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Il regime iraniano si fa sempre più repressivo, soprattutto in questo momento in cui il Paese sta andando incontro alle nuove elezioni presidenziali. La mano tagliente del sistema giudiziario della Repubblica Islamica, infatti, questa volta si è abbattuta contro il figlio di Mehdi Karroubi, il noto leader dell’opposizione iraniana che –  insieme a Mir Hossein Mousavi – è da tempo confinato agli arresti domiciliari.

Mohammad Hossein Karroubi è stato condannato a sei mesi di carcere per aver “infiammato l’opinione pubblica” o, in termini molto chiari, aver denunciato ai media stranieri gli abusi commessi dalle guardie del regime nel carcere di Kahrizak nel 2009, nel periodo delle proteste democratiche contro la falsata rielezione di Ahmadinejad a Presidente. La notizia è stata diffusa dal sito Iran Green Voice. Mohammad fu tra i primi a portare alla luce gli abusi e, senza pauragg, scrisse una lettera al Capo degli Consiglio degli Esperti, Hashem Rafsanjani, descrivendo minunziosamente alcuni dei terribili orrori commessi nel carcere. La lettera venne pubblicata dal direttore del sito Sahamnews, Mohammad Davani che, per tutta risposta, venne arrestato, torturato e costretto ad una “denuncia pubblica” in televisione contro lo stesso Karroubi (Davani venne, successivamente, condannato anche a sei anni di carcere…).

Grazie al coraggio di persone come Mohammad Hossein Karroubi e Mohammad Davari, alla fine, il caso degli abusi nel carcere di Kahrizak non potè più essere nascosto dal regime e la stessa Guida Suprema Ali Khamenei, ordinò la chiusura del centro di detenzione. Numerosi report, purtroppo, hanno rivelato che nella prigione di Kahrizak, prima della chiusura, morirono decine e decine di prigionieri politici iraniani, colpevoli solo di volere maggiore libertà di espressione.

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Morire per Facebook…? Voi che leggete e che, giustamente, vi divertite con il social network più popolare del mondo, probabilmente pensate che sia impossible. Purtroppo così non è, soprattutto in Iran. Una tragica notizia, infatti, ci è giunta dal carcere di Evin: è morto per le terribili torture subite in carcere, l’attivista per i diritti dei lavoratori Sattar Beheshti. La notizia è stata riportara dal sito di opposizione Kalame, vicino all’ex candidato alla Presidenza Mir Hossein Mousavi. Sattar Beheshti era stato arrestato appena una settimana fa dall’unità della Polizia dedicata alla repressione degli attivisiti iraniani in Rete, la famigerata “Cyber Police”. La sua colpa, per l’appunto, era quella di difendere i diritti dei lavoratori iraniani usando la rete, precisamente Facebook. Poco dopo essere stato arrestato, Sattar è stato duramente torturato durante gli interrogatori subiti e, proprio a causa delle violenze subite, il suo cuore si è fermato per sempre.

Il dolore dei famigliari è immenso. La sorella di Sattar, disperata, ha denunciato il comportamento inumano delle autorità iraniane: infatti, non soltanto le hanno ucciso il fratello, ma la morte di Sattar è stata comunicata ai suoi cari con una cinica telefonata in cui si invitavano i parenti a comprare una tomba ed a non rilasciare alcuna interivista in merito all’accaduto.

Sattar Beheshti aveva appena 35 anni ed era nato nella città di Robat Karim. Il suo lavoro era la sola fonte di sostentamento economico per i suoi genitori….

Ciao Sattar…Grazie

Qui l’intervista alla sorella di Sattar Beheshti

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