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Non sappiamo come la storia giudicherà il Presidente Americano uscente Barak Obama. Quello che sappiamo con certezza è che, per quanto concerne il Medioriente ed in particular modo l’Iran, sarà ricordato come colui che ha dato nuova linfa vitale ad un regime fondamentalista, probabilmente garantendogli la possibilità di divenire un Paese nucleare nel prossimo futuro. Gli effetti collaterali impazziti dell’Iran Deal, infatti, si vedono quotidianamente. Alcuni di questi hanno riververi geopolitici sulla regione Mediorientale – come ad esempio l’invasione delle milizie sciite filo-Teheran in Siria e in Iraq – altri sono meno visibili, ma certamente altrettanto pericolosi.

Uno di questi effetti collaterali impazziti delle politiche di appeasement obamiane, lo apprendiamo in queste ore dalla agenzia di stampa iraniana ISNA: secondo quanto riportato, la Repubblica Islamica dell’Iran e Cuba, avrebbero concordato di creare un laboratorio congiunto di nanotecnologie all’Avana. L’accordo è stato raggiunto durante la visita a Teheran di Fidel Castro Diaz-Balart, consigliere scientifico del Presidente cubano Raul Castro. Arrivato in Iran, Diaz-Balart ha incontrato il Vice Presidente Sorena Sattari, responsabile per Rouhani del settore Scienza e Tecnologia.

Questa notizia deve preoccupare estremamente la Comunità Occidentale. Com’è noto, senza entrare nei dettagli tecnici, le nanotecnologie sono applicabili non soltanto con scopi positivi, ma anche per pericolosi fini militari. Grazie alla manipolazione della materia a livello di atomo, le nanotecnologie possono permettere lo sviluppo di armi di distruzione di massa non soltanto di tipo nucleare – la miniaturizzazione dell’arma atomica per un suo facile trasporto – ma biologico e chimico. Non solo: anche a livello di strumentazione militare, le nanotecnologie possono permettere la creazione, ad esempio, di mini droni capaci di carpire pericolose informazioni. Certamente, questo genere di consapevolezza e know how in mano al regime iraniano, deve allarmare tutti gli Stati, particolarmente quelli democratici. Ciò, anche alla luce delle relazioni del regime iraniano con numerosi gruppi terroristi – primo fra tutti Hezbollah – che potrebbero usare queste tecnologie per colpire obiettivi Occidentali.

Lo scorso agosto il Ministro degli Esteri iraniano Zarif ha visitato Cuba, avviando una nuova cooperazione. Una cooperazione che prevede anche una influenza religiosa, come dimostrato dal proselitismo dei centri sciiti-khomeinisti nella piccola isola del centro America. Qui, l’uomo chiave di Teheran si chiama Edgardo Ruben Assad, noto come Shoeil. Nato in Argentina, Shoeil è considerato il più influente agente dell’Iran in America Latina, in diretto contatto con il clerico Mohsen Rabbani. Rabbani, oggi emissario di Khamenei a Qom, è stato attaché culturale iraniano a Buenos Aires e, grazie a questa posizione, ha organizzato l’attentato del 1994 contro il centro ebraico AMIA, a Buenos Aires. Su di lui pende un mandato di cattura dell’Interpol.

Qui di seguito due video della TV del regime iraniano in spagnolo, Hispano TV, sulla comunità sciita khomeinista a Cuba. L’uomo che vedrete nel filmato, è proprio Edgardo Ruben Assad…

Esiste una buona massima che sostine “dimmi con chi vai e ti dirò chi sei”. Un principio secondo il quale le persone che si frequentano sono indice di chi siamo e di come intendiamo comportarci all’interno della società. Ora, traslato in ambito internazionale, possiamo dire senza problemi che capire chi sono i migliori “amici” di uno Stato e come questo si comporta verso di loro, aiuta a rendersi conto di che ruolo gioca questo Paese nella geopolitica mondiale e la posizione che vuole assumere all’interno della Comunià internazionale.

Proviamo, quindi, a fare questo esercizio con la Repubblica Islamica dell’Iran. Chi sono gli Stati maggiormente vicini a Teheran? Quali organizzazioni politiche internazionali sono sostenitrici del regime vigente in Iran o, peggio, sue vassalle? Per chi segue attivamente la politica estera o questo blog, la risposta non è poi cosi difficile, ma può essere comunque utile fare un breve sunto.

  1.   Siria: da trent’anni esiste tra Siria e Iran una alleanza strategica nel nome. “ufficialmente” della “resistenza ad Israele e agli americani”. Lasciate da parte le solite giustificazioni populisti, l’alleanza tra questi due regimi si basa sull’interesse di Teheran di arrivare ad avere uno sbocco strategico nel Mediterraneo e di finanziare i movimenti terroristi di Hamas e Hezbollah. L’Iran, a tal fine, ha favorito il riconoscimento della Comunità alawita nell’ambito dei mussulmani sciiti e ha supportato militarmente e finanziariamente gli Assad. Oggi, come visto nel precedente articolo, l’Iran sta aiutando Bashir al-Assad a reprimere le manifestazione di massa con uomini e mezzi e sta ha trasferito 1 miliardo di dollari verso Damasco allo scopo di fargli bypassare le sanzioni internazionali;
  2.    Hezbollah e Hamas: si tratta di due organizzazioni terroriste inseribili nell’alveo dell’estremismo islamico. Hezbollah, movimento libanese, nasce nel 1982 grazie a finanziamenti iraniani, allo scopo di equilibrare il peso del partito sciita libanese Amal. Responsabile di numerosi attentati contro civili israeliani e truppe internazionali, tiene sotto scacco oggi l’intero sistema politico libanese. La Corte Internazionale dell’Aja ritene quattro membri di Hezbollah resposabili dell’uccisione dell’ex Primo Ministro libanese Rafiq Hariri. Hezbollah, tradotto il “Partito di dio”, ha link anche in America Latina dove gestisce traffici di droga. Hamas, da parte sua, nonostante sia un movimento sunnita ha abbracciato la causa iraniana per soldi e armi. Anch’essa è responsabile di numerosi attentati suicidi contro civili innocenti. Come Hezbollah, anche Hamas tiene in mano la politica palestinese, rifiutando il dialogo e sostenendo unicamente la causa della lotta armata finalizzata alla distruzione “dell’entità sionista”. In questi giorni, i due leader rivali di Hamas – Meshale e Haniye – si sono recati entrambi in Iran per prostrarsi ai piedi della Guida Suprema Ali Khamenei (in questa sede si preferisce tralasciare il rapporto tra l’Iran e i Taliban, movimento fondamentalista sunnita a cui oggi Teheran fornisce soldi e missili);
  3.   Venezuela, Cuba e Bolivia: sono questi i Paesi che in America Latina costituiscono il network dell’Iran. Si tratta, in tutti e tre i casi, di regimi non democratici fondati sull’oppressione o la repressione (caso cubano) di ogni forma di opposizione. Il Venezuela, dall’arrivo di Chavez in poi, è diventato particolarmente una “casa accogliente” per ogni affare illecito che viene da Teheran. Noto è il caso dell’aereo venezuelano che quotidianamente faceva la rotta Caracas-Damasco-Teheran praticamente mezzo vuoto…Di recente gli Stati Uniti hanno scoperto una base missilistica iraniana in costruzione in Venezuela…
  4.   Russia e Cina: In maniera più o meno spinta, sono questi due i giganti internazionali che sostengono il regime iraniano. Si tratta, anche in questo caso, di autocrazie in cui la possibilità di esprimere una qualsiasi forma di opposione al Governo centrale è davvero difficile. Lo dimostrano le recenti manifestazioni contro Vladimir Putin in Russia e la tragedia del popolo tibetano per quanto concerne la Cina. Due Paesi che, in questi giorni, hanno posto il veto alla risoluzione del Consiglio di Sicurezza che condannava le repressioni del regime siriano e chiedeva a Bashir al-Assad di lasciare.

Concludendo possiamo dire che, basta unicamente questo breve escursus, per dimostrare il ruolo negativo che il regime iraniano esercita all’interno della Comunità Internazionale e la sua rilevanza nel finanziamento e nel sostegno di Stati e movimenti che contraddicono ogni forma di principio democratico e di diritti umano.