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Il Ramadan e’ da poco finito e dall’Iran arriva una notizia che conferma il vergognoso fondamentalismo del regime. Come noto, durante il mese sacro del digiuno, ai mussulmani sono permessi due pasti: uno all’alba (Sher) e uno al tramonto (Iftar). Tra questi due paesi, quindi, passano circa 17 ore di digiuno.

Altrettanto noto e’ il fatto che il digiuno non riguarda i non mussulmani e, in un regime civile, non dovrebbe riguardare neanche i mussulmani che liberamente scelgono di non seguire il Ramadan.

Questo principio di rispetto e di libertà, purtroppo, non vale nella Repubblica Islamica e particolarmente nelle carceri del regime. Nella prigione di Evin, secondo quanto riporta l’agenzia HRANA, durante il Ramadan il regime ha servito solamente i due pasti rituali, negando il cibo durante la giornata non solo ai mussulmani non osservanti, ma anche ai detenuti non mussulmani e a quelli malati.

Forzare i detenuti, soprattutto quelli di altre fedi, a seguire un dettame religioso e’ un atto contrario ad ogni normativa e ogni umanità. Peggio, aggiungiamo che il regime iraniano sta concedendo speciali permessi e privilegi ai detenuti che dimostrano di saper recitare a memoria il Corano.

Una discriminazione che rappresenta il peggior volto del radicalismo islamista.

 

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Vladimir Putin e’ arrivato il 23 Novembre scorso a Teheran. Durante la sua visita (Iran Wire), come noto, ha incontrato anche la Guida Suprema Ali Khamenei, a cui ha consegnato un enorme Corano. Il Presidente russo, e’ noto per saper scegliere i regali migliori da fare ai suoi interlocutori. Basti qui ricordare che, visitando qualche mese fa l’Egitto, Putin regalo’ ad al-Sisi un Kalashnikov.

La visita di Putin nella Repubblica Islamica, e’ stata anche la nuova occasione per il regime per aumentare la repressione contro gli attivisti per i diritti umani. Pochi lo sanno, ma in Iran un gruppo di attivisti – e di parenti dei detenuti politici – si raccoglie ogni domenica nel nord di Teheran, per protestare contro gli abusi dei Mullah (Gaiaespana.com). La dimostrazione fattuale che un Iran diverso esiste, ma che purtroppo non ha alcuna attenzione da parte delle democrazie Occidentali, troppo impegnate a fare affari con i Pasdaran. I coraggiosi attivisti iraniani sono monitorati a vista dalle forze di sicurezza che decide, di volta in volta, se chiudere un occhio o arrestare qualche manifestante.

Questa domenica, il regime ha deciso di usare il pugno duro. Per evitare che la settimanale protesta per i diritti umani si trasformasse anche in una manifestazione contro Putin, i Pasdaran hanno arrestato 9 attivisti (DW.com). Tra coloro che sono stati arrestati, c’era anche Mohammad Nourizad, popolare oppositore politico iraniano e regista (Pagina Facebook). Ex sostenitore del regime ed ex giornalista dell’ultraconservatore quotidiano Kahayn, Nourizad ha cambiato la sua posizione dopo la repressione delle proteste popolari del 2009. In quella occasione, egli ebbe il coraggio di scrivere una lettera a Khamenei, capo delle Forze Armate, intimandogli di chiedere perdono per aver ordinato l’uccisione di innocenti manifestanti. Non solo: per combattere il razzismo conto i Baha’i in Iran, Nourizad ha anche baciato i piedi di un bimbo Baha’i e reso pubblica la foto di questo incontro. Ovviamente, Nourizad ha pagato personalmente il suo coraggio, con il carcere e le torture fisiche (No Pasdaran).

Mohammad Nourizad e’ stato rilasciato dopo 24 ore dall’arresto e dopo che tre degli arrestati avevano proclamato uno sciopero della fame. Per tutta la durata dell’arresto, nessun membro della sicurezza ha comunicato a Mohammad Nourizad le accuse contro di lui (Journalism is not a Crime).

Un film documentario di Mohammad Nourizad, dedicato alla sofferenza dei genitori che hanno perso un figlio per la libertà dell’Iran

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Mentre in Israele imperversa il terrorismo, in Iran arrivano di corsa i rappresentanti delle organizzazioni jihadiste palestinesi. Ovviamente, sono alla ricerca di sostegno materiale ed economico per la loro nuova jihad. Un sostegno che, indubbiamente, verrà presto favorito dal miliardi che la Repubblica Islamica incamererà dall’alleggerimento di parte delle sanzioni internazionali. Per la cronaca, parlando di fatti concreti, ieri a Teheran i rappresentati di Hamas e della Jihad Islamica – Khaled Ghadoumi  e Nasser Abu Sharif – si sono incontrati con un certo Hossein Sheikholaeslam, un personaggino assai poco raccomandabile. Il caro Hossein, infatti, non e’ solo il Segretario Generale della Commissione di Supporto all’Intifada, ma anche l’ex Ambasciatore iraniano in Siria. Per chi non lo sapesse, l’Ambasciatore iraniano in Siria e’ quello che, direttamente, gestisce il movimento terrorista libanese Hezbollah (Good Morning Iran).

Dall’incontro, neanche a dirlo, e’ arrivato un sostegno incondizionato del regime iraniano alla nuova jihad palestinese. Hossein Sheikholaeslam ha colto l’occasione per rimarcare come, la cosiddetta nuova Intifada, sara’ l’occasione per rimettere la questione palestinese al centro dell’agenda islamica (Fars News). Neanche a dirlo, una nuova crisi che cade a pennello per gli interessi del regime iraniano: quale migliore occasione, infatti, per spostare l’attenzione dalla Siria, dai fallimenti nella difesa del macellaio Assad e dalle sconfitte in Yemen? E quale migliore occasione per Hamas, per rifarsi un look? Dopo la vittoria di Morsi in Egitto, Hamas decise di sfidare l’Iran sulla questione siriana. Purgato Morsi, sopravvissuto Assad, entrato in crisi il padrino Erdogan e con Putin ormai in guerra contro la Fratellanza Mussulmana, Hamas ha compreso di essere vicino ad una crisi esistenziale. Senza dimenticare, infine, che Hamas si sta dimostrando incapace anche di controllare la stessa Striscia di Gaza, considerando le recenti infiltrazioni di Isis…

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Ecco allora che, tra terrorismo palestinese e Iran, rinasce la collaborazione stretta, sull’onda della necessita’ reciproca. Durante la conferenza tenutasi a Teheran, per la cronaca, i leader di Hamas e della Jihad Islamica hanno denunciato entrambi gli accordi di Oslo, gli stessi che l’intera Comunità Internazionale sostiene con fermezza (Palestine-Persian). Assai interessante, tra le altre cose, e’ stata la dichiarazione del rappresentante di Hamas Khaled Ghadoumi, in merito al futuro di Israele. Ghadoumi – parlando di una previsione fatta dallo Sciecco Yassin in base ad una interpretazione del Corano – ha affermato che “Israele non esisterà più entro il 2027” (Palestine-Persian). Guarda caso, un’affermazione che va sulla stessa linea delle recenti affermazioni della Guida Suprema Ali Khamenei (“Israele sparira’ entro i prossimi 25 anni”).

Infine, un ultimo appunto che lascia pensare: dopo aver elogiato l’Imam Khomeini, il rappresentante iraniano Hossein Sheikholaeslam ha voluto ricordare come la Prima Intifada del 1987 e’ scoppiata dopo i tragici fatti della Mecca e questa “nuova Intifada” scoppia dopo i tragici fatti di Mina. Per chi non lo sapesse, nel 1987, durante il pellegrinaggio sacro alla Mecca, un gruppo di pellegrini sciiti – fomentato dall’Iran – si scontro’ con le forze saudite, lasciando sul terreno 400 morti. Anche nel caso dell’incidente di Mina, avvenuto nel pellegrinaggio alla Mecca di quest’anno, alcuni commentatori hanno parlato di infiltrazioni di agenti iraniani, allo scopo di destabilizzare il regime saudita (al Monitor).

Al di la’ delle tesi del complotto, ben piu’ importante e’ il significato politico della comparazione fatta da Hossein Sheikholaeslam. L’ennesima implicita minaccia iraniana di usare le crisi del Medioriente per espandere la rivoluzione khomeinista…

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Mohammad Moghini e’ un avvocato iraniano. In queste settimane, quindi, ha preso la difesa di Atena Farghadani, artista e attivista arrestata dal regime iraniano per alcune caricature di critica politica contro l’establishment di Teheran. Nella Repubblica Islamica, pero’, decidere di difendere gli oppositori politici ha un prezzo. Anche Mohammad Moghini, come altri prima di lui, ha quindi pagato duramente la sua scelta coraggiosa. Per punirlo, ovviamente, il Tribunale Rivoluzionario aveva bisogno di confezionare una scusa “adatta”, una qualsiasi invenzione su cui potersi appoggiare. La scusa usata contro l’avvocato iraniano, se non fosse per la sua tragica drammaticità, risulterebbe unicamente ridicola: Mohammad Moghini, infatti, e’ stato arrestato dalla polizia iraniana per aver stretto la mano ad Atena Farghadani, la sua cliente, durante una visita al carcere di Evin.

Tenuto in custodia nel carcere di Rajaee Shahr fino al 13 giugno, l’avvocato Moghimi e’ stato rilasciato il 17 giugno, solamente dietro il pagamento di 20 milioni di toman (60 mila dollari…). Il rilascio su cauzione, chiaramente, non e’ un annullamento delle accuse contro Moghimi. Per lui ci sara’ quindi un processo e il rischio, concreto, di dover ritornare in carcere. Per la precisione, l’accusa contro l’avvocato iraniano e’ quella di “relazione illegittima”. Ribadiamo che Mohammad Moghimi si era recato in carcere ad Evin unicamente per visitare Atena e preparare con lei la richiesta di appello contro la condanna, appena ricevuta dalla giovane attivista, a 12 anni di detenzione!.

Atena Farghadani, in un tentativo di salvare il suo avvocato, ha cercato anche di addossarsi la responsabilità dell’accaduto. Una fonte vicina ad Atena, infatti, ha rivelato che l‘attivista avrebbe dichiarato di essere stata lei a prendere la mano dell’avvocato Moghimi. Un gesto derivato dalla sua estrema felicita’ di veder arrivare il suo avvocato. Per la cronaca, la stretta di mano sarebbe avvenuta di fronte a due agenti e Atena si sarebbe scusata immediatamente per il suo gesto “immorale”. Purtroppo, l’arresto dell’avvocato Moghimi avrà, quasi sicuramente, un effetto anche sulla sentenza di appello per Atena Farghadani, la cui pena rischia di non essere ridotta (anzi…).

A fronte di questo nuovo, gravissimo, abuso dei diritti umani da parte del regime iraniano, resta da chiedersi come sia possibile pensare di sconfiggere il radicalismo islamico wahhabita/salafita a di Isis, con quello khomeinista dell’Iran. Molti dovrebbero riflettere attentamente sulla figura di Ali Khamenei, culture e traduttore del pensiero di Sayyd Qutb, ideologo della Fratellanza Mussulmana e tra i principali esponenti delle letture più fanatiche e integraliste del Corano.

Vi invitiamo a condividere e diffondere l’appello di Amnesty International per il rilascio immediato di Atena Farghadani.

L’hashtag Twitter per sostenere la liberazione di Atena e’: #Draw4Atena

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Bernard Lewis, grande esperto di Medioriente, ha scritto un libro dal titolo magistrale: “il linguaggio politico dell’Islam”. Un libro stampato e ristampato ma, purtroppo, poco tenuto a mente. Quando un importante leader politico islamico parla, scrive o pubblica idee sui social, un buon analista dovrebbe essere attento alle parole che vengono usate. Questa affermazione e’ particolarmente vera quando si parla della Guida Suprema dell’Iran Ali Khamenei. Ecco quindi che, tutti i tweet pubblicati sugli account (in farsi e in inglese) devono essere letti attentamente e, ove necessario, compresi profondamente. In questi ultimi giorni, quindi, Khamenei ha pubblicato una serie di tweet sul risveglio islamico – in Occidente noto come le “Primavere Arabe” – e sul futuro del Medioriente. I suoi tweet, si badi bene, erano direttamente ricollegati ad alcuni discorsi rilasciati dalla Guida Suprema nelle stesse ore.

Vogliamo sottolineare due tweet in particolare che, secondo la nostra analisi, devono essere tenuti a mente dall’Occidente, perché potrebbero avere delle conseguenze dirette sulla stabilita’ dell’intera regione Mediorientale. Poco prima delle celebrazioni dell’Eid al Mab’ath – la proclamazione di Maometto a Profeta – Khamenei ha pubblicato questo tweet: gli arroganti hanno temporaneamente soppresso il Risveglio Islamico, ma non potranno sopprimerlo per lungo tempo. La grande potenza islamica non può essere trascurata. Abbiamo volontariamente colorato in rosso la parola “arroganti”, perché in questo termine sta tutto il significato del messaggio di Khamenei.

Il vero significato dell'”arroganza” nel pensiero dell’Islam radicale

Per capire di cosa parliamo dobbiamo ritornare all’inizio del 1900 e, paradossalmente, andare a ricercare il pensiero di un ideologo dell’islamismo radicale sunnita: Sayyid Qutb. Dopo Al Banna – fondatore dei Fratelli Mussulmani – Sayyid Qutb e’ considerato l’ideologo principale della salafia, colui che probabilmente influenzato maggiormente il pensiero dell’Islam radicale. Per sommi capi, Qutb divideva il mondo in due sfere: una sfera rappresentante un “Islam dei veri credenti” (rappresentante il Partito di Dio), e una sfera rappresentante la jahiliyya, ovvero il mondo dell’ignoranza (il Partito di Satana). Si badi bene, pero’: nel pensiero di Qutb, il termine “ignoranza” ha lo stesso significato di “arroganza”. Come sottolinea William E. Shepard – autore del saggio “la dottrina della jahiliyya nel pensiero di Sayyed Qutb” – nel Corano la parola jahiliyya non compare mai con come semplice ignoranza. Al contrario, nel Corano il termine ignoranza compare sempre collegato ad una forte ostilita’ e aggressivita’ di coloro che portano avanti un pensiero pagano e anti islamico (esempio: “la fiera arroganza della jahiliyya“, Corano 48:26).

Da questa interpretazione del concetto di jahiliyya, quindi, si arriva al passo successivo del pensiero radicale di Qutb: se l’ignoranza indica un senso di aggressività da parte del pagano, da ciò deriva anche il dovere del mussulmano di portare avanti un jihad offensivo, inteso come un dovere del fedele di eliminare coloro che si oppongono all’affermazione della vera fede. Tra i nemici da eliminare, quindi, Qutb non individuava solamente i pagani Occidentali, ma anche tutti i leader arabi che non si conformavano al vero pensiero islamico

Ali Khamenei, il traduttore Persiano di Sayyid Qutb

Ali Khamenei e’ un grande conoscitore di tutto il pensiero di Sayyid Qutb, tanto da aver tradotto le opere del pensatore radicale sunnita in Farsi. Non e’ un caso, tra l’altro, che nonostante la divisione tra Sciiti e Sunniti, proprio l’Iran Khomeinista abbia da sempre tentato di avere (non sempre con successo) stretti legami con la Fratellanza Islamica. Come spesso accade, il pensiero estremista – pur nascendo da “ideologie diverse” – trova alla fine un punto di congiunzione. Ecco allora che il tweet di Khamenei sull'”arroganza” di coloro che vogliono sopprimere il risveglio islamico, acquista un significato diverso e drammaticoUn significato che dovrebbe far tremare tutti coloro che hanno a cuore la stabilita’ del Medioriente, soprattutto se lo si ricollega a questo altro tweet pubblicato, il 17 maggio, da Khamenei:

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Nello stesso giorno in cui, parlando davanti a diversi membri dell’establishment iraniano, Khamenei indicava nell’America la creatrice di Isis e nell’Occidente il primo nemico (perché creatore di una conoscenza artefatta), la Guida Suprema iraniana individuava le prime aree dove il risveglio islamico non poteva essere soppresso. Mentre i media internazionali si sono focalizzati sulle parole di Khamenei sullo Yemen, sul Bahrain e sulla Palestina, pochi hanno fatto attenzione al tweet di Khamenei sull’Egitto. Il significato di questo tweet e’ chiaro: il regime di al Sisi e’ parte della jahiliyya, ovvero quel Partito di Satana che si oppone al vero Islam. Per questo, messaggio indiretto contenuto nel tweet, in questo Paese in jihad offensivo e’ giusto e giustificato.

Concludendo, quindi, consigliamo a chi materialmente in Occidente e’ protagonista della vita quotidiana delle relazioni internazionali – e soprattutto chi ha a cuore la stabilita’ del Medioriente – di fare molta attenzione alla chiamata al jihad di Ali Khamenei. Una attenzione particolarmente alta, perciò, andrebbe dedicata allo Yemen, la porta dell’Iran per infiltrare il Sinai – usando i terroristi di Hamas e le bande beduine – per destabilizzare tutto l’Egitto. Un Egitto ritornato ad essere il fulcro dello svilupppo positivo del pensiero islamico, soprattutto dopo il coraggioso discorso di al Sisi ad Al Ahzar.

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Quanto avevamo scritto qualche tempo addietro, oggi è diventato una triste realtà: il regime criminale di Bashar al Assad ormai non esiste più e il potere in Siria è passato totalmente nelle mani dell’Iran e di Hezbollah. Solamente ieri il sito Good Morning Iran riportava la notizia del tentativo di Qassem Soleimani, capo della Forza Qods, di uccidere Rustom Ghazali, responsabile dell’intelligence di Damasco. Secondo i Pasdaran iraniani, infatti, Ghazali sarebbe colpevole di non collaborare ai piani di Teheran e di aver costituito una sua personale milizia, non controllata dalle Guardie Rivoluzionarie.

In queste ore, quindi, il Generale dei Pasdaran Hossein Hamedani, ha pubblicamente reso noto che l’Iran è riuscito a ricreare la milizia Basij in Siria. Secondo quanto dichiarato da Hamedani all’agenzia Mashregh News, la nuova milizia si chiama “Figli della Jihad”. Questa milizia è organizzata esattamente secondo il modello dei Basij, ovvero una forza paramilitare composta da volontari molto ideologizzati – formati nelle Moschee sotto il controllo dell’Iran – e totalmente devoti all’ideologia khomeinista.

Vogliamo spiegare il profondo significato di questo passaggio. Con la nascita dei Basij siriani, il regime iraniano considera probabilmente conclusa la questione siriana. In altre parole, Teheran ritiene che ormai il potere di Bashar al Assad non sia piu’ realmente in pericolo, grazie soprattutto al nuovo clima di appeasement internazionale. Chiaramente, il dittatore siriano è ormai solo un fantoccio, svuotato di ogni potere. La Siria, invece, è un territorio a disposizione della Repubblica Islamica per i suoi fini militari ed economici. Ecco allora che Hezbollah prende il potere nel Golan Siriano (uccidendo ufficiali di Assad…) e i nuovi Basij siriani si occuperanno del business e della repressione delle opposizioni alla Velayat-e Faqih nelle aree sotto controllo del potere centrale di Damasco (il cosiddetto “jihad della ricostruzione”).

A proposito di business e Pasdaran, riportiamo la notizia – passata sotto silenzio – della delegazione Iraniana-siriana guidata dal Pasdaran Rostam Qassem –  ex Ministro del Petrolio di Ahmadinejad, e oggi uomo di connessione tra Teheran e Damasco – giunta a fine febbraio ad Erbil. Durante la visita, le parti hanno firmato un intesa per la fornitura del gas iraniano al Kurdistan iracheno, un nuovo passo di Teheran per garantirsi un controllo diretto sull’Iraq ed escludere i sunniti dal potere. Un nuovo passo che, chiaramente, non farà che isolare ancora di piu’ le tribu’ sunnite, regalandole praticamente nelle mani del Califfo al Baghdadi…

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Immaginate di essere giovani. Immaginate di voler solamente vivere la vita: uscire con gli amici, ridere, partecipare ad una festa, ballare e magari conoscere l’amore della vostra vita. Bene: siamo sicuri che immaginare tutto questo in Occidente non è poi così difficile, anzi. Purtroppo non è cosi nella Repubblica Islamica. Qui, come il famoso video Happy in Teheran ha già dimostrato, divertirsi insieme per un ragazzo e una ragazza può voler dire ritrovarsi i miliziani Basij davanti ed essere caricato su una camionetta in stato di arresto.

Un esempio tristissimo è quanto successo la scorsa settimana a 84 ragazzi iraniani (49 uomini e 35 donne) di Mashhad. Questi poveri ragazzi, hanno avuto la sola colpa di volersi divertire insieme, partecipando ad una festa “mista”, ovvero con ragazzi e ragazze insieme. Purtroppo, questa ricerca di spensieratezza gli è costata cara: secondo quanto riportato dalla stampa iranianale forze di sicurezza, asservite all’ideologia khomeinista, hanno compiuto un raid e hanno arrestato tutti i ragazzi con l’accusa di “immoralità”.  Così, mentre la Guida Suprema Ali Khamenei si diverte a scrivere ai ragazzi Occidentali invitandoli a leggere il Corano, nella Repubblica Islamica lo stesso “cordiale” invito diventa una brutale imposizione. La religione, purtroppo, resta lo strumento principale del regime per opprimere l’immaginazione dei giovani, togliendo loro il diritto di vivere la Vita liberamente.

A proposito di diritto alla libertà, riportiamo anche la notizia dell’ennesimo raid delle forze di sicurezza contro coloro che posseggono parabole satellitari (almeno il 60% della popolazione). Considerate un simbolo della corruzione Occidentale, le parabole vengono continuamente sequestrate e distrutte (non prima di averci scritto sopra slogan pro regime). Il 21 gennaio scorso, quindi, un raid anti-parabole è avvenuto a Shiraz. Seimila parabole sono state sequestrate e distrutte in un pubblico evento organizzato appositamente. Ancora una volta, il regime ha colpito brutalmente il coraggioso tentativo della popolazione di trovare fonti di informazione alternative rispetto a quelle inquinate dei  media iraniani.

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