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Questa notizia ha qualche mese, ma e’ stata resa nota solamente in queste ore. Il 4 febbraio scorso, alla vigilia delle elezioni parlamentari iraniane (del primo turno), tre membri del Congresso americano avevano inviato una lettera a Khamenei e al capo dei Pasdaran Jafari, per richiedere il visto per entrare nella Repubblica Islamica (testo lettera, in inglese).

I tre parlamentari americani – Mike Pompeo, Lee Zeldin e Frank LoBiondo – avevano chiesto alle massime autorità iraniane di potere visitare l’Iran per cinque scopi ben precisi:

  1. monitorare le elezioni parlamentari iraniane, allo scopo di verificarne la democraticità. Nella lettera, infatti, i tre parlamentari USA denunciavano quindi la decisione del Consiglio dei Guardiani di squalificare buona parte dei candidati non allineati alle posizioni dei conservatori;
  2. Incontrare i maggiori leader iraniani. Tra questi – non solo Khamenei, Zarif, Rouhani e lo stesso Jafari – anche Mohsen Fakhriazadeh, il padre del programma nucleare iraniano;
  3. visitare gli americani detenuti in Iran, ovvero non solo Siamak Namazi, detenuto ad Evin, ma anche Robert Levinson, arrestato dal regime iraniano nel 2007 e di cui sono state perse le tracce. Non solo: i tre congressisti americani, chiedevano anche di avere notizie di tre americani rapiti a Baghdad dalle milizie sciite agli ordini di Teheran;
  4. avere l’opportunità di visitare gli impianti nucleari di Fordow e Arak e la base militare di Parchin, ove il regime iraniano ha testato le conseguenze di una esplosione atomica. Per i tre membri del Congresso USA, queste visite avrebbero potuto agevolare notevolmente le relazioni bilaterali tra Washington e Teheran;
  5. affrontare la questione dei test missilistici iraniani, in violazione delle risoluzioni ONU 1929 e 2231. Va sottolineato che la lettera riporta il test missilistico avvenuto nell’Ottobre del 2015. Venendo scritta il 4 febbraio del 2016, la lettera non riporta il test missilistico avvenuto nel mese di marzo, nuovamente in violazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite;
  6. avviare un confronto su quanto avvento il 12 gennaio del 2016, quando i Pasdaran iraniani hanno arrestato diversi marines americani, dopo che un’avaria alla loro imbarcazione li aveva trascinati nelle acque territoriali iraniane. Invece di permettere loro di ripartire, i Pasdaran hanno arrestato i marines, li hanno costretti a una umiliazione televisiva e hanno forzato anche una donna americana ad indossare il velo.

Per mesi il regime iraniano non ha neanche risposto alla richiesta dei tre parlamentari americani. Il 4 aprile scorso, quindi, i tre membri del Congresso hanno scritto nuovamente una lettera, questa volta direttamente al Ministro degli Esteri iraniano Zarif. La risposta del Ministro degli esteri di Teheran e’ arrivata quindi il 2 giugno scorso.

Nella sua missiva, Zarif rigettava totalmente il visto da parte dei tre parlamentari americani, definendo la loro richiesta come una mera “trovata pubblicitaria”. Ancora, Zarif accusava gli Stati Uniti di aver fabbricato la crisi nucleare iraniana, rivendicando l’indipendenza della Repubblica Islamica  (testo lettera).

Una nuova occasione persa per la Repubblica Islamica. Una occasione che avrebbe permesso a Teheran di ricevere tre membri del Congresso ostili all’accordo nucleare firmato da il P5+1, provando a convincerli della genuinità delle posizioni iraniane. Purtroppo, come noto, di genuinità nell’establishment khomeinista non ne esiste molta. Da qui, la necessita’ dell’Iran di chiudersi a riccio, lasciando entrare solamente coloro che dall’Occidente arrivano già velati e con il copione prestampato, ricevuto direttamente da Teheran… 

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Le bugie in merito al rapporto tra USA e Iran, stanno venendo a galla drammaticamente.L’ultima assurda menzogna, e’ stata ammessa direttamente dal Portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby.

Incalzato in merito ad un video relativo alle relazioni USA – Iran sparito dagli account ufficiali del Dipartimento di Stato, Kirby e’ stato costretto a rivelare che non si e’ trattato di un errore tecnico, ma di una vera e propria censura.

Il video mostrava un briefing del dicembre 2013, tra diversi giornalisti americani e l’allora Portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki. In quella occasione, il giornalista di Fox News James Rosen, chiede alla Psaki se ci fossero stati negoziati diretti tra Washington e Teheran prima del 2013. La risposta della Psaki fu:

Ci sono occasioni in cui la diplomazia ha bisogno di riservatezza per progredire. Questo e’ un ottimo esempio di questo genere di occasioni

Non ci sarebbe nulla di anomalo nella risposta delle Psaki, se non fosse per il fatto che le parole dell’allora portavoce, contraddicevano in pieno quanto affermato pochi mesi prima dalla sua collega Victoria Nuland. Nel Febbraio 2013, infatti, la Nuland aveva espressamente dichiarato che la Casa Bianca non aveva portato avanti negoziati segreti con l’Iran (Fox News).

Perché la Casa Bianca ha dovuto mentire?

La risposta e’ semplice. Ormai, infatti, e’ ben noto che i negoziati tra USA e Iran non c’entrano nulla con il “moderato” Rouhani. L’Amministrazione Obama aveva intenzione di avviare un riposizionamento geopolitico generale degli Stati Uniti e per questo necessitava di un accordo politico con la Repubblica Islamica.

I negoziati tra gli USA e l’Iran, quindi, partirono nel 2012 in Oman, quando ancora il Presidente iraniano era il negazionista (impresentabile) Pasdaran Mahmoud Ahmadinejad. Ovviamente, a benedire questi negoziati fu la Guida Suprema Ali Khamenei che, per portare avanti la pantomima e salvare il regime, fece eleggere Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran.

Rouhani, un insider del regime iraniano da sempre, poteva essere “costruito” come moderato, essendo anche stato colui che aveva negoziato l’Accordo di Teheran per la sospensione dell’arricchimento dell’uranio nel 2003 (Washington Times , The Clarion Project). Peccato che, come lo stesso Rouhani ammise in TV, quell’accordo fu negoziato per ingannare l’Europa e permettere all’Iran di terminare la costruzione degli impianti nucleare di Isfahan e Natanz senza le pressioni internazionali.

Il Congresso Americano indaga sulle bugie dell’Amministrazione Obama

Non potendo firmare un accordo sul nucleare con l’impresentabile Ahmadinejad, Washington e Teheran hanno atteso l’elezione di Rouhani. Una volta eletto Rouhani, il meccanismo della finzione e’ scattato, portando alla firma di un accordo preliminare nel 2013 e poi di un accordo definitivo nel luglio del 2015 a Vienna.

Peccato che, questo accordo, ha lasciato completamente intatto tutto il programma nucleare iraniano, garantendo a Teheran la fine di buona parte delle sanzioni internazionali e di fatto legittimando anni di violazione delle normative internazionali.

Per far digerire un accordo simile, il Segretario di Stato americano Kerry ha dato delle rassicurazioni al Congresso che sono state presto smentite. Solamente dopo la firma dell’accordo, l’Iran ha testato per ben tre volte missili balistici capaci di trasportare ogive nucleari, in piena violazione della risoluzione ONU 2231.

Per questo, qualche mese fa, il Congresso ha deciso di avviare una indagine, per indagare se l’amministrazione Obama abbia mentito davanti ai Parlamentari americani, “vendendo” l’accordo con l’Iran su basi inesistenti (No Pasdaran).

Il NYT rivela come la Casa Bianca ha creato il falso consenso sull’Iran Deal

Il vaso di Pandora si scoperchia definitivamente il 5 maggio scorso, quando David Samuel sul New York Times, svela come l’Amministrazione americana ha lavorato per creare il falso consenso sull’Iran Deal.

La clamorosa rivelazione arriva direttamente per bocca di Ben Rohdes, Vice Capo Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Amministrazione Obama. Parlando con Samuel, giornalista del NYT, Rohdes ammette che la Casa Bianca ha pagato indirettamente, per ottenere il sostegno di giornalisti, radio e think tank. Lo scopo di questa campagna, era quello di creare ad arte il sostegno per l’Iran Deal, per mezzo di opinionisti, lobby ed “esperti” di politica estera (No Pasdaran).

Nulla di legalmente punibile, ma una azione politica che ben rivela l’intero castello di carta costruito per legittimare il nuovo rapporto con Teheran. In questo senso, anche la stessa immagine di moderato di Rouhani, e’ stata costruita ad hoc, proprio come una sceneggiatura di un film.

Per queste ragioni, lo scorso 17 maggio, la Camera dei Rappresentati ha organizzato una audizione intitolata “La narrativa della Casa Bianca sull’accordo Nucleare con l’Iran”. A questa audizione, che potrete vedere per intero nel video in basso, era stato invitato anche Ben Rohdes. Rohdes, pero’, ha declinato l’invito rifiutandosi di spiegare quanto da lui stesso affermato al Congresso…

 

 

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Una notizia bomba e’ stata pubblicata in questi giorni negli Stati Uniti: la Casa Bianca ha “comprato” buona parte del consenso intorno all’Iran Deal, ovvero all’accordo nucleare con la Repubblica Islamica dell’Iran.

Per precisione, il pagamento non sarebbe avvenuto direttamente dalla Casa Bianca, ma attraverso dei gruppi paralleli, comunque collegati all’attuale Amministrazione Obama. Uno dei gruppi identificati e’ il Ploughshares Fund, la cui ufficiale missione e’ quella id lottare per un mondo più sicuro, ma che in realtà ha concentrato la sua attività nel trovare sostenitori dell’accordo nucleare del luglio 2015.

Secondo quanto rivelato dall’AP, ad esempio, sarebbero stati versati 100,000 dollari alla National Public Radio, 282, 500 dollari all’Arms Control Association, 225,000 dollari al Brooking Institute, 182,500 dollari all’Atlantic Council e 281,000 dollari al gruppo J-Street, un movimento di pressione legato al mondo ebraico, in realtà impegnato unicamente ad attaccare il più noto gruppo vicino ad Israele AIPAC (Freedom Messenger)..

Il finanziamento più interessante – e discutibile – e’ sicuramente quello alla Princeton University, ove e’ ormai di casa Seyed Hossein Mousavian. Oggi ricercatore negli USA, Mousavian e’ l’ex ambasciatore iraniano in Germania. Da Ambasciatore di Teheran, Mousavia ha ordito l’attentato del Ristorante Mykonos, contro la dirigenza curda-iraniana in esilio a Berlino. 

Dietro questa campagna di lobbying della Casa Bianca in favore dell’Iran Deal, come da luyi stesso ammesso, c’era Ben Rhodes, membro dello staff di consiglieri del Presidente Obama. Recentemente Rohdes ha raccontato al New York Times di aver dovuto mentire per “vendere” l’accordo nucleare al Congresso americano. Per questo, recentemente, il Congresso ha tentato di convocare Rhodes in audizione, per cercare di capire se e come la Presidenza americana abbia mentito al Congresso in merito ai contenuti dell’accordo nucleare con Teheran. Rohdes ha rifiutato di testimoniare.

Precisiamo che l’attività promossa dalla Casa Bianca non e’ assolutamente illegale. Sebbene consentita, questa necessita’ di finanziare gruppi esterni per creare consenso intorno all’Iran Deal, ben descrive le paure dell’Amministrazione USA in merito ad un accordo chiaramente impopolare.

Chiudiamo riportando il video della recente audizione tenutasi alla Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti del Congresso americano, in merito al rischio di fare affari con l’Iran. I giudizi degli esperti sono stati implacabili e hanno bocciato completamente l’idea di promuovere accordi e contratti con Teheran.

 

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Il 12 – 13 aprile il Primo Ministro Matteo Renzi sara’ in Iran, dove si spera l’Italia riuscirà a mantenere un rapporto più decoroso rispetto a quello avuto durante la visita di Rouhani a Roma (leggi “statue coperte). Soprattutto, si spera che il Premier avrà finalmente il coraggio di dire agli iraniani le cose che non vanno, ovvero di denunciare l’abuso dei diritti umani (senza limiti), l’elevatissimo numero di condanne a morte e le violazioni della Risoluzione ONU 2231 (leggi test missilistico).

Ovviamente, Matteo Renzi non arriverà solo in Iran, ma con una folta delegazione di imprenditori, pronti a gettarsi a capofitto nel mercato iraniano. A questi imprenditori vorremmo ricordare l’eticità che il business dovrebbe avere, ma sappiamo che servirebbe a poco. Ricordiamo loro allora solamente che in Iran e’ in corso una feroce lotta per il potere e per questo sarebbe il caso che i soldi restino in saccoccia, almeno sino a quando si capirà chi pagherà il prezzo della di questa battaglia senza esclusione di colpi (cari imprenditori leggete qua, vi conviene: No Pasdaran).

Purtroppo, sembra che anche questo consiglio pragmatico non verrà molto ascoltato. Da Teheran, infatti, arrivano già notizie di un prossimo accordo tra FIAT e la Iran Khodro, per l’acquisto della casa automobilista italo-americana di una parte della compagnia iraniana. A questo proposito, vorremmo ricordare qualcosina a Sergio Marchionne che, riteniamo, possa davvero essere interessante (Kayhan).

La Iran Khodro e’ una sussidiaria della IDRO – Industrial Development and Renovation Organization of Iran – un colosso statale che controlla decine di altre compagnie, in tutti i settori economici della Repubblica Islamica. La IDRO e’ parte diretta del business dei Pasdaran e, fino all’accordo nucleare del 2015, era inserita nella lista delle organizzazioni soggette a sanzioni internazionali, per il suo ruolo clandestino nel programma militare nucleare e missilistico dell’Iran (Iran Watch). Tra le altre cose, a riprova del contatto diretto tra la IDRO e le Guardie Rivoluzionarie, riportiamo il fatto che il Pasdaran Rostan Ghasemi siete proprio nel board della IDRO (GaiaItalia.com). Ghasemi, ex Ministro del Petrolio, e’ tra le altre cose un uomo chiave nei rapporti finanziari tra Iran e Bashar al Assad…

Fare affari in Iran nel settore automotive, non e’ “pacifico”. Il settore dell’automotive, infatti, contribuisce direttamente alle attività militari e di abuso dei diritti umani del regime. Basti pensare, per parlare proprio di FIAT, all’uso dei mezzi IVECO che l’Iran mette in atto: invece di usarli per ragioni commerciali, vengono usati come rampe di lancio mobili per i missili balistici di Teheran. Foto in alto). Proprio per questo, nel recente passato, la FIAT e’ stata costretta a sospendere il business con l’Iran (UANI).

Ora Marchionne dovrebbe tener presente che, nonostante l’accordo nucleare, l’Iran ha già violato la risoluzione 2231 dell’ONU. L’Allegato B di quella risoluzione, infatti, vieta a Teheran di fare test missilistici con vettori capaci di trasportare un ordigno nucleare (e quelli iraniani sono riconosciuti come tali). A dispetto dei silenzi di alcuni leader Occidentali e le protezioni diplomatiche che garantisce la Russia a Teheran, ricordiamo a Marchionne che:

  • Esiste già una lettera degli Ambasciatori ONU di Usa, Gran Bretagna, Germania e Francia, in cui viene denunciato che i test missilistici di Teheran sono una violazione della risoluzione ONU (Reuters);
  • Il Congresso americano ha aperto una inchiesta sulla Casa Bianca, per sapere se sta dicendo la verità sull’accordo nucleare con l’Iran o se sta mutando i patti prestabiliti senza permesso (No Pasdaran).

Alla FIAT e a Marchionne, quindi, consigliamo di ripensare l’accordo con la Iran Khodro. Come detto, sia per ragioni etiche, ma soprattutto per il rischio di investimento. Anche perché, il prossimo inquilino della Casa Bianca non e’ ancora noto.

Per approfondire si legga: “L’Italia pronta ad investire nel settore automobilistico, ma il profitto finirà ai Pasdaran

Notare dove sono montati i missili

Il business con l’Iran non e’ un gioco

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Clamoroso negli Stati Uniti! Il Congresso Americano ha avviato una indagine, per verificare se l’Amministrazione Obama sta volontariamente fuorviando i Parlamentari americani, in merito alle concessioni date all’Iran in seguito all’accordo nucleare e alla conseguente risoluzione ONU 2231. 

In particolare, come denuncia il Repubblicano Mike Pompeo, parlando al  The Washington Free Beacon:

“Esiste un gap tra le promesse fatte dall’Amministrazione sull’Iran Deal e la realtà attuale. Stiamo investigando se queste differenze siano il frutto di un inganno intenzionale, o una nuova fase di appeasement verso gli iraniani”.

Concretamente, due sarebbero i campi in cui il Congresso sta investigando:

  1. i test missilistici compiuti dall’Iran dopo l’approvazione della Risoluzione 2231 e la mancata denuncia da parte dell’Amministrazione USA della violazione dell’accordo da parte del regime iraniano;
  2. la possibile decisione del Dipartimento del Tesoro americano di concedere a Teheran un nuovo alleggerimento delle sanzioni, su materie non concernenti il nucleare. Questo permetterebbe anche all’Iran di accedere al sistema finanziario americano, possibilità che era stata nettamente negata dal Segretario del Tesoro Jack Lew, in una audizione davanti al Congresso.

Come denuncia l’esperto Mark Dubowitz, executive Director della Fondazione per la Difesa delle Democrazie (FDD), l’Amministrazione USA sta ridefinendo i termini dell’accordo nucleare:

“L’Amministrazione Obama e’ coinvolta ancora in un nuovo gioco di prestigio sull’alleggerimento delle sanzioni, cosi come lo status delle sanzioni ONU relative ai test missilistici. Questa tattica e’ molto famigliare a coloro che hanno seguito i negoziati sul nucleare iraniano, esperti che hanno denunciato le numerose volte in cui gli impegni sono stati disattesi e le redlines abbandonate”

Il regime iraniano ha negato, ovviamente, che i test missilistici rappresentino una violazione della Risoluzione ONU 2231. Come pero’ già sottolineato, Teheran non ha mai riconosciuto la validità dell’Allegato B della suddetta risoluzione (No Pasdaran), quello che riguarda direttamente la proibizione dei test missilistici con capacita’ potenziale di trasporto di ordigni nucleari (i missili iraniani sono internazionalmente riconosciuti come appartenenti a tale categoria).

La parte più comica della questione e’ che, mentre la cara Mrs. Pesc Federica Mogherini, negava il fatto che i test missilistici iraniani rappresentavano una violazione della Risoluzione 2231, gli Ambasciatori ONU di USA, Gran Bretagna, Francia e Germania, in una lettera congiunta, hanno denunciato che i suddetti test missilistici, rappresentano una violazione degli accordi internazionali (The Tower).

Concludiamo ricordando che, in una recentissima dichiarazione, la Guida Suprema iraniana Ali Khamenei ha testualmente affermato:

“Coloro che dicono che il futuro e’ nei negoziati e non nei missili, o sono ignoranti oppure traditori”

Di seguito la dichiarazione del Presidente della Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti USA, Onorevole Ed Royce, dopo l’ultimo test missilistico iraniano.

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Probabilmente e’ il primo caso successo in America e uno dei primi al mondo: 200 ex ufficiali militari USA – tra loro ex Generali e Ammiragli di tutti i Corpi Militari – hanno lanciato un pubblico appello ai membri del Congresso, affinché rigettino l’accordo nucleare con l’Iran (Washington Post). Nel testo dell’appello (qui il testo originalegli ex militari di carriera dichiarano come Iran Deal sia un pessimo compromesso. Una opinione espressa non solamente sulla base della mancanza di una reale verificabilità delle reali intenzioni del regime iraniano, ma anche dettata dalle preoccupazioni relative al prossimo “sanction lifting. Un alleggerimento delle sanzioni internazionale che permetterà ai Mullah e ai Pasdaran di incamerare oltre 150 miliardi di dollari. Concludendo, si legge alla fine dell’appello, grazie ad Iran Deal il regime clericale di Teheran potrà rafforzarsi e aumentare la destabilizzazione di tutto il Medioriente. 

Aggiungiamo, quindi, qualche parola sul contenuto dell’ultimo rapporto dell’AIEA sullo stato del programma nucleare iraniano (Isis Online). Non solo l’Agenzia ONU rileva un aumento dell’uranio arricchito al 3,5%, ma denuncia anche attività di ampliamento della base militare di Parchin. Un sito di estrema importanza sotto il profilo del programma nucleare, perché e’ qui che il regime iraniano ha testato gli effetti di una esplosione nucleare (No Pasdaran). E’ sempre qui che vengono portate avanti le ricerche principali in merito al programma di missili balistici dei Pasdaran.

A proposito di AIEA, ricordiamo infine che, in una drammatica ammissione, il Segretario Amano ha dichiarato che l’agenzia nucleare non dispone dei fondi necessari per svolgere serie attività di monitoraggio del programma nucleare iraniano (IAEA.org). Attività che, per la cronaca, richiederebbero oltre 800 mila euro al mese e che, in buona sostanza, dipendono dalla “buona volontà e generosità” dei Paesi membri. Considerando l’interesse politico ed economico delle maggiori Potenze ad un appeasement verso il regime iraniano, e’ assai lecito dubitare di questa “buona volontà”.

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Dopo la firma di Vienna del 14 luglio scorso, la battaglia per l’approvazione dell’accordo nucleare con l’Iran sta per raggiungere il Congresso americano. Qui, i Parlamentari (Deputati e Senatori), esprimeranno il loro pensiero sul contenuto dell’accordo e voteranno in merito. Considerando i numeri, e’ molto probabile che l’accordo verrà approvato e, quantunque venisse rigettato dal Congresso e del Senato, il Presidente Obama ha già annunciato di essere pronto a mettere il veto. Nonostante i limiti di potere, i Parlamentari americani stanno facendo di tutto per denunciare i gravi limiti dell’Iran Deal e, soprattutto, svelare al pubblico americano tutti i particolari di questo accordo.

Una prima durissima reazione, quindi, e’ arrivata da due Deputati Repubblicani, Mike Pompeo e Tom Cotton. I due, in seguito ad un incontro con alti responsabili dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), hanno denunciato in una conferenza stampa, la presenza nell’Iran Deal di parti di accordo non rivelate al Congresso. In particolare, Pompeo e Cotton si riferiscono al fatto che, con il permesso della Casa Bianca, l’Iran Deal ha permesso a Teheran di ottenere un accordo separato con l’AIEA per quanto concerne la visita degli ispettori internazionali al complesso militari di Parchin – dove Teheran ha compito esperimenti sull’esplosione di un ordigno atomico – e per quanto riguarda le informative che l’Iran deve dare all’agenzia ONU in merito alla cosiddetta “weaponization, ovvero le ricerche fatte dalla Repubblica Islamica in merito alla miniaturizzazione di un ordigno nucleare per essere caricato su un vettore (ovvero un missile balistico). In tal senso, si legga l’articolo relativo al ruolo dello scienziato ucraino V. Danielnko nel programma nucleare iraniano.

Queste due tematiche centrali – apertura del complesso militare di Parchin e “weaponization” – saranno trattate direttamente dall’AIEA e l’Iran in due accordi separati che, ovviamente, non verranno sottoposti alla conoscenza del Congresso americano. Questi accordi separati e segreti, quindi, contraddicono la logica stessa della normativa approvata dal Congresso e dalla stessa Casa Bianca (anche nota come Iran Nuclear Agreement Review Act), in merito al diritto dei parlamentari americani di esprimere la loro opinione sul contenuto dell’Iran Deal. Parlando in conferenza stampa, Pompeo e Cottono hanno rimarcato che “anche lo stesso Iran Nuclear Agreement Review Act, per quanto inadeguato, obbliga l’Amministrazione americana a fornire al Congresso tutti i documenti relativi all’accordo, inclusi gli allegati, le appendici, i cavilli, gli accordi aggiuntivi, il materiale, i documenti e gli aspetti tecnici che saranno implementati con la firma dell’accordo o in un successivo momento (come nel caso dell’accordo AIEA-Iran)”.

E’ importante sottolineare che, anche nello stesso schieramento democratico, si stanno aprendo delle importanti fratture in merito all’accordo nucleare con l’Iran. Duri attacchi all’Iran Deal sono arrivati dal Senatore democratico Menendez, che ha espresso seri dubbi in merito al potere di controllo degli ispettori internazionali e dell’effetto del prossimo alleggerimento delle sanzioni.

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