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Nel Parlamento iraniano si sta discutendo di riformare il sistema politico della Repubblica Islamica. L’idea e’ quella di ritornare ad avere un Primo Ministro, ma diversamente da quanto accadeva sino al 1989, quando la figura del Premier fu abolita.

L’ultimo premier iraniano fu Mir Hossein Mousavi, nominato a capo del Governo proprio da Khamenei nel 1981, all’epoca Presidente dell’Iran. Lo stesso Mousavi che, dal 2011, si trova agli arresti domiciliari, senza processo, per aver guidato il movimento di protesta Onda Verde. All’epoca Khamenei avrebbe preferito nominare Primo Ministro Ali Akbar Velayati, oggi suo consigliere personale, ma il Parlamento (allora dominato dalla sinistra), riusci’ ad imporre Mousavi. Alla fine comunque, la spunto’ Khamenei che, dopo anni di contrasti con Mousavi, riusci a far abolire la figura del Premier, in favore di quella del Primo Vice Presidente.

La nuova riforma del sistema politico iraniano, quindi, vedrebbe la cancellazione definitiva della figura del Presidente, oggi eletto direttamente dal popolo, dopo una scrematura dei candidati fatta dal Consiglio dei Guardiani. Il Primo Ministro, quindi, verrebbe nominato dal Parlamento, anche in questo caso in accordo con il Consiglio dei Guardiani.

Se questa riforma passasse, si tratterebbe dell’ennesimo passo del regime iraniano, verso la dittatura della Guida Suprema e delle istituzioni parallele da lui controllate. I candidati ammessi alle elezioni parlamentari, infatti, vengono centellinosamente selezionati dal Consiglio dei Guardiani, un organo praticamente nominato interamente dalla Guida Suprema (sei membri nominati dal Rahbar, su dodici, devono essere confermati anche dal Parlamento, ma si tratta di una formalità).

A questo si aggiunga quanto accaduto qualche settimana fa, quando Khamenei ha invitato l’Assemblea degli Esperti a divenire un organo di controllo del potere esecutivo, legislativo e giudiziario rispetto agli “obiettivi della rivoluzione khomeinista”. Cosi facendo, Khamenei ha completamente stravolto la vigente Costituzione.

L’obiettivo, come subscritto, e’ uno solo: fare in modo che le istituzioni parallele del regime iraniano – Consiglio dei Guardiani, Assemblea degli Esperti, Guida Suprema e Pasdaran – siano i veri padroni del Paese. In questo contesto, realtà come il Parlamento e il Governo diverrebbero mere scatole vuote, utili a dare un’immagine di normalità ad un regime autoritario e fondamentalista.

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La Guida Suprema iraniana ha praticamente deciso di cancellare ufficialmente la Costituzione della Repubblica Islamica. Come noto, infatti, secondo quanto codificato compito dell’Assemblea degli Esperti – eletta da voto popolare – e’ quello di nominare la Guida Suprema e, se necessario, di rimuoverla.

Khamenei, in un colpo solo, ha deciso di cancellare quanto scritto: parlando davanti all’Assemblea degli Esperti il 21 settembre scorso, il dittatore iraniano ha chiesto agli 88 membri dell’Assemblea, di fungere da controllori dei tre rami istituzionali – esecutivo, legislativo e giudiziario. In particolare, agli anziani clerici dell’Assemblea, da pochi giorni, spetta il compito di verificare che i tre livelli istituzionali siano stati capaci di raggiungere gli obbiettivi della rivoluzione khomeinista (o se al contrario stiano fallendo). Tra le altre cose, Khamenei ha anche chiesto all’Assemblea degli Esperti di verificare che non ci siano “interferenze di elementi legati alla cultura Occidentale”.

Si tratta di un cambiamento epocale, che può avere delle drammatiche conseguenze. L’Assemblea, infatti, e’ il cane da guardia della Guida Suprema, insieme ai Pasdaran e al Consiglio dei Guardiani. In pratica, Khamenei dispone di un sistema istituzionale parallelo capace, in ogni momento, di accusare gli organi ufficiali di non conformità agli obiettivi della rivoluzione e di tradimento. Accuse che, se necessario, possono anche portare all’arresto dello stesso Presidente.

D’altronde, Khamenei e’ abituato all’illegalità: la sua stessa elezione a Rabar – Guida Suprema – fu viziata dal dolo. Khamenei, infatti, non aveva le credenziali religiose per essere nominato in quella posizione. Grazie all’intervento di Rafsanjani, le credenziali di Khamenei furono alzate artificialmente, consentirgli di essere eletto.

 

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Egregio Presidente Mattarella,

Le scriviamo una lettera aperta per due motivi. Il primo, ovviamente, è quello di complimentarci per la Sua elezione a Presidente della Repubblica. Una sfida importante, per un uomo che – grazie alla Sua preziosa esperienza – siamo certi riuscirà ad essere un ottimo arbitro imparziale. Un garante, forte e deciso, della Costituzione Italiana, quella Carta nata dal lavoro di coloro che patirono le sofferenze del nazifascismo. Dei Padri Costituzionali che, proprio in considerazione di quello che avevano passato, hanno inteso garantire in primis i valori umani, sociali e civili di ogni singolo italiano. Lo sappiamo: si tratta di una responsabilità importante, ma siamo certi che Lei, Egregio Presidente, saprà assolverla pienamente, facendosi amare e rispettare da tutta la popolazione.

Un secondo motivo, piu’ preoccupante, ci porta a scriverLe questa lettera. Tramite le agenzie di stampa iraniane, abbiamo letto di un messaggio di auguri arrivatoLe dal Presidente iraniano Hassan Rouhani. Nel messaggio, Rouhani ha colto l’occasione per esprimere la volontà di approfondire le relazioni tra Italia e Iran, “nell’interesse delle due nazioni“. Ora, Egregio Presidente, noi siamo qui a scriverLe di non assecondare questa richiesta. Siamo qui a chiderLe, pubblicamente, di non permettere all’Italia antifascista di mischiare la sua storia con quella di un regime fondamentalista e repressivo. Tutto questo, Egregio Presidente, glielo chiediamo proprio in nome del bellissimo e toccante discorso da Lei fatto di fronte al Parlamento Italiano.

Egregio Presidente, dinnanzi ai deputati della Repubblica Lei ha affermato: “Garantire la Costituzione…Significa ripudiare la guerra e promuovere la pace…Significa ricordare la Resistenza e il sacrificio di tanti che settanta anni fa liberarono l’Italia dal nazifascismo…Significa libertà. Libertà come pieno sviluppo dei diritti civili, nella sfera sociale come in quella economica, nella sfera personale e affettiva“. Orbene, tutti questi valori, cardini della libertà di ogni singolo essere umano, sono disattesi e abusati da parte del regime iraniano. Teheran detiene il record negativo di abusi sui diritti umani e civili. Dall’elezione di Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran, oltre 1000 prigionieri sono finiti sul patibolo e delle libertà civili promesse dal Presidente durante la campagna elettorale, non se ne è vista nemmeno l’ombra. Mousavi e Karroubi, i leader dell’Onda Verde – il movimento di opposizione sorto dopo i brogli elettorali del 2009 – restano ancora in isolamento. Le donne iraniane vengono arrestate se tentano di andare a vedere una partita di pallavolo (caso di Ghoncheh Ghavami), vengono bruciate con l’acido se indossano male il velo (380 casi in sei mesi) o vengono impiccate se si difendono da uno stupratore (caso di Reyhaneh Jabbari). I giovani, quindi, vengono portati in carcere e costretti a pubbliche confessioni se ballano insieme la loro gioia in un video (caso Happy in Teheran) o se dicono qualcosa di sgradito al regimein Facebook. I giornalisti continuano ad essere oppressi: il reporter del Washington Post Jason Rezaian resta ancora in carcere senza processo e numerosi quotidiani riformisti sono stati chiusi dai Pasdaran. La stessa mano dura, viene usata dal regime contro le minoranze etniche e religiose: oltre quaranta cristiani sono detenuti nella Repubblica Islamica per la loro fede e ai Baha’i è privato il diritto di studiare e pregare liberamente. Tutto questo, Egregio Presidente, è contenuto nel rapporto di Ahmad Shaheed, inviato Speciale dell’Onu per i Diritti Umani in Iran. Per Teheran, però, quest’uomo è solo un servo degli Stati Uniti a cui non è concesso neanche di entrare nel Paese.

Ancora: nel Suo discorso, Egregio Presidente, Lei ha anche messo in guardia il Paese dai “rischi che minacciano la nostra convivenza“. In tal senso, Le ha dichiarato giustamente che “il terrorismo internazionale ha lanciato la sua sfida sanguinosa, seminando lutti e tragedie in ogni parte del mondo e facendo vittime innocenti…Siamo inorriditi dalle barbare decapitazioni di ostaggi, dalle guerre e dagli eccidi in Medio Oriente e in Africa, fino ai tragici fatti di Parigi“. Concordiamo con Lei al 100%. Proprio per questo, ci teniamo a farLe presente che i primi responsabili del sostegno al terrorismo internazionale si trovano a Teheran. Grazie al regime iraniano, infatti, il Medioriente è pieno di jihadisti sciiti pronti a tutto per affermare i valori del Khomeinismo. Con la creazione di Hezbollah prima e con il sostegno al regime massacratore di Bashar al Assad, l’Iran ha amplificato senza pietà il seme dell’odio settario all’interno dell’Islam. Un odio ormai senza fine che, dopo la nascita del Governo pro Iraniano di al Maliki in Iraq, ha provocato la decisione delle tribu’ sunnite di giurare fedeltà al criminale Califfo dell’Isis al Baghdadi. Purtroppo, Egregio Presidente, parte dell’Occidente rietene di che per combattere il jihadismo sunnita sia necessaria una grande intesa con Teheran. Noi, umilmente, ci sforziamo di spiegare che, dispiegare i jihadisti sciiti sostenuti dai Pasdaran come risposta ai jihadisti sunniti, non farà che amplificare lo scontro e gli eccidi. E’ proprio dalla lotta alla crescente influenza iraniana in Medioriente che, quella regione, potrà forse riuscire a ritrovare un pò di serenità.

Nel Suo passaggio sul terrorismo, Egregio Presidente, Lei ha anche ricordato che l’Italia “ha pagato, più volte, in un passato non troppo lontano, il prezzo dell’odio e dell’intolleranza. Voglio ricordare un solo nome: Stefano Taché, rimasto ucciso nel vile attacco terroristico alla Sinagoga di Roma nell’ottobre del 1982. Aveva solo due anni. Era un nostro bambino, un bambino italiano“. Proprio in memoria di quel piccolo bambino , ucciso dal terrorismo palestinese, vogliamo sottolinearLe che è proprio l’Iran il Paese che maggiormente ha sostenuto e finanziato attacchi terroristici contro gli ebrei nel mondo. Qui, vista l’attualità della questione, Le ricordiamo solo l’attentato contro il centro ebraico Amia in Argentina, ove 85 innocenti trovarono la morte (un attacco approvato nel 1994 dallo stesso Rouhani). Inoltre, Le facciamo presente che, proprio in questi giorni, un diplomatico iraniano è stato espulso dall’Uruguay per aver organizzato un attentato contro la locale Ambasciata di Israele. Sempre in questi giorni, l’Iran sta organizzando un nuovo concorso di vignette inteso a negare la veriticità storica dell’Olocausto. Per quanto riguarda l’attentato di Parigi, Le facciamo presente che la condanna ufficiale arrivata dal Ministero degli Esteri iraniano, ha messo sullo stesso piano la libertà Occidentale con l’ideologia dei terroristi assassini. Una comparazione semplicemente criminale.

Vogliamo concludere questa nostra lettera aperta, usando ancora una volta le Sue parole. In Parlamento Lei ha perentoriamente affermato che “la pratica della violenza in nome della religione sembrava un capitolo da tempo chiuso dalla storia. Va condannato e combattuto chi strumentalizza a fini di dominio il proprio credo, violando il diritto fondamentale alla libertà religiosa. Considerare la sfida terribile del terrorismo fondamentalista nell’ottica dello scontro tra religioni o tra civiltà sarebbe un grave errore“. Anche in questo caso, sposiamo in pieno Le sue parole. Proprio per questo, augurandoLe ancora un grande successo, Le chiediamo di non permettere al regime fondamentalista iraniano di usare l’Italia come porta d’ingresso verso l’Europa. Sarebbe sicuramente un passo importante per chiudere definitivamente quel capitolo, ancora aperto, della violenza messa in atto in nome di Dio.

Con stima e rispetto,

Collettivo No Pasdaran

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