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Nel 2020, il Salone del Libro di Torino nominera’ l’Iran l’ospite d’onore. Ad annunciarlo e’ stato Amir-Masud Shahramia, direttore dell’Istituto Fiere Culturali iraniane, dopo un accordo raggiunto con l’ex Ministro della Cultura del Governo Letta, Massimo Bray. Come scrive La Stampa, la notizia e’ stata praticamente confermata dall’Italia, anche se non c’e’ ancora l’ufficializzazione.

Si tratta di una decisione che lascia sgomenti. Un premio ad un regime che opprime ogni forma di dissenso, incarcera artisti, perseguita i dissidenti e le loro famiglie, mette a morte gli omosessuali e ha in vigore leggi che considerano la donna un essere inferiore rispetto all’uomo. Ancora, come noto, si tratta del Paese che, per eccellenza, finanzia il terrorismo internazionale, togliendo risorse ad una popolazione ormai allo stremo e da mesi in piazza nonostante il rischio di finire sul patibolo.

Purtroppo la passione di Massimo Bray per l’Iran, risale a quando egli occupava la carica di Ministro. Sin dal 2013, infatti, Bray si e’ recato in Iran, con lo scopo di rafforzare le relazioni culturali tra Roma e Teheran. Nel corso delle sue visite nella Repubblica Islamica e nel corso dei rapporti con i rappresentanti del regime, Bray non ha mai espresso una sola condanna per gli abusi dei diritti umani e civili da parte dell’Iran. Finito il suo mandato governativo, Bray ha continuato a mantenere i legami con la Repubblica Islamica, fino ad arrivare – vergognosamente – alla scelta di nominare proprio l’Iran ospite d’onore del Salone del Libro 2020. L’ultima visita di Bray in Iran, tra le altre cose, risale proprio a luglio 2018.

Speriamo che il Ministro della Cultura Bonisoli intervenga immediatamente per impedire questo scempio, per evitare che l’Italia renda onore a chi – nonostante la grandezza culturale della sua storia – ha scelto di sostenere l’estremismo militare, religioso e politico.

iran bray

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L’11 agosto scorso l’agenzia di stampa Hrana, specializzata nella denuncia degli abusi dei diritti umani in Iran, ha denunciato l’arresto di quattro musicisti iraniani presso Narmak, quartiere ad est di Teheran. I quattro sono stati arrestati il 24 luglio scorso e da quel giorno le famiglie non hanno avuto più alcuna notizia sulla loro sorte.

I musicisti arrestati si chiamano Ali Mobin, Arash Kamyab, Shahab Sharif e Milad Yazdi. Una fonte della Hrana, ha riportato che i musicisti sono stati insultati dagli agenti arrivati per arrestarli e hanno subito anche delle violenze. Non contenti, gli agenti hanno sequestrato tutto il loro materiale artistico e lo hanno – probabilmente – distrutto. Come suddetto, dal giorno dell’arresto, le famiglie non hanno avuto piu’ alcuna notizia dei loro cari. Questo, nonostante il fatto che i famigliari si sono direttamente recati presso il quartier generale della Polizia a Teheran, dove non hanno ricevuto alcuna informazione.

Purtroppo non è finita qui: la Hrana informa anche che, nel giugno scorso, 8 persone sono state arrestate a Teheran, con l’accusa di aver realizzato dei video clip musicali. Anche nel loro caso, non ci sono informazioni precise e non si sa bene neanche di cosa siano precisamente accusati.

Continua drammaticamente la spirale di persecuzioni che la Repubblica Islamica sta portando avanti contro artisti e intellettuali. Ancora una volta, nel (quasi) totale silenzio Occidentale…

Video del 2014: arresto di musicisti iraniani per aver cantato canzoni patriottiche sgradite al regime