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Riprendiamo un articolo pubblicato dal sito di Avvenire il 19 agosto scorso. Un pezzo che, colpevolmente, ci era sfuggito, intitolato “Iran, avamposto cristiano“. L’articolo, scritto da Anna Pozzi, intende promuovere l’uscita del testo “Iran. Guida storico-archeologica” delle edizioni Terrasanta, a firma di Elena Asero.

Con l’obiettivo di incoraggiare il lettore a comprare il testo – obiettivo legittimo – l’autrice dell’articolo inizia a descrivere un Iran inesistente: una specie di culla del cristianesimo in Medioriente ove, quotiamo il pezzo, “secondo fonti di Chiese evangeliche, il cristianesimo sarebbe la religione in più rapida crescita in Iran, con un ritmo del 19 per cento annuo e i cristiani sarebbero tra i 500 mila e il milione, in gran parte armeni, caldei e protestanti. “

Affermazione veritiera, peccato che non collegata alla parte più importante del discorso: le persecuzioni del regime iraniano contro i cristiani, particolarmente gli evangelici e primariamente contro i mussulmani che scelgono di abbandonare la loro fede per convertirsi al cristianesimo. Di tutto questo, drammaticamente e colpevolmente, nel pezzo non c’e’ minimamente traccia.

Sarebbe bastato alla Anna Pozzi, andarsi a fare una breve e facile ricerca su Google, per scoprire la verità in merito. Avrebbe scoperto che OpenDoors, classifica il livello di persecuzione dei cristiani in Iran come “extreme”, o che nelle carceri iraniane, in questo momento, ci sono almeno 90 cristiani detenuti per ragioni di fede (numero denunciato sia dalle Nazioni Unite, che dalla United States Commission on International Religious Freedom). Avrebbe scoperto la storia di Maryam Naghash Zargaran, detenuta iraniana arrestata per essersi convertita al cristianesimo, e che in nome della sua fede ha fatto giorni e giorni di sciopero della fame in carcere (No Pasdaran). Oppure avrebbe scoperto che, solamente qualche mese fa, Khamenei in persona ha accusato i cristiani evangelici di Karaj di lavorare per la CIA, allo scopo di sequestrargli le proprietà (No Pasdaran). Infine, avrebbe scoperto la figura del Pastore Ebrahim Firuzi, arrestato nel 2015 per motivi religiosi e condannato a cinque anni di carcere (Farsi Christian News Network). Potremmo andare avanti ancora molto, ma preferiamo fermarci per non annoiare i lettori.

Purtroppo, sia la Pozzi che Avvenire non hanno scelto di usare la Rete o altre fonti di informazione – ad esempio le Nazioni Unite – per scoprire lo stato dei cristiani nella Repubblica Islamica. Hanno preferito non sapere – o far finta di non sapere (che e’ peggio) – per poter vendere un libro in più. L’ennesimo silenzio assordante, sulle spalle di chi veramente in Iran porta la Croce…

P.S.: ultimo appunto per la Pozzi…l’Iran e’ un “monolite di fanatismo religioso e di politiche interne e internazionali oscurantiste e minacciose“. Non e’ solo descritto cosi troppo spesso…

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Due detenuti iraniani, arrestati per essersi convertiti dall’Islam al cristianesimo, hanno deciso di dichiarare lo sciopero della fame. I loro nomi sono Hadi Asgari e Amin Afshar Naderi.

I due, arrestati insieme ad altre 12 persone nell’agosto del 2016 presso Firoozkooh, hanno passato 82 giorni di isolamento, prima di essere trasferiti nel braccio 44 del carcere di Evin (Hrana).

Hadi e Amin, protestano non solo contro il loro stato detentivo, ma anche contro la decisione delle autorità di negare loro il rilascio su cauzione. Va ricordato che, nonostante le pressioni di avvocati e famigliari, i processi contro i due detenuti sono ancora bloccati, senza nemmeno una accusa formale ufficialmente dichiarata dalla Tribunale Rivoluzionario.

In Iran e’ assolutamente vietato abbandonare l’Islam, un reato considerato “apostasia”. Nonostante i divieti e il carcere, decine di iraniani hanno scelto di abbandonare l’islam, abbracciando molto spesso il cristianesimo. Solamente qualche giorno fa, la magistratura iraniana ha confermato la condanna a cinque anni di carcere per Ebrahim Firouzi, anche lui arrestato nel marzo del 2015 per essersi convertito al cristianesimo (Farsi Christian News Network).

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Due detenuti iraniani di fede cristiana, Hadi Asgari e Afshar Naderi, hanno dichiarato lo sciopero della fame. La misura estrema della protesta è stata presa dai due detenuti, in considerazione dello stato pessimo della loro detenzione e della mancanza di adeguate cure mediche. I due, sono rinchiusi da oltre sei mesi nel carcere di Evin, senza neanche aver subito sinora un reale interrogatorio o aver avuto accesso ad un legale (Mohabat News).

Hadi Asgari e Afshar Naderi sono stati arrestati nell’agosto del 2016, durante un raid delle forze di sicurezza in un giardino private presso Firouzkouh. Con loro sono state arrestate altre tre persone, anche loro di fede cristiana. I cinque, tutti convertiti dall’Islam al cristianesimo, sono stati fermati mentre si erano riuniti per una preghiera. Nel giardino, quindi, le forze di sicurezza iraniane hanno trovato e confiscato anche tre Bibbie e materiale per la preghiera (Mohabat News).

In seguito al raid delle forze di sicurezza, il giardino è stato chiuso, impedendo allo stesso proprietario di accedervi. Le famiglie degli arrestati, quindi, temono che le autorità iraniane possano fabbricare delle prove contro i loro cari e costringerli a firmare delle confessioni forzate (Mohabat News).

Ricordiamo che in Iran, chiunque abbandoni l’Islam è accusato di apostasia e, nei casi più estremi, condannato a morte.

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Le proprietà della Chiesa evangelica iraniana Jam’at-e Rabbani presso la città di Karaj, note come i Giardini di Sharon, sono state sequestrate dal regime. Precisamente, sono state confiscate dalla una organizzazione, denominate “Centro di Attuazione dei Decreti dell’Imam”, controllata direttamente dall’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana. Questa organizzazione è stata creata su ordine di Khomeini dopo la rivoluzione del 1979, allo scopo di confiscare tutte le proprietà appartenenti allo Shah. Con gli anni, però, il regime ha allargato il ruolo di questa organizzazione, permettendole di mettere in pratica dei veri e propri sequestri di proprietà in stile mafioso.

Ovviamente, neanche a dirlo, per agire il regime si è appoggiato sulla solita scusa: ha accusato gli appartenenti alla Jam’at-e Rabbani di essere legati alla Chiesa evangelica di Philadephia e di lavorare per la CIA. Tutte accuse rigettate direttamente dai vertici della Jam’at, ma confermate da un Tribunale Rivoluzionario il 21 luglio scorso, in un processo che si è svolto addirittura senza i rappresentanti della Chiesa stessa e senza alcun avvocato della difesa.

La Jam’at-e Rabbani è parte della Assemblea di Dio, raggruppamento di Chiese evangeliche penatacostali che, in tutto il mondo, raccoglie oltre 68 milioni di fedeli. In Iran, la sede centrale della Jam’at-e Rabbani si trova a Teheran, ma i suoi membri sono spesso soggetti ad arresti da parte del regime ed accuse di spionaggio. Questo perchè la maggior parte dei fedeli della Jam’at, sono mussulmani che hanno deciso di abbandonare l’Islam e convertirsi al cristianesimo. Una scelta che nella Repubblica Islamica è non solo vietata, ma punita con l’accusa di apostasia.

Per approfondire sulla persecuzione dei cristiani in Iran, vi preghiamo di  leggere questo paper: The Cost of Faith: Persecution of Christian Protestants and Converts in Iran

Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

Iraniano cristiano frustato per blasfemia nel 2007

E’ prevista oggi l’inagurazione della vergognosa Fiera di Roma dedicata all’Iran. Una Fiera tutta riservata al regime khomeinista che, secondo le informazioni di stampa, vedrà addirittura la presenza odierna del Ministro Calenda per la giornata di inaugurazione (AGI). Nel video di presentazione della Fiera di Roma “solo Iran”, neanche a dirlo, non si fa minimamente menzione alla reale natura del regime e agli altissimi rischi di investimento in un Paese dove regna la corruzione e dominano le imprese controllate da Khamenei e i Pasdaran (Gaiaitalia.com).

C’è di peggio: mentre il Ministro Calenda si appresta ad esprimere parole di elogio ed incoraggiamento del business con l’Iran, a Teheran si sta per compiere l’ennesimo crimine contro i diritti umani. Secondo quanto riportano le agenzie, infatti, tre mussulmani convertiti al cristianesimo – Yaser Mosibzadeh, Saheb Fadayaee e Mohammed Reza Omidi – saranno presto frustati in pubblica piazza (Aina.org). I tre, infatti, sono stati arrestati a Rasht lo scorso Maggio e accusati di blasfemia. Condannati ad 80 frustate, i tre sono stati rilasciati su cauzione nell’attesa di subire la sentenza subita. Purtroppo, quell’attesa è terminata. Ricordiamo che secondo quanto riportato da Open USA’s World Watch List, il regime iraniano è il nono al mondo per repressione nei confronti dei cristiani.

Davanti a questi abusi criminali, resta silente anche l’Ambasciatore italiano a Teheran, Mauro Conciatori. Evidentemente Conciatori, assai impegnato a sottolineare le affinità culturali tra Italia e Iran, non riesce ad avere il tempo per vedere quanto succede intorno a lui nella Repubblica Islamica…Ci fa un pò paura l’idea che l’Ambasciatore Conciatori, veramente creda che il Paese che egli rappresenta, l’Italia, abbia qualcosa in comune con un regime che vela le donne, applica l’apartheid ai Baha’i, impicca i detenuti e frusta in pubblico chi abbandona l’Islam

 

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Il Pastore cristiano Youcef Nadarkhani è stato nuovamente arrestato dalle autorità del regime iraniane. L’arresto è avvenuto venerdi scorso e, insieme al Pastore Nadarkhani, è stata arrestata anche sua moglie Tina Pasandide Nadarkhani e altre tre fedeli cristiani.

Secondo quanto è stato reso noto dagli attivisti, Youcef e la moglie Tina sono stati interrogati per diverse ore, prima di essere rilasciati su cauzione. Della situazione degli altre tre arrestati, invece, non si sa nulla (Foreign Desk News).

Come noto, il Pastore Nadarkhani era stato arrestato la prima volta nell’Ottobre del 2009 e condannato a morte dopo essere stato accusato di apostasia da una Corte di Gilan, nella Provincia di Rasht. L’accusa di apostasia era stata decisa in considerazione della decisione di Youcef Nadarkhani di abbandonare l’Islam per abbracciare il Cristainesimo.

Il Pastore Nadarkhani è stato salvato dalla pena capitale solamente grazie alle pressioni internazionali. Pressioni che hanno costretto Teheran a liberare Nadarkhani una prima volta nel Settembre del 2012. Arrestato nuovamente nel Natale del 2012, Nadarkhani è stato quindi rilasciasto una seconda volta solamente nel Gennaio 2013 (CSW.org).

Ricordiamo che, mentre il mondo porta avanti l’appeasement verso Teheran, nelle carceri iraniani restano oltre 90 cristiani innocenti (No Pasdaran).

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Prima sulla Repubblica, poi sul Corriere della Sera, l’ex Ministro degli Esteri e Primo Ministro Italiano Massimo D’Alema, aveva rilasciato delle dichiarazioni promuovendo a spada tratta l’alleanza con il regime iraniano e i suoi proxy (primo fra tutti Hezbollah). Una alleanza preferenziale da portare avanti a scapito dell’Arabia Saudita – considerata praticamente il primo nemico dell’Occidente – e di Israele, considerato un “problema” (Corriere).

All’intervista del “leader Massimo” reagi’ in primis l’Ambasciatore di Israele a Roma, Naor Gilon, che – in una lettera al Corriere della Sera – parlo’ di una vera e propria “ossessione unilaterale” di D’Alema verso Israele (Corriere della Sera).

 Renzi “agente del Mossad da sconfiggere”

La polemica a colpi di penna, venne chiusa dallo stesso rappresentante italiano, in una risposta che lasciava trapelare come D’Alema avesse preso male la critica del rappresentante israeliano in Italia. Talmente male che, secondo quanto dichiarato dalla giornalista Maria Teresa Meli – e incredibilmente mai smentito – durante una cena Massimo D’Alema avrebbe dichiarato che il Primo Ministro italiano Matteo Renzi e’ un “uomo del Mossad” (il servizio segreto esterno di Israele) e che, per questo motivo, “bisogna sconfiggerlo” (Affari Italiani).

Dal Mossad al MOIS…

Alle dichiarazioni silenziose senza smentita, quindi, Baffino ha voluto aggiungere una ciliegina sulla torta: come per magia, senza neanche una riga sui media italiani, e’ volato a Teheran per incontrare Ali Akbar Velayati, potente Segretario del Centro di Ricerca Strategica del Consiglio del Discernimento. Questo “think tank”, non si limita ad attività di ricerca sulla politica estera, ma partecipa attivamente alla definizione delle azioni di sostegno al terrorismo internazionale del regime iraniano.

A tal proposito, proprio legato ai temi di Israele e del mondo ebraico, vogliamo ricordare che contro Ali Akbar Velayati, l’Interpol emise un mandato di cattura, per il suo coinvolgimento nell’attentato al centro ebraico AMIA di Buenos Aires nel 1994 (85 vittime innocenti). Anche il Governo federale della Germania, emise un mandato di cattura contro Velayati nel 1996, per il suo ruolo nel “massacro di Mykonos” del 1992 (FAS).

Mentre D’Alema elogia l’Iran le milizie sciite…

In Iran Massimo D’Alema questa volta ci e’ andato come Presidente del FEBS –  Foundation for European Progressive Studies – potente think tank legato ai socialisti europei (D’Alema conserva questa carica dal 2010). Ovviamente, durante la visita l’ex Ministro degli Esteri che amava andare a braccetto con Hezbollah, ha elogiato il regime iraniano e sostenuto la necessita’ di un rapporto stretto con Teheran per favorire la stabilita’ e la sicurezza regionale (Abna).

Tutto questo avviene mentre il Governo USA e’ costretto ad ammettere che le milizie sciite – al servizio del Governo iracheno e sostenute attivamente dall’Iran – stanno commettendo in Iraq una vera e propria pulizia etnica contro i sunniti e i cristiani (Vox.com). Primi responsabili di questi massacri etnici sono gli jihadisti della Brigata Badr, comandata da Hadi al Ameri, praticamente un uomo di Qassem Soleimani e Ali Khamenei (esiste anche un video di un bel bacio tra i due…).

Ancora: mentre Massimino elogia Teheran, gli iraniani stanno attivamente lavorando per costruire una milizia simile ad Hezbollah in Siria. Ormai da tempo gli sciiti siriani si definiscono  “Hezbollah fi Suriya” (Hezbollah in Siria). Questo avviene mentre, anche qui, gli iraniani e i loro proxy stanno favorendo una vera e propria pulizia etnica, soprattutto intorno alle aree di Damasco (The Tower). Peggio, l’elogio del rappresentante italiano verso l’Iran avviene mentre le milizie sciite continuano ad assediare il villaggio siriano da Madaya, dove donne e bambini sono praticamente costretti a mangiare l’erba per poter sopravvivere (EA World View, No Pasdaran).

Dulcis in fundo, il viaggio di Massimino coincide con la continuazione del contrabbando illegale di armamenti dall’Iran verso lo Yemen, in aiuto alle milizie Houthi, ormai diventate una sorta di Hezbollah locale. A fine febbraio, una fregata australiana ha bloccato una nave carica di armi dirette alla minoranza sciita yemenita. Una piccola barca da pesca, partita dall’Iran e con a bordo l’intero equipaggiamento di nazionalità iraniana (FDD).

Concludendo, possiamo certamente dire che il concetto di “stabilita’ e sicurezza” che promuove il Caro Leader Massimo, risulta rivelarsi alquanto destabilizzante, pericoloso e insicuro…