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Egregio Presidente Fico,

Le scriviamo in considerazione della Sua attenzione al tema dei diritti umani. Le scriviamo anche perche’ ricordiamo che, quando qualche mese addietro accolse il nuovo Ambasciatore del regime iraniano in Italia Hamid Bayat, lei sollevo’ pubblicamente la questione di Ahmadreza Djalali, prigioniero politico iraniano, condannato alla pena capitale con una fasulla e infame accusa di spionaggio.

Il 16 maggio 2019 Amnesty International ha scritto al Procuratore Generale di Teheran Ali Aghasi Mehr, per denunciare il drammatico stato di salute di Ahmadreza Djalali. Dall’inizio della sua detenzione, Ahmadreza ha perso 24 kg, arrivando a pesare oggi solamente 51 kg. Peggio, secondo alcune analisi fatte in carcere, Ahmadreza ha subito un drammatico abbassamento del livello dei globuli bianchi nel suo sangue. Un risultato che richiederebbe un immediato ricovero ospedaliero, in un dipartimento di ematologia e oncologia.

In due occasioni, nel febbraio del 2019, Teheran ha autorizzato il ricovero esterno, ma ha preteso di trascinare Ahmadreza in ospedale vestito con l’uniforme da detenuto. Un affronto alla dignita’ che, chiaramente, Ahmadreza Djalali ha rifiutato. Un rifiuto dettato anche da quanto successo nel novembre 2018 quando, dopo aver subito una operazione, Ahmadreza fu bloccato nel suo letto di ospedale con delle manette ai piedi. Davanti al diniego di Ahmadreza ad indossare l’uniforme da detenuto, il regime iraniano ha cancellato i ricoveri ospedalieri.

Vorremmo solo qui ricordare che Ahmadreza Djalali – per anni ricercatore medico all’Universita’ del Piemonte Orientale – e’ stato arrestato con l’accusa di spionaggio e costretto ad una confessione forzata. Il suo arresto rientra nella campagna del regime di rapimento dei cittadini iraniani con doppia cittadinanza. Cittadini a cui viene prima proposto di diventare spie e – nel caso di rifiuto della proposta – che poi vengono arrestati e accusati a loro volta di spionaggio. Nel novembre del 2017, le stesse Nazioni Unite hanno richiesto l’immediato rilascio di Ahmadreza Djalali, ricononoscendogli anche il diritto ad un indennizzo per il danno subito.

Con questa lettera-appello, quindi, Le chiediamo nuovamente di intervenire, pretendendo dall’Iran l’immediata autorizzazione al ricovero di Ahmadreza Djalali e la garanzia al detenuto di un nuovo processo equo, nel rispetto delle regole fondamentali dello Stato di Diritto, drammaticamente assente nella Repubblica Islamica.

Cordiali saluti,

No Pasdaran

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Il regime iraniano ha rifiutato di far ricoverare in ospedale il prigioniero politico Ahmadreza Djalali, perche’ – volendo tutelare la sua dignita’ – Ahmadreza ha rifiutato di essere ospedalizzato vestito da carcerato.

Il ricovero di Ahmadreza era stato previsto da un medico del carcere di Evin che, dopo avergli fatto le analisi del sangue, aveva rilevato una alta possibilita’ di leucemia. Per questo, Ahmadreza avrebbe dovuto essere ammesso in ospedale per ulteriori controlli e per una visita specialistica.

L’ammissione in ospedare era prevista per il 5 febbraio, ma le autorita’ del carcere – come suddetto – hanno cancellato tutto perche’ Ahmadreza, ha rifiutato di indossare la divisa da detenuto. Come mostrato dalle foto e come denunciato dalla moglie di Ahmadreza, il prigioniero politico sta diventando sempre piu’ debole e magro. Date le sue condizioni di salute, dopo le insistenze dei famigliari, Ahmadreza e’ stato ammesso nel reparto di emergenza nel novembre 2018 ed e’ stato anche operato allo stomaco. Nonostante tutto, ha ancora bisogno di molte cure.

Ricordiamo che Ahmadreza Djalali e’ stato arrestato nell’aprile del 2016, mentre si trovava in Iran per una conferenza alla Universita’ di Teheran. Ahmadreza e’ un ricercatore medico e per anni ha lavorato anche alla Universita’ del Piemonte Orientale, da dove – tra le altre cose – e’ partita la campagna per la sua liberazione dopo l’arresto.

Arrestato con l’accusa di spionaggio, Ahmadreza e’ stato condannato a morte (condanna a cui ha fatto appello). Ahmadreza ha sempre rigettato le accuse contro di lui, denunciando di essere stato arrestato per aver rifiutato di lavorare per il MOIS, il Ministero dell’Intelligence iraniano. Purtroppo, sotto pressioni e vergognosamente, Ahmadreza Djalali e’ stato anche costretto a fare una confessione pubblica, mandata in onda dalla TV del regime.

Per la sua liberazione hanno firmato 121 Nobel, inviato una lettera direttamente all’Ayatollah Khamenei. In Italia, per la liberazione di Ahmadreza Djalali si sono impegnati l’Universita’ del Piemonte Orientale, l’ex Presidente della Commissione bicamerale del Parlamento sui diritti umani, Senatore Manconi, la Senatrice a vita Elena Ferrari e diverse ONG, prime fra tutti Nessuno Tocchi Caino e la Federazione Italiana dei Diritti Umani.

Aggiungiamo che, incontrando il neo Ambasciatore iraniano in Italia, il Presidente della Camera Roberto Fico ha chiesto pubblicamente la liberazione di Ahmadreza Djalali.

 

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In una lettera aperta indirizzata alla Guida Suprema Ali Khamenei, 121 premi Nobel hanno pubblicamente chiesto l’immediato rilascio del ricercatore medico Ahmadreza Djalali.

Djalali, lo ricordiamo, e’ stato arrestato a Teheran nel 2016 e accusato di spionaggio. Venne fermato mentre si trovava nella capitale iraniana per partecipare ad una conferenza all’Universita’ di Teheran. Nell’ottobre del 2017, Djalali e’ stato quindi condannato a morte e la sua sentenza alla pena capitale e’ stata confermata nel Dicembre dello stesso anno. Fortunatamente, nel febbraio del 2018, la Corte Rivoluzionaria iraniana ha accettato di riaprire il caso Djalali, ma ad oggi nessuna revisione della sentenza e’ arrivata.

Nel frattempo le condizioni di salute di Ahmadreza continuano drammaticamente a peggiorare. In questi anni di carcerazione, il ricercatore iraniano – in possesso anche di passaporto svedese – ha perso decine di chili e si sospetta possa addirittura avere un tumore. Il regime, ovviamente, non concede ad Ahmadreza di lasciare il carcere per essere ricoverato in una struttura ospedaliera.

Il dramma di Ahmadreza Djalali riguarda anche l’Italia: dal 2011 al 2015, infatti, Ahmadreza ha lavorato in Italia, all’Universita’ del Piemonte Orientale. In una lettera resa pubblica tempo addietro, Ahmadreza ha denunciato che il suo arresto e’ direttamente connesso al suo rifiuto di lavorare per l’intelligence iraniana. Un rifiuto che sta pagando a caro prezzo…

Fortunatamente, proprio qualche settimana fa, il Presidente della Camera Roberto Fico ha pubblicamente chiesto il rilascio di Ahmadreza Djalali, durante un incontro con il neo Ambasciatore del regime islamista iraniano a Roma.

 

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Eccolo il “nuovo Iran”, quello che prometteva Rouhani nel 2013 e quello di cui – ancora oggi – ci parlano i media Occidentali. Tutte bugie, buone per giustificare un “rapprochement che tutti sanno essere non solo immorale, ma anche ingiustificato.

Nell’Iran di Rouhani, non solo oltre 2200 detenuti sono stati già impiccati, ma pene medievali vengono inflitte anche a chi si azzarda a manifestare pacificamente per i diritti civili o semplicemente per un proprio parente, incarcerato o sparito per motivi politici.

Il carcere di Evin a Teheran, ove sono incarcerati spesso i detenuti politici, e’ divenuto il luogo ove – ogni Sabato – si ritrovano coloro che non accettano di chinare la testa silenziosamente (Gaiaespana.com). Cosi e’ stato quando il 23 Novembre 2015 quando, come spesso accade purtroppo, gli agenti della sicurezza hanno deciso di intervenire duramente, arrestando 18 dei manifestanti (Iran Wire). Tra i fermati, c’era la Signora Seamin Ayvaz-zadeh, madre di Omid Alishenas, attivista per i diritti dei bambini, condannato a 10 anni di carcere per “insulto alla Guida Suprema” (Human Rights in Iran).

Tra i fermati c’era anche Hashem Zeinali, un padre disperato il cui figli e’ scomparso nel 1999, durante la repressione delle manifestazioni degli studenti dell’università di Teheran. Vogliamo ricordare che, quelle repressioni, furono approvate dall’attuale Presidente iraniano Hassan Rouhani, all’epoca a capo del potente Supremo Consiglio per la Sicurezza Nazionale (si legga l’articolo del New York Times del luglio 1999: Turning Tables In Iran, Crowds Back Old Line).

A distanza di meno di quattro mesi da quegli arresti, la Corte Criminale numero 1060 del Tribunale di Teheran, ha emesso le sue sentenze: per tutti i 18 fermati la pena e’ di 91 giorni di detenzione e 74 frustate. Tra i condannati, neanche a dirlo, anche la Signora Seamin Ayvaz-zadeh e il Signor Hashem Zeinali (Iran Human Rights). I nomi degli altri condannati sono: Reza Malek (ex prigioniero politico), Ehsan Kheybar, Abdolazim Oruji, Mohsen Haseli, Mohsen Shojah, Khadijeh (Leyla) Mirghaffari, Azam Najafi, Parvin Soleimani, Shermin Yemeni, Sara Saiee, Arshia Rahmati, Massoud Hamidi, Ali Babaiee, Esmaeil Hosseini, Farideh Tousi e Zahra Modarreszadeh.

Vogliamo ricordare che, questi arresti e queste condanne, vanno anche contro la Costituzione iraniana e le Convenzioni Internazionali, firmate dallo stesso Iran. La Costituzione iraniana, articolo 27, garantisce il libero diritto di assemblea. Lo stesso diritto e’ anche garantito dall’articolo 21 della Convenzione Internazionale dell’ONU per i Diritti Civili e Politici, firmata dall’Iran nel 1968 ed entrata in vigore nel 1975 (OHCHR).

Infine, sottolineano che a difendere questi attivisti e’ ancora una volta il coraggioso avvocato iraniano Mohammad Moghimi, anch’egli arrestato nel giugno del 2015 per aver stretto la mano di una sua assistita, l’attivista Atena Farghadani, condannata a 12 anni di carcere per una vignetta in favore dei diritti delle donne, sgradita al regime (Human Rights in Iran).

Molto presto la Presidente della Camera Laura Boldrini si recherà in Iran. Come richiesto anche da una petizione su Change.org (firmate mi raccomando), e’ tempo che l’Italia – attraverso una delle sue prime cariche istituzionali – ponga delle chiare condizioni al dialogo con il regime iraniano. Questo silenzio assordante e’ inaccettabile e colpevole!

Immagini di una classica protesta settimanale fuori dal carcere di Evin

 

Bambini scheletrici costretti a mangiare l’erba. E’ questa l’immagine di Madaya – villaggio di 40,000 anime, a soli 50 chilometri dalla capitale siriana Damasco – che abbiamo ricevuto in Occidente.

Ma chi è responsabile di questo abominio? Chi ha potuto mettere in atto un assedio talmente crudo, dall’essere incapace di avere pietà per innocenti donne e bambini? La risposta è sempre la solita: gli stessi attore che hanno trasformato il conflitto siriano in una guerra settaria, ovvero l’Iran, Hezbollah e le milizie sciite (AP).

Solamente dopo una durissima pressione internazionale, il regime di Bashar al Assad ha accettato di far entrare a gennaio qualche aiuto umanitario a Madaya (The Tower). Purtroppo, ora che l’attenzione sul piccolo villaggio sta scemando, l’assedio torna ad essere soffocante e impietoso. Secondo l’ONU, almeno 400 persone andrebbero evacuate immediatamente da Madaya (TIME).

Scriviamo a pochi giorni dall’annunciato viaggio del Presidente della Camera Laura Boldrini in Iran. Viaggio organizzato su invito dal suo omologo Ali Larijani, Speaker del Majlis, e tra i maggiori sostenitori di Bashar al Assad e dell’intervento iraniano in Siria. Riteniamo che sia dovere del Presidente Boldrini, denunciare l’assedio di Madaya e il ruolo nefasto di Teheran nel conflitto siriano.

 

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Un nuovo drammatica massacro e’ stato compiuto dal regime siriano alla periferia di Damasco. In una serie di bombardamenti aerei compiuti dall’aviazione di Damasco nell’area di Douma, hanno distrutto anche un mercato di frutta e verdura, colpendo oltre 200 innocenti, 100 dei quali hanno perso la vita. Tra loro, donne e bambini colpevoli unicamente di voler portare a casa un po’ di cibo per la famiglia. Le vittime, quasi sicuramente, sono più di cento, ma cento sono i corpi che sinora sono stati identificati con un nome e cognome (@RamiSafadi93). Secondo quanto riportano alcuni media siriani, una parte delle vittime e’ stata già sotterrata in fosse comuni. Funerali di massa che sono avvenuti mentre il regime continuava dall’alto a scaricare barili bomba sui civili (Syria Direct). Il 14 agosto scorso, quindi, Medici Senza Frontiere ha denunciato che il regime di Assad continua a bombardare volontariamente gli ospedali, soprattutto nella zona di Idlib. Qui, secondo l’organizzazione internazionale, ben nove ospedali sono stati colpiti in soli quattro giorni, uccidendo 11 persone, tra cui personale medico (MSF). Il recente massacro di Douma e’ stato talmente orribile, che lo stesso Vicesegretario ONU per gli Affari Umanitari, Stephen O’brien, si e’ detto “assolutamente inorridito” (UNOCHA).

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Tutto ciò, purtroppo, avviene mentre il regime iraniano – con il beneplacito dell’inviato ONU per la Siria De Mistura – prova a lanciare una offensiva diplomatica per salvare Bashar al Assad. Dietro la scusa del cessate il fuoco e del coinvolgimento delle Nazioni Unite, Teheran ha provato a far accettare anche ai sauditi un piano di “pace” che, volontariamente, evitava di dire a chiare lettere che Bashar al Assad doveva lasciare il potere ed essere giudicato dalla Corte Penale Internazionale per i suoi crimini orrendi. Il piano di pace, cosi come e’ nato, e’ già fallito (Gaiaespana). Per quanto riguarda De Mistura, la sua credibilità in Siria e’ pari a zero: ricordiamo che l’inviato ONU si e’ fatto fotografare mentre celebrava l’anniversario della rivoluzione Khomeinista nell’ambasciata dell’Iran a Damasco…(Good Morning Iran).

Chi in Italia non demorde e chiede direttamente al Ministro degli Esteri Gentiloni di riallacciare i rapporti con Bashar al Assad e’ il Movimento Cinque Stelle. In una interrogazione presentata il primo luglio in Parlamento, primo firmatario Manlio di Stefano, il M5S chiede al Ministro Gentiloni di riallacciare le reazioni diplomatiche con la “Repubblica araba siriana”, in nome della lotta ad Isis e agli altri Paesi della regione, colpevoli a detta dei grillini di sostenere il terrorismo islamico (Banca Dati Camera). Come riprova delle loro parole, quindi, i pentastellati inseriscono anche nel testo un link proveniente da Irib Italia, ovvero l’agenzia di stampa del regime iraniano in lingua italiana. Praticamente, come sostenere la bonta’ di Hitler presentando un articolo scritto direttamente da Mussolini…Come abbiamo già diverse volte detto – e dimostrato – la lotta ad Isis e agli altri gruppi terroristi presenti in Siria, nulla c’entra con Bashar al Assad.

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Purtroppo, al contrario di quanto sostengono Di Stefano & Co., sia il regime iraniano che Assad, approfittano di Isis per attaccare i gruppi ribelli non jihadisti ed eliminare la vera opposizione ancora presente in Siria (primo fra tutti l’Esercito Libero Siriano). Tra le altre cose, come dimostrato dalla stessa Unione Europea, un consigliere di Assad fa direttamente affari con i jihadisti al servizio del Califfato (No Pasdaran). La sola via per la fine della guerra siriana e’ la fine dell’occupazione iraniana della Siria, il ritiro di tutte le milizie settarie (prime fra tutti quelle sciite) e, soprattutto, la fine della Presidenza di Bashar al Assad. Senza l’uscita di scena di Assad e del cerchio che lo protegge, nessun gruppo ribelle siriano – tantomeno i miliziani jihadisti sunniti e i loro fiancheggiatori – accetteranno di deporre le armi.

Concludiamo constatando che, ancora una volta, nessuna condanna del nuovo massacro di Douma e’ stata pubblicata sul sito della Farnesina. Speriamo di sbagliare e di essere presto smentiti. Per questa, questo nuovo silenzio sull’alleato di Teheran a Damasco, ci risulta drammaticamente assordante…

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In questi giorni è giunta  in Italia la Vice Presidente dell’Iran, la velatissima Masoumeh Ebtekar. Come Khatami e Rouhani, anche la Ebtakar rappresenta la faccia “buona” del regime. Capace di parlare un inglese perfetto, la Ebtakar è arrivata per propagandare la visione dei Mullah, nel Paese che Teheran considera come “la porta verso l’Unione Europea”. La Vice Presidente della Repubblica Islamica, quindi, è atterrata a Roma per diffondere il verbo di Rouhani e Khamenei: un verbo pieno di termini buonisti quali pace, non violenza e diritti di autodeterminazione. Non solo: grazie all’appeasement Occidentale, la Ebtakar si è potuta permettere di fare anche la morale: ha perciò affermato l’illegalità delle sanzioni internazionali e ha ricordato il cosiddetto movimento WAVE – World against Violence and Extremism – lanciato da Rouhani davanti all’Assemblea delle Nazioni Unite. La Ebtekar ha quindi trovato ottimo spazio per propagandare la sua visione davanti alle telecamere delle TV italiane (in primis Rai News 24), con interviste sui maggiori quotidiani italiani, ma soprattutto durante incontri uffciali con rappresentati istitutzionali italiani. Tra questi, appunto, la Presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini.

Vogliamo essere chiari: non siamo ingenui! Sappiamo che la Boldrini, come rappresentante del Parlamento, ha dei doveri istituzionali, tra questi sicuramente anche quelli di incontrare personalità di Paesi non democratici, con cui l’Italia mantinene relazioni bilaterali. Il problema di fondo, però, è il contenuto dei colloqui che si svolgono tra le due parti: dai rappresentanti democratici, infatti, ci aspettiamo che vengano condannate duramente le problematiche causate da Stati promotori del terrorismo, responsabili di abusi dei diritti umani e sostenitori di legislazioni perverse. Al di là dell’ottimo inglese e delle belle parole, infatti, la Ebtekar rappresenta un regime fondamentalista che, in solo un anno di Presidenza Rouhani, ha impiccato oltre 1000 prigionieri.

Alla Presidente Boldrini, quindi, vogliamo ricordare che la conoscenza della lingua inglese, non è servita alla Ebtekar per promuovere relazioni cordiali con la Comunità Internazionale, ma per farsi portavoce di quegli studenti fanatici che, nel 1979, occuparono l’Ambasciata americana a Teheran, tenendo in ostaggio 52 dipendenti statunitensi sino al 1981. Non solo: dalla Boldrini, esperta di questioni internazionali e di migrazioni, ci sarammo aspettati qualche parola dura sul ruolo eversivo dell’Iran nella regione Mediorientale. Se oggi esistono milioni di profughi siriani, infatti, è perchè l’Iran ha schierato – dal primo giorno della rivolta – i suoi Pasdaran a difesa del regime assassino di Bashar al Assad. Ben prima che si creasse il fenomeno Isis, quindi, l’Iran contribuiva già a massacrare i civili siriani, colpevoli di ribellarsi all’alleato strategico dei Mullah. Dalla Presidente Boldrini, rappresentante di Sel, ci saremmo aspettati qualche parola contro le condanne a morte degli omosessuali iraniani – considerati alla stregua di malati e impiccati senza alcuna pietà – ed in favore della immediata liberazione delle centinaia di detenuti, rinchiusi nelle carceri iraniane solo per motivi politici e di coscienza (tra questi 50 cristiani!).

Tutto questo non è stato detto in maniera forte e adeguata. Al contrario, la Boldrini ha elogiato l’Iran come fenomeno di stabilità regionale, attore chiave nella lotta contro l’estremismo e il fondamentalismo (fonte IRNA). Nessuna vera e forte condanna è stata espressa nei confronti di Teheran per quell’abuso dei diritti umani condannato in primis dall’inviato speciale ONU Ahmad Shaheed;  nessuna condanna per un regime che si riempie la bocca di parole come “anti-imperialismo”, ma interferisce quotidianamente nella vita di buona parte degli Stati del Mediriente; nessuna condanna per gli oltre 50 cristiani detenuti nelle carceri iraniane; nessuna condanna per quel regime che davanti all’ONU lancia il Movimento WAVE, ma tiene in vita dittatori Assad,  mantiene organizzazioni terroriste come Hezbollah, Hamas e la Jihad Islamica e promuove politiche settarie, prime responsabili della crescita di Isis in Iraq!

Alla Presidente Boldrini, quindi, vogliamo ricordare che la Ebtakar non rappresenta le donne iraniane! Quelle donne che, faticosamente, lottano quotidianamente per affermare la loro personalità, sotto un regime che considera la loro vità “metà di quella dell’uomo”, che impone il velo dai primi anni della scuola elementare, che autorizza i genitori a far sposare la figlia sin dall’età di 13 anni, che impedisce alle donne di assistere ad eventi sportivi in pubblico e che brucia con l’acido le ragazze che malvestono il velo!

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