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Ieri tre poliziotti sono morti in Bahrain dopo l’espolsione di un ordigno al plastico. L’attentato, secondo quanto reso noto dalle autorità locali, è avvenuto nel villaggio di Dahi – a maggioranza sciita – a ovest della capitale Manama. Come detto, purtroppo, nell’attacco sono periti tre servitori dello Stato: due di nazionalità bahreina e uno degli Emirati Arabi Uniti, membro della missione militare inviata in Bahrain dal Consiglio di Cooperazione del Golfo. Almeno per ora, nessuno ha voluto rivendicare l’attacco (anche se 25 persone sono state già arrestate), ma la mano del regime iraniano è facilmente individuabile. L’attentato, infatti, è stato compiuto per mezzo di esplosivo al plastico C4, prodotto dalla combinazione di RDX (ovvero la ciclotrimetilentrinitroammina) in melma, con il legante plastico dissolti in un solvente. I Pasdaran, per mezzo degli agenti della Forza Quds, sono i primi responsabili dell’esportazione criminale di questo esplosivo a gruppi ribelli, organizzazioni terroriste e proxy vari, con lo scopo di colpire forze militari straniere o destabilizzare gli Stati considerati nemici.

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Ormai da diversi anni, va sottolineato, gli esperti di terrorismo hanno individuato in Teheran la fonte primaria della proliferazione di questo esplosivo in Medioriente e in altre parti del mondo. Ci sono diverse prove a testimonianza di quanto qui affermato. Solo per fare alcune brevi esempi, in ordine cronologico:

Qui sotto potrete vedere due video in merito al plastico C4 e ai suoi effetti: nel primo video, un militare americano spiega e mostra come è composto l’esplosivo al plastico C4. Nel secondo video, invece, vedrete una simulazione di una attacco con questo esplosivo, contro un autobus. Purtroppo, come suddetto, questo secondo accadimento è davvero accaduto nell’attentato suicida di Burgas nel 2012, provocando la morte di sette turisti innocenti e il ferimento di altre 32 persone.

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Il 25 luglio scorso le autorità bulgare hanno rilasciato la foto dei sospetti terroristi di Hezbollah responsabili dell’attacco contro un pullman di turisti israeliani a Burgas, compiuto nel luglio del 2012. Nell’attacco, ordinato direttamente dall’Iran, morirono 5 turisti e un cittadino bulgaro. I due sospetti, secondo quanto affermato dalla Bulgaria, sono Meliad Farah (foto a sinitra) e Hassan El Hajj Hassan (foto a destra).

Una ricerca su Facebook ha dimostrato che, ben tre profili Facebook sono riconducibili a uno dei terroristi di Burgas, precisamente a Meliad Farah. Per la cronaca, Meliad Farah è accusato di aver fabbricato la bomba che ha fatto saltare in aria il bus di turisti israeliani e pare aver lasciato la Bulgaria per il Libano, il giorno precendente l’attacco terrorista. 

Nel primo profilo, ad esempio, Meliad Farah dichiara di essere di Sidney e di aver studiato ingegneria presso l’Università Internazionale del Libano. A tal proposito, va ricordato che è proprio nelll’Università Internazionale del Libano che si trova la stampante da cui sono stati prodotti i documenti falsi dei terroristi di Burgas...Il possesore dell’account, tra l’altro, pubblica foto di celebrità mediorientali quali l’attore turco Necati Sasmaz e l’attore iraniano Mostafa Zamani. La foto profilo di questo account, tra l’altro, è proprio quelal di Mostafa Zamani. Infine, va rilevato che questo profilo ha 62 amici, tra cui alcune donne bulgare.

meliad farah facebook

Nel secondo profilo Facebook, invece, Meliad Farah dichiara di essere sposato e conferma di essere di Sydney. Molto interessante è il fatto che, questo secondo profilo, ha diversi amici in comune con il primo e diverse foto in comune. Molto curiosamente, quindi, la foto profilo di questo account è quella del già nominato attore turco Necati Sasmaz. In questo secondo profilo, Meliad Farah dichiara la sua ammirazione per la guida spirituale di Hezbollah, Muhammad Hussein Fadlallah. Di sotto la comparazione tra i due profili Facebook di Meliad Farah.

hezbollah facebook

Infine, sempre scrivendo Meliad Farah, fino a qualche tempo fa era possibile trovare un terzo profilo Facebook, quasi completamente chiuso, in cui il possessore mostrava una foto profilo, usata spesso dai sostenitori di Hezbollah.

Insomma, che dire: anche gli assassini pagati dall’Iran, non resistono al fascino dei social networks…

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Video dell’attentato di Burgas (Bulgaria), compiuto il 18 luglio del 2012

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Ahmadinejad gongola. E’ già, proprio così è possibile definire la reazione del Presidente iraniano dopo l’attentato ai turisti israeliani in Bulgaria. Parlanto davanti alle telecamere, infatti, il Presidente iraniano ha lodato indirettamente gli autori della strage di Burgas (molto probabilmente i libanesi di Hezbollah teleguidati dagli uomini della Forza Quds), evidenziando come questo fosse il prezzo da pagare quando si decide di colpire la Repubblica Islamica. Che dire? Il burattino negazionista, probabilmente, non merita neanche un commento. Rimanendo sul tema Bulgaria, però, è interessante riportare alla mente un articolo del bravo Guido Olimpio. In questo pezzo dell’aprile scorso, infatti, Olimpo menzionava l’esistenza di un dossier preparato dai servizi segreti sauditi a proposito delle azioni del Pasdaran fuori dal territorio iraniano. Ecco quindi spuntare fuori il nome di Hassan Boromand, responsabile Pasdaran per le azioni in territorio europeo. Chissà che le indagini non rivelino presto un suo diretto coinvolgimento nell’attentato terroristico di Burgas…

Una nuova Unità speciale per arrivare alla Bomba nucleare

Mentre i suoi terroristi vanno in giro per il mondo ad uccidere innocenti, il regime prosegue, a dispetto delle sanzioni internazionali, la costruzione della bomba nucleare. Il Consiglio Nazionale di Resistenza, movimento iraniano di opposizione che nel 2002 svelò l’esistenza dell’impianto nucleare di Natanz, ha denunciato la creazione di una nuova Unià di scienziati totalmente dedicata agli studi sulla bomba nucleare. L’Unità, denominata “New Defence Reasearch Organisation“, sarebbe costituita da 60 scienziati e posta sotto il diretto controllo delle Guardie Rivoluzionarie (come l’intero programma nucleare e missilistico dell’Iran). L’Unità è divisa in varie sezioni al suo interno e opera principalmente dall’impianto sotterraneo di Qom. Come se non bastasse, il Capo dell’Agenzia Atomica dell’Iran Fereidoun Abbasi-Davani, ha evidenziato la capacità dell’Iran di costruire sottomarini e navi a propulsione nucleare…

L’Iran ribadisce ancora il suo sostegno incondizionato ad Assad

Mentre il numero di vittime civili in Siria ha raggiunto il livello record di 19000 esseri umani uccisi (tra loro numerose donne e bambini) il 12 luglio scorso, a Teheran, l’organizzazione “Cyber Hezbollah” (creata nel 2011) ha organizzato una conferenza per ribadire il forte sostegno della Repubblica Islamica al regime di Bashar al-Assad. Tra gli oratori della conferenza c’erano anche l’Ambasciatore siriano in Iran, Hamed Hassan e Hassan Abbasi,  Capo del “Iran’s Doctrinal Analysis Center for Security Without Borders”, centro di ricerca ultraconservatore affiliato ai Pasdaran. Proprio Abbasi era l’ospite più atteso per capire la direzione che le Guardie stanno prendendo nei riguardi di Assad. Abbasi ha attaccato indiscriminatamente l’Occidente, i Paesi Arabi (particolarmente il Qatar e l’Arabia Saudita) e la Turchia, indicando molto chiaramente che il regime iraniano è pronto a tutto per veder sopravvivere il suo proxie siriano. Pochi giorni dopo, incredibilmente, il Ministero degli Esteri iraniano Salehi dichiarava alle agenzie di stampa che a Damasco la situazione era completamente “normale”…

Va rilevato infine che, nello stesso momento in cui Teheran invitava i Paesi “imperialisti” a non intromettersi negli affari siriani, lo Yemen denunciava la scoperta di una rete di spie iraniane diretta dall’Ambasciatore iraniano a Sanaa e sostenuta anche dalla locale Ambasciata siriana. Insomma, una vera e propria spy-story che vede Teheran e Damasco coinvolte nel finanziamento dei gruppi secessionisti sciiti nel sud del Paese. D’altronde, però, ha ragione l’Iran: questa qui non è proprio possibile chiamarla “interferenza negli affari interni di un Paese”. Questo, più che altro, è vero e proprio terrorismo internazionale…