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Almeno 17 studenti dell’Universita’ di Teheran e due dell’Universita’ di Tabriz, sono stati condannati a pene detentive che vanno da un anno a dodici anni di carcere (alcuni sono stati condannati anche a ricevere delle frustate e all’esilio!). Tutti loro sono accusati di aver messo a repentaglio la sicurezza nazionale e di aver preso parte a “assemblee illegali”, per aver partecipato alle proteste – scoppiate a fine 2017 e ancora in corso – per la situazione economica all’interno della Repubblica Islamica.

Di seguito la lista dei condannati e alcune informazioni su di loro:

  1. Zanyar Ahmadiniaz, Universita’ Azad di Teheran: otto anni di carcere;
  2. Sima Entasari: cinque anni di carcere;
  3. Shima Entasari, studente di economia, Universita’ di Teheran: cinque anni di carcere;
  4. Mehdi Eskandari, studente di Giurisprudenza, Universita’ Payame Noor di Teheran: sei anni di carcere e due anni di divieto di lasciare il Paese;
  5. Reza Bavi, Universita’ Azad di Teheran: sette anni di carcere;
  6. Padram Pazireh, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere e 74 frustate;
  7. Leila Hosseinzadeh, studentessa di antropologia, Universita’ di Teheran: sei anni di carcere e due anni di divieto di lasciare il Paese;
  8. Mohsen Haghshenas, studente di design, Universita’ di Teheran: due anni di carcere;
  9. Khashayar Dejghan, studente di ingegneria, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere, 74 frustate, due anni di esilio presso Borazjan, Provincia di Bushehr;
  10. Sina Darvish Omran, studente di tedesco all’Universita’ di Teheran: otto anni di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di divieto di praticare attivita’ politiche e sociali;
  11. Sina Rabiei, universita’ di sociologia, Universita’ di Teheran: un anno di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  12. Roya Saghiri, Universita’ di Tabriz: 23 mesi di carcere;
  13. Fereshteh Tousi, studente di sociologia, Universita’ Allameh Tabataba’i di Teheran: un anno e mezzo di carcere, due anni di bando dalle attivita’ politiche e sociali;
  14. Sadegh Gheusari, giornalista e studente dell’Universita’ Shahid Beheshti di Teheran: sette anni di carcere, 74 frustate, due anni di bando dall’attivita’ di giornalista, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  15. Ali Kamrani, studente di inglese, Universita’ Shahid Madani di Tabriz: tre mesi di carcere;
  16. Rouhollah Mardani, insegnante e studente di letteratura persiana, Universita’ di Teheran: sei anni di carcere, due anni di bando dalle attivita’ politiche e sociali, due anni di divieto di lasciare il Paese;
  17. Zafarali Moghimi, studente di metallurgica, Universita’ di Teheran: sette anni di carcere;
  18. Ali Mozaffari, studente di antropologia, Universita’ di Teheran: otto anni di carcere, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di proibizione di partecipare ad attivita’ politiche e sociali;
  19. Kasra Nouri, studente di diritti umani, Universita’ di Teheran: dodici anni di carcere, 74 frustate, due anni di esilio presso Salas Babajani nella provincia di Kermanshah, due anni di divieto di lasciare il Paese, due anni di divieto di prendere parte ad attivita’ politiche e sociali.

Non serve aggiungere altro…

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Condanne pesantissime per tre pastori evangelici, arrestati dal regime iraniano per aver abbandonato l’Islam ed aver abbracciato il cristianesimo. Un totale di 18 anni di carcere e due condanna all’esilio (roba da Silvio Pellico…), stabiliti da una corte rivoluzionaria iraniana, senza alcuna pietà e umanità. Behnam Irani, pastore evangelico convertito e già condannato a sei anni di carcere, ha visto la sua pena aumentata di altri sei anni. Ora dovrà restare in prigione per un totale di 12 anni! Nel febbraio del 2008, Irani ha ricevuto cinque anni di carcere per la sua fede e per “propaganda contro lo Stato” e “azioni contro la sicurezza nazionale”. Il Pastore Abdolreza Ali Haghnejad (noto anche come Matias) e il Pastore Reza Rabbani (noto ai fedeli come Silias), hanno ricevuto una condanna a sei anni di carcere. Attualmente imprigionati nella prigione centrale di Karaj, sono stati entrambi condannati a scontare la pena in esilio, ovvero nelle carceri periferiche di Minab e Bandar-e-Abbas.

Il Pastore Behnam Irani

Il Pastore Behnam Irani

Il Pastore Silos Rabbani

Il Pastore Silos Rabbani

Il Pastore Abdolreza Ali Haghnejad

Il Pastore Abdolreza Ali Haghnejad

 

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Attivisti dei diritti umani in Iran hanno denunciato l’arresto, avvenuto domenica 27 luglio, di sette ragazzi, attivisti sul social network Facebook. L’azione degli agenti in borghese è avvenuta presso Mashaad. Tra gli attivisti arrestati ci sono Hamid Hekmati, Esmail Izadi Farid Saremi, Ali Chinisaz, Zahra Kaebi e Farhad Saleh. Tutti sono stati prelevati brutalmente da uomini in borghese presso il Centro Culturale Khak. Nello stesso momento dell’arresto presso il centro Khak, altri uomini in borghese sono penetrati nella casa di Esmail Izadi e in quella di Farid Saremi, requisendo praticamente tutti loro effetti personali. Questa nuova ondata di arresti rappresenta un proseguimento della repressione che il regime sta mettendo in atto contro gli attivisti della Rete.

Solamente poche settimane fa, una corte rivoluzionaria iraniana, ha condannato altri otto attivisti di Facebook a 127 anni di carcere (di questa notizia vi avevamo già parlato in un altro articolo). Tutti, chiaramente, con l’accusa di aver insultato il regime, di blasfemia e di insulti verso il Governo. Secondo gli attivisti, prima dell’arresto avvenuto nel luglio del 2013, sono stati i Pasdaran della base di Sarallah h monitorare le attività  dei ragazzi sulla Rete. Una delle ragazze arrestate, Roya Saverinejad Nobakht – condannata a 20 anni di carcere – possiede anche il passaporto britannico ed è stata condannata dal regime unicamente per aver scritto su Facebook che l’Iran è uno Stato “troppo islamico”.

Il 28 luglio scorso, Reporters Senza Frontiere, ha rilasciato un nuovo report in merito alla libertà di espressione nel mondo: l’Iran è il peggior paese per persecuzione di giornaliste donne e si trova al 173° posto (su 180 paesi) per quanto concerne la libertà di informazione.

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