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Mentre la Signora Mogherini boicotta il Summit di Varsavia promosso dagli Stati Uniti per parlare di Medioriente e Iran, la Commissione Europea ammette – nero su bianco – quello che proprio a Varsavia cercano di far capire alla Mrs. Pesc: fare affari con il regime iraniano e’ estremamente pericoloso.

La Commissione Europea, infatti, ha pubblicato ieri la lista dei primi 23 Paesi del mondo, con cui e’ meglio non fare affari. Perche’? Non per ragioni legate (direttamente) ai diritti umani, ma per mere motivazioni pratiche: si tratta di Paesi che hanno legislazioni quasi inesistenti sul ricilaggio di denaro e/o che usano il denaro riciclato per finanziare il terrorismo internazionale.

Guarda caso – come al solito – il regime iraniano e’ nella lista, precisamente al nono posto. E’ c’e’ poco da vantarsi di essere “solamente noni”, se gli otto che ti precedono sono Paesi come Afghanistan, Corea del Nord o Etiopia. Piuttosto, sempre scorrendo la lista, fa riflettere che la Commissione UE ritenga piu’ pericoloso fare affari con l’Iran, piuttosto che con Paesi come l’Iraq, la Nigeria, la Libia e la Siria!

Quanto ammesso dalla Commissione Europea non stupisce chi da tempo denuncia quanto accade nella repubblica Islamica, denuncia la presenza di un regime in stile mafioso e denuncia una economia praticamente appaltata ai Pasdaran e alle Fondazioni religiose. Non stupisce soprattutto chi, da mesi, sta denunciando come il regime stesso non abbia nessun interesse al cambiamento, considerata anche la decisione del Consiglio dei Guardiani di bocciare la riforma bancaria voluta dal Parlamento…

Eppure, nonostante tutto, tre Paesi europei hanno deciso di lanciare l’INSTEX e la Mogherini ha deciso di boicottare il summit di Varsavia (fortunatamente non l’Italia, presente con Moavero). Segno evidente della volonta’ di alcuni rappresentanti dell’Unione di mettere i fatti sotto al tappeto e prediligere l’opposizione a Trump rispetto a quella verso gli islamisti al potere a Teheran.

Ennesima riprova di una Unione Europea che, in nome dell’ideologia, ha perso non solo la bussola dei propri valori, ma anche quella dei propri interessi….

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L’ONU e l’UE hanno avviato una campagna contro le nuove sanzioni americane contro l’Iran. L’Unione Europea – prima sostenitrice Mogherini – ha avviato la creazione di un vero e proprio meccanismo legale, con lo scopo dichiarato di violare le sanzioni americane, garantendo il business delle compagnie europee intenzionate a fare affari in Iran. La Corte Internazionale di Giustizia, a sua volta, ha dichiarato illegali le sanzioni americane per quanto concerne i beni umanitari e l’aviazione civile.

Tutto questo, ufficialmente, ha uno scopo nobile: tutelare la popolazione civile iraniana. Peccato che, oltre al nobile scopo, non ci sia molto di piu’, se non il solo interesse di continuare a fare affari con la Repubblica Islamca. Un caso su tutti dimostra la totale indifferenza di coloro che si schierano contro le nuove sanzioni americane: i prodotti farmaceutici in Iran.

Secondo quanto dichiarato dagli stessi rappresentanti del regim iraniano, c’e’ oggi nella Repubblica Islamica una mancanza di farmaci importante. Peccato che, questa mancanza, ha poco o nulla a che fare con le sanzioni americane. Questa mancanza riguarda quasi per intero due aspetti:

  1. le decisioni della Banca Centrale iraniana: come sottolineato da Nasser Riahi, Presidente dell’Unione Farmaceutica iraniana, la mancanza di farmaci avuta in Iran di recente, e’ causa non delle sanzioni, ma del divieto della Banca Centrale iraniana di stanziare valuta estera per tempo. Il governo offriva trasanzioni non in euro (ma in Yuan), ma le transazioni per l’import erano previste proprio in euro;
  2.  il sistema economico iraniano vede presenti in tutti i settori le Fondazioni religiose (Bonyad) e i Pasdaran. Un esempio su tutti e’ la Bonyad Nur, fondazione religiosa creata nel 1999 e direttamente coinvolta nell’import di zucchero, materiale da costruzione e prodotti farmaceutici. Questa Bonyad e’ direttamente controllata dalla potentissima Bonyad-e Mostazafan va Janbazan, la Fondazione dei Martiri e dei Disabili. Fondazione che, fino a poco tempo fa, era presieduta da Mohsen Rafighdoost, fondatore dei Pasdaran. Solo per il settore farmaceutico la Fondazione Nur – di cui Rafighdoost e’ stato anche direttore – si garantiva un business di almeno 200 milioni di dollari! Senza contare che – secondo la Rand Corporation – questa Fondazione aveva un ufficio a Teheran, direttamente implicato nel programma nucleare del regime!

Discorso simile per l’aviazione civile. Facile e giusto parlare della sicurezza dei voli civili e la sicurezza di coloro che viaggiano sui voli iraniani. Tutto bello e apparentemente perfetto. Peccato che, ne l’Unione Europea, ne tantomeno la Corte Internazionale di Giustizia, abbiamo mai toccato il fatto che il regime iraniano usa i vettori civili per trasportare armamenti per le organizzazioni terroristiche – in primis Hezbollah – e soprattutto per inviare jihadisti sciiti in Siria e in Iraq. Cio’, in piena violazione delle normative internazionali riguardanti l’aviazione civile che, per l’appunto, non puo’ essere usata a fini militari.

Ecco dimostrato come, dietro tanto umanitarismo, ci sia tanta, troppa ipocrisia. Alla fine, senza controlli e senza garanzie, questi metodi per bypassare le sanzioni iraniane, non faranno altro che favorire il business delle Fondazioni religiose e dei Pasdaran. Soldi che, indirettamente, saranno usati poi per finanziare il terrorismo internazionale!

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Oltre tutte le predicazioni dei falsi analisti radical chic – quelli che addirittura propongono di esporre i contribuenti nazionali per assicurare il business con un regime clericale – valgono i fatti.

I fatti parlano chiaro: dopo la decisione di Trump di uscire dall’accordo nucleare, le compagnie europee stanno totalmente ridiscustendo i loro accordi con la Repubblica Islamica dell’Iran. Ieri, quindi, e’ arrivata la notizia piu’ eclatante: la compagnia italiana Danieli di Butto – multinazionale leader nel settore siderurgico – ha deciso di sospendere la sua commessa verso Teheran (dal valore 1,5 miliardi di euro).

Senza mezzi termini, l’AD di Danieli Alessandro Trivillin, ha chiaramente affermato che la decisione e’ diretta conseguenza del ritiro americano dal JCPOA e del fatto che, considerato il possibile prossimo ritorno delle sanzioni secondarie – quelle contro soggetti non americani che fanno affari con Teheran – “nessuna banca e’ piu’ disposta a finanziare projetti in Iran”.

Ricordiamo che recentemente gli Stati Uniti hanno approvato nuove sanzioni contro Teheran, inserendo nella lista persino il Governatore della Banca Centrale iraniana, accusato di finanziare Hezbollah e il terrorismo internazionale – per conto dei iPasdaran – attraverso una banca irachena.

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Durante la conferenza stampa di Matteo Salvini alla stampa estera, il leader della Lega (e attualmente del centro-destra), tra le varie domande, ha ricevuto anche una domanda da parte di un giornalista libanese, appartenente ad al-Manar.

Per chi non lo sapesse, al-Manar non e’ un semplice media libanese. Al-Manar e’ il canale TV di Hezbollah, organizzazione terrorista libanese, creata dal regime iraniano negli anni ’80. Un vero e proprio stato nello Stato che, grazie ad un suo esercito parallelo, e’ in grado di controllare mezzo Libano, obbedendo pero’ ai voleri dei Pasdaran khomeinisti.

Rivolgendosi a Salvini, il ‘giornalista’ di al-Manar ha sottolineato come i businessman libanesi presenti in Italia, hanno difficoltà ad ottenere i permessi e sono spesso costretti a chiudere le loro società. Apparentemente, si tratta di una domanda legittima e assolutamente attuale.

La questione va guardata pero’ approfonditamente: nel mondo esiste una importante diaspora libanese, particolarmente in America Latina e Africa. Si tratta di una diaspora molto attiva e principalmente dedita al commercio. Peccato che, una parte di questa diaspora sia politicamente ed economicamente legata agli ambienti di Hezbollah, contribuendo attivamente al finanziamento dell’organizzazione terroristica libanese (non solo attraverso donazioni, ma anche per mezzo di riciclaggio di denaro).

Ergo, quando una domanda relativa al business della diaspora libanese arriva da un giornalista di Hezbollah, la questione deve far riflettere. Premessa, come suddetto, la piena legittimita’ della richiesta del ‘giornalista’, e’ bene che anche l’Europa, rifletta attentamente sulle ramificazioni economiche del Partito di Dio nel Vecchio continente. Ed e’ bene che questa riflessione venga fatta soprattutto in Italia, considerata ormai dal regime iraniano una “porta d’ingresso” per l’Iran in Europa…

 

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Da giorni i giornali italiani – e non – sono pieni di notizie e commenti relativi alla questione del conflitto israelo-palestinese, in particolare sulla decisione del Presidente Trump di riconoscere Gerusalemme come capitale d’Israele e sullo spostamento dell’ambasciata americana (che, probabilmente ancora per anni, resterà comunque a Tel Aviv).

In seguito all’annuncio di Trump, anche le istituzioni politiche italiane hanno reagito, dividendosi sul giudizio. Il Governo di Gentiloni, pero’, ha preso una decisione chiara: ha rigettato la decisione di Trump, incaricando anche l’Ambasciatore italiano alle Nazioni Unite di esprimere una ferma, quanto mai rara, condanna dell’annuncio.

Ora, per quanto concerne chi scrive, la questione di Gerusalemme e’ totalmente secondaria, cosi come il conflitto israelo-palestinese. Per chi guarda questo argomento lottando contro il regime fondamentalista iraniano, Gerusalemme o meno, a Teheran il solo e unico scopo dichiarato verso Israele, e’ la distruzione dello Stato ebraico. Per quanto concerne Gerusalemme, quindi, in Iran esiste una giornata per al-Quds, in cui vengono bruciate non solo le bandiere d’Israele, ma anche quelle di diversi Paesi Occidentali, a dimostrazione che l’odio verso Israele e’ solo una coperta di linus, dietro la quale si maschera l’odio verso l’Occidente e i valori democratici, di diversi Paesi del Medioriente.

Detto questo, che l’Italia prenda le decisioni che crede sul tema del conflitto israelo-palestinese. Dispiace, anzi fa soffrire, vedere come la stessa forza con cui il Governo di Gentiloni e’ capace di reagire ad una scelta di un Paese alleato come gli Stati Uniti, non viene posta nella ferma condanna ad un Paese fondamentalista come l’Iran. Soprattutto nelle ore in cui il regime di Teheran, conferma la prossima condanna a morte del ricercatore medico Ahmeadreza Djalali, per anni dipendente dell’università del Piemonte Orientale. \

Per Ahmadreza Djalali, ingiustamente accusato di essere una spia per aver rifiutato di lavorare per l’intelligence iraniana, le istituzioni italiane hanno fatto poco e niente: nonostante le parole di alcuni coraggiosi deputati e i timidi impegni di Alfano e Fedeli, niente di concreto e’ stato messo in atto per salvare la sua vita. Ne, chiaramente, gli accordi firmati sinora tra Roma e Teheran sono stati messi in discussione, nel caso in cui Ahmadreza finisse realmente sul patibolo.

Peggio, proprio mentre Ahmadreza veniva condannato a morte, il Governo italiano approvava nella Legge di Bilancio, un articolo (il 32, oggi 151) che, cambiando la natura dell’agenzia Invitalia, permetteva a quest’ultima di assicurare gli investimenti italiani nei Paesi ad alto rischio. Una norma fortemente voluta dal Ministro Calenda che, come scritto da diversi media, serve a far partire il business tra Italia e Iran, oggi bloccato per la ritrosia di Cassa Depositi e Prestiti, Sace e le maggiori banche italiane.

Probabilmente, se il Governo italiano e quelli Occidentali mettessero la stessa enfasi che pongono su Gerusalemme, nel condannare gli abusi di Teheran e nel lottare per salvare la vita di Ahmadreza Djalali, il ricercatore iraniano – padre di due figli – oggi sarebbe nuovamente a casa…

Il 3-4 ottobre scorsi, nuovamente, si e’ svolto a Zurigo il cosiddetto Europe-Iran Forum, un incontro volto a promuovere il business tra il Vecchio Continente e Teheran. 
In quella occasione Parviz Aghili, importante banchiere iraniano conosciuto in tutto il Medioriente, ha ammesso che le banche della Repubblica Islamica sono “piene di prestiti tossici e hanno bisogno di essere modernizzate”. Per il banchiere iraniano, la via della modernizzazione passa attraverso la fusione tra gli istituti bancari del Paese.
Quanto dichiarato da Parviz Aghili, rappresenta una importante ammissione sullo stato drammatico dell’economia iraniana. Le banche presenti nel Paese, infatti, sono lontani anni luce dagli standard di Basilea III, una serie di misure internazionali approvate nel 2011 al fine di modernizzare il sistema bancario internazionale.
Peggio: una modernizzazione del sistema bancario iraniano costerebbe tra i 180 e i 200 miliardi di dollari, costi che – sempre secondo Parviz Aghili – “il sistema non e’ in grado di sostenere”. A questi dati si aggiungano le storture del sistema: gli asset finanziari controllati dai Pasdaran e da Khamenei, l’alto livello di corruzione e la rinomata tendenza al riciclaggio di danaro.
Ecco spiegato perche’, la Cassa Depositi e Presititi italiana si stia mettendo di traverso rispetto alla linea governativa del ritorno al business tra Roma e Teheran. E’ chiaro che a Via Goito nessuno crede davvero che, quel regime fondamentalista, possa davvero garantire agli imprenditori italiani le necessarie coperture e la trasparenza necessarie per garantire un business serio e duraturo
Per la cronaca, come lo schema sotto dimostra, lo stesso Parviz Aghili fa parte della “tossicita’ del sistema”, essendo la sua banca in joint venture con due banche iraniane – la Banca Tejarat e la Saman – sanzionate dagli Stati Uniti per le loro attivita’ illegali. La stessa banca di Parviz Aghili, la Middle East Bank, nel 2014 fu sanzionata dal Dipartimento del Tesoro americano per le attivita’ in favore del programma nucleare e missilistico del regime iraniano

Cari imprenditori internazionali, se volete un bel consiglio, scappate dalla Repubblica Islamica dell’Iran, prima che sia troppo tardi. Da mesi, infatti, vi raccontiamo di una guerra fra frazioni politiche iraniane, che va avanti senza tregua alcuna. Una guerra, si badi bene, che poco riguarda il modello di Repubblica Islamica, ma molto gli interessi economici in gioco (No Pasdaran).

Da una parte, come noto, ci sono i Pasdaran, ormai da anni in pieno controllo con le loro compagnie, di buona parte dell’economia iraniana, visibile ed invisibile. Tra quello che viene controllato dai Pasdaran, anche il narcotraffico…Dall’altra i pragmatici di Rouhani, per nulla interessati a democrazia e diritti umani, ma assai interessati a ricevere fondi dall’estero per mantenere quel sistema di corruzione, ben noto alla famiglia del defunto ex Presidente iraniano, Ayatollah Rafsanjani (di cui Rouhani e’ praticamente il figlioccio politico). In mezzo, fino ad un certo punto, la Guida Suprema Khamenei, visto da tutti come un ago della bilancia, che ha benedetto a suo modo l’accordo nucleare, ma mettendo sempre dei paletti capaci di garantirgli di poter far liberamente virate di 360 gradi (EA WorldView).

Dopo la fine della Presidenza pro Iran di Obama, la Guida Suprema sta quindi sterzando di nuovo verso i Pasdaran, visti come la forza capace di garantirgli il potere e i suoi stessi interessi economici. Per questo, Khamenei ha rilanciato pesantemente il tema della “jihad economica” – ovvero la chiusura ad imprese estere – e la guerra contro le “infiltrazioni culturali” del nemico Occidentale (sotto la cui bandiera oggi, in Iran, vengono arrestati decine di attivisti, giornalisti, artisti, letterati e accademici). Per questo, anche, la Guida Suprema permette l’arresto di decine di iraniani con doppia cittadinanza, tra i quali anche il ricercatore medico Ahmadreza Djalali.

In queste ore, quindi, lo scontro tra le fazioni politiche in Iran ha raggiunto un pericoloso apice: il capo dei Pasdaran Generale Mohammad Ali Jafari, parlando ad un evento dedicato ai martiri a Qom, ha accusato direttamente “molti dei membri del Governo attuale” – quello di Rouhani – di rappresentare un pericolo per il Paese, avendo ormai sposato idee Occidentali, liberali e contro rivoluzionarieCon imputazioni simili, si badi bene, in Iran si finisce tranquillamente in carcere per decine di anni, con l’accusa di rappresentare una “minaccia alla sicurezza dello Stato”. Chiudendo il suo discorso, come a lanciare un chiaro monito a Rouhani, Jafari ha quindi affermato che “il fronte della resistenza rivoluzionario, ha fatto crollare il potere il regime comunista dell’est. Con il volere di Dio, sta ora distruggendo il potere Occidentale” (Fars News).

Ergo, come suddetto, se il mondo imprenditoriale Occidentale vuole davvero un consiglio utile per proteggere i suoi investimenti, il solo buono e utile è quello di stare lontani dalla Repubblica Islamica dell’Iran. La guerra tra le fazioni in corso, soprattutto in vista delle prossime elezioni Presidenziali del Maggio 2017 (e della prossima necessità di nominare una nuova Guida Suprema), lascierà sulla sua strada, una scia di odio e attacchi politici molto pericolosa.