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Finalmente! Se sul bando di Trump all’immigrazione di cittadini da sette Paesi del mondo mussulmano si può ampiamente discutere, sulla reazione della neo Amministrazione americana alle nuove minacce iraniane, si deve solo applaudire. Dopo anni di debolezza e vergognoso lassismo da parte dell’ex Presidente Obama, la Casa Bianca ha mandato a Teheran un messaggio chiaro: state giocando con il fuoco!.

In sintesi, queste le parole dette da Michale Flynn, Consigliere per la Sicurezza Nazionale, in seguito al nuovo test missilistico iraniano – in violazione della Risoluzione ONU 2231 – e dell’attacco ad una nave della marina saudita, da parte dei ribelli Houthi in Yemen, ormai praticamente totalmente asserviti ai Pasdaran e ad Hezbollah (testo ufficiale della Casa Bianca).

Nel comunicato rilasciato davanti alle telecamere, Flynn ha condannato le azioni del regime iraniano e dei suoi proxy e non ha mancato di annunciare che, con l’arrivo di Trump, è terminata la fine della passività dell’esperienza Obama. Flynn, quindi, ha aggiunto che – quanto da lui affermato – doveva essere inteso come un “avviso ufficiale” alla Repubblica Islamica!

Alle parole di Flynn hanno fatto da sponda quelle del Congresso USA che, in seguito al test missilistico iraniano, ha chiesto alla Casa Bianca di aumentare la pressione contro il regime islamista e, se necessario, di approvare nuove sanzioni (ì).

Le bugie in merito al rapporto tra USA e Iran, stanno venendo a galla drammaticamente.L’ultima assurda menzogna, e’ stata ammessa direttamente dal Portavoce del Dipartimento di Stato John Kirby.

Incalzato in merito ad un video relativo alle relazioni USA – Iran sparito dagli account ufficiali del Dipartimento di Stato, Kirby e’ stato costretto a rivelare che non si e’ trattato di un errore tecnico, ma di una vera e propria censura.

Il video mostrava un briefing del dicembre 2013, tra diversi giornalisti americani e l’allora Portavoce del Dipartimento di Stato Jen Psaki. In quella occasione, il giornalista di Fox News James Rosen, chiede alla Psaki se ci fossero stati negoziati diretti tra Washington e Teheran prima del 2013. La risposta della Psaki fu:

Ci sono occasioni in cui la diplomazia ha bisogno di riservatezza per progredire. Questo e’ un ottimo esempio di questo genere di occasioni

Non ci sarebbe nulla di anomalo nella risposta delle Psaki, se non fosse per il fatto che le parole dell’allora portavoce, contraddicevano in pieno quanto affermato pochi mesi prima dalla sua collega Victoria Nuland. Nel Febbraio 2013, infatti, la Nuland aveva espressamente dichiarato che la Casa Bianca non aveva portato avanti negoziati segreti con l’Iran (Fox News).

Perché la Casa Bianca ha dovuto mentire?

La risposta e’ semplice. Ormai, infatti, e’ ben noto che i negoziati tra USA e Iran non c’entrano nulla con il “moderato” Rouhani. L’Amministrazione Obama aveva intenzione di avviare un riposizionamento geopolitico generale degli Stati Uniti e per questo necessitava di un accordo politico con la Repubblica Islamica.

I negoziati tra gli USA e l’Iran, quindi, partirono nel 2012 in Oman, quando ancora il Presidente iraniano era il negazionista (impresentabile) Pasdaran Mahmoud Ahmadinejad. Ovviamente, a benedire questi negoziati fu la Guida Suprema Ali Khamenei che, per portare avanti la pantomima e salvare il regime, fece eleggere Hassan Rouhani alla Presidenza dell’Iran.

Rouhani, un insider del regime iraniano da sempre, poteva essere “costruito” come moderato, essendo anche stato colui che aveva negoziato l’Accordo di Teheran per la sospensione dell’arricchimento dell’uranio nel 2003 (Washington Times , The Clarion Project). Peccato che, come lo stesso Rouhani ammise in TV, quell’accordo fu negoziato per ingannare l’Europa e permettere all’Iran di terminare la costruzione degli impianti nucleare di Isfahan e Natanz senza le pressioni internazionali.

Il Congresso Americano indaga sulle bugie dell’Amministrazione Obama

Non potendo firmare un accordo sul nucleare con l’impresentabile Ahmadinejad, Washington e Teheran hanno atteso l’elezione di Rouhani. Una volta eletto Rouhani, il meccanismo della finzione e’ scattato, portando alla firma di un accordo preliminare nel 2013 e poi di un accordo definitivo nel luglio del 2015 a Vienna.

Peccato che, questo accordo, ha lasciato completamente intatto tutto il programma nucleare iraniano, garantendo a Teheran la fine di buona parte delle sanzioni internazionali e di fatto legittimando anni di violazione delle normative internazionali.

Per far digerire un accordo simile, il Segretario di Stato americano Kerry ha dato delle rassicurazioni al Congresso che sono state presto smentite. Solamente dopo la firma dell’accordo, l’Iran ha testato per ben tre volte missili balistici capaci di trasportare ogive nucleari, in piena violazione della risoluzione ONU 2231.

Per questo, qualche mese fa, il Congresso ha deciso di avviare una indagine, per indagare se l’amministrazione Obama abbia mentito davanti ai Parlamentari americani, “vendendo” l’accordo con l’Iran su basi inesistenti (No Pasdaran).

Il NYT rivela come la Casa Bianca ha creato il falso consenso sull’Iran Deal

Il vaso di Pandora si scoperchia definitivamente il 5 maggio scorso, quando David Samuel sul New York Times, svela come l’Amministrazione americana ha lavorato per creare il falso consenso sull’Iran Deal.

La clamorosa rivelazione arriva direttamente per bocca di Ben Rohdes, Vice Capo Consigliere per la Sicurezza Nazionale dell’Amministrazione Obama. Parlando con Samuel, giornalista del NYT, Rohdes ammette che la Casa Bianca ha pagato indirettamente, per ottenere il sostegno di giornalisti, radio e think tank. Lo scopo di questa campagna, era quello di creare ad arte il sostegno per l’Iran Deal, per mezzo di opinionisti, lobby ed “esperti” di politica estera (No Pasdaran).

Nulla di legalmente punibile, ma una azione politica che ben rivela l’intero castello di carta costruito per legittimare il nuovo rapporto con Teheran. In questo senso, anche la stessa immagine di moderato di Rouhani, e’ stata costruita ad hoc, proprio come una sceneggiatura di un film.

Per queste ragioni, lo scorso 17 maggio, la Camera dei Rappresentati ha organizzato una audizione intitolata “La narrativa della Casa Bianca sull’accordo Nucleare con l’Iran”. A questa audizione, che potrete vedere per intero nel video in basso, era stato invitato anche Ben Rohdes. Rohdes, pero’, ha declinato l’invito rifiutandosi di spiegare quanto da lui stesso affermato al Congresso…

 

 

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Una notizia bomba e’ stata pubblicata in questi giorni negli Stati Uniti: la Casa Bianca ha “comprato” buona parte del consenso intorno all’Iran Deal, ovvero all’accordo nucleare con la Repubblica Islamica dell’Iran.

Per precisione, il pagamento non sarebbe avvenuto direttamente dalla Casa Bianca, ma attraverso dei gruppi paralleli, comunque collegati all’attuale Amministrazione Obama. Uno dei gruppi identificati e’ il Ploughshares Fund, la cui ufficiale missione e’ quella id lottare per un mondo più sicuro, ma che in realtà ha concentrato la sua attività nel trovare sostenitori dell’accordo nucleare del luglio 2015.

Secondo quanto rivelato dall’AP, ad esempio, sarebbero stati versati 100,000 dollari alla National Public Radio, 282, 500 dollari all’Arms Control Association, 225,000 dollari al Brooking Institute, 182,500 dollari all’Atlantic Council e 281,000 dollari al gruppo J-Street, un movimento di pressione legato al mondo ebraico, in realtà impegnato unicamente ad attaccare il più noto gruppo vicino ad Israele AIPAC (Freedom Messenger)..

Il finanziamento più interessante – e discutibile – e’ sicuramente quello alla Princeton University, ove e’ ormai di casa Seyed Hossein Mousavian. Oggi ricercatore negli USA, Mousavian e’ l’ex ambasciatore iraniano in Germania. Da Ambasciatore di Teheran, Mousavia ha ordito l’attentato del Ristorante Mykonos, contro la dirigenza curda-iraniana in esilio a Berlino. 

Dietro questa campagna di lobbying della Casa Bianca in favore dell’Iran Deal, come da luyi stesso ammesso, c’era Ben Rhodes, membro dello staff di consiglieri del Presidente Obama. Recentemente Rohdes ha raccontato al New York Times di aver dovuto mentire per “vendere” l’accordo nucleare al Congresso americano. Per questo, recentemente, il Congresso ha tentato di convocare Rhodes in audizione, per cercare di capire se e come la Presidenza americana abbia mentito al Congresso in merito ai contenuti dell’accordo nucleare con Teheran. Rohdes ha rifiutato di testimoniare.

Precisiamo che l’attività promossa dalla Casa Bianca non e’ assolutamente illegale. Sebbene consentita, questa necessita’ di finanziare gruppi esterni per creare consenso intorno all’Iran Deal, ben descrive le paure dell’Amministrazione USA in merito ad un accordo chiaramente impopolare.

Chiudiamo riportando il video della recente audizione tenutasi alla Commissione Esteri della Camera dei Rappresentanti del Congresso americano, in merito al rischio di fare affari con l’Iran. I giudizi degli esperti sono stati implacabili e hanno bocciato completamente l’idea di promuovere accordi e contratti con Teheran.

 

[youtube:https://youtu.be/BODoLbvXN9I%5D

Non e’ passato neanche un mese dalla firma dall’accordo nucleare tra l’Iran e l’Occidente. Un accordo che, dal 14 luglio in poi, viene descritto dai suoi sostenitori come un “passo storico”, capace di evitare una terribile guerra. Peccato che, al contrario di quello che sostiene la Casa Bianca, anche prima del 14 luglio Washington non aveva alcuna intenzione di aprire un conflitto con Teheran. Ergo, l’attuale campagna mediatica promossa in primis dall’Amministrazione USA, risulta alquanto patetica e poco credibile. Diffondere bugie e presentare come sola alternativa all’Iran Deal una nuova campagna militare, non e’ solo falso, ma anche segno dell’incapacità degli stessi promotori dell’accordo nucleare, di trovare ragioni concrete per convincere il pubblico in merito alla solidità stessa del Joint Comprehensive Plan of Action – JCPOA.

Ad ogni modo, mentre le diplomazie Occidentali diffondono la loro propaganda, i satelliti mostrano come la Repubblica Islamica abbia già iniziato i suoi giochini. I http://isis-online.org/uploads/isis-reports/documents/Renewed_Activity_at_Parchin_August_4_2015_FINAL.pdf, infatti, hanno rilevato nuove attività nell’area militare di Parchin, li dove l’Iran ha testato concretamente gli effetti di una esplosione nucleare. Test fatti grazie alle ricerche dello scienziato ucraino V. Danilenko che, dopo la caduta dell’URSS, ha messo il suo cervello a disposizione dei Mullah, in cambio di buone remunerazioni.

Secondo quanto rilevato dal satellite – e come le immagini sotto testimoniano – rispetto al 12 luglio (due giorni prima della firma dell’accordo), il regime iraniano ha iniziato presso Parchin una serie di attività sospette, ovviamente allo scopo di cancellare ogni prova delle ricerche illegali svolte nell’area negli ultimi dieci anni. Come si nota dalle immagini, rispetto alla prima immagine (12 luglio), e’ possibile vedere la presenza di nuovi container e casse, nuove strutture, presenza di detriti e veicoli in movimento. Non solo: come l’immagine del 26 luglio dimostra, nelle due strutture centrali, e’ stata rilevata una chiara nuova attività sui tetti.

L’accordo nucleare del 14 luglio, come noto, era già assai carente per quanto concerne la possibilità dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), di accedere alle aree dove il regime ha compiuto le ricerche per la bomba. In tal senso, Parchin rappresenta uno dei centri più importanti. Peccato che, secondo l’accordo separato firmato tra AIEA e Iran, l’accesso ai siti sospetti dipende praticamente dalla buona volontà del regime iraniano. Secondo l’accordo, tra l’altro, l’Iran comincerà a spiegare le attività militari sospette compiute negli anni, solo dal 15 agosto: si tratterà di una spiegazione scritta, a cui l’AIEA potrà replicare con richieste di chiarimenti. Questo processo si concluderà solamente a dicembre e che, in tutti questi mesi, la Repubblica Islamica avrà tutto il tempo di cancellare le prove pericolose. La parte più comica, pochi lo sanno, e’ data dal fatto che, in quanto accordo separato, l’accordo tra Iran e AIEA non e’ inserito nel Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), ergo non parte dei documenti sottoposti all’approvazione del Congresso americano…(in merito si può consultare il sito Iran Watch).

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Dopo la firma di Vienna del 14 luglio scorso, la battaglia per l’approvazione dell’accordo nucleare con l’Iran sta per raggiungere il Congresso americano. Qui, i Parlamentari (Deputati e Senatori), esprimeranno il loro pensiero sul contenuto dell’accordo e voteranno in merito. Considerando i numeri, e’ molto probabile che l’accordo verrà approvato e, quantunque venisse rigettato dal Congresso e del Senato, il Presidente Obama ha già annunciato di essere pronto a mettere il veto. Nonostante i limiti di potere, i Parlamentari americani stanno facendo di tutto per denunciare i gravi limiti dell’Iran Deal e, soprattutto, svelare al pubblico americano tutti i particolari di questo accordo.

Una prima durissima reazione, quindi, e’ arrivata da due Deputati Repubblicani, Mike Pompeo e Tom Cotton. I due, in seguito ad un incontro con alti responsabili dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), hanno denunciato in una conferenza stampa, la presenza nell’Iran Deal di parti di accordo non rivelate al Congresso. In particolare, Pompeo e Cotton si riferiscono al fatto che, con il permesso della Casa Bianca, l’Iran Deal ha permesso a Teheran di ottenere un accordo separato con l’AIEA per quanto concerne la visita degli ispettori internazionali al complesso militari di Parchin – dove Teheran ha compito esperimenti sull’esplosione di un ordigno atomico – e per quanto riguarda le informative che l’Iran deve dare all’agenzia ONU in merito alla cosiddetta “weaponization, ovvero le ricerche fatte dalla Repubblica Islamica in merito alla miniaturizzazione di un ordigno nucleare per essere caricato su un vettore (ovvero un missile balistico). In tal senso, si legga l’articolo relativo al ruolo dello scienziato ucraino V. Danielnko nel programma nucleare iraniano.

Queste due tematiche centrali – apertura del complesso militare di Parchin e “weaponization” – saranno trattate direttamente dall’AIEA e l’Iran in due accordi separati che, ovviamente, non verranno sottoposti alla conoscenza del Congresso americano. Questi accordi separati e segreti, quindi, contraddicono la logica stessa della normativa approvata dal Congresso e dalla stessa Casa Bianca (anche nota come Iran Nuclear Agreement Review Act), in merito al diritto dei parlamentari americani di esprimere la loro opinione sul contenuto dell’Iran Deal. Parlando in conferenza stampa, Pompeo e Cottono hanno rimarcato che “anche lo stesso Iran Nuclear Agreement Review Act, per quanto inadeguato, obbliga l’Amministrazione americana a fornire al Congresso tutti i documenti relativi all’accordo, inclusi gli allegati, le appendici, i cavilli, gli accordi aggiuntivi, il materiale, i documenti e gli aspetti tecnici che saranno implementati con la firma dell’accordo o in un successivo momento (come nel caso dell’accordo AIEA-Iran)”.

E’ importante sottolineare che, anche nello stesso schieramento democratico, si stanno aprendo delle importanti fratture in merito all’accordo nucleare con l’Iran. Duri attacchi all’Iran Deal sono arrivati dal Senatore democratico Menendez, che ha espresso seri dubbi in merito al potere di controllo degli ispettori internazionali e dell’effetto del prossimo alleggerimento delle sanzioni.

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Questo articolo potrebbe partire con una grande risata. Come quelle che si usano spesso sui social networks (“ahahahaha”). Perché fa veramente ridere vedere come, mentre le diplomazie Occidentali sono al lavoro per vedere ai loro popoli l’accordo di Vienna – diffondendo una marea di bugie clamorose – all’interno della Repubblica Islamica l’odio dei rappresentanti del regime verso gli Stati Uniti e l’Occidente continua a montare. Ecco allora che, sotto la benedizione del Portavoce della Magistratura iraniana ed ex Ministro dell’Intelligence Gholam Hossein Mohseni Ejei. un Corte iraniana ha emesso un verdetto di condanna contro gli Stati Uniti, chiedendo 50 miliardi di dollari per “danni” ad entità legali e cittadini iraniani. In altre parole, proprio mentre i giornali riempiono le loro pagine parlando di un nuovo capitolo delle relazioni USA – Iran, gli iraniani chiedono i danni a Washington per “i connazionali uccisi dal sostegno americano a diversi gruppi terroristi (tra cui anche Saddam Hussein)”.

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Questa storia fa ancora più sorridere (nella sua drammaticità) perché, nello stesso momento in cui la Corte iraniana chiede i danni a Washington, in una audizione davanti al Senato USA il Generale dei Marine Joseph Dunford dichiara che la Repubblica Islamica dell’Iran e’ direttamente responsabile della morte di almeno 500 soldati americani in Iraq e Afghanistan. Come denunciato da uno dei collaboratori della Senatrice Caroline Rabbit, l’Iran “ha la responsabilità di aver versato il sangue di centinaia di militari americani e l’accordo nucleare darà unicamente al regime di Teheran ancora più miliardi per continuare ad uccidere gli americani“. Lo stesso Generale Dunford, quindi, ha denunciato che il ‘lifting’ delle sanzioni determinerà probabilmente un aumento del finanziamento del regime iraniano a gruppi terroristi come Hezbollah. 

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