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Raimondo Schiavone con l'esponente di Hezbollah Ali Daghmoush

Raimondo Schiavone con l’esponente di Hezbollah Ali Daghmoush (Fonte: Assadakah)

Ieri il dipartimento di Stato Americano, ha incluso due massimi esponenti di Hezbollah, nella lista dei terroristi. Il primo nome è quello di Mustafa Mughniyeh, figlio del terrorista Imad – ucciso a Damasco nel 2008 – e nipote del terrorista  Mustafa Badreddine, anche lui ammazzato in Siria nel Maggio del 2016. Il secondo nome incluso nella lista dei terroristi, è quello dello sceicco Ali Da’amoush – spesso anche scritto Ali Daghmoush – responsabile del Dipartimento Affari Esteri di Hezbollah. Secondo il Dipartimento di Stato Americano, Daghmoush usava la sua posizione per organizzazione “cover operations” nel mondo per Hezbollah, tra le quali la raccolta di materiale d’intelligence e il reclutamento di agenti (Long War Journal).

L’inclusione di Ali Daghmoush nella lista dei terroristi, deve preoccupare drammaticamente l’Europa e in particolare l’Italia. Per quanto concerne l’Europa, Daghmoush dimostra chiaramente che non esiste alcuna differenza tra il ramo politico di Hezbollah e quello militare. Entrambi, al contrario di quello che sostiene la UE, sono dediti al terrorismo, senza alcuna differenza di vedute e soprattutto di azioni. Per quanto concerne l’Italia, purtroppo, esiste una organizzazione che da anni vergognosamente intrattiene relazioni con Hezbollah e con i media affiliati al Partito di Dio (ovvero al Manar). Come sa bene chi segue No Pasdaran, si tratta di Assadakah, organizzazione sarda con ramificazioni di diverse parti d’Italia, tra cui la Lombardia e il Lazio.

Assadakah ha diverse volte inviato delegazioni in Libano, incontrando numerose volte proprio lo Sceicco Ali Daghmoush. Tra coloro che, per Assadakah, hanno incontrato il terrorista libanese c’è il leader dell’organizzazione Raimondo Schiavone, la rappresentante per la Lombardia Julia Shesternikova e l’attuale responsabile esteri- nonchè giornalista di al Manar – Talal Khrais (Assadakah.org). Incredibilmente, questa organizzazione ha più volte liberamente invitato esponenti di Hezbollah in Italia e continuamente, anche attraverso il sito “Sponda Sud”, fa liberamente propaganda non solo per i terroristi libanesi, ma anche per il regime iraniano e per il macellaio siriano Assad.

Nel Maggio del 2014, tra le altre cose, Assadakah ha ricevuto un “premio fedeltà” proprio dalle mani dello Sceicco Ali Darghmoush. Uno scandalo che denunciammo sulle pagine di No Pasdaran e che portò Assadakah a cancellare l’articolo in cui annunciava l'”onoreficenza” ricevuta dai terroristi libanesi (No Pasdaran). Qui di seguito la foto scattata a Schiavone, proprio con Darghmoush, in quella nefasta occasione.

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Ci chiediamo come sia possibile e accettabile, che in Italia lavori liberamente una organizzazione che non solo promuove posizioni politiche favorevoli a regimi repressivi e a gruppi terroristi, ma mantiene anche contatti con personaggi che finiscono in liste nere del Dipartimento di Stato Americano! Riteniamo che è tempo che questo scempio finisca e che vengano presi i dovuti provvedimenti! Riprotiamo infine, in basso, una intervista al terrorista Ali Darghmoush, girata proprio dai rappresentanti di Assadakah durante una loro visita in Libano.

Per approfondire sul lavoro di denuncia di No Pasdaran in merito alle attività di Assadakah:

https://nopasdaran2.wordpress.com/2013/10/03/hezbollah-iran-italia-assadakah/

https://nopasdaran2.wordpress.com/2013/10/04/nopasdaran-assadakah-hezbollah-sardegna-cagliari-iran-siria/

https://nopasdaran2.wordpress.com/2014/10/20/italia-hezbollah-terrorismo-assadakah-cagliari-meeting-vergogna/

 

 

 

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Di seguito riportiamo la drammatica descrizione della prigionia fatta dalla poetessa iraniana Hila Sedighi, arrestata il 7 gennaio scorso all’aeroporto Imam Khomeini di Teheran, mentre tornava con il marito da un viaggio negli Emirati Arabi Uniti. Fortunatamente, la prigionia di Hila e’ durata 48 e la poetessa e’ stata rilasciata su cauzione (ma dovrà, ovviamente, subire un processo politico). Nonostante la brevità della detenzione, Hila ha assistito a scene terribili e ha raccontato quanto ha visto in un breve post sulla sua pagina Facebook (Iran Human Rights). Ecco la traduzione di quanto scritto dalla giovane poetessa iraniana:

La prima notte di detenzione, sono stata tenuta in isolamento in un centro di detenzione dell’aeroporto. La seconda notte, sono stata trasportata al centro di detenzione di Shapour. Un centro famoso per essere tra i più orribili e pericolosi per i prigionieri. Sono stata stanza in una cella di quattro metri, insieme a otto altri detenuti pericolosi (pericolosi e’ un termine generale per questi individui, ma essi sono ancora persone con diritti e io ho temo per il loro destino). Il trattamento verso di loro e’ stato peggiore e piu’ ignobile di quanto potessi immaginare. La situazione era talmente brutta che, inizialmente, la polizia dell’Unita’ Investigativa di Shapour ha rifiutato di farmi entrare nel centro. Il mio trasferimento in città e’ avvenuto dentro una gabbia e sono stata guardata dalla gente come un criminale” (Facebook).

Infine, Hila ha confermato che il suo arresto e’ ricollegato a nuove accuse e non a quelle gia’ mosse contro di lei, per il sostegno dato all’Onda Verde e a Mir Hossein Mousavi (GaiaItalia.com). In merito Hila ha scritto: “sono stata processata in mia assenza. Non so per quale motivo e per il momento sono fuori su cauzione. Presenterò una protesta formale, per potermi difendere

Un poema di Hila Sedighi dedicato alle donne iraniane e agli studenti oppressi

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Lei si chiama Sadaf Taherian ed e’, non solo una bravissima attrice iraniana, ma anche una bellissima donna. Una donna sinora costretta ad indossare l’hijab – il velo islamico – per poter lavorare. Un velo che, evidentemente, Sadaf ha sempre portato unicamente per dovere. E’ cosi che funziona nella Repubblica Islamica se vuoi vivere in pace, e’ cosi che funziona sotto la Presidenza di Hassan Rouhani.

Qualche giorno fa, pero’, Sadaf Taherian ha preso coraggio e, anche se intimorita, ha pubblicato una sua foto senza velo nel profilo Instagram. La foto che vi mostriamo sotto, ritrae non solo l’intera bellezza di Sadaf, ma anche la sua gioia nel poter mostrare liberamente il suo intero viso.

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Ovviamente, neanche a dirlo, la risposta del regime clericale non si e’ fatta attendere: il Governo iraniano ha accusato Sadaf Taherian di essere asservita alla cultura Occidentale. Non solo: con Sadaf e’ stata minacciata anche un altra attrice iraniana, Chekameh Chamanmah, anche lei per aver pubblicato su Instagram una fotografia senza il velo. Impaurita dalle minacce, la povera Chekameh ha deciso di cancellare la foto appena pubblicata. 

Sadaf Taherian, invece, ha detto no: ha rifiutato di cancellare la foto dal suo profilo social e ha sfidato apertamente l’establishment. Il primo ad attaccarla, neanche a dirlo, e’ stato il Ministro della Cultura iraniano, un certo Ali Jannati, ricevuto con alti onori in Italia e con cui il Ministro Franceschini ha firmato un Memorandum of Understanding (No Pasdaran). Non solo: parlando con la giornalista iraniana Masih Alinejad – creatrice della pagina Facebook My Stealthy Freedom – Sadaf ha denunciato anche di aver subito numerosi insulti via Internet (My Stealthy Freedom). Chiaramente, come sempre, si tratta dei cani sciolti di Ansar Hezbollah, primi responsabili dell’oppressione della donna in Iran. Gli stessi che hanno bruciato con l’acido decine di ragazze malvelate in tutta la Repubblica Islamica (No Pasdaran). Per questi crimini, per la cronaca, il Governo di Rouhani non ha arrestato neanche un responsabile (The Indipendent).

Il 14 – 15 Novembre, il Presidente iraniano Hassan Rouhani arriverà in Italia. Riteniamo che sia dovere del Governo italiano, denunciare gli abusi dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Abusi aumentati sotto la presidenza di Hassan Rouhani (le condanne a morte, nel solo 2015, hanno raggiunto il numero di 1000!). E’ tempo di dire basta ad un dialogo unilaterale e ad una serie di concessioni importanti, senza alcuna condizione. 

#No2Rouhani

 

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Condannato a 6 anni di carcere e 223 frustate!!! Questa la pena medievale inflitta al regista curdo-iraniano Keyvan Karimi. La sua colpa? Ufficialmente, “aver insultato il sacro”, aver “fatto propaganda contro il regime” e “relazione illecita” (per aver stretto la mano di una donna a cui non era sentimentalmente legato). Ovviamente, come sempre, dietro l’arresto di Karimi c’e’ una ragione politica: Keyvan Karimi e’, come suddetto, di etnia curda ed e’ anche un regista socialmente impegnato (Journalist is not a Crime). Il suo CV (link), mostra il lavoro di un cineasta – conosciuto anche a livello internazionale – da sempre in prima fila nel denunciare i problemi sociali all’interno del regime iraniano.

Nei suoi racconti Karimi descrive le problematiche reali all’interno dell’Iran. Nel film “Broken Borders“, Karimi racconta la pratica del contrabbando vista dalla parte di chi e’ costretto a farlo per poter sopravvivere; in “Children in Depth“, il regista iraniano racconta come funziona la giustizia minorile nella Repubblica Islamica; in “The Adventure of the Married Couple“, infine, Karimi riadatta una storia di Italo Calvino alla vita quotidiana di una giovane coppia iraniana. Come suddetto, grazie ai suoi lavori, Keyvan Karimi ha ottenuto diversi riconoscimenti internazionali: tra le altre cose, nel 2012 ha anche ottenuto una menzione speciale in Italia, da parte del Festival Internazionale del Cortometraggio di Tolfa!

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L’ultimo lavoro che Keyvan Karimi stava preparando, quello che ha concretamente causato il suo arresto, era un documentario intitolato “Writing over the City“, dedicato ai graffiti in Iran, al loro significato politico e sociale. Tra le altre cose, secondo quanto denuncia l’avvocato Amir Raeesian, il film aveva ottenuto tutti i permessi richiesti dalle autorità iraniane ed era stato prodotto addirittura dall’università di Teheran. Si pensi solamente che, per realizzare il documentario, Karimi si era addirittura recato nella biblioteca del Parlamento iraniano! Incredibilmente, tra le accuse mosse a Karimi, e’ uscita anche quella di aver “prodotto un video musicale per un cantante iraniano in esilio”…

Per la cronaca, l’avvocato Raeesian ha denunciato che il giudice competente del caso, Mohammad Moghiseh, aveva da mesi emesso la sentenza, anche senza il regolare completamento del processo. Per la cronaca, il giudice Mohammad Moghiseh e’ inserito dalla UE nella lista delle persone sanzionate per il suo ruolo nell’abuso dei diritti umani in Iran (Justice for Iran).

Ancora una volta il regime iraniano – sotto il ‘moderato Hassan Rouhani – abusa vergognosamente dei diritti umani colpendo la creatività e l’arte. Il chiaro scopo e’ quello di impedire ancora ogni forma di libera espressione e di critica politica e sociale. Il tutto, come sbagliarsi, con il pieno silenzio delle diplomazie Occidentali…

I documentari di Keyvan Karimi

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Dopo la firma di Vienna del 14 luglio scorso, la battaglia per l’approvazione dell’accordo nucleare con l’Iran sta per raggiungere il Congresso americano. Qui, i Parlamentari (Deputati e Senatori), esprimeranno il loro pensiero sul contenuto dell’accordo e voteranno in merito. Considerando i numeri, e’ molto probabile che l’accordo verrà approvato e, quantunque venisse rigettato dal Congresso e del Senato, il Presidente Obama ha già annunciato di essere pronto a mettere il veto. Nonostante i limiti di potere, i Parlamentari americani stanno facendo di tutto per denunciare i gravi limiti dell’Iran Deal e, soprattutto, svelare al pubblico americano tutti i particolari di questo accordo.

Una prima durissima reazione, quindi, e’ arrivata da due Deputati Repubblicani, Mike Pompeo e Tom Cotton. I due, in seguito ad un incontro con alti responsabili dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), hanno denunciato in una conferenza stampa, la presenza nell’Iran Deal di parti di accordo non rivelate al Congresso. In particolare, Pompeo e Cotton si riferiscono al fatto che, con il permesso della Casa Bianca, l’Iran Deal ha permesso a Teheran di ottenere un accordo separato con l’AIEA per quanto concerne la visita degli ispettori internazionali al complesso militari di Parchin – dove Teheran ha compito esperimenti sull’esplosione di un ordigno atomico – e per quanto riguarda le informative che l’Iran deve dare all’agenzia ONU in merito alla cosiddetta “weaponization, ovvero le ricerche fatte dalla Repubblica Islamica in merito alla miniaturizzazione di un ordigno nucleare per essere caricato su un vettore (ovvero un missile balistico). In tal senso, si legga l’articolo relativo al ruolo dello scienziato ucraino V. Danielnko nel programma nucleare iraniano.

Queste due tematiche centrali – apertura del complesso militare di Parchin e “weaponization” – saranno trattate direttamente dall’AIEA e l’Iran in due accordi separati che, ovviamente, non verranno sottoposti alla conoscenza del Congresso americano. Questi accordi separati e segreti, quindi, contraddicono la logica stessa della normativa approvata dal Congresso e dalla stessa Casa Bianca (anche nota come Iran Nuclear Agreement Review Act), in merito al diritto dei parlamentari americani di esprimere la loro opinione sul contenuto dell’Iran Deal. Parlando in conferenza stampa, Pompeo e Cottono hanno rimarcato che “anche lo stesso Iran Nuclear Agreement Review Act, per quanto inadeguato, obbliga l’Amministrazione americana a fornire al Congresso tutti i documenti relativi all’accordo, inclusi gli allegati, le appendici, i cavilli, gli accordi aggiuntivi, il materiale, i documenti e gli aspetti tecnici che saranno implementati con la firma dell’accordo o in un successivo momento (come nel caso dell’accordo AIEA-Iran)”.

E’ importante sottolineare che, anche nello stesso schieramento democratico, si stanno aprendo delle importanti fratture in merito all’accordo nucleare con l’Iran. Duri attacchi all’Iran Deal sono arrivati dal Senatore democratico Menendez, che ha espresso seri dubbi in merito al potere di controllo degli ispettori internazionali e dell’effetto del prossimo alleggerimento delle sanzioni.

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Finalmente, potremmo dire! Dopo averne sentite di tutti i colori nei recenti incontri istituzionali tra rappresentanti italiani e iraniani, finalmente abbiamo trovato un politico italiano capace di parlare chiaro al regime durante un incontro ufficiale. Un Senatore coraggioso, in grado di chiedere conto, senza mezzi termini, delle violazioni e degli abusi che i Pasdaran mettono in atto nella Repubblica Islamica. Si tratta del Senatore Luigi Manconi, Presidente della Commissione Diritti Umani del Senato.

Dalle agenzie di stampa, infatti, apprendiamo di un incontro avvenuto tra M.J. Larijani, potente capo dell’Alto Consiglio per i Diritti Umani in Iran e il Senatore Manconi. Dal testo del comunicato rilasciato dopo l’incontro, apprendiamo il contenuto della conversazione tra i due politici. Il Senatore Manconi non le ha certo mandate a dire al rappresentante del regime iraniano. Non soltanto Manconi ha chiesto all’Iran di aprire all’ingresso dei rappresentanti Onu e delle Ong per monitorare l’abuso dei diritti umani, ma ha anche denunciato i numerosi casi di tortura all’interno delle carceri iraniane. Su queste questioni di primaria importanza, il Senatore ha chiesto a Larijani una risposta scritta.

Il Comunicato rende anche noto che il Senatore Manconi ha condannato l’impiccagione di Rehyaneh Jabbari, condannata alla pena capitale per essersi difesa da un violentatore, membro dell’intelligence iraniana. Manconi ha citato il caso Jabbari come esempio cardine per dimostrare la discriminazione delle donne nella Repubblica Islamica, una disparità di trattamento che negli ultimi mesi ha permesso ai miliziani fondamentalisti di attaccare con l’acido oltre 380 donne. Una dura condanna è arrivata da parte del Senatore Manconi anche contro l’altissimo numero di pene capitali approvate ed eseguite nella Repubblica Islamica.

Il punto piu’ forte, pero’, arriva probabilmente alla fine del Comunicato stampa. Pur sostenendo la necessità di continuare il negoziato sul nucleare, il Senatore Manconi lega la questione nucleare e quella dei diritti umani. Manconi, infatti, afferma che “è prioritario che il negoziato internazionale sul nucleare iraniano prosegua contestualmente all’affermazione della necessità della tutela dei diritti umani fondamentali di cui in Iran si perpetua la violazione“.

Al coraggio del Senatore Manconi va il plauso dell’opposizione iraniana. Piuttosto che parlare del nuovo Iran (inesistente) o cercare un appeasement con i Mullah in nome del business, tutti i rappresentanti politici italiani dovrebbero prendere esempio dal Senatore Manconi e chiedere ai rappresentanti iraniani spieganzioni del loro criminale comportamento!

Di seguito si riporta il testo del Comunicato Stampa Ansa, incontro Manconi – M.J. Larijani

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Libera subito Omid Kokabee”! Questo il messaggio che 18 premi Nobel hanno voluto inviare direttamente alla Guida Suprema Ali Khamenei, proprio in occasione del discorso di Hassan Rouhani alle Nazioni Unite e, soprattutto, dei negoziati sul programma nucleare in corso in queste settimane. Chi è Omid Kokabee? La sua storia, purtroppo, non è molto conosciuta in Europa, ma rappresenta perfettamente il comportamento del regime iraniano e, in particolare, del Ministro dell’Intelligence e della Difesa. Omid è un brillante scienziato: laureato in Fisica Applicata ed Ingegneria Meccanica presso l’Università di Sharif nel 2000, Omid ha conseguito il suo primo Dottorato di ricerca in Ottica Quantistica presso l’Istitito delle Scienze Fotoniche di Barcellona. Nel 2010, quindi, ha inziato il suo secondo Dottorato di ricerca presso l’Università di Austin in Texas. Qui, importante ricordarlo, si è distinto per diverse pubblicazioni di primo livello per la rivista scientifica Optics Letters.

Nel gennaio del 2011, mentre ritornava negli Stati Uniti dopo una visita alla famiglia in Iran, Omid Kokabee è stato arrestato all’aeroporto di Teheran. In pochi giorni, il regime lo ha accusato di contatti con “paesi ostili” e “spionaggio”. Omid ha rifiutato tutte le accuse a suo carico, denunciato di essere vittima di un complotto. Per quale ragione? Semplice: come denunciato da Omid stesso in una lettera inviata dal carcere nel 2013, la vera ragione del suo arresto è direttamente legata al programma nucleare iraniano. Omid, infatti, ha rifiutato di collaborare con i Pasdaran, rigettando l’idea di offrire la sua mente e i suoi studi per la realizzazione della bomba nuclare. Una mente come quella di Omid Kokabee, chiaramente, esperta sopratutto sul tema dei laser, non poteva passare inosservata agli agenti dei Mullah. In particolare, come denunciato dall’American Physical Society nel 2013, non potevano sfuggire al regime gli studi fatti da Omid sui laser, uno dei mezzi attraverso il quale è possibile ottenere l’arricchimento dell’uranio sino alle percentuali necessarie per realizzare l’ordigno atomico.

Nella Repubblica Islamica l’accusa di spionaggio va per la maggiore contro chi decide di opporsi al regime. Le pene, ovviamente, sono molto dure: Omid è stato condannato a dieci anni di carcere e torturato diverse volte. Nonostante questo incubo, lo scienziato iraniano ha rifiutato diverse volte l’offerta del regime “libertà immediata in cambio di collaborazione”. Un coraggio che è valso ad Omid l’assegnazione del premio Andrei Sakharov nel 2014, un importante riconoscimento internazionale assegnatogli in nome dell’immane sforzo di unire la saggezza scientifica, alla difesa dei diritti umani.

Restando in tema di diritti umani e nucleare, vogliamo ricordare che – proprio in queste ore – la sorella di uno scienziato iraniano assassinato nel febbraio del 2007. il Dottor Ardeshir Hosseinpour, ha accusato il regime di aver ucciso suo fratello, come ritorsione per il suo rifiuto di collaborare alla costruzione della bomba atomica. Parlando con The Media Line, Mahmoobeh Hosseinpour ha rivelato che, nel Novembre del 2004, degli emissari di Khamenei contattarono direttamente Ardeshir, offrendogli una posizione all’interno dei Pasdaran, in cambio del suo aiuto nel programma nucleare e nella supervisione del lavoro degli scienziati russi e nordcoreani, al servizio della Repubblica Islamica. Davanti alla mancata collaborazione di Ardeshir, il regime ha deciso di ucciderlo, accusando Israele dell’omicidio. Nella stessa conversazione, Mohmoobeh Hosseinpour ha anche rivelato che i Pasdarnan hanno rubato un DVD contenente le ricerche portate avanti dai Ardeshir sull’arricchimento dell’uranio.

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