Posts contrassegnato dai tag ‘Dimissioni’

Rasoul-Khadem-Olympics-2016

Si e’ dimesso Rasoul Khadem, Presidente della Federazione iraniana Wrestling, eletto appena due mesi fa. In una lettera pubblicata sul sito della Federazione, Khadem ha annunciato il suo passo indietro, facendo capire di essere costretto a prendere una decisione drastica, per la sua “mentalita’ che imbarazza”.

Come pubblicato dall’agenzia di stampa ISNA, dietro le dimissioni del dirigente sportivo iraniano, c’e’ la contrarietà alle politiche del regime in merito al boicottaggio sportivo di Israele.

Dalla Rivoluzione islamica in poi, il regime iraniano ha disconosciuto l’esistenza di Israele, approvando una politica ufficiale che intende distruggere “lo Stato sionista”. Khamenei, addirittura, ha annunciato che Israele non esisterà più da qui a vent’anni. In rispetto a questa politica agli atleti iraniani, di qualsiasi sport, e’ vietato competere contro quelli israeliani. A pagarne le conseguenze a livello sportivo, sono pero’ gli atleti iraniani e i loro allenatori che, puntualmente, vengono squalificati da competizioni internazionali.

Lo scorso mese, ad esempio, la United World Wrestling Disciplinary Chamber, ha squalificato il wrestler iraniano Karimi Mashiani per sei mesi, per essersi rifiutato di competere contro un atleta israeliano nel novembre 2017. L’allenatore di Mashiani, Hamidreza Jamshidi, e’ stato addirittura squalificato per due anni!

Parlando all’ISNA, Kharimi ha detto: “se noi dobbiamo continuare con questa politica di non competizione contro gli atleti ‘regime sionista’, la responsabilità non può cadere sulle spalle degli allenatori e degli atleti. Costringere gli atleti ad accettare una sconfitta a tavolino, per mezzo di una certificazione medica, non e’ una giusta soluzione”.

A seguito delle dimissioni di Kharmi, tutti i membri dei Consigli della lotta libera e della lotta Greco-Romana, molto popolari in Iran, hanno deciso di presentare in massa le loro dimissioni. Ad oggi, sempre secondo l’ISNA, il Ministro dello Sport iraniano avrebbe rifiutato le dimissioni di Kharimi.

 

Annunci

bn-rs005_iranfi_j_20170119123446

Tutto l’Iran in queste ore sta vivendo un momento di estrema sofferenza e attesa, in seguito al collasso del grattacielo Plasco di Teheran. Si trattava di un palazzo di 17 piani costruito negli anni ’60 e diventato ormai un centro commerciale. Ieri, in seguito ad un incendio, il grattacielo è crollato su se stesso dopo alcune ore, seppellendo oltre 30 pompieri – ma il bilancio delle vittime è solo provvisiorio – accorsi sul posto per spegnere le fiamme.

Dietro la tragedia del Plasco, c’è la tragedia di un popolo ostaggio di un regime folle e fondamentalista. Una follia che comincia dalla stessa storia del Plasco: questo grattacielo era stato costruito prima della rivoluzione da Habib Elghanian, un businessman iraniano di religione ebraica. Dopo la rivoluzione del 1979, il regime accusò Habib di essere una “spia sionista” e lo condannò a morte. Neanche a dirlo, il processo contro l’uomo d’affari fu una farsa e servì solamente al regime per incutere terrore alla Comunità ebraica iraniana e confiscare tutte le proprietà di Habib Elghanian (tra cui il Plasco stesso).

L’incendio di ieri al Plasco, inoltre, ha ricordato quanto accaduto nel 2013, sempre a Teheran. In quella occasione, una sartoria prese fuoco e due donne – Nasrin Foroutani, 44 anni e Azar Haghnazari, 60 anni – morirono gettandosi dalla finestra per riuscere a salvarsi. Immediatamente scattarono polemiche durissime anche contro i pompieri, accorsi con ritardo sulla scena dell’incendio. La follia, però, fu raggiunta dalla Municipalità di Teheran, già allora guidata dal Pasdaran  Mohammad Bagher Ghalibaf. Il Vice Sindaco, Mojtaba Abdollahi, invece di chiedere l’apertura di una inchiesta sulla vicenda, disse che quanto accaduto era “volontà di Dio”. A due mesi da quel dramma, lo stesso Sindaco di Ghalibaf fu costretto a scusarsi con le famiglie delle vittime.

La tragedia del 2013, servì a portare alla luce le carenze del Dipartimento dei Vigili del fuoco di Teheran, mancanti di mezzi moderni e protezioni per poter affrontare adeguatamente le emergenze. Qualche tempo fa, quindi, Rahmatollah Hafezi, un membro ultraconservatore della Municipalità di Teheran, promise che i pompieri avrebbe ricevuto un aumento di budget di 140 miliardi di toman. Di questa cifra astronomica, solamente 25 miliardi di toman sono stati concretamente versati al Dipartimento dei Vigili del Fuoco (Iran Wire).

Arriviamo quindi alla tragedia di ieri. Un incendio è scoppiato all’interno del grattacielo Plasco. Un incendio scoppiato nonostante, da molto tempo, gli stessi Vigili di Teheran avevano informato il Municipio e i proprietari, dei rischi che c’erano all’interno del Plasco e della necessità di ammodernizzare l’intera struttura (Twitter). Una richiesta rimasta inascoltata. Quando l’incendio è divampato, il Sindaco di Teheran Ghalibaf non era nella capitale, ma si trovava nella città santa di Qom, per un giro di visite a diversi clerici, legato alle ambizioni elettorali dell’ex Pasdaran (al Monitor). Una assenza che ha portato gli iraniani ha chiedere sui social le dimmissioni di Ghalibaf, facendo partire un apposito hashtag (“Ghalibaf_resign”). A questo si aggiungano, come suddetto, le polemiche relative alle carenze di equipaggiamenti adeguati da parte dei pompieri della capitale iraniana e il mancato intervento di supporto aereo per favorire lo spegnimento dell’incendio (Good Morning Iran).

Nello stesso tempo in cui i civili e i vigili del fuoco muoiono a Teheran, privi del necessario sostegno da parte delle istituzioni, il regime iraniano non fa fatica a trovare miliardi di toman, per garantire gli interessi economici delle compagnie legate ai Pasdaran, totalmente prive di know-how, per finanziare il brutale regime di Assad e per mantenere in vita numerose organizzazioni terroriste (in primis Hezbollah) e milizie jihadiste sciite.

E’ davvero questo che merita il popolo iraniano?