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Lo scorso 6 marzo, giustamente, la Farnesina ha duramente condannato il lancio di quattro missile balistici da parte del regime nordcoreano. Nel comunicato di condanna, il Ministero degli Esteri italiano ha denunciato come, questi test, “costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e una aperta violazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza” (Farnesina). Perfetto e assolutamente condivisbile.

Ciò che risulta non condivisibile e difficilmente comprensibile, è la motivazione che porta il Ministero degli Esteri italiano a condannare la Corea del Nord, senza però riservare lo stesso trattamento al regime iraniano. Eppure, soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump alla Presidenza americana, la Repubblica Islamica ha diverse volte provocato gli Stati Uniti testando missili balistici. Azioni talmente gravi che, dopo il test avvenuto lo scorso 30 gennaio, la Casa Bianca ha annunciato addirittura di aver posto la Repubblica Islamica “on notice, ovvero di averle dato un cartellino giallo prima della definitiva espulsione. A quel cartellino, per la cronanca, ha fatto seguito la scelta del Dipartimento di Stato americano di approvare nuove sanzioni contro personalità e compagnie del regime iraniano (The Guardian).

Nonostante la dura posizione dell’Amministrazione Trump, dall’Italia non vennero reazioni a quei test balistici iraniani. Cosi come non sono pervenute reazioni dalla Farnesina ai test missilistici compiuti dal regime iraniano successivamente. Soprattutto per l’ultimo test con due missili balistici modello Fateh 110 compiuto da Teheran lo scorso 7 marzo 2017, ergo dopo quello nordcoreano (Defense News). Eppure, la risoluzione ONU 2331 del 2015, espressamente invita l’Iran a non compiere test missilistici e vieta di compiere quelli con missili capaci di trasportare armamenti nucleari (ONU). Come ammesso dallo stesso James Clapper, ex Direttore della National Intelligence statunitense, i missili balistici iraniani sono tutti “intrisecamente capaci di trasportare un ordigno nucleare” (Arms Control Wonk).

Rivelevando questa anomalia della Farnesina sulla posizione sulla Corea del Nord rispetto a quella sull’Iran, sottolineiamo come si tratti di un pericoloso doppio standard. Soprattutto perchè. come ampiamente dimostrato, Iran e Corea del Nord collaborano nel settore missilistico, tanto che recentemente è stato notato come una fabbrica di missili nordcoreana presso Geumchang-ri, sia praticamente identica ad una fabbrica di missili iraniana situata a Tabriz (Strategic Sentinel).

Non sappiamo dire da cosa derivi questo silenzio del Ministero degli Esteri italiano sulle violazioni iraniane. Se, però, la posizione più soft fosse derivata da interessi anche legati al settore economico, sarebbe sicuramente una grave ingenuità da parte della Farnesina. Solamente i rapporti commerciali con Paesi che veramente rispettano lo Stato di Diritto e gli accordi internazionali firmati, possono avere la certezza della loro riuscita reale. Indubbiamente, il regime iraniano non è tra questi Paesi!

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In queste ore i media riportano di un nuovo possibile test nucleare del regime della Corea del Nord. Le notizie sono ancora da confermare. Ad ogni modo, quello che è certo è che, appena pochi giorni fa, il regime di Pyongyang ha effettuato un nuovo test missilistico, con il lancio di tre vettori balistici il 6 settembre scorso. Ovviamente, la TV nordcoreana ha mandato in onda il video del nuovo test missilistico.

Proprio da questo video, si evince come la Corea del Nord sia ancora attivamente impegnata nella cooperazione con il regime iraniano. In particolare, il missile testato da Pyiongyang è stato realizzato sulla base della tecnologia iraniana dello Shahab-3 modello New Reentry Vehicle – NRV, mostrato da Teheran intorno al 2010. Non bisogna dimenticare che, proprio lo Shahab-3, rappresenta una versione modificata del missile balistico nordicoreano Nodong-1, adattamento del missile sovietico SS-1 (più noto, in ambito Nato, come SCUD). Come rilevato dagli esperti, la Corea del Nord non aveva mai testato, sino ad oggi, un missile del modello Nodong con la forma della testata triconica, come quelli mostrati dalla TV del regime comunista.  

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Come suddetto, la versione NRV dello Shahab-3 ha un design “triconico”, con un diametro alla base più largo, maggiormente resistente e capace di compiere una serie di manovre al rientro verso l’atmosfera, riuscendo anche a cambiare bersaglio. La parte peggiore della storia, però, è dettata dal quantitativo di esplosivo che il missile può trasportare: l’evoluzione della testate del missile Shahab-3, ha permesso al missile di trasportare una quantità maggiore di esplosivo.

Il test missilistico del 6 settembre scorso, quindi, dimostra chiaramente come Teheran e Pyongyang continuino a collaborare strettamente nel settore miliyare e missilistico. Una cooperazione che deve spaventare la Comunità Internazionale, soprattutto considerando la fragilità dell’accordo nucleare e il fatto che Pyongyang sia già una potenza nucleare.

Per approfondire sulla cooperazione Iran – Corea del Nord, si legga – “Corea del Nord – Iran: l’amicizia col botto!

 

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Circa un mese fa un alto ufficiale del regime nordocoreano è venuto a mancare per cause naturali. Si trattava del Generale Jon Pyong Ho, pluridecorato generale, uomo chiave del Partito dei Lavoratori coreani (la versione nordcoreana del Partito Comunista). Al funerale di Pyong Ho, era presente praticamente tutto il regime, con il dittatore Kim Jong Un in testa alla rappresentanza ufficiale. Come mai il Generale Pyong Ho era così importante a Pyongyang? La risposta è molto semplice: Pyong Ho era il padre del programma nucleare della Corea del Nord. Fu lui, infatti, a trattare con A.Q. Khan – padre dell’atomica pakistanae fu lui a far trasferire nell’impianto di Yongbyon il modello di centrifughe P2, usate da Islamabad. A dispetto del fatto che la bomba nucleare pakistana è prodotta per mezzo sull’arricchimento dell’uranio, mentre quella nordcoreano è incentrata sul plutonio, il fondamento del programma nucleare dei due paesi è lo stesso.

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Come riportato dal quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun, il funerale del Generale Jon Pyong Ho, è stato organizzato da ben 88 alti rappresentante del regime. Il primo nella lista era Kim Yong Nam, attuale Presidente della Assemblea Suprema del Popolo ed in passato già nominato Ministro degli Esteri. Il nome di Kim Yong Nam, per la cronaca, ha già messo in passato in allarme la Comunità Internazionale: è stato lui, infatti, che nel 2002 è volato a Damasco per incontrare Bashar al Assad e vendere al dittatore arabo le copie della tecnologia necessaria per replicare in Siria una copia del reattore di Pyongyang (usato dalla Corea del Nord per produrre il plutonio).Come si ricorderà, solamente cinque anni dopo, gli israeliani bombardarono e distrussero il reattore di al Kibar, nella regione siriana di Deir ez-Zon.

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Kim Yong Nam, quindi, è anche un noto personaggio a Teheran. Di lui si hanno fotografie in compagnia dell’ex Presidente iraniano Ahmadinejad e della Guida Suprema Ali Khamenei, a cui ha fatto visita l’ultima volta nel 2012. Durante quell’incontro, per la cronaca, Khamenei sottolineò a Nam che l’Iran e la Corea del Nord hanno gli stessi nemici e devono marciare insieme per raggiungere i comuni obiettivi.

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Oggi, secondo informazioni interne al regime nordcoreano, Kim Yong Nam avrebbe ereditato le resposabilità del Generale Jon Pyong Ho, in merito al programma nucleare e missilistico di Pyongyang. Come noto, soprattutto in campo missilistico, la collaborazione tra Iran e Corea del Nord è strettissima. Basti pensare che il missile balistoco iraniano Shahab 3, in pratica, è meramente una copia del missili nordcoreano No Dong (a sua volta derivazione del missile pakistano Ghauri). Questa perversa collaborazione tra Teheran e Pyongyang, potrebbe presto trasferirsi massicciamente anche in campo nucleare: il regime nordcoreano, infatti, pare aver iniziano una produzione massiccia delle centrifughe P2, quelle che a Teheran vengono chiamate IR-2 (oggi Teheran dispone di poche centrifughe IR-2). Si tratta di centrifughe molto piu’ veloci del modello P1 (IR-1), che farebbero molto comodo all’Iran in caso di fallimento del negoziato nucleare.

Perciò, se la Comunità Internazionale non rispettasse le volontà dell’Iran, Teheran – con il supporto della Corea del Nord – potrebbe installare velocemente numerose cascate di centrifughe IR-2 e produrre velocemente sufficiente uranio arricchito al 90% per la costruzione della bomba nucleare. Uranio che si andrebbe a sommare a quello già in posseso di Teheran (arricchito al 20%) e trasformato per il momento in ossido. Come dimostrato dal think tank ISIS, infatti, l’Iran potrebbe riconvertire l’ossido in uranio in meno di tre mesi. Nel febbraio 2014, vogliamo ricordarlo, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif decide di interrompere i negoziati sul nucleare, proprio per andare ad incontrare il Vice Ministro degli Esteri della Corea del Nord Ri Gil Song, uomo di fiducia di Kim Yong Nam…

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L’Italia, lo ha detto il Ministro degli Esteri Bonino, “vuole vincere la gara di amicizia con l’Iran“. Per questo, ormai da mesi, Roma è capofila dei nuovi rapporti diplomatici tra il regime iraniano e l’Europa. Come noto, quindi, al di là della Bonino, di recente anche l’ex Ministro degli Esteri Massimo D’Alema ha visitato Teheran, mentre il Direttore Generale dell’ENI Paolo Scaroni, è corso a Vienna per incontrare personalmente il Ministro del Petrolio iraniano Bijan Zanganeh. Prossimamente, quindi, una delegazione multisettoriale di imprenditori e accompagnati da parlamentari, partirà dall’Italia per visitare la Repubblica Islamica, stringendo con gli Ayatollah nuovi rapporti economici. In queste ore, quindi, una rappresentanza della Commissione Esteri del Senato italiano sta atterrando all’aeroporto Imam Khomeini per una visita ufficiale di tre giorni. La visita è stata organizzata in seguito all’invito fatto dal dal parlamentare iraniano Alaeedin Boroujerdi. I senatori che arriveranno in Iran sono: Pier Ferdinando Casini, Presidente della Commissione Esteri, Paolo Corsini (Pd) e Paolo Romani (Forza Italia). 

A questo punto ci chiediamo: ma dove sta puntando l’ago della bussola della diplomazia parlamentare italiana? La domanda sorge spontanea, soprattutto se si analizzano le recenti dichiarazioni e azioni di due dei senatori che arriveranno oggi in Iran. Come non ricordare che solo qualche mese fa, come da noi denunciato, il Senatore Casini su Twitter aveva descritto i fondamentalisti di Hezbollah degli “interlocutori” con cui dialogare, criticando la decisione europea di inserire l’ala militare del Partito di Dio nella lista delle organizzazioni terroriste. Vogliamo ricordare che, solamente negli ultimi mesi, Hezbollah si è macchiato dei peggiori crimini intervenendo nella guerra siriana e uccidendo indiscriminatamente centinaia di civili inermi. 

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Sul suo profilo Facebook, inoltre, Casini fu tra i primi politici italiani a giudicare positivamente l’elezione di Rohani. A distanza di mesi, però, vorremmo ricordare al Senatore che in Iran non è cambiato nulla e che, al contrario, le pene capitali e le persecuzioni contro le minoranze (cristiani in testa) sono drammaticamente aumentate. Ci auguriamo che il Senatore Casini, durante i suoi incontri in Iran, ricordi ai rappresentanti di quel regime che la via per il dialogo passa, primariamente, per il rispetto dei diritti umani di ogni iraniano, senza distinzione di sesso, colore politico, religione o etnia…

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Anche il Senatore Paolo Romani, ex Ministro dello Sviluppo economico, non è stato da meno: cinque mesi fa, incredibilmente, Paolo Romani si è recato in Corea del Nord, assistendo personalmente alla parata in onore di Kim Jong Un, applaudendo diverse volte il dittatore nordcoreano (vedere per credere il video ai minuti 1.31, 2.22, 2.33 e 2.42). Vogliamo ricordare che, solo per il nuovo anno, come buon augurio per il mondo, il dittatore Kim Jong Un ha minacciato di compiere una vera e propria strage nucleare in caso di guerra. Nel secondo video, invece, potrete vedere l’annuncio della TV di Stato della visita dei parlamentari italiani a Pyongyang: il nome di Paolo Romani viene scandito dall’annunciatrice molto chiaramente….

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Leggendo queste notizie e vedendo i video, sembra davvero che la bussolo dalla diplomazia parlamentare italiana stia sbagliando strada, portando alcuni rappresentanti a stringere mani di personaggi responsabili di atroci crimini e a capo di regimi che abusano dei diritti umani e negano le libertà fondamentali di cui ogni essere umano dovrebbe godere.  

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La Repubblica Islamica, non ci si faccia illusioni, non ha alcuna intenzione di abbandonare il suo programma nucleare e, men che meno, il suo proposito di arrivare a possedere la bomba. Quello firmato a Ginevra dal regime, quindi, non è niente altro che un accordo di convenienza, intenso a riportare l’economia iraniana fuori da una crisi senza precedenti. E’ chiaro, però, che nei prossimi sei mesi l’Iran non sarà libero di portare avanti il programma nucleare in piena libertà e di installare ancora centrifughe per l’arricchimento dell’uranio a proprio piacimento. A questo punto, per gli Ayatollah si pone il dilemma di come riuscire ad non perdere tempo prezioso senza essere scoperti dalla Comunità Internazionale e senza rischiare di buttare al mare gli effetti della charm diplomacy di Rohani. Come risolvere il problema?

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A quanto sembra, una riposta potrebbe arrivare direttamente da Pyongyang. E’ di questi giorni un nuovo report dell’istituto americano ISIS, in cui vengono denunciate nuove attività nell’impianto nucleare di Yongbyon. Secondo quanto rilevato dalle immagini satellitari, infatti, risulterebbe che la Corea del Nord sta portando avanti attività di conversione della yellocake (l’uranio appena estratto dalle miniere) in diossido di uranio, una fase intermedia per la successiva conversione in metallo e in carburante per il reattore di 5 MWe in possesso dei nordcoreani. Le immagini satellitari, inoltre, hanno rilevato anche la presenza di un nuovo impianto che, secondo quanto denunciato dall’ISIS, servirebbe per l’installazione di nuove centrifughe per l’arricchimento dell’uranio.

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La collaborazione tra la Corea del Nord e l’Iran, come è noto, non rappresenta una novità. E’ di questo mese, tra l’altro, la notizia dell’arrivo di scienziati iraniani a Pyongyang, allo scopo di studiare lo sviluppo di un nuovo missile balistico. Non sarebbe una sorpresa, quindi, se si scoprisse che il regime comunista, già in possesso della bomba nucleare, si fosse messo a disposizione degli Ayatollah – dietro opportuno pagamento – per aiutare il regime iraniano a continuare ad arricchire l’uranio di nascosto. Vogliamo ricordare che le centrifughe usate dalla Corea del Nord per arricchiere l’Uf6. sono praticamente le stesse usate dall’Iran e provengono entrambe dalla rete clandestina del pakistano A.Q. Khan. Per molti affermazioni del genere rappresentano unicamente delle congetture ma, in fin dei conti, nessuno può negare la razionalità di un simile piano.

Se queste indiscrezioni risultassero veritiere, infatti, l’Iran potrebbe tranquillamente vivere sei mesi di rendita, ottenere il ritorno degli insvestitori esteri per poi accusare l’Occidente di aver fatto fallire l’accordo definitivo sul nucleare e ripresentarsi in scena con un quantitativo di uranio capace di classificare l’Iran come un “paese di soglia”, ovvero come uno Stato capace di costruire la bomba nucleare in poche settimane. 

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Nel primo incontro tra i diplomatici iraniani e i negoziatori del gruppo 5+1, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif  ha presentato un Power Point. Un documento in cui, attraverso un processo in tre fasi, Teheran intenderebbe indicare una strada per chiudere la questione nucleare e aprire una stagione di rapporti positivi con l’Occidente. Il Power Point di Zarif, leggendo i media internazionali, sembra quasi rappresentare la road map verso la pace, una strada che porterebbe direttamente al Premio Nobel…

Peccato che Zarif poco possa provare sulle intenzioni pacifiche del regime iraniano e, soprattutto, in merito alla volontà dell’Iran di sospendere seriamente l’arricchimento dell’uranio, chiudere gli impianti sospetti (in primis Fordo) e mettere sotto il controllo degli ispettori internazionali l’interno programma nucleare. Dispiace, soprattutto, che nessun giornalista presente a Ginevra, abbia riportato alla mente la storia di un altro Power Point, ben più importante, che racconta veramente la storia del nucleare iraniano e i reali fini degli Ayatollah.

Nel 2008, infatti, il diplomatico finlandese Olli Heinonen, convocò d’urgenza una riunione ad alto vertice dell’AIEA, al fine di presentare un documento importantissimo legato, appunto, al programma nucleare iraniano. A quella riunione, per la cronaca, era presenta anche l’Ambasciatore iraniano presso l’AIEA, Ali Asghar Soltanieh. In una stanza buia, Olli Heinonen presentò un Power Point, pieno di diagrammi e fotografie, in cui veniva descritta una situazione chiarissima: l’Iran, a dispetto delle sanzioni e dei moniti internazionali, stava andando dritto dritto verso la costruzione della bomba atomica.

In particolare, nel Power Point, Heinonen descriveva un programma nucleare basato su tre differenti progetti: il primo progetto descritto era il Progetto 5, per mezzo del quale l’Iran era riuscito a trasformare l’uranio estratto dalle miniere (la cosiddetta Yellowcake) in esafluoruro di uranio (UF6), un composto usato nei processi di arricchimento dell’uranio al fine di produrre combustibile nucleare e armi nucleari. Seguendo lo schema che vi proponiamo sotto, il Progetto 5 si occupava in particolare del passaggio dalla fase “mining“, a quella “conversion“, una strada che può portare direttamente all’arricchimento dell’uranio a fini militari. Collegato a questo progetto 5 c’era, quindi, il Progetto 5.13, descritto nel report AIEA del novembre 2011, per mezzo del quale l’Iran intendeva produrre una tonnellata di uranio all’anno al fine di usarla per un programma nucleare segreto (quello che gli esperti chiamano anche il Green Salt Project).

iran nucleareIl secondo progetto descritto da Heinonen era quello denominato Progetto 110: grazie a questo progetto, l’Iran aveva testato gli effetti delle esplosioni nucleari. Per la cronaca, come vi abbiamo raccontato diverse volte, questo test sarebbe avvenuto per la prima volta nel 2003 nella base militare di Parchin. Per ottenere il know-how necessario per compiere un simile test, l’Iran si sarebbe avvalso delle conoscenze dello scienziato ucraino Vyacheslav Danilenko, esperto in nanotecnologie applicate al settore dei nanodiamanti. I nanodiamanti, sono dei diamanti microscopici ottenuti per mezzo di una detonazione: Teheran, quindi, ha pagato nel 1991 Vyacheslav Danilenko per imparare il processo di detonazione, al fine di applicarlo per far esplodere la bomba nucleare. Per la cronaca, il report dell’AIEA del 2011, parla proprio di scienziati stranieri che hanno aiutato l’Iran in questo processo. Vyacheslav Danilenko ha ammesso di aver lavorato per l’Iran, sebbene non abbia ammesso – per ovvie ragioni – di aver lavorato al fine di aiutare Teheran a costruire la bomba nucleare.

Una foto dello scienziato Vyacheslav Danilenko

Una foto dello scienziato Vyacheslav Danilenko

Il terzo progetto rivelato era il Progetto 111, per mezzo del quale l’Iran ha sviluppato il programma di missili balistici su cui, appunto, caricare l’ordigno nucleare. Si tratta del progetto che ha portato alla costruzione del missile Shahab-3, una diretta derivazione del vettore nordcoreano No-Dong. La Corea del Nord, come è noto, possiede la boma nucleare dal 2006…L’intero programma nucleare, quindi, sarebbe stato sotto il diretto controllo dello scienziato Mohsen Fakhrizadeh (Mahabadi) – anche noto come il Robert Oppenheimer iraniano – con cui l’AIEA ha chiesto più volte a Teheran, inutilmente, di poter parlare (Fakhrizadeh è anche un membro dei Pasdaran dal 1979). Di seguito uno schema, di facile comprensione, relativo allo sviluppo del programma missilistico iraniano.

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A dispetto delle tante parole e dei buoni propositi, nessuno a Ginevra ci sembra abbia dato una qualche risposta in merito al Power Point presentato da Heinonen nel 2008. Solamente attraverso un processo molto chiaro che porti al chiarimento di tutti i nodi contenuti nel file presentato dall’allora diplomatico dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, sarà veramente possibile iniziare un percorso che risolva la crisi nucleare tra l’Iran e l’Occidente. Tutte le altre vie, serviranno solamente a Teheran per salvare il suo programma nucleare militare raggiungere, nel prossimo futuro, il suo unico scopo: la costruzione della bomba atomica!

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Questo articolo intende essere una risposta a tutti coloro che, dopo l’elezione di Rohani, parlando dell’Iran come un regime che va verso la moderazione e a cui è possibile ridare credito e riaprire le porte. Su questo blog, ormai tante volte, abbiamo evidenziato tutte le contraddizioni di questo genere di affermazioni ma ora, vogliamo cercare di convincervi della validità della nostra posizione. Non lo faremo, però, attraverso ragionamenti e speculazioni, ma lo faremo semplicemente riportandovi alcune agenzie di stampa pubblicate in Iran in questi giorni. Notizie che, senza aggiungere troppi commenti, ben deliniano le posizioni politiche del regime iraniano e il suo supporto “contributo alla pace…”. Lasciamo, quindi, a voi la possibilità di giudicare liberamente. Di seguito le Agenzie di stampa, uscite in questi giorni, che ci hanno colpito di più:

  1. Il 20 luglio, l’Agenzia Fars News – vicina ai Pasdaran – annuncia che una delegazione di Parlamentari iraniani si recherà in Corea del Nord, in occasione del sessantesimo anniversario della nascita del regime comunista. Tralasciando i legami nucleari e militari esistenti tra Teheran e Pyongyang (per cui rimandiamo al nostro report scaricabile), non possiamo non evidenziare come questo speciale rapporto non rappresenta certo un bel messaggio di pace per il mondo intero…;
  2. Il 21 luglio scorso, l’Agenzia Mehr News pubblica – tra l’altro come notizia principale in lingua inglese – la seguente notizia: l’esercito iraniano riceve un carico di missili ballistici avanzati. Per la cronaca, si tratta dei missili Naze, capaci di raggiungere i 150 km di gittata. Chiaramente, si tratta di un chiaro messaggio inviato alle vicine monarchie del Golfo, alla faccia della nuova ventata di dialogo con i vicini sunniti che avrebbe portato Hassan Rohani…;
  3. Sempre il 21 luglio l’Agenzia Fars News rende noto che il Comandante della base militare aerea Khatam ol-Anbia – controllata dai Pasdaran – ha visitato il centro nucleare di Fordo, vicino alla città santa di Qom. In pratica, con questa visita, Teheran intende dire che non ha alcuna intenzione di smantellare il suo programma nucleare ma, anzi, intende rafforzare le difese militari intorno al sito. Anche qui, alla faccia del ritorno al negoziato con l’Occidente, soprattutto considerando che a Fordo l’Iran arricchisce l’uranio al 20%…;
  4. Il 22 luglio, infine, l’Agenzia Fars News pubblica un pezzo in cui viene evidenziato come il Primo Ministro del regime siriano, Wael Nader al-Halqi, ha ringraziato l’Iran per il sostegno politico ed economico alla Siria. Il Primo Ministro, quindi, ha annunciato che una delegazione del regime siriano parteciperà alla cerimonia inaugurale della Presidenza Rohani. In poche parole, il regime di Bashar al-Assad continua ad esistere grazie all’aiuto degli Ayatollah e, proprio grazie a questo sostegno, può continuare ad uccidere i civili siriani…

Potremmo andare avanti, ma preferiamo fermarci e non affollarvi di notizie. Tanto, sappiamo già che questi brevi riferimenti, ben evidenziano la natura del regime iraniano e i suoi reali fini. 

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