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L’avvocato Mohammad Najafi cercava giustizia: cercava giustizia per Vahid Heydari, 22 anni, un suo cliente deceduto in custodia dopo essere stato arrestato ad Arak ed essere deceduto alla locale stazione di polizia, tra la fine del 2017 e il gennaio del 2018. Heydari era un giovane venditore ambulante di Arak che, una volta scoppiate le proteste popolare nella sua citta’, aveva coraggiosamente deciso di prenderene parte. Quando mori’, le autorita’ iraniane dissero che Vahid  era drogato e aveva commesso un suicidio.

L’avvocato Najafi non aveva accettato la versione del regime e aveva diffuso la notizia di numerosi report che dimostravano come, prima di morire, Vahid Heydari era stato picchiato dalle forze di sicurezza del regime. Segni di percosse e bruciature, infatti, erano presenti sul corpo del giovane, visionato dai famigliari dopo il decesso.

Peggio: l’avvocato Najafi si era permesso non solo di denunciare come falsa la versione ufficialmente diffusa sul decesso di Heydary, ma anche di mettere in dubbio i decessi in custodia di Sina Ghanbari e Kavous Seyed-Emami, due ambientalisti in possesso di passaporto canadese, arrestati sempre in quel periodo. Anche per loro, il regime parlo’ di suicidio…

Il coraggio e’ costato caro all’avvocato Najafi: Mohammad e’ stato arrestato a fine gennaio 2018 e trasferito poco dopo nel carcere di Arak. Dopo il suo arresto, persino un deputato iraniano – Mahmoud Sadeghi – pubblico’ un tweet denunciato l’arresto e parlando di fabbricazione a scopo politico.

A pochi mesi dall’arresto, e’ arrivata la sentenza: il Tribunale Rivoluzionario iraniano ha condannato Mohammad Najafi a tre anni di carcere e 74 frustate! In un processo che ha coinvolte anche altri 9 attivisti, Najafi e’ stato condannato per “aver diffuso informazioni false” e “disturbo allo Stato”. La notizia e’ stata diffusa dallo stesso Najafi, in un post pubblicato il 18 ottobre scorso. Nel post Najafi mostra le motivazioni della sua condanna.

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Con 80 voti a favore, 70 astenuti e 30 voti contrari, l’Assemblea Generale delle Nazioni Unite ha approvato una nuova risoluzione A/C.3/72/L.41 di condanna all’Iran, per gli abusi che il regime commette relativamente al rispetto dei diritti umani.

La Risoluzione, sponsorizzata dal Canada, ha ottenuto anche il sostegno di molte diplomazie Occidentali tra cui, per fortuna, quella dell’Italia. Nella risoluzione, a dispetto delle costanti promesse del regime, l’Iran viene condannato per l’elevato numero di condanne a morte; le detenzioni arbitrarie; lo stato pessimo delle condizioni dei prigionieri, in particolare di quelli politici; la mancanza di libertà di espressione e la persecuzione di attivisti e intellettuali dissidenti; le discriminazioni di genere e quelle contro le minoranze etniche e religiose; la legalizzazione dei matrimoni tra minori (permessi sin dall’età di 9 anni per le bambine); il mancato rispetto dei trattati internazionali sui diritti umani e civili, firmati volontariamente dall’Iran e il diniego all’accesso nel Paese che il regime non concede all’inviata speciale per i diritti umani in Iran delle Nazioni Unite, Asma Jahangir.

Con questa nuova risoluzione, sono 64 in totale le Risoluzioni che le Nazioni Unite hanno preso contro l’Iran, per quanto concerne gli abusi dei diritti umani. Neanche a dirlo, il regime iraniano ha reagito con sdegno, rigettando ogni accusa di violazioni.

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E’ stata approvata con 83 voti favorevoli, la risoluzione ONU di condanna degli abusi dei diritti umani da parte del regime iraniano.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41, proposta dal Canada e approvata dalla Terza Commissione delle Nazioni Unite, nonostante riconosca qualche passo avanti da parte di Teheran nella disponibilità a dialogare, ammette che la situazione dei diritti umani nella Repubblica Islamica e’ pessima. 

Per queste ragioni, la Risoluzione chiede al regime iraniano si terminare la persecuzione contro giornalisti, attivisti, artisti, intellettuali e minoranze etniche e religiose e di smettere di negare l’accesso alle cure mediche ai prigionieri politici. Inoltre, la risoluzione condanna il regime iraniano per l’alto numero di pene capitali, anche nei confronti di detenuti arrestati in eta’ minorile.

Con soddisfazione, riportiamo che anche l’Italia ha espresso il proprio parere favorevole a questa Risoluzione ONU. Un piccolo passo avanti, che speriamo venga seguito anche dalle parole dei rappresentanti politici italiani, attualmente quasi tutti silenti in merito.

Soprattutto speriamo che serva a smuovere le coscienze di personalità come Emma Bonino, molto impegnate nella critica del Ministro Minniti, ma assai meno nell’autocritica dei propri vergognosi silenzi in merito agli abusi dei diritti umani di regimi ormai considerati “partner”…

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Trentaquattro ONG internazionali hanno firmato un appello all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, chiedendo l’approvazione della Risoluzione A/C.3/72/L.41, dedicata all’abuso dei diritti umani in Iran e in votazione la prossima settimana all’UNGA.

Nella missiva pubblica inviata dalle ONG, viene sottolineato come per garantire il rispetto dei diritti umani nella Repubblica Islamica, sia fondamentale che venga mantenuta alta l’attenzione della Comunità Internazionale. Un voto in favore della Risoluzione A/C.3/72/L.41, quindi, “manderà un forte segnale alle autorità iraniane” al fine di obbligare Teheran a rispettare gli obblighi internazionali a cui, tra le altre cose, si e’ volontariamente sottoposto.

La Risoluzione A/C.3/72/L.41 – firmata tra le altre cose anche dall’Italia – pur iniziando riconoscendo al Governo iraniano di aver fatto dei passi avanti nelle intenzioni, e’ praticamente totalmente dedicata alle preoccupazioni relative ai continui abusi dei diritti umani nella Repubblica Islamica. In particolare, la Risoluzione fa riferimento all’alto numero di condanne a morte – anche di minori – allo stato detentivo dei prigionieri politici (a cui vengono negate le cure mediche), alle discriminazioni del sistema legale iraniano contro le donne e contro le minoranze etniche e religiose e alle persecuzioni contro giornalisti, attivisti, blogger, artisti, intellettuali, studenti e giornalisti.

Tra le altre cose, la Risoluzione invita caldamente il regime iraniano di collaborare pienamente con l’inviate Speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Asma Jahangir. Parlando alle Nazioni Unite recentemente, la Jahangir ha condannato la non collaborazione di Teheran e sottolineato il deterioramento dello stato dei diritti umani in Iran.

Va aggiunto infine che, la stessa Jahangir, si sta battendo per una Commissione di Inchiesta internazionale relativa al massacro di oltre 30,000 prigionieri politici iraniani nel 1988, per ordine di Khomeini. Alcuni dei responsabili, tra cui il precedente e l’attuale Ministro della Giustizia iraniano, sono ancora al potere nella Repubblica Islamica.

Lo scorso 6 marzo, giustamente, la Farnesina ha duramente condannato il lancio di quattro missile balistici da parte del regime nordcoreano. Nel comunicato di condanna, il Ministero degli Esteri italiano ha denunciato come, questi test, “costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionale e una aperta violazione delle Risoluzioni del Consiglio di Sicurezza” (Farnesina). Perfetto e assolutamente condivisbile.

Ciò che risulta non condivisibile e difficilmente comprensibile, è la motivazione che porta il Ministero degli Esteri italiano a condannare la Corea del Nord, senza però riservare lo stesso trattamento al regime iraniano. Eppure, soprattutto dopo l’elezione di Donald Trump alla Presidenza americana, la Repubblica Islamica ha diverse volte provocato gli Stati Uniti testando missili balistici. Azioni talmente gravi che, dopo il test avvenuto lo scorso 30 gennaio, la Casa Bianca ha annunciato addirittura di aver posto la Repubblica Islamica “on notice, ovvero di averle dato un cartellino giallo prima della definitiva espulsione. A quel cartellino, per la cronanca, ha fatto seguito la scelta del Dipartimento di Stato americano di approvare nuove sanzioni contro personalità e compagnie del regime iraniano (The Guardian).

Nonostante la dura posizione dell’Amministrazione Trump, dall’Italia non vennero reazioni a quei test balistici iraniani. Cosi come non sono pervenute reazioni dalla Farnesina ai test missilistici compiuti dal regime iraniano successivamente. Soprattutto per l’ultimo test con due missili balistici modello Fateh 110 compiuto da Teheran lo scorso 7 marzo 2017, ergo dopo quello nordcoreano (Defense News). Eppure, la risoluzione ONU 2331 del 2015, espressamente invita l’Iran a non compiere test missilistici e vieta di compiere quelli con missili capaci di trasportare armamenti nucleari (ONU). Come ammesso dallo stesso James Clapper, ex Direttore della National Intelligence statunitense, i missili balistici iraniani sono tutti “intrisecamente capaci di trasportare un ordigno nucleare” (Arms Control Wonk).

Rivelevando questa anomalia della Farnesina sulla posizione sulla Corea del Nord rispetto a quella sull’Iran, sottolineiamo come si tratti di un pericoloso doppio standard. Soprattutto perchè. come ampiamente dimostrato, Iran e Corea del Nord collaborano nel settore missilistico, tanto che recentemente è stato notato come una fabbrica di missili nordcoreana presso Geumchang-ri, sia praticamente identica ad una fabbrica di missili iraniana situata a Tabriz (Strategic Sentinel).

Non sappiamo dire da cosa derivi questo silenzio del Ministero degli Esteri italiano sulle violazioni iraniane. Se, però, la posizione più soft fosse derivata da interessi anche legati al settore economico, sarebbe sicuramente una grave ingenuità da parte della Farnesina. Solamente i rapporti commerciali con Paesi che veramente rispettano lo Stato di Diritto e gli accordi internazionali firmati, possono avere la certezza della loro riuscita reale. Indubbiamente, il regime iraniano non è tra questi Paesi!

Fonte: Reuters

Nell’aprile del 2016, il regime iraniano ha arrestato Nazanin Zaghari-Ratcliffe una cittadina brittanica, in possesso anche di cittadinanza iraniana. Nazanin si trovava in Iran per lavoro, come rappresentante dell’associazione caritatevole inglese Thomson Reuters Foundation. Proprio mentre stava per lasciare la Repubblica Islamica per tornare a casa da suo marito e sua figlia di due anni, Nazanin è stata arrestata dai Pasdaran e rinchiusa in carcere senza una accusa ufficiale (Reuters.com).

Il regime, sino alla definitive condanna di questi giorni, ha sempre fatto capire che Nazanin era considerata una spia. Ieri, quindi, Teheran ha reso noto di aver condannato Nazanin Zaghari-Ratcliffe a cinque anni di detenzione, per aver “minacciato la sicurezza nazionale” cooperando con la BBC, il servizio pubblico radiotelevisivo inglese (per la precisione con BBC Persian, il canale in farsi della BBC).

La condanna di Nazanin è avvenuta in un processo a porte chiuse, tenuto segretamente, senza la presenza dell’avvocato dell’imputata e davanti a numerosi rappresentanti delle Guardie Rivoluzioanrie (i Pasdaran). Per la cronaca, poche ore dopo la notizia della condanna, Francesca Unsworth, Direttore della BBC World Service Group, ha negato che Nazanin lavorasse per BBC Persian. Secondo quanto detto dalla Unsworth, Nazanin aveva solamente lavorato per breve tempo con la BBC Media Action, ovvero con la fondazione caritatevole della BBC (tra le altre cose nel settore amministrativo).

In poche parole, il regime ha deciso di strappare ad una bambina di due anni sua madre per cinque lunghi anni, al solo scopo di continuare a punire i cittadini iraniani in possesso di un secondo passaporto. Una campagna di persecuzione, iniziata dal regime dopo la firma dell’accordo nucleare del 2015, allo scopo di perseguire nelle sue politiche fondamentaliste, orientate a terrorizzare la popolazione allo scopo di salvaguardare il regime islamista.

 

 

 

Ventuno anni di detenzione – di cui sei sicuramente da scontare – per Ahmad Montazeri, figlio del famoso Ayatollah Hossein Ali Montazeri, scomparso nel 2009. L’Ayatollah Montazeri. teoricamente, avrebbe dovuto essere il successore di Khomeini, come Guida Suprema dell’Iran. Purtroppo per lui, cadde in disgrazia quando si oppose alle politiche di Khomeini e ai massacri che il regime compiva contro gli oppositori politici (Freedom Messenger).

Qualche mese fa, Ahmad Montazeri ha pubblicato un audio esclusivo, in cui era registrata una riunione segreta tenutasi tra l’Ayatollah Montazeri e la cosiddetta “Commissione della Morte”, un Tribunale speciale creato ad hoc su ordine di Khomeini che, nel 1988, ordinò la condanna a morte di migliaia di oppositori (soprattutto del gruppo MEK e del Tudeh). Si parla di almeno 12000 prigionieri politici uccisi in pochi mesi. Quella Commissione della Morte era composta da: Hossein Ali Nayeri – attuale capo del Supremo Tribunale Militare iraniano – Mostafa Pourmohamadi – attuale Ministro della Giustizia del Governo Rouhani – Morteza Eshraghi – giudice, attualmente in pensione – e Ebrahim Raeisi – oggi a capo della più grande fondazione religiosa in Iran, la Bonyad Astan Quds Razavi.

In quell’audio, si sente chiaramente l’Ayatollah Montazeri dire che egli personalmente “odia il MEK” – un gruppo che, tra le altre cose, poco prima gli aveva ucciso un figlio – ma, nonostante tutto, egli condanna i massacri contro gli oppositori politici (audio integrale in Farsi). Nello stesso file, quindi, si percepisce la completa indifferenza dei giudici che compongono la Commissione della Morte. Il risultato di quella protesta, come suddetto, sarà la decadenza politica di Montazeri, eliminato non solo dalla lista della sucessione a Khomeini, ma costretto praticamente a passare il resto della sua vita agli arresti dominciliari (seppur senza alcuna condanna ufficiale).

Poco dopo la pubblicazione dell’audio esclusivo, circa quattro mesi or sono, l’intelligence iraniana è intervenuta, ordinando ad Ahmad Montazeri di rimuovere il file. Oggi, quindi, arriva la notizia della condanna a 21 anni di carcere per il figlio dell’Ayatollah Montazeri. Non solo: Ahmad, anch’egli clerico, è stato anche ridotto allo stato laicale.

Ecco il vero volto della Presidenza Rouhani: sorrisi e repressione…