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A worker disinfects a public bus amid efforts to contain the coronavirus in Tehran on Wednesday.

Fonte: CNN

Sono diverse le persone che si chiedono perché, nella Repubblica Islamica, il numero di vittime di Coronavirus sia cosi alto. Ad oggi non e’ ancora noto il numero esatto di vittime e di contagiati, perché e’ ormai praticamente impossibile avere dati certi da parte del regime.

Secondo il NYT, ad oggi le vittime sarebbero almeno 26 e i contagiati sarebbero oltre 250, ma per altri i numeri sono purtroppo molto più alti e nella sola città di Qom – epicentro del focolaio di Coronavirus in Iran – sarebbero morte più di 50 persone. Purtroppo, tra i deceduti c’e’ anche Narjes Khan Alizadeh – giovane infermiera – e Elham Sheykhi, campionessa di futsal. Tra le vittime quindi c’e’ stato anche il clerico Hadi Khosroshahi, ex Ambasciatore del regime in Vaticano.

Ora, prima di affrontare i perché, ci vogliono tre necessarie di premesse: 1) l’Iran e’ l’epicentro del Coronavirus in Medioriente perché ha da anni contatti molto stretti con la Cina. Dal rapporto con Pechino, infatti, dipende una parte importante dell’economia nazionale e Teheran e’ pienamente inserito nel progetto della Via della Seta cinese; 2) delle vittime iraniane del Coronavirus, non possiamo sapere ovviamente lo stato di salute al momento del contagio col virus COVID-19. Ecco perché dobbiamo stare molto attenti a dare un giudizio in merito. Anche in questo caso, sempre mantenendo il massimo rispetto per tutte le vittime, diversi deceduti erano anziani (quindi probabilmente anche con un sistema immunitario più debole); 3) il sistema sanitario nazionale in Iran, pur essendo sicuramente migliore di altri Paesi della regione, ha numerosi deficit. Problemi che, al contrario di quello che oggi il regime prova a raccontare, non nascono solo dalle sanzioni internazionali (che possono aver acuito i problemi). Nascono in primis dalla forte presenza dei Pasdaran in tutti i settori economici, sanitario compreso, con effetti estremamente distorsivi sulla qualità dei servizi offerti.

Fatte queste premesse, arriviamo alle problematiche più recenti: il primo problema che si e’ avuto in Iran nel momento in cui e’ stato scoperto il virus, e’ stata la sottovalutazione. Oggi sui giornali leggete che molte delle preghiere pubbliche del Venerdì sono state cancellate, ma per arrivare a questa decisione si e’ passati per numerosi e drammatici errori. Il regime ha affermato pubblicamente che non era necessaria alcuna misura di quarantena. Una affermazione fatta persino dal Vice Ministro della Sanità Iraj Harirchi che, triste ironia della sorte, il giorno dopo ha comunicato di aver contratto il Coronavirus ed e’ stato messo in quarantena (il COVID-19 e’ stato contratto da almeno sette esponenti istituzionali, tra cui la Vice Presidente Masoumeh Ebtekar). Se si considera che l’epicentro del virus in Iran e’ stata la città santa di Qom, frequentata quotidianamente da centinaia di pellegrini sciiti da tutto l’Iran e non solo, e’ facile capire da soli il prezzo che ha avuto pubblicamente questo diniego iniziale.

La seconda grande problematica, collegata direttamente alla prima (ovvero al diniego), e’ stata la tornata elettorale del 21 febbraio. Ora, come sempre detto, il regime sapeva benissimo che la partecipazione sarebbe stata bassissima e che questo avrebbe rappresentato una indiretta delegittimazione della Repubblica Islamica da parte della popolazione. Per questo, secondo anche diversi parenti delle vittime del Coronavirus, il Governo avrebbe disistimato l’allarme, nella speranza di non diminuire ulteriormente l’affluenza elettorale. Poco prima del voto, il responsabile dell’intelligence dei Pasdaran, Hossein Taeb, aveva rifiutato l’idea di posticipare il voto nella città di Qom, con risultati che potete immaginare da soli. Dopo le elezioni, quando e’ stato reso noto che solo il 42% della popolazione aveva votato – il dato più basso dal 1979 – Khamenei ha addirittura affermato che i nemici avevano esagerato la propaganda anti-elettorale, creando addirittura panico eccessivo sul tema Coronavirus. Pura follia.

Terzo e ultimo punto, la superstizione. Nel momento caldo dell’emergenza, piuttosto che invitare a restare a casa i cittadini iraniani, i clerici della città santa di Qom hanno invitato a visitare ancora più assiduamente i luoghi sacri, affermando che la preghiera era la sola via per ottenere la guarigione. Per la cronaca, nella sola Qom, per la cronaca, ci sono almeno 700 cinesi di fede sciita che studiano materie religiose e commercianti cinesi visitano assiduamente la città per fare affari. Lo stesso Presidente Rouhani ha rigettato l’idea di imporre una quarantena alla città santa sciita (invitando alla sola quarantena individuale) e ha persino assicurato il popolo iraniano che tutto sarebbe rientrato nella normalità entro Sabato 29 febbraio…

Insomma, ai naturali problemi causati dalla diffusione improvvisa di un virus sconosciuto al mondo – in un Paese legatissimo alla Cina, origine del COVID-19 – si sono aggiunti una serie di dinieghi della verità, di mancanza di trasparenza, di disinformazione e di interessi politici, che hanno portato oggi l’Iran a ritrovarsi in una emergenza sanitaria i cui risvolti restano sconosciuti ai più, in Iran e fuori dall’Iran. Nuovamente, come accaduto in Cina, l’esistenza di un regime che non rispetta alcun canone dello Stato di Diritto – privo di una libera informazione e governato da clerici e miliziani fondamentalisti – ha impedito l’avvio immediato dei protocolli scientifici per evitare la propagazione dell’emergenza sanitaria.

Ovviamente, ci auguriamo che anche l’Iran – come il resto del mondo – possa presto superare questa drammatica emergenza, riuscendo a ridurre al minimo il numero di contagiati e soprattutto di vittime.

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Fonte: Fanpage

facebook propaganda

Il Dipartimento sicurezza di Facebook ha reso noto ieri di aver rimosso 2632 fake accounts, legati a Iran, Russia, Macedonia e Kossovo. Il popolare social network ha detto di non avere prove che questi account fossero tra loro coordinati, ma ha sottolineato la simile metodologia di lavoro.

Di questi 2632 fake accounts, 513  erano legati al regime iraniano. Accounts che operavano per conto di Teheran da Paesi quali l’Egitto, l’India, l’Indonesia, Israele, l’Italia, il Kashmir, il Kazakhstan e altri Paesi del Medioriente e del Nord Africa. Gli amministratori di questi fake accounts e di gruppi, si spacciavano per organizzazioni politiche o rappresentanti di media, con il preciso scopo di amplificare la risonanza delle tematiche di interesse della Repubblica Islamica (ad esempio argomenti come: Yemen, conflitto israelo-palestinese, India, crisi in Venezuela, terrorismo, Islam). Oltre 15000 dollari sono stati spesi per promuovere queste tematiche sui social (non solo Facebook ma anche Instagram). Secondo Facebook, questi account erano direttamente coordinati dall’Iran.

Ricordiamo che, gia’ nel 2018, Facebook aveva rimosso oltre 600 accounts legati a Mosca e Teheran, per motivi simili a quanto accaduto ieri. In questi ultimi mesi, persino la stessa Unione Europea ha piu’ volte denunciato le aggressive attivita’ informatiche di diversi Paesi, tra cui l’Iran, la Russia e la Corea del Nord (definita come “propaganda ostile” che richiede una ferma risposta). Come sottolineato in queste denunce, lo scopo preciso di questa attivita’ e’ quello di diffendere fake news e quello di indirizzare l’opinione pubblica a sostenere le ragioni di regimi non democratici.

 

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Lentamente, con una fatica incredibile, il pericolo iraniano inizia ad essere percepito anche in Europa. Cio’ sta avvenendo non solamente perche’, fattualmente, il regime iraniano sta mettendo a rischio la sicurezza nazionale di diversi Paesi europei, provando – e fortunatamente (ad ora) fallendo – ad organizzare attentati contro oppositori del regime. Sta avvenendo anche perche’, proprio i rappresentanti europei, si accorgono che e’ dall’Iran che avvengono i peggiori attacchi alle liberaldemocrazie, con la diffusione di disinformazione e attacchi informatici.

Il 22 gennaio scorso, la Commissione Esteri del Parlamento Europeo ha approvato una risoluzione in cui gli europarlamentari hanno “duramente condannato l’intesificazione delle azioni aggressive di Russia, Cina, Iran e Corea del Nord” nel campo della disinformazione. Tali azioni, vengono considerati dagli eurodeputati come rischiose per “i principi delle democrazie europee per le sovranita’ dei Paesi partner orientali”, avendo una influenza sulle elezioni politiche, aumentato il sostegno a movimenti estremisti. In questa risoluzione, gli europarlamentari chiedono anche alla Signora PESC – ovvero alla Mogherini – di prendere adeguate contromisure davanti a queste minacce.

Il 28 gennaio scorso, quindi, l’ENISA European Union Agency for Network and Information Security – ha rilasciato un report in cui ha denunciato come le principali minacce cyber, di spionaggio, furto di dati sensibili e disinformative alla UE, arrivino proprio dall’Iran (insieme a Russia e Cina).

Davanti a queste minacce, purtroppo, la Mogherini sembra immobile. Solo dopo le forti pressioni di diversi Paesi europei direttamente attaccati, la UE ha accettato di approvare nuove sanzioni contro Teheran, tra le altre cose colpendo solamente una unita’ di intelligence iraniana e non tutta l’Agenzia. Sono risposte troppo deboli, portate avanti da una “Ministro degli Esteri europeo”, che ha chiaramente una posizione filo iraniana.

E’ tempo di bloccare ogni appeasement verso Teheran, bloccando soprattutto ogni ipotesi di approvazione di meccanismi UE, che permattano di aggirare le nuove sanzioni americane! L’Italia, per parte sua, deve ignorare la Mogherini, considerare la pericolosita’ di queste minacce e prendere parte alla Conferenza sul Medioriente, che l’Amministrazione USA sta organizzando per il prossimo 13-14 febbraio a Varsavia!

 

 

AGI

Egregia redazione dell’AGI, Egregio Dottor Pica, Egregio Dottor Iadicicco,

Con sgomento e incredilità abbiamo letto del Vostro accordo di cooperazione con l’agenzia di stampa iraniana IRNA. La notizia ci ha davvero sorpresi, soprattutto perchè mai ci saremmo aspettati che, giornalisti italiani rappresentanti di un Paese democratico, decidessero di sviluppare la cooperazione professionale con giornalisti iraniani, rapprentanti del regime clericale. Vogliamo sperare, anche se non ci crediamo molto, che questo accordo sia il frutto di una gravissima ignoranza di fondo sulla situazione della Repubblica Islamica e sulla violazione quotidiana dei diritti umani. Considerando ciò, intendiamo darVi un breve quadro dei crimini della Repubblica Islamica, augurandoci che questo serva a farVi tornare sui Vostri passi:

Considerando quanto suddetto, Vi rinnoviamo la richiesta di interrompere immediatamente la collaborazione con il regime iraniano e di impegnarVi, al contrario, in accordi che promuovano veramente la libera informazione, soprattutto sui crimini che la Repubblica Islamica dell’Iran commette ogni giorno.

Take action: invitiamo i lettori ad esprimere la loro rabbia per l’accordo di collaborazione AGI-IRNA. Ecco le email: info@agi.it, segreteria.redazione@agi.it,

Cordialmente,

Collettivo No Pasdaran