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Continua in Iran la persecuzione dei Baha’i in Iran. Questa volta le forze di sicurezza hanno demolito completamente un antico cimitero Baha’i, situato nella Provincia del Kurdistan (precisamente a Qolveh).

Il cimitero e’ stato distrutto il 14 luglio scorso, alle cinque di mattina. Le forze di sicurezza hanno dissacrato molte delle tombe presenti, all’interno delle quali c’erano i resti di 30 Baha’i, condannati a morte dalla Repubblica Islamica dopo la Rivoluzione del 1979. Insieme alle tombe, e’ stati anche abbattuti trecento alberi e degli edifici usati dai Baha’i come luoghi di culto (Hrana).

Non contente del lavoro fatto, le forze di sicurezza iraniane hanno convocato un fedele Baha’i, Khalil Eqdameyan, accusato di aver denunciato la demolizione del cimitero al Dipartimento per lo Sviluppo agricolo. L’anziano Khalil e’ stato detenuto per diverse ore prima di essere rilasciato su cauzione (ergo dovra’ subire un processo).

Ricordiamo che in Iran i Baha’i sono considerati una setta peccaminosa, non hanno accesso all’istruzione pubblica, non godono del diritto all’istruzione pubblica e non possono esercitare numerose professioni (No Pasdaran). Contro di loro Ali Khamenei ha emesso una fatwa in cui vieta agli “iraniani puri” di avere contatti sociali con i Baha’i (No Pasdaran).

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Non c’è pace nemmeno nella morte per Reyhaneh Jabbari, la ragazza iraniana di appena 26 anni, impiccata dal regime la scorsa settimana con l’accusa di omicidio. Reyhaneh Jabbari, come vi abbiamo già detto, ha avuto l’unica colpa di volersi difendere da uno stupro e di colpire a morte l’uomo che voleva violentarla. L’uomo che ha tentato di abusare di Reyhaneh era un membro dell’intelligence iraniana e il regime, impiccando la vera vittima, ha voluto lanciare un messaggio a tutte le donne iraniane: non provate a ribellarvi o quello che vi aspetta è la forca. Poco dopo la morte di Reyhaneh, vi abbiamo mostrato le immagini del suo funerale, delle urla disperate della mamma e una intervista esclusiva alla povera donna disperata, in cui denunciava il regime come assassino e terrorista. Nelle immagini del funerale di Reyhaneh, come ricorderete, si poteva vedere una piccola tomba con la foto della povera vittima in primo piano. Una foto posta dalla mamma di Reyhaneh per ricordare la giovane figlia.

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Tornando in questi giorni presso la tomba dell’amata figlia, la Signora Jabbari ha trovato una amara sorpresa: su ordine del regime, l’immagine di Rehyaneh è stata tolta e gettata non si sa dove. La famiglia ha immediatamente denunciato l’accaduto. Qui sotto le fotografie della tomba di Reyhaneh Jabbari oggi, dopo la sua profanazione ad opera dei Pasdaran del regime. Come vedete, la fotografia è sparita e un attivista si è fatto immortalare con una maschera addosso, con su disegnato un cuore: il chiaro simbolo che, anche davanti a tutte le repressioni del regime, l’amore per la libertà del popolo iraniano, prima o poi trionferà sul Male.

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Immagini raccapriccianti: dopo la decisione della Corte, le ruspe del regime iraniano si sono abbattutte – senza alcuna pietà – contro un cimitero Baha’i presso Sanandaj, capoluogo della provincia del Kurdistan. Secondo quanto denunciato dagli attivisti per i diritti umani, nonostante il fatto che il terreno fosse stato dato alla Comunità Baha’i nel 1993, la corte rivoluzionaria ha comunque ordinato al confisca dell’area, nel frattempo diventuta un cimitero. Per la cronaca, è la terza volta che questo il cimitero di Sanandaj viene occupato e distrutto senza alcun rispetto e considerazione verso i defunti e le loro famiglie. In teoria, il caso è ora nelle mani della Corte Suprema iraniana, ma dalle immagini che vi mostriamo, è possibile vedere come, ormai, ci sia ben poco da fare per salvare il cimitero dei Baha’i.

Tra le altre cose, bisogna ricordare che i sette rappresentanti della Comunità Baha’i imprigionati in Iran ormai da cinque anni, hanno scritto una lettera indirizzata a Rohani. Per il momento, il supposto Presidente moderato non si è degnato nemmeno di rispondere. I sette rappresentante Baha’i, per la cronaca, sono stati condannati a 20 anni di carcere solamente per aver praticato la loro fede. Nella Repubblica Islamica, purtroppo, i fedeli Baha’i sono perseguitati e professare questa religione è considerato un crimine. La stessa Guida Suprema Ali Khamenei, ha emesso una fatwa – editto religioso vincolante – in cui ammonisce la popolazione iraniana non avere rapporti con i Baha’i, descritti come una setta deviata e pericolosa.

I sette Baha'i imprigionati in Iran. Da sinistra seduti: Behrouz Tavakkoli e Saeid Rezaie. In piedi: Fariba Kamalabadi, Vahid Tizfahm, Jamaloddin Khanjani, Afif Naemi e Mahvash Sabet.

I sette Baha’i imprigionati in Iran. Da sinistra seduti: Behrouz Tavakkoli e Saeid Rezaie. In piedi: Fariba Kamalabadi, Vahid Tizfahm, Jamaloddin Khanjani, Afif Naemi e Mahvash Sabet.

Ci chiediamo come sia possibile che, rappresentanti di Paesi democratici, intendano avere un rapporto diplomatico con un regime che porta avanti simili crimini. Ci chiediamo come sia possibile che il ParlamentoEuropeo  stia pensando di aprire un ufficio di rappresentanza in Iran per incrementare le relazioni con la Repubblica Islamica. Ci chiediamo, quindi, se le immagini che vi riportiamo, verranno mostrate al Ministro degli Esteri italiano Emma Bonino, durante la sua prossima visita a Teheran il 21 dicembre. Ci chiediamo ancora, se l’ex Premier Massimo D’Alema, in occasione della conferenza organizzata in Iran a cui è stato invitato. chiederà spiegazioni in merito al Ministro degli Esteri iraniano Zarif. Probabilmente e tristemente, la risposta a tutti questi interrogativi sarà sempre negativa…

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