relazioni commerciali con Teheran e mentre la Mogherini studia sistemi per aggirare le sanzioni americane con la benedizione dell’UE, lo stato dell’economia iraniana e’ sempre piu’ deprimente.

Secondo l’economista Ibrahim Zaraghi, la popolazione iraniana detiene unicamente il 4% della ricchezza del Paese. Oltre la meta’ della popolazione, quindi, non e’ proprietaria della sua abitazione e spende almeno 2/3 degli introiti per pagare un affitto. Per la cronaca, questi sono dati forniti dal sito Javan Online).

Nel frattempo – a dispetto delle promesse del Presidente Rouhani (che in campagna elettorale prometteva 30 milioni di nuovi posti di lavoro) – l’inflazione nella Repubblica Islamica e’ alle stelle: il 10 ottobre scorso, come il grafico sottostante mostra, ha toccato il valore record di 264% (praticamente piu’ di quello dello Zimbabwe). Nel frattempo, in questi anni – compresi gli anni in cui era in pieno vigore l’accordo nucleare – il tasso di disoccupazione in Iran e’ cresciuto del 22%…

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Perche’ queste discrepanze? Perche’ questi dati economici cosi pessimi? Tutta colpa delle sanzioni americane? Ovviamente no. La colpa principale, come anche le proteste di piazza hanno mostrato, sta nella natura del regime iraniano. Un regime la cui economia, per oltre il 50% e’ in mano a holding legate alla Guida Suprema, alle fondazioni religiose (Bonyad) e soprattutto ai Pasdaran. Miliardi fatti non con lo scopo di far veramente sviluppare l’economia del Paese, ma di passare piccole sovvenzioni ai poveri – cosi da poterli controllare – e soprattutto per finanziare le peggiori iniziative del regime fuori dal Paese (ovvero finanziare il terrorismo internazionale, riciclare denaro e contrabbandare materiale illegale, compreso il narcotraffico).

Una breve analisi dei soldi che Teheran spende per finanziare i Pasdaran e i gruppi terroristici nel mondo – in questo senso per quei pochi dati open source che abbiamo – gia’ mostrano che quasi trenta miliardi di dollari vanno spesi con finalita’ diverse da quelle dello sviluppo del Paese della normale difesa militare.

E’ davvero questo il Paese con cui vale la pena di fare affari?