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Ve li ricordate? Probabilmente si, perchè il loro arresto nel maggio scorso fece il giro del mondo. Si tratta dei sei ragazzi e una ragazza iraniani che girarono il video “Happy in Tehran”, un simpatico remake della canzone di Pharrell Williams “Happy”. Il loro video, chiaramente, non piacque al regime iraniano perchè considerato immorale e contro la legge islamica. A distanza di mesi dall’arresto, il regime ha emesso la sentenza contro questi “pericolosi criminali”, colpevoli solo di voler essere felici nel loro paese: Sassan Soleimani, Reyhaneh Taravati, Neda Motameni, Afshin Sohrabi, Bardia Moradi, Roham Shamekhi e un altro sospettato di nome Sapideh, sono stati tutti condannati a 91 frustate e sei mesi di carcere. La sentenza, secondo quanto denunciato dagli attivisti per i diritti umani, è stata emessa il 9 settembre scorso, dal giudice Heydari. Ancora una volta, quindi, tutte le speranze di libertà e gioia all’interno della Repubblica Islamica, oggi governata dal duo Khameni-Rouhani, vengono represse senza alcuna pietà. Vi preghiamo di diffondere questa notizia, chiedendo una condanna ufficiale del regime dei Mullah.

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pena di morte iran

La popolare Ong “International Campaign for Human Rights in Iran” ha rilasciato un video musicale intitolato “Esecuzioni”, contro la pena di morte in Iran. La canzone è stata scritta e cantata da due popolari artisti iraniani, Shahin Najafi e Majid Kazemi, entrambi cantanti nati nella Repubblica Islamica e costretti a lasciare il Paese per poter esprimere libertamente le loro opinioni. La canzone, inoltre, fa parte del progetto “Okhtapus”, un laboratorio permamente inteso a promuovere i diritti umani in Iran.

La canzone ovviamente è in Farsi, perchè è diretta senza filtri alla popolazione iraniana. Il video, lo vedrete, ha però i sottotitoli in inglese. Si tratta di parole dure contro la pena di morte, contro i bambini costretti ad assistere alle esecuzioni pubbliche e contro la corruzione presente in ogni ramo del potere in Iran. L’Iran, lo vogliamo ricordare, è il primo paese per numero di condannati a morte nel mondo.

Mentre il regime fa pubblicamente dei piccoli passi in avanti liberando alcuni detenuti politici, tra cui la popolare avocatessa Nasrin Sotoudeh, i diritti umani continuano ad essere calpestati nella Repubblica Islamica. Due prigionieri sono stati impiccati a Tonekabon, nord dell’Iran, mentre al blogger Hossein Ronaghi Maleki è stato negata nuovamente la libertà su cauzione, nonostante le gravissime condizioni di salute.

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