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hossein shariatmadari

Hossein Shariatmadari, Direttore del quotidiano iraniano Kayahn e consigliere della Guida Suprema Ali Khamenei, ha denunciato l’accordo nucleare firmato dall’Iran nel 2015, sostenendo che Teheran in quell’accordo ha solo fatto concessioni, senza ottenere nulla.

Shariatmadari, nominato Direttore di Kayahn da Khamenei stesso, ha rimarcato come gli Stati Uniti non abbiano intrapreso alcuna azione contro la Corea del Nord, nonostante il programma nucleare e missilistico di Pyongyang. “Al contrario dell’Iran”, ha evidenziato Shariatmadari, “la Corea del Nord non ha il sostegno popolare verso il suo Governo…per questo l’Iran, puo’ tranquillamente resistere agli Stati Uniti”.

Per queste ragioni, Hossein Shariatmadari ha invitato il Governo Rouhani ad imitare quello nordcoreano, senza temere alcuna ripercussione da parte di Washington. Pochi giorni fa, il Telegraph ha denunciato che proprio l’Iran sta aiutando la Corea del Nord, ad ottenere la bomba nucleare.

 

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Mai successo prima“, cosi Olli Heinonen, ex Vice Direttore Generale dell’AIEA, ha definito il documento rivelato ieri dall’Associated Press. Secondo quanto svelato dall’AP, infatti, l‘Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (AIEA), avrebbe concesso all’Iran di auto-controllarsi i siti militari dove ha effettuato test per la produzione della bomba nucleare e di auto-fornire all’Agenzia ONU i risultati (AP). Praticamente, come chiedere ad uno spacciatore di auto-provare alla polizia di essere pulito…Quando parliamo di siti militari, ovviamente, parliamo della base di Parchin, ove Teheran ha compiuto in apposite strutture dei test per simulare gli effetti di una esplosione nucleare. Test svolti lavorando anche sulle ricerche dello scienziato ucraino V. Danilenko che, dopo la caduta dell’URSS, ha messo il suo sapere al servizio dei Pasdaran (No Pasdaran).

Questa incredibile concessione fatta dall’Agenzia ONU al regime iraniano e’ parte di un accordo segreto negoziato tra l’AIEA e l’Iran. Un accordo che e’ separato da quello nucleare raggiunto il 14 luglio e che, secondo quanto ammesso dallo stesso Segretario di Stato Kerry al Senato americano, non e’ stato reso noto nemmeno alla Casa Bianca. L’accordo, infatti, e’ definito “Separete arrangement II” e, per quanto concerne l’Iran, e’ stato firmato da Ali Hosseini Tash, Vice Segretario del Consiglio di Sicurezza Nazionale per gli Affari Strategici. Ali Hosseini Tash, per la cronaca, e’ un ex comandante dei Pasdaran, responsabile diretto della militarizzazione del programma nucleare iraniano, in coordinamento con il Ministero della Difesa di Teheran. Di lui parla nel suo libro “The Iran Threat” Alireza Jafarzadeh, membro della dissidenza iraniana a cui va il merito di aver rivelato, nel 2002, l’esistenza dei due impianti nucleari clandestini di Natanz e Arak (The Iran Threat).

La parte più folle di questa storia e’ che, proprio mentre emergono i dettagli assurdi dell’accordo separato AIEA-Iran, il regime khomeinista continua a lavorare attivamente per ripulire Parchin da ogni traccia di attività nucleari illegali. Meno di due settimane fa, infatti, il think tank americano Institute for Science and International Security (Isis) ha pubblicato nuove immagini satellitari che mostrano le attività di Teheran nella base di Parchin, proprio nell’area delle strutture ove ha svolto i test nucleari clandestini (Isis). Alla comicità si aggiunge la beffa…

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Quando parliamo di programma nucleare e di Iran non dobbiamo applicare il cosiddetto realismo Occidentale, quello basato su una razionalità’ “laica” e su teorie delle relazioni internazionali quali il containment e il soft power. Quando parliamo di nucleare e Iran, anzi, il termine “Iran” non dovrebbe nemmeno essere usato. Gia’, perché questo nome (che ha sostituito la parola Persia), deriva dai tempi dello Shah, anni in cui sicuramente non esisteva una democrazia, in cui indubbiamente il monarca di Teheran si credeva invincibile, ma nei quali il Paese era inserito pienamente nella Comunita’ Internazionale come attore razionale, partecipando attivamente anche alla sicurezza della regione del Golfo.

Con la rivoluzione del 1979 e più propriamente con l’instaurazione della dittatura Khomeinista, il cosiddetto Iran si trasforma in una Repubblica Islamica, uno Stato in cui il Giureconsulto – prima l’Imam Khomeini e oggi l’Imam Khamenei – si sente il rappresentante in terra dell’Imam Nascosto (il Mahdi) e sente su di se una missione ultraterrena, esterna alle regole naturali della convivenza intestatale. Non solo: obiettivo dichiarato di questo Stato, quindi, non e’ solo quello di applicare internamente i dettami della Sharia, ma anche di avviare un jihad militare attivo, allo scopo di trasformare il mondo stesso in senso islamico e creare il contesto per il ritorno del Mahdi (visto in altro modo, l’arrivo del Messia).

Ora, di gruppi estremisti e radicali ce ne sono in ogni religione e rappresentano davvero un pericolo gravissimo ancora oggi. Quando, pero’, questi gruppi si fanno Stato, applicare con questo “Stato messianico” le naturali regole delle relazioni diplomatiche bilaterali e multilaterali, ha davvero poco senso. Soprattutto, non va mai fatto un errore fondamentale: non bisogna mai sottovalutare l’effetto pratico delle parole messianiche e apologetiche che i clerici iraniani hanno espresso ed esprimono continuamente. Al contrario di quanto avviene in Occidente infatti – ove alle parole populiste e ideologiche, quasi sempre seguono azioni diverse – nella Repubblica Islamica e’ bene prendere molto seriamente quanto e’ stato detto e scritto dall’Ayatollah Khomeini, da Khamenei e dagli altri Ayatollah del Paese. Cio’, perché se la Repubblica Islamica non aderisse completamente ai suoi obiettivi ideologici e fanatici, non avrebbe motivo di esistere: per questo motivo, sin dal 1979, l’Iran ha messo in atto tutti i mezzi possibili per “esportare la rivoluzione”, teoria e pratica permanente di un regime che si vede solo come un tramite tra la Terra e il Cielo.

Ecco perché vogliamo riproporvi alcuni passaggi della lettera scritta dall’Imam Khomeini nel 1988, quando l’Ayatollah fu costretto a “bere il calice avvelenato”, ovvero a firmare il cessate il fuoco con l’Iraq. In quella lettera (qui il testo completo dal sito del CFR: http://goo.gl/PdgpJk), Khomeini rivela che i capi dei Pasdaran e dell’Artesh (l’esercito regolare iraniano), hanno avvisato che la vittoria non arriverà a breve termine. Anzi, per poter sconfiggere l’Iraq sarebbero necessari almeno altri cinque anni, uniti ad processo di ampio riarmo. In tal senso, e qui sta il punto centrale, Khomeini scrive (riportiamo testualmente in lingua inglese):

with the grace of God, he can embark on offensive operations if after 1371 [1992] the Islamic republic is able to have 350 infantry brigades, 2,500 tanks, 300 fighter planes and 300 helicopters as well as having the ability to make a substantial number of laser and atomic weapons which will be the necessity of the war at that time.

In poche parole, Khomeini raccontava le necessita’ richieste dal capo dei Pasdaran per lanciare una grande offensiva nel 1371 (ovvero nel 1992). Tra le richieste, come si puo’ leggere, anche la produzione di un sostanziale numero di bombe laser e atomiche, necessarie durante il periodo di guerra. La lettera, si badi bene, venne resa nota dall’Ayatollah Rafsanjani nel 2006 e quando venne pubblicata, la parola bomba atomica venne cancellata dalla lettera su richiesta del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Nonostante l’uso del bianchetto, pero’, il vero contenuto della missiva e’ stato reso noto ed e’ straordiariamente coincidente con quello che e’ stato lo sviluppo del programma nucleare militare clandestino del regime iraniano.

Della lettera, quindi, va sottolineato un altro fondamentale passaggio. Eccolo:

He also said that America should be evicted from the Persian Gulf, otherwise he would not succeed

Ancora il Capo dei Pasdaran, quindi, faceva notare all’Ayatollah Khomeini che per ottenere un pieno successo, il regime iraniano doveva eliminare completamente la presenza americana nel Golfo Persico.

Il programma nucleare clandestino dell’Iran, come noto, e’ partito – coerentemente con quanto scritto nella lettera di Khomeini – proprio alla fine della guerra contro l’Iraq. Nonostante l’Iran fosse un membro del Trattato di Non Proliferazione Nucleare e avesse quindi il diritto di sviluppare un programma nucleare civile pacifico in cooperazione con la Comunità Internazionale (tra l’altro a costi bassissimi), la Repubblica Islamica ha preferito seguire una via clandestina, costosissima, affiancato da un altro costosissimo programma, ovvero quello dello sviluppo dei missili balistici. 

Vogliamo quindi ricordare che, lo stesso Ayatollah Khamenei, ha dichiarato fondamentale per la Repubblica Islamica costruire una bomba nucleare. Le sue parole, dette durante un incontro con gli alti dirigenti della Repubblica Islamica nel 1984, sono state rivelate da un documento interno dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica-AIEA. Secondo questo documento, quindi, Khamenei riteneva necessario lo sviluppo di armi nucleari per sconfiggere i nemici dell’Iran e per determinare il ritorno dell’Imam Mahdi. 

Solamente in un secondo momento, dopo l’esposizione del programma nucleare clandestino dell’Iran, Khamenei e la diplomazia iraniana hanno cominciato a diffondere il mito di una “fatwa sulle armi nucleari” pronunciata dalla Guida Suprema. Piccolo problema, di questa fatwa non c’e’ alcuna traccia sul sito ufficiale della Guida Suprema in farsi. Sono riportati articoli e discorsi in cui Khamenei assicura che l’Iran non vuole costruire armi nucleari, ma nel senso legislativo del termine – centrale per la validità di un editto legislativo islamico – non esiste alcuna traccia. Al contrario, esiste traccia di una risposta in Farsi sulla pagina Facebook di Khamenei, in cui la Guida Suprema nega l’esistenza stessa della fatwa sulle armi nucleare e le parole dell’Ayatollah Meshba Yazdi – potente membro dell’Assemblea degli Esperti – nega l’esistenza di un divieto di produzione di armi nucleari nell’Islam.

Vogliamo chiudere proprio con le parole dell’Ayatollah Mesbah Yazdi, perche’ siano un  monito per tutto l’Occidente e per tutti coloro che si illudono sul negoziano con l’Iran:

i leader spirituali [in Iran] hanno accettato l’uso delle armi nucleari come conforme alla shari’a. Va chiarito che molti ritengono che l’uso delle armi di distruzione di massa siano vietate nell’Islam perché colpiscono indiscriminatamente i civili. La teologia sciita, però, dimostra il contrario e basti qui ricordare che, nel XIX secolo, il giurista Sayyed Ali Tabatabai disse chiaramente che è possibile combattere con ogni mezzo per arrivare alla vittoria‘ ”.

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Cambio di Ambasciatore per l’Italia in Iran, ma nessun cambio di atteggiamento verso il regime iraniano. Dall’Ambasciatore Giansanti all’Ambasciatore Conciatori, resta forte la politica di appeasement verso Tehran, una politica potenzialmente rischiosa. Durante un incontro con Mehdi Karbasian, responsabile della IMIDRO (organizzazione responsabile dello sviluppo minerario nella Repubblica Islamica, l’Ambasciatore Giansanti ha affermato che l’Italia intende creare delle joint companies con l’Iran nel settore minerario (Trend). In particolare, ha affermato il rappresentante della Farnesina, gli italiani potrebbero investire in diversi progetti, tra i quali l’alluminio, l’acciaio e il ferro (Isna). Per parte sua, Mehdi Karbasian ha attaccato le sanzioni internazionali (definite “unilaterali”), affermando però che queste non hanno intaccato le relazioni economiche tra Italia e Iran (IRNA). Vogliamo precisare una cosa: nelle affermazioni dell’Ambasciatore italiano a Teheran non c’è nulla che viola le sanzioni internazionali, ma c’è molto su cui preoccuparsi e riflettere.

Perchè preoccuparsi? Semplice: il settore minerario è stato inserito nelle sanzioni internazionali perchè direttamente legato sia al programma nucleare che a quello missilistico del regime iraniano. Nel 2012, la stessa Unione Europea approvo’ dure sanzioni in questo settore, rimarcando le connessioni con le Guardie Rivoluzionarie. Teheran, nonostante i negoziati e le richieste dell’AIEA, ha fatto sapere di non avere alcuna intenzione di sospendere il programma missilistico e permettere l’accesso degli ispettori internazionali nella base di Parchin, ove la Repubblica Islamica ha già testato gli effetti di una esplosione nucleare. Una cooperazione italo-iraniana in questo senso – senza una previa collaborazione delle autorità iraniane con l’AIEA – potrebbe indirettamente favorire lo sviluppo di pericolosi e destablizzanti programmi militari sotto il totale controllo dei Pasdaran. Non è un caso, tra l’altro, che le sanzioni nel settore minerario siano rimaste interamente in vigore, nonostante la firma dell’Joint Plan of Action le Novembre del 2013 (escluso il settore dell’oro). Secondariamente, se parliamo del settore bancario, anche in questo senso ci sono motivi di forte preoccupazione. Buona parte del settore bancario iraniano è stato incluso nelle sanzioni internazionali per il suo coinvolgimento nel programma nucleare e missilistico dell’Iran e/o per il sostegno al terrorismo internazionale. E’ il caso, ad esempio, della Bank Sepah (risoluzione UNSC 1747) e della Bank Melli, quest’ultima accusata anche di inviare finanziamenti a gruppi terroristi quali Hamas, Hezbollah e la Jihad Islamica.

Perchè c’è da riflettere? Beh, come suddetto, per gli effetti che questo appeasement potrebbe causare. In poche, parole, il rafforzamento di un regime brutale come quello iraniano, corrotto ed in mano ad un guppo di fondamentalisti e pretoriani che invocano la morte dell’America e sostengono il terrorismo a livello internazionale. Durante l’incontro con Mehdi Karbasian, pare che l’Ambasciatore Conciatori ha testualmente affermato: “senza la promozione di una mutua cooperazione con l’Iran, noi non saremo capaci di raggiungere i nostri obiettivi (Tasnim News). Si pone allora il problema di che tipo di relazione l’Italia democratica e antifascita intende avere con il regime iraniano. Come abbiamo sempre scritto, siamo perfettamente consapevoli che la Repubblica Islamica rappresenta una attrazione economica per l’Italia e per buona parte dell’intera Comunità Internazionale. Nella promozione delle relazioni bilaterali con Teheran, però, è necessario essere consapevoli di chi si ha davanti. Un regime che abusa sistematicamente dei diritti umani (oltre 900 pene capitali eseguite solo nell’ultimo anno), promuove e finanzia il terrorismo internazionale e rappresenta un fattore di destabilizzazione nella regione mediorientale e asiatica. Riteniamo che l’Italia, cosi come tutto l’Occidente democratico, debbano considerare questo aspetto profondamente, prima di favorire il rafforzamento della Repubblica Islamica.

Vogliamo, infine, riportare le affermazioni fatte dal Responsabile della Camera di Commercio Iran Italia, Ahmad Porfallah, il 25 ottobre scorso. Secondo quanto riportato da Iran Daily, Pourfallah avrebbe affermato che l’Italia è il solo Paese Europeo ad aver comprato dall’Iran petrolio e prodotti petrolchimici durante il perido delle sanzioni. Si tratta di affermazioni estremamente gravi che, se confermate, vedrebbero Roma accusata di violazioni delle sanzioni internazionali. Onestamente, riteniamo e vogliamo credere che queste affermazioni siano solo la solita propaganda che arriva dai rappresentanti della Repubblica Islamica. Indubbiamente, però, la mancata reazione delle autorità italiane a questa affermazione di Porfallah e la presenza nella stessa Camera di Commercio Iran Italia di compagnie colpite dalle sanzioni internazionali o di discutibili collegamenti, lascia aperti spazio di ampia discussione critica e di analisi.

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Pagina 99 ha pubblicato ieri una intervista ad Emma Bonino. Ovviamente il tema era l’Iran e la necessità – secondo l’ex Ministro degli Esteri italiano – di firmare un accordo con il regime dei Pasdaran. Abbiamo fatto chiedere, via Twitter, sia al sito Pagina 99 che e alla giornalista autrice dell’intervista (Marina Forti), il diritto di replicare alle parole della Bonino e di dire la nostra in merito a quanto sta accadendo oggi nella Repubblica Islamica. Abbiamo atteso oltre 24 ore, ma non abbiamo ricevuto alcuna risposta. Per questo, prendendoci il diritto di replica di cui si gode nelle democrazie, ci permettiamo di rispondere qui alle affermazioni di Emma Bonino. Lo faremo con una contro intervista, ovvero useremo le stesse domande rivolte alla Bonino dalla giornalista di Pagina 99, modificandone chiaramente il testo per poter rispondere coerentemente con le nostre posizioni. Vi daremo una versione dei fatti diversa, sperando che serva a far comprendere veramente il pericolo che la lobby pro regime iraniano rischia di causare al popolo iraniano e alla Comunità Internazionale.

  • Vi opponete all’appello in favore di un accordo entro il 24 novembre, scadenza fissata un anno fa quando il negoziato prese avvio, evitando ulteriori dilazioni. Perché?

NP: Ci opponiamo a quell’appello, come abbiamo già detto, perchè lontano dalla realtà dei fatti e dalla vera risoluzione dei problemi legati al programma nucleare del regime. Parlando solo dei fatti e seguendo l’ultimo report dell’AIEA, l’Iran non ha in alcun modo dato la certezza che il programma nucleare non sia volto alla costruzione di una bomba atomica. Al contrario, come denunciato dagli ispettori internazionali, l’Iran ha aumentato la produzione di uranio arricchito al 5% e conserva la capacità di riconvertire in pochi mesi l’uranio arricchito al 20%  e trasformato in ossido. Come denunciato dalla UANI, attraverso questa modifica Teheran sarebbe capace di produrre almeno 7 bombe nucleari. In questi mesi, l’Iran ha rifiutato ben 5 volte l’ingresso agli ispettori internazionali. Senza contare che l’Iran non permette agli ispettori stessi l’accesso al sito militare di Parchin, ove il regime – con un programma sotto stretta sorveglianza dei Pasdaran e grazie al sostegno di scienziati dell’Est Europa (Danilenko in testa) – ha già testato gli effetti di una esplosione nucleare. Tralasciamo, infine, il fatto che Teheran ha violato l’accordo temporaneo del Novembre 2013 caricando l’uranio in una centrifuga avanzata IR-5 e violando le sanzioni internazionali…

  • Cosa rispondereste a chi sostiene che un accordo sarebbe garanzia rispetto ai rischi di proliferazione atomica, mentre senza alcun accordo il programma nucleare dell’Iran resterebbe senza monitoraggio?

NP: L’Iran è parte del Trattato di Non Proliferazione Nucleare. Avrebbe potuto sviluppare un programma nucleare al 100% pacifico con la collaborazione della Comunità Internazionale ed ottenendo tutto il know – how necessario a costi praticamente bassisismi. Nonostante tutto, però, Tehera ha scelto la via di un programma nucleare clandestino, sviluppato grazie alla collaborazione di A.Q. Khan – il padre dell’atomica Pakistana – e grazie alla Corea del Nord, anch’essa Paese in possesso della bomba nucleare. Non solo: a questo programma nucleare, i Mullah hanno affiancato un programma di sviluppo di missili balistici e hanno già testato, come suddetto, gli effetti di una esplosione nucleare a Parchin. In poche parole, i veri fini della Repubblica Islamica sono chiarissimi, in primis ai Paesi limitrofi al regime iraniano. Ergo: un accordo nucleare non fondato su reali basi, ovvero sulle normative internazionali e sulla rinuncia sincera del regime alla possibilità di produrre un arma atomica nel prossimo futuro, sarebbe la miccia che innescherebbe una proliferazione nucleare in tutta la regione. Provocherebbe una sensazione di abbandono, paura e smarrimento nei Paesi sunniti del Golfo, ma anche nell’Egitto e nella Turchia. Questi Paesi si sentirebbero autorizzati a seguire la stessa strada del regime iraniano, producendo essi stessi il know – how necessario per costruire un ordigno nucleare. Facciamo presente che, proprio a proposito di diplomazia e monitoraggio, l’AIEA è fuori dal tavolo negoziale con l’Iran…Vorremmo consigliare a tutti coloro che vogliono capire la reale natura del programma nucleare iraniano di leggere il report pubblicato da Der Spiegel nel 2010 “The Birth of a Bomb: A History of Iran’s Nuclear Ambitions“.

  • L’accordo preliminare del novembre 2013, e il riavvicinamento tra Iran e Usa, hanno provocato un terremoto politico in Medio Oriente. Nell’appello dei Sette per l’Iran si parla di «collaborare con l’amministrazione Usa per rassicurare gli alleati regionali». Pensa a Israele, all’Arabia Saudita?

NP: Purtroppo è un vizio dell’Occidente tutto, in particolare degli europei, quello di credere in un regime iraniano diverso. Capita ogni volta, ogni santa volta che qualcuno con un viso “piu’ accetabile” di quello di persone come Ahmadinejad, arriva al potere. E’ successo con Khatami e ora succede con Rouhani. Con il piccolo particolare che, alla fine dei conti, il regime iraniano è sempre lo stesso e chi comanda al suo interno – la Guida Suprema e i Pasdaran – hanno sempre la stessa mentalità medievale e militarista. I vicini dell’Iran, Israele e Arabia Saudita in testa, lo sanno bene. Lo sanno perchè hanno testato e testano quotidianamente il significato di quanto abbiamo affermato sopra. Il programma nucleare iraniano è proceduto in maniera spedita sotto i diversi presidenti che si sono succeduti in Iran. Anche quanto, con Rouhani come negoziatore, l’Iran ha accettato di sospendere l’arricchimento dell’uranio (2003-2004), lo ha fatto solo per ingannare l’Occidente e poter concludere senza pressioni la costruzione dell’impianto nucleare di Esfahan. Questo, si badi bene, lo ha amesso Rouhani durante l’ultima campagna elettoriale per la presidenza. La storia della fatwa sulle armi nucleare, creata ad arte dai diplomatici iraniani nel 2010, è un’altra invenzioni a cui credono soltanto gli ingenui. Di questa fatwa, infatti, non c’è traccia nel sito della Guida Suprema Khamenei e Teheran non ha mai fornito il testo del Rahbar in cui, giudiciamente parlando, egli afferma quanto il regime millanta in tutto il mondo…Ergo, se gli Stati Uniti intendono veramente rassicurare gli alleati regionali, è necessario mantenere una linea di fermezza che non permetta ai Pasdaran di rafforzarsi ed uscire vincitori da questa partita diplomatica. Se cosi fosse, infatti, gli effetti collaterali di questo appeasement sarebbero drammatici.

  • Pensate che, qualora fosse raggiunto l’accordo sul nucleare, vedremo l’Iran cooperare con gli Stati uniti e l’Occidente per esempio nella lotta allo Stato Islamico in Iraq e Siria?

NP: Stiamo parlando del nulla. In Siria e in Iraq, l’Iran è stato ed è il problema e non la soluzione. Bashar al Assad è rimasto al potere grazie ai soldi e ai Pasdaran iraniani. In Iraq, quindi, al Maliki ha creato un Governo settario – causa diretta della crisi irachena – seguendo gli ordini dei Mullah iraniani. Le posizioni di al Sistani a Najaf, quindi, sono state totalmente messe in secondo piano, per venire incontro ai voleri dei Khomeinisti. Grazie al sostegno iraniano, Bashar al Assad ha ucciso centinanai di innocenti sirianie e reso il conflitto nell’area una guerra tra salafismo e khomeinismo. Isis stesso, un tempo organizzazione minoritaria e senza potere, si è rafforzato grazie alle repressioni di Damasco e alle politiche settarie del Governo iracheno. Le tribu’ sunnite e molti ex membri della Guardia Repubblicana di Saddam Hussein, hanno quindi giurato fedeltà ad al Baghdadi non per ragioni religiose, ma solo per motivi di potere. La stessa fine del Governo Maliki ha cambiato ben poche cose in Iraq: in primis perchè le posizioni chiave del Governo (Vice Presidenza e Ministero dell’Interno, ad esempio) restano in mano agli uomini di Teheran. Secondariamente, perchè è l’unica via per battere Isis è quella di cacciare Bashar al Assad e recuperare le tribu’ sunnite all’interno del gioco di potere iracheno. In questi giorni, lo stesso Obama ha capito che una strategia anti Isis che permetta ad Assad di sopravvivere, si rivelerebbe un fallimento totale. Su questi aspetti, le posizioni di Washington e Teheran divergono radicalmente. Senza contare quello che l’Iran sta facendo ora in Cisgiordania per incrementare la tensione e premere sugli Stati Uniti: non ha fatto caso che la maggior parte dei recenti attentati palestinesi sono stati compiuti dalla Jihad Islamica? Ergo: pensare all’Iran come un elemento di stabilità regionale, risulta oggi alquanto ridicolo…

  • Un altro terreno di obiezioni al negoziato è che in nome di interessi geopolitici si legittima un regime illiberale, che viola i diritti delle persone, opprime le donne. Pensa che dialogare con l’Iran andrebbe a danno delle libertà e dei diritti umani?

NP: di quale dialogo sui diritti umani stiamo parlando? In un anno di Presidenza Rouhani, quasi 1000 prigionieri sono stati impiccati, giovani iraniani sono stati sbattuti in carcere per aver registrato video dove ballavano liberamente, i giornalisti continuano ad essere perseguitati e quasi 400 attacchi con l’acido sono stati compiuti contro le donne iraniane (dati della polizia iraniana). In un anno di dialogo con la Repubblica Islamica, decide e decine di politici europei e delegazioni economiche sono arrivate in Iran. A fronte di tutti questi incontri con esponenti internazionali, nulla è venuto nelle tasche degli iraniani, ne a livello di libertà personali, ne tantomeno a livello economico. Il regime iraniano continua ad essere lo stesso regime corrotto e terrorista di sempre. Lo stesso Rouhani, parlando davanti ai Pasdaran, ha chiaramente detto di non voler toccare gli interessi economici delle Guardie Rivoluzionarie. Un accordo nucleare con l’Iran – fatto senza le giuste basi – non farebbe che chiudere l’attenzione internazionale sul regime iraniano, abbandonando il popolo al suo destino. Un assaggio di quanto diciamo lo abbiamo avuto poche settimane fa, quando le proteste per i diritti delle donne in diverse città iraniane, sono state represse senza alcuna reale condanna internazionale…Senza contare la reazione del regime iraniano al report dell’Inviato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmed Shaheed. Per Teheran è solo un servo alle dipendenze del Grande Satana (gli USA). Piccolo particolare da aggiungere: i Mullah hanno sempre negato all’inviato Onu l’ingresso in Iran…Se queste sono le premesse, non c’è alcun motivo per essere positivi…

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L’appello dei sette leader politici senza arte ne parte, tra cui Emma Bonino, in favore di un accordo nucleare con l’Iran, suona sempre di piu’ come una ridicola farsa. Questa affermazione è vera soprattutto alla luce del nuovo report dell’AIEA sul programma nucleare iraniano. Un report che non lascia dubbi sulla volontà del regime iraniano di non collaborare seriamente con la Comunità Internazionale. Secondo quanto riportato nel paper rilasciato dall’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica, Teheran “non ha dato alcuna spiegazione che permetta all’Agenzia di chiarificare la situazione o ha proposto nuove pratiche misure” per rispondere alle domande degli ispettori internazionali. Non solo: secondo quanto contenuto nel report AIEA, il regime iraniano ha anche violato l’accordo temporaneo firmato con la Comunità Internazionale nel Novembre del 2013 (noto come JPA). Infatti:

  • Il quantitativo di uranio arricchito al 3,5% è continuato a crescere di almeno 230 chilogrammi al mese. L’Iran ha oggi un ammontare di 12,945 chilogrammi di uranio arricchito al 3,5%;
  • La quantità di uranio arricchito al 20% e trasformata in ossido in possesso di Teheran rimane alta, abbastanza per poter essere riconvertita in poco tempo al fine di costruire una bomba nucleare;
  • In piena violazione del JPA, Teheran ha caricato con esafloruro di uranio UF6 la sola centrifuga di tecnologia avanzata IR5 nell’impianto di Natanz.

C’è poi di peggio: come riportato dal report AIEA, nessun passo avanti è stato fatto per chiarire quanto succede all’interno della base militare di Parchin ove l’Iran ha testato, in una apposita area, gli effetti di una esplosione nucleare. In tal senso, bisogna riportare che proprio il 7 novembre, negli Stati Uniti, l’opposizione iraniana facente capo ai Muhjadin del Popolo (MeK), ha rivelato nuovi importanti particolari in merito a Parchin. Secondo quanto denunciato dal MeK, nella base di Parchin sarebbero presenti non una ma due camere per testare esplosivo ad alto potenziale, sotto il diretto controllo dell’ “AzarAb Industries”, gruppo industriale dei Pasdaran. A gestire questo programma segreto c’è un uomo fidato di Mohsen Fakhrizadeh, anche noto come il padre dell’atomica iraniana. L’ufficiale dei Pasdaran responsabile dell’area si chiama Saeed Borji, laureato all’università di Sharif (controllata direttamente dalle Guardie Rivoluzionarie). Sotto di lui ha lavorato sia l’ingegnere ucraino V. Danilenko, che Vladimir Padalko, parente dello stesso Danilenko. Entrambi hanno permesso a Teheran di avere la tecnologia necessaria per testare gli effetti di una espolosione nucleare. Qui di seguito potrete rivedere la conferenza stampa completa dei rappresentanti de MeK negli Stati Uniti, relativa al sito di Parchin. Vogliamo ricordare che, nel 2002, furono proprio i rappresentanti del MeK a denunciare per primi il programma clandestino nucleare del regime dei Mullah.

Conferenza stampa della resistenza iraniana in merito alla base militare di Parchin (7 Novembre 2014)

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Nonostante le condanne internazionali contro l’Iran (non solo sul nucleare, ma anche sui diritti umani come dimostra l’ultimo report dell’inviato speciale ONU Shaheed), non si arresta il viavai di imprenditori europei verso la Repubblica Islamica. Favoriti dal clima di appeasement internazionale, numerosi industriali sono atterrati in questi mesi a Teheran, con la speranza di ottenere qualche ben contratto economico, fregandose altamente se questi accordi favoriscono un regime repressivo come quello dei Pasdaran. Questo week end, quindi, è toccato nuovamente ad una delegazione di imprenditori italiani: benedetti dalla Camera di Commercio Iran Italia, sono arrivati nella Repubblica Islamica un gruppo di rappresentanti di aziende italiane. Secondo le prime informazioni fatte trapelare solo dalla stampa iraniana, gli imprenditori sarebbero particolarmente interessati ad investire nella Provincia di Fars. Insomma, come suddetto, tutto va bene pur di fare soldi. Cosi, mentre i soliti pochi si continueranno ad arricchire all’interno del regime, la maggior parte della popolazione iraniana continuerà a subire l’effetto tragico e perverso di questo sostegno economico: la sopravvivenza della Repubblica Islamica.

L’inviato ONU A. Shaheed denuncia gli abusi del regime (28 Ottobre 2014)

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Ci svegliamo questa mattina con diverse brutte notizie che arrivano dall’Iran. La peggiore, però, questa volta viene dall’Occidente ed è rappresentata da un pubblico appello lanciato da sette rappresentanti internazionali in favore di una accordo sul nucleare con l’Iran. Un accordo che, secondo questi “leaders” in pensione, rappresenterebbe la via maestra per un dialogo sui diritti umani. I firmatari dell’appello sono, come detto, sette persone: Javer Solana, Ana Palacio, Carl Bildt, Jean – Marie Guehenno, Norbert Rottgen, Robert Cooper e…Emma Bonino. L’ex Ministro degli esteri italiano, colei che pur venendo da valori radicali si prostrò velata davanti a Rouhani, è tra le altre cose la prima firmataria di questo appello lobbista, volto unicamente a favorire le strategie dei Mullah e dei Pasdaran in Medioriente. Orbene: come abbiamo detto, questo appello vuole dimostrare che – per mezzo di una accordo con Teheran sul nucleare, da conseguire entro il 24 novembre – sarà possibile ottenere sviluppo positivi nel dialogo con la Repubblica Islamica, anche sui diritti umani. A tutto questo vogliamo rispondere direttamente, citando e contraddicendo il testo stesso dell’appello diffuso dal Corriere della Sera.

  • “Rimandare la decisione finale (sul nucleare, NdA), benchè difficile, offrirà agli oppositori della via diplomatica nuove opportunità per ostacolare tale processo”

Qui sorge una domanda, un pò all’Alberto Sordi: ma che ce state a pija per culo? Ovvero: ma di cosa stiamo parlando? Ma se è proprio l’Iran che sta dicendo no a qualsiasi proposta reale che permetta l’arrivo ad un vero accordo sul nucleare iraniano. Incredibilmente, e senza vergogna e pudore, una frase del genere arriva pochi giorni dopo che la stessa AIEA ha dichiarato che l’Iran non sta collaborando per dimostrare che il suo programma nucleare non ha un fine militare. Non solo: Teheran rifiuta di dialogare sul programma missilistico, inserito nelle sanzioni internazionali, e sul numero di centrifughe. Tra le altre cose, in queste ore, Teheran ha negato l’intenzione di spedire in Russia l’uranio arricchito. Semmai, il problema che i signori firmatari dovrebbero sollevare, è che l’AIEA non è parte del tavolo negoziale con l’Iran, il che fa ben capire come l’accordo sul nucleare non sia tecnico – ovvero orientato al risultato – ma meramente politico, ovvero orientato a salvare la faccia di qualcuno…

  • “Il mancato raggiungimento dell’accordo, seguito da una escalation delle sanzioni, delle tensioni e dell’isolamento dell’Iran potrebbe incentivare il Paese a produrre armi nucleari, a contrastare piu’ attivamente gli interessi Occidentali, a perpeturare una situazione di stallo militare altamente esplosiva”

Se cosi la pensano questi signori, allora l’appello dovevano andarlo a pubblicare su Fars News in Iran e non in Occidente. E’ Teheran infatti che da 20 anni porta avanti un programma nucleare segreto, un programma missilistico aggressivo e una politica di finanziamento al terrorismo regionale ed internazionale davvero abominevole. Semmai, inoltre, è vero il contrario: un accordo sul nucleare fatto tanto per farlo, per far felice qualcuno che deve finire un mandato zoppo, non farebbe che permettere all’Iran di rafforzare la sua politica aggressiva nella regione, costringendo i Paesi sunniti a difendersi, con un proprio programma nucleare. Una corsa all’atomo che potrebbe coinvolgere in breve tempo Turchia, Arabia Saudita ed Egitto. Quello che sembra, invece, è che in Occidente ci sia una azione lobbista favorita da personalità che vedono nella Repubblica Islamica la gallina dalle uova d’oro con cui firmare presto tanti bei contratti. Una lobby guidata negli Stati Uniti dalla Niac e da Mousavian, ex ambasciatore iraniano a Berlino, vero padre dell’eccidio di Mykonos..

  • “Un accordo finale sul nucleare infonderebbe fiducia e creerebbe lo spazio politico necessario agli europei per coinvolgere nuovamente l’Iran in quell’importante e tutt’ora estremamente necessario, dialogo sui diritti umani che era presente in passato”

Questa frase, proprio questa, rappresenta la fine dell’Occidente. Dopo l’inchino velato della Bonino davanti a Zarif, ecco un’altra perla che dimostra come il democratico Occidente, si stia gradualmente genuflettendo davanti ai Mullah e ai Pasdaran. A questi signori basterebbe rispondere che, dopo l’Accordo di Teheran del 2003, quello che la Comunità Internazionale ottene fu solo…Ahmadinejad. L’Occidente firmò un accordo su cui, come Rouhani stesso ha ammeso, l’Iran aveva bleffato per guadagnare tempo. L’Occidente lo sapeva, ma volle comunque un bad agreement per rafforzare i supposti moderati. Non solo i moderati finirono a culo scoperto, ma al potere in Iran arrivò un negazionista di nome Ahmadinejad, favorito dai Pasdaran e da Khamenei, che fece ripartire le centrifughe al massimo. Ecco oggi ripresentarsi lo stesso bluff: supposti intellettuali che propongono un accordo a tutti i costi, nella speranza di vedere un Iran diverso, una Repubblica Islamica buona. Poveri illusi, figli del Congresso di Vienna e completamente a digiuno del vero significato della Repubblica Islamica. La rivoluzione del 1979, rapita dal Khomeinismo, non permettere reali compromessi con i valori di libertà e democrazia dell’Occidente. Si tratta di valori che, se il regime promuovesse a Teheran, determinerebbero la caduta della Velayat-e Faqih in pochi minuti. Il Khomeinismo, come l’Unione Sovietica, non permette accordi reali, ma verrà sconfitto solo da una vittoria e netta dell’Occidente. Una vittoria da conseguire con l’isolamento del regime, l’empowerment della popolazione iraniana e soprattutto la fermezza delle posizioni Occidentali. Per quanto concerne i diritti umani, vogliamo ricordare che, in un solo anno, il caro Rouhani ha mandato a morte 900 prigionieri…

  • “Tutte le parti possono allontanarsi da un’intesa, ma lo farebbero con la consapevolezza che le alternative – in relazione ai rispettivi interessi strategici – sono molto peggiori e che un’opportunità come questa…potrebbe non ripresentarsi piu'”

Per firmare un accordo con Teheran sul nucleare, ci vorrebbero cinque minuti. Basterebbe che, come ogni Paese parte del Trattato di Non Proliferazione, l’Iran aderisse al contenuto dell’TNP, aprendo le sue centragli per vere ispezioni, rispondendo alle domande dell’AIEA e seguendo i protocolli previsti dalla Comunità Internazionale. In questo modo, non solo l’Iran avrebbe un accordo sul nucleare, ma anche il know how per svilupparlo pacificamente a costi bassissimi. La verità, però, è che l’unico accordo che interessa Teheran è quello che mantenga in vita la possibilità per la Repubblica Islamica di cotruire una bomba nucleare nel prossimo futuro. Uno stato di soglia, come si direbbe in termini tecnici, che non farebbe che provocare ansia nell’intera regione e, come suddetto, le reazioni dei Paesi vicini. Quello che questi firmatari stanno promuovendo, quindi, è un accordo fallimentare e pericoloso, che non rappresenta una opportunità, ma un rischio incalcolato…

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