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Il corpo di Maryam Naghash Zargaran è ormai giunto quasi allo stremo. Maryam, detenuta cristiana condannata a quattro anni di carcere, è arrivata al 23° giorno di sciopero della fame, in protesta contro quella che considera una detenzione illegale e inumana. In realtà, il regime iraniano ha condannato Maryam accusandola di rappresentare una “minaccia alla sicurezza nazionale”. In realtà, i Mullah  non perdonano a questa giovane donna di aver abbandonato l’Islam per abbracciare il cristianesimo.

Maryam ha dichiarato lo sciopero della fame il 5 luglio scorso e ha chiesto di essere rilasciata senza condizioni. I primi quattro giorni del suo rifiuto di alimentarsi, li ha passati insieme alla prigioniera politica Narges Mohammadi, anche lei in sciopero della fame in protesta contro il regime. Il 10 luglio, quindi, Maryam ha pubblicato una lettera dal titolo “è tempo di rompere il silenzio”, denunciando l’illegalità della sua detenzione e gli abusi dei diritti umani da parte di Teheran (Hrana).

Va ricordato che non si tratta del primo sciopero della fame dichiarato da Maryam: la coraggiosa prigioniera politica cristiana, aveva già rifiutato il cibo nel giugno scorso, ottenendo una breve licenza per tornare a casa dopo 10 giorni di protesta. Considerando anche il delicate stato di salute della detenuta, sembrava che il regime fosse disposto ad ammorbidire la sua posizione. Impressione, purtroppo, errata. Senza alcun preavviso, le autorità hanno deciso di riportarla ad Evin, senza garantirle nemmeno le cure mediche di cui ha bisogno. Aggiungiamo che Maryam soffre di un problema al cuore e che, in seguito ad una operazione effettuata a 9 anni, richiede dei costanti trattamenti medici.

Il medico legale che ha visitato in questi giorni Maryam, ha dato il suo parere favorevole al rilascio della prigioniera politica, per ragioni di salute. Nonostante tutto, il Procuratore Generale ha deciso di non tenere conto delle parole del medico e ha rifiutato ogni sorta di perdono.

Vi chiediamo denunciare il caso di Maryam e di firmare la petizione per la sua immediata scarcerazione: Go Petition

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Ci risiamo: ancora una volta il regime iraniano ha minacciato il Pastore Saeed Abedini. Secondo quanto riporta il Boroujedi Civil Civil Rights Group (BCRG), il Pastore Abedini sarebbe stato preso dalla sua cella nel carcere di Rajai Shahr e rinchiuso in una stanza con due noti membri della sicurezza, identificati come Bahreini e Mozare. I due sono conosciuti dagli attivisti iraniani e sono ‘famosi’ per essere due crudeli torturatori. Secondo quanto riportano le fonti interne all’Iran, il Pastore Abedini sarebbe stato minacciato di essere presto accusato di nuovi crimini. 

Vogliamo ricordare che il Pastore Saeed Abedini e’ in carcere dal luglio 2012, dopo essere stato arrestato per essersi convertito dall’Islam al cristianesimo. Dopo la conversione, per anni, il Pastore Abedini aveva lavorato alla realizzazione di un orfanotrofio presso la città di Rasht. Il Pastore Abedini oltre alla cittadinanza iraniana, ha anche quella americana. La sua famiglia risiede ancora negli Stati Uniti e la stessa madre di Saeed ha deciso di fuggire dall’Iran dopo l’arresto del figlio (No Pasdaran).

Condannato ad otto anni di carcere con l’accusa – senza senso – di essere “una minaccia alla sicurezza nazionale”, il Pastore Abedini ha subito diverse torture fisiche e psicologiche in cella. Solamente nell’Agosto scorso, ad esempio, gli attivisti hanno riportato che Abedini e’ stato picchiato duramente in carcere, non solo dalle guardie, ma anche da alcuni compagni di cella (Christian Science Monitor).

Il Pastore Abedini e’ uno dei quattro irano-americani, attualmente nelle carceri della Repubblica Islamica. Gli altri tre sono: il giornalista Jason Rezaian del Washington Post, Amir Hekmati, ex marine americano e Robert Levinson, ex agente FBI, arrestato in Iran con l’accusa di spionaggio, ma probabilmente arrivato in Iran per indagare (privatamente) su uno smercio illegale di sigarette (CNN).

A questi iraniani con doppia cittadinanza, va aggiunto anche il caso di Omid Kokabee, giovane scienziato, arrestato per essersi rifiutato di collaborare con il programma nucleare iraniano. Omid e’ stato arrestato mentre tornava in Iran dal Texas, dove aveva vinto una borsa di studio. Per la sua liberazione si sono attivati persino 18 premi Nobel per la Chimica. In Italia, la ONG “Nessuno Tocchi Caino” ha lanciato una pubblica petizione in suo favore (Change.org).

Ricordiamo che, a dispetto della vergognosa propaganda del regime iraniano, l’inviato speciale dell’ONU Ahmad Shaheed, ha denunciato la presenza di almeno 92 cristiani nelle carceri iraniane, molti dei quali arrestati per motivi religiosi (Testo Report). Le recenti minacce al Pastore Abedini, potrebbero essere direttamente ricollegate all’accordo nucleare: l’Iran vuole far capire che, la firma su Iran Deal, non significa una apertura verso l’Occidente in merito ai diritti umani. 

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Del Pastore cristiano Benham Irani vi abbiamo già parlato diverse volte. Il Pastore Benham Irani, 41 anni di Karaj, e’ stato arrestato dal regime iraniano nel 2010 con l’accusa di rappresentare un pericolo per la sicurezza nazionale. Dopo l’arresto, il Pastore e’ stato condannato ad un anno di prigione nel gennaio del 2011 ma, una volta portato in carcere, ha appreso di dover scontare altri cinque anni di detenzione per un – non meglio specificato – reato precedente. Il vero motivo dell’arresto del sacerdote cristiano e’ la scelta di Benham Iran di abbandonare l’Islam per convertirsi al cristianesimo nel 2002. Dopo la conversione, Benhami Iran e’ divenuto una guida religiosa e spirituale per oltre 300 fedeli presso Karaj. Dal momento della conversione, pero’,  per il povero Pastore e’ cominciata una vera e propria persecuzione da parte del regime.

Arrestato una prima volta nel 2006 e rilasciato poco dopo, Benham e’ stato definitivamente imprigionato nel 2010, dopo che le autorità sono entrate di forza nella sua abitazione presso Karaj, sequestrando tutto il materiale religioso in suo possesso. Come suddetto, alla pena di un anno di sono presto aggiunti altri cinque anni di detenzione, per crimini non meglio specificati. Purtroppo, pero’, l’agonia di questo uomo di fede non si e’ fermata qui: considerando la sua conversione al Cristianesimo, il Pastore Irani e’ stato accusato di “diffondere corruzione sulla Terra” e per lui il regime ha pensato addirittura alla pena di morte. Grazie alle pressioni internazionali, fortunatamente, il regime ha dovuto fare un passo indietro, decidendo – nell’Ottobre del 2014 – di aggiungere altri cinque anni di galera alla pena già inflitta. Morale della favola, per aver abbandonato l’Islam, il Pastore Irani resterà in carcere almeno sino al 2023.

Purtroppo, le condizioni di salute del Pastore Benham Irani sono davvero drammatiche. A causa delle pessime condizioni della detenzione, il Pastore cristiano si e’ ammalato ed e’ stato trasferito nell’ospedale del carcere nel 2012. Nel febbraio 2014, quindi, Benham Irani e’ stato sottoposto ad un intervento chirurgico di urgenza, dopo aver avuto diversi episodi di sanguinamento per via di ulcere e complicazioni al colon. Nonostante la malattia, il sacerdote e’ stato riportato in carcere senza alcuna pietà. La famiglia di Benham Irani ha denunciato di non avere più contatti diretti con il Pastore cristiano dall’Agosto del 2014.

In queste ultime settimane, proprio in considerazione delle sue condizioni di salute, il Pastore Benham Irani ha fatto richiesta di scarcerazione con la condizionale. Purtroppo pero’, la sua domanda e’ stata rifiutata dalla Corte Rivoluzionaria che, in una lettera inviata ai responsabili della prigione di Karaj, ha motivato il rigetto affermando che “non ci sono segni di rimorso da parte del detenuto che, quindi, sta continuando con le sue azioni illegali. In poche parole, la Corte afferma che, siccome Benham Irani non si e’ pentito di aver abbandonato l’Islam per abbracciare il cristianesimo, sta perpetuando il suo crimine e non può essere rilasciato. Tra le altre cose, come sottolinea l’agenzia Hrana, la richiesta di rilascio con condizionale, secondo la legge iraniana, non prevede alcuna necessita’ di “rimorso” da parte del detenuto.

Di seguito pubblichiamo la lettera inviata dalla Corte Rivoluzionaria alla Direzione della prigione di Karaj, con il rigetto della richiesta di rilascio su condizionale del Pastore Benham Irani

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Mentre buona parte del mondo ha celebrato serenamente il Natale e mentre Khamenei twittava in onore di Gesu’, per molti cristiani iraniani la nascita di Cristo si è tramutata in un incubo. Nel silenzio – drammaticamente colpevole – dei media interazionali, ben 12 cristiani sono stati arrestati in due diversi raid dalle forze di sicurezza del regime. Il primo arresto di massa è avvenuto proprio il 25 dicembre, presso Rudehen, nella regione di Teheran. Qui, ben nove fedeli cristiani sono stati portati via dagli agenti proprio mentre celebravano – clandestinamente – il Natale.

Gli attivisti hanno reso noti i nomi di otto dei nove dei fermati. Si tratta di: Mehdi Kian, Ali Sadraddin (noto come Fratello Stephen), Mohammad Kazemi, Azin Faroudi, Mohammad Hossein Moridian, Maryam Narimani, Alireza Nasiri e Fratello Matin. Di un fedele è finora impossibile sapere il nome. Dopo il loro arresto, i detenuti sono stati trasferiti in una località ignota e nessuna notizia è stata fornita ai famigliari. Tutti i fermati sono ex mussulmani, convertiti di recente al cristianesimo, un passaggio che il regime punisce con il reato di apostasia.

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Il 26 dicembre, invece, le forze di sicurezza sono entrate in azione a Teheran. Qui, infatti, hanno arrestato un prete Assiro: Padre Victor. Secondo le informazioni finora rese note dagli attivisti, insieme a Padre Victor sono state fermate altre due persone. Gli agenti hanno perquisito la casa del prete, controllando anche cellulari e computer. Dopo il raid, quindi, i fermati sono stati tutti trasferiti nel carcere di Evin, noto per essere il centro di detenzione principali dei prigionieri politici. Secondo le stime dell’inviato speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, nelle carceri iraniane mietono oltre 40 cristiani, tutti costretti a passare l’ennesimo Natale dietro le sbarre…

Insieme alle persecuzioni contro i cristiani, nella Repubblica Islamica anche il boia continua liberamente il suo lavoro. Mentre le Nazioni Unite approvano la Moratoria contro la Pena di Morte, nel giorno di Natale il regime iraniano ordina una esecuzione di massa presso il carcere di Shiraz: ben sette detenuti sono stati impiccati pochissime ore. Nelle ultime due settimane, solamente a Shiraz, 15 condanne a morte sono state eseguite. Anche in questo caso, con il colpevole silenzio delle diplomazie Occidentali…

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La storia che vi raccontiamo è fatta di dolore e sofferenza. E’ la storia di Maryam Naghash-Zargaran, anche nota come Nasim, una giovane ragazza iraniana, arrestata dal regime solamente perchè cristiana. Nasim è stata fermata dalla polizia nell’inchiesta che ha coinvolto il Pastore Saeed Abedini, anche lui oggi rinchiuso nelle prigioni iraniane. Nasim, infatti, è una seguace del cristianesimo protestante e membro della “God Church”. Soprattutto, però, Nasim volontaria nell’orfanotrofio costruito dal Pastore Abedini nel 2012 presso Rasht. Come noto, i Mullah non hanno gradito l’attività pastorale di Saaed Abedini e lo hanno incarcerato con l’accusa di apostasia e di rappresentare una minaccia “contro la sicurezza nazionale” (Abedini è stato condannato a 8 anni di carcere…).

Arrestata nel 2012, Nasim è stata rinchiusa nel carcere di Evin, ove sono detenuti molti prigionieri politici e di coscienza. Come per il Pastore Abedini, anche per lei l’accusa è quella di apostasia – per essersi convertita dall’Islam al cristianesimo protestante – e di “minaccia alla sicurezza nazionale”. Solo per aver deciso di abbandonare l’Islam, la Corte ha accusato Nasim di essere connivente con i nemici della Repubblica Islamica e l’ha condannata a 4 anni di detenzione nel luglio del 2013. Purtroppo, le condizioni detentive in cui è stata detenuta la giovane Nasim, 35 anni appena, sono sempre state pessime e degradanti. Per questo, il cuore di Nasim ha cominciato a crollare, fino a quando non è sopraggiunto un attacco di cuore. Solo allora, il regime è stato costretto a rilasciarle un permesso per motivi medici.

Al peggio, però, non c’è mai fine: ritornata in carcere dopo il permesso medico, Nasim ha subito un controllo di sicurezza “particolare”Costretta a spogliarsi nuda davanti ad altre prigioniere, Nasim è stata palpeggiata e molestata in maniera del tutto inumana. Alla violenza fisica delle guardie, si è aggiunta quella psicologica: insieme ai palpeggiamenti, la sicurezza ha aggiunto anche una serie di insulti e offese che hanno umiliato pubblicamente Nasim.

Chiediamo la liberazione immediata di Maryam Naghash-Zargaran (Nasim) e di tutti gli oltre 50 cristiani presenti nelle carceri iraniane, arrestati e condannati unicamente per motivi religiosi!

Tu puoi liberarla! Firma la petizione per la liberazione di Maryam!

http://goo.gl/5F1yGx

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kkk

Prima i sunniti, poi i neri americani e adesso Gesu’ e la Vergine Maria. Insomma, la Guida Suprema Ali Khamenei – o per meglio dire il suo staff su Twitter – le sta provando tutte per dare una immagine pulita del regime iraniano. Peccato che, come sempre, la realtà sia ben diversa da quella che la charm diplomacy di Teheran tenta di disegnare. Questa volta, Khamenei ha scelto di fare concorrenza a Papa Francesco e di usare Gesu’ e la Vergine Maria per predicare amore nel mondo via Twitter. In una serie di tweet pubblicati ieri, infatti, il dittatore iraniano ha sottolineato l’amore dell’Islam per il profeta Gesu’ e Maria e ha sottolineato come questo amore obblighi alla lotta contro l’oppressore. Ovviamente, come sempre, l’oppressore è il Grande Satana americano (e tutto l’Occidente) e il Piccolo Satana israeliano. In una foto allegata ad uno dei tweet, non a caso, Khamenei ha mostrato l’Ayatollah Khomeini in compagnia di Monsignor Hilaron Cappucci, noto alle cronache per aver trafficato armi con i terroristi palestinesi…

Come suddetto, ai tweet di Khamenei non corrisponde la realtà della situazione in Iran. La Repubblica Islamica continua senza sosta a perseguitare e arrestare i cristiani in Iran, in particolare coloro che decidono di lasciare l’Islam e abbracciare il cristianesimo. Questi fedeli, colpevoli unicamente di aver scelto liberamente il loro credono, vengono arrestati dai Pasdaran e accusati di apostasia dalle Corti Rivoluzionarie. L’apostasia, per la cronaca, è punibile in Iran con la pena di morte. Questo è stato il caso del Pastore Youcef Nadarkhani, condannato a morte e liberato nel 2012 solamente grazie alle pressioni internazionali. Purtroppo, però, nelle prigioni del regime restano ancora diversi cristiani. Due casi limite, divenuti ormai intollerabili per chi sostiene i diritti umani, sono quelli dei Pastori Saeed Abedini e Farshid Fathi. Saeed Abedini è detenuto dal 2012 ed è stato condannato a 8 anni di carcere per aver abbracciato la fede cristiano evangelica. Proprio in questi giorni, la moglie di Abedini dagli Stati Uniti ha denunciato che il marito è stato minacciato di morte dai sostenitori dell’Isis imprigionati nelle carceri iraniane. Farshid Fathi, anche lui arrestato nel 2012 per essersi convertito al cristianesimo, uscirà di prigione solamente nel dicembre del 2016. Nell’aprile scorso, il Pastore evangelico è stato tra i detenuti malmenati in carcere dirante un raid punitivo dei Pasdaran.

Non solo: nel silenzio del mondo, i cristiani iraniani stanno lasciando la Repubblica Islamica per trovare rifugio in Europa. Due, in particolare, sono i nuovi santuari di questi fedeli in cerca di libertà: la Germania e la Bulgaria. Per quanto concerne la Bulgaria, Nikolai Chirpanliev – Presidente dell’Agenzia Bulgara per i rifuguati – ha rivelato che la comunità di cristiani iraniani di Sofia conta ormai tra i 100 e i 200 membri. “Scappano” – ha rimarcato Nikolai – “per via del regime in Iran, che li perseguita per la loro fede”. In Germania, invece, i numeri sono molto piu’ alti: secondo quanto rivelato dal Guardian, circa 4,500 iraniani di fede cristiana hanno raggiunto negli ultimi mesi Berlino. Il costo di questo viaggio verso la libertà è di circa 30.000 dollari.

Vogliamo infine ricordare che, secondo la denuncia dell’inviato ONU per i diritti umani in Iran, Ahmed Shaheed, attualmente nelle carceri iraniani ci sono almeno 49 cristiani, la maggior parte dei quali rinchiusi per meri motivi religiosi. Di recente, quindi, l’agenzia Mohabat news ha denunciato che il regime iraniano ha inziato a separare i cristiani nel carcere, al fine di evitare la massimo i contatti tra di loro.

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Ancora repressione, ancora persecuzione religiosa ancora violenza nell’Iran di Rouhani. Tre iraniani convertiti al cristianesimo sono stati arrestati nella città di Anzali. Secondo l’agenzia di stampa HRANA, i tre arrestati sono: il pastore Alireza Ali Haghnejad, noto come Mathews, Mohammad Roghangir, noto come Vahid e Soroush Rezayi. I tre sono stati fermati il 5 luglio e fanno parte della stessa chiesa del Pastore Yousef Nadarkhani, condannato a morte dal regime e poi rilasciato grazie alle pressioni internazionali. E’ importante rimarcare che questi tre cristiani arrestati, rischiano la pena di morte per apostasia, dopo aver abbandonato l’Islam in nome di un altra fede. Rischia la morte anche Behnam Irani, altro membro della Chiesa Iraniana, arrestato nel gennaio del 2011 e trasferito nel carcere di Karaj. Le sue condizioni di salute sarebbero davvero pessime.

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