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In queste ore i media riportano di un nuovo possibile test nucleare del regime della Corea del Nord. Le notizie sono ancora da confermare. Ad ogni modo, quello che è certo è che, appena pochi giorni fa, il regime di Pyongyang ha effettuato un nuovo test missilistico, con il lancio di tre vettori balistici il 6 settembre scorso. Ovviamente, la TV nordcoreana ha mandato in onda il video del nuovo test missilistico.

Proprio da questo video, si evince come la Corea del Nord sia ancora attivamente impegnata nella cooperazione con il regime iraniano. In particolare, il missile testato da Pyiongyang è stato realizzato sulla base della tecnologia iraniana dello Shahab-3 modello New Reentry Vehicle – NRV, mostrato da Teheran intorno al 2010. Non bisogna dimenticare che, proprio lo Shahab-3, rappresenta una versione modificata del missile balistico nordicoreano Nodong-1, adattamento del missile sovietico SS-1 (più noto, in ambito Nato, come SCUD). Come rilevato dagli esperti, la Corea del Nord non aveva mai testato, sino ad oggi, un missile del modello Nodong con la forma della testata triconica, come quelli mostrati dalla TV del regime comunista.  

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Come suddetto, la versione NRV dello Shahab-3 ha un design “triconico”, con un diametro alla base più largo, maggiormente resistente e capace di compiere una serie di manovre al rientro verso l’atmosfera, riuscendo anche a cambiare bersaglio. La parte peggiore della storia, però, è dettata dal quantitativo di esplosivo che il missile può trasportare: l’evoluzione della testate del missile Shahab-3, ha permesso al missile di trasportare una quantità maggiore di esplosivo.

Il test missilistico del 6 settembre scorso, quindi, dimostra chiaramente come Teheran e Pyongyang continuino a collaborare strettamente nel settore miliyare e missilistico. Una cooperazione che deve spaventare la Comunità Internazionale, soprattutto considerando la fragilità dell’accordo nucleare e il fatto che Pyongyang sia già una potenza nucleare.

Per approfondire sulla cooperazione Iran – Corea del Nord, si legga – “Corea del Nord – Iran: l’amicizia col botto!

 

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Dalla firma dell’accordo nucleare, il regime iraniano ha aumentato i suoi sforzi per acquisire material utile al fine di costruire la bomba nucleare (The Algemeiner). La denuncia arriva direttamente da Berlino, ed e’ contenuta nell’annuale rapporto del BfV, il servizio segreto tedesco. Non solo: il BfV rileva anche l’aumento dei tentative iraniani di acquisire tecnologia utile al fine di sviluppare il suo programma missilistico, anch’esso contrario alla risoluzione ONU 2231 (quella che ha legittimato l’accordo nucleare e ha permesso la fine delle sanzioni sul nucleare).

Davanti alle rivelazione del suo servizio segreto, la Cancelliera Angela Merkel ha espressamente dichiarato al parlamento Tedesco (il Bundestag) che, quanto reso noto dal BfV, rappresenta una chiara violazione dell’accordo nucleare e della Risoluzione 2231 (Bild).

Insieme alla rivelazione del servizio segreto tedesco, va anche riportata quella fatta dal think tank americano Institute for Science and International Security – ISIS, voce di primo livello per quanto concerne le questioni tecniche relative al nucleare. Secondo quanto rivela un report l’ISIS, l’Iran ha tentato di comprare da un Paese terzo tonnellate di fibbra di carbonio, materiale usato nelle centrifughe per l’arricchimento dell’uranio, al fine di aumentarne le prestazioni. Il report non cita quale sia il Paese terzo che era disposto a rifornire l’Iran di questo materiale dual-use.

Ad ogni modo, e’ ovvio anche in questo caso l’Iran non ha rispettato i suoi obblighi verso l’accordo nucleare del 14 luglio 2015, considerando che per mezzo della fibbra di carbonio, Teheran potrebbe produrre molto piu’ uranio arricchito rispetto a quello prestabilito a Vienna. Ricordiamo che, secondo quanto dichiarato dall’AIEA, l’Iran gia’ possiede il quantitativo di fibbra di carbonio necessaria, per costruire rotori di sostituzione per le sue centrifughe avanzate  (ISIS).

Queste informazioni rappresentano l’ennesima prova della volonta’ di Teheran di sfruttare il tempo concesso dall’accordo nucleare, non al fine di rappresentare un attore di pace nella regione, ma solamente allo scopo di agire liberamente (e senza pressioni) per completare la strada verso l’ordigno nucleare. Lo stesso principio che nel 2003, come ammesso dall’allora negoziatore nucleare (oggi Presidente) Rouhani, porto’ l’Iran ha firmare l’accordo di Teheran con gli EU-3 (Francia, Germania e Gran Bretagna).

 

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Quando parliamo di programma nucleare e di Iran non dobbiamo applicare il cosiddetto realismo Occidentale, quello basato su una razionalità’ “laica” e su teorie delle relazioni internazionali quali il containment e il soft power. Quando parliamo di nucleare e Iran, anzi, il termine “Iran” non dovrebbe nemmeno essere usato. Gia’, perché questo nome (che ha sostituito la parola Persia), deriva dai tempi dello Shah, anni in cui sicuramente non esisteva una democrazia, in cui indubbiamente il monarca di Teheran si credeva invincibile, ma nei quali il Paese era inserito pienamente nella Comunita’ Internazionale come attore razionale, partecipando attivamente anche alla sicurezza della regione del Golfo.

Con la rivoluzione del 1979 e più propriamente con l’instaurazione della dittatura Khomeinista, il cosiddetto Iran si trasforma in una Repubblica Islamica, uno Stato in cui il Giureconsulto – prima l’Imam Khomeini e oggi l’Imam Khamenei – si sente il rappresentante in terra dell’Imam Nascosto (il Mahdi) e sente su di se una missione ultraterrena, esterna alle regole naturali della convivenza intestatale. Non solo: obiettivo dichiarato di questo Stato, quindi, non e’ solo quello di applicare internamente i dettami della Sharia, ma anche di avviare un jihad militare attivo, allo scopo di trasformare il mondo stesso in senso islamico e creare il contesto per il ritorno del Mahdi (visto in altro modo, l’arrivo del Messia).

Ora, di gruppi estremisti e radicali ce ne sono in ogni religione e rappresentano davvero un pericolo gravissimo ancora oggi. Quando, pero’, questi gruppi si fanno Stato, applicare con questo “Stato messianico” le naturali regole delle relazioni diplomatiche bilaterali e multilaterali, ha davvero poco senso. Soprattutto, non va mai fatto un errore fondamentale: non bisogna mai sottovalutare l’effetto pratico delle parole messianiche e apologetiche che i clerici iraniani hanno espresso ed esprimono continuamente. Al contrario di quanto avviene in Occidente infatti – ove alle parole populiste e ideologiche, quasi sempre seguono azioni diverse – nella Repubblica Islamica e’ bene prendere molto seriamente quanto e’ stato detto e scritto dall’Ayatollah Khomeini, da Khamenei e dagli altri Ayatollah del Paese. Cio’, perché se la Repubblica Islamica non aderisse completamente ai suoi obiettivi ideologici e fanatici, non avrebbe motivo di esistere: per questo motivo, sin dal 1979, l’Iran ha messo in atto tutti i mezzi possibili per “esportare la rivoluzione”, teoria e pratica permanente di un regime che si vede solo come un tramite tra la Terra e il Cielo.

Ecco perché vogliamo riproporvi alcuni passaggi della lettera scritta dall’Imam Khomeini nel 1988, quando l’Ayatollah fu costretto a “bere il calice avvelenato”, ovvero a firmare il cessate il fuoco con l’Iraq. In quella lettera (qui il testo completo dal sito del CFR: http://goo.gl/PdgpJk), Khomeini rivela che i capi dei Pasdaran e dell’Artesh (l’esercito regolare iraniano), hanno avvisato che la vittoria non arriverà a breve termine. Anzi, per poter sconfiggere l’Iraq sarebbero necessari almeno altri cinque anni, uniti ad processo di ampio riarmo. In tal senso, e qui sta il punto centrale, Khomeini scrive (riportiamo testualmente in lingua inglese):

with the grace of God, he can embark on offensive operations if after 1371 [1992] the Islamic republic is able to have 350 infantry brigades, 2,500 tanks, 300 fighter planes and 300 helicopters as well as having the ability to make a substantial number of laser and atomic weapons which will be the necessity of the war at that time.

In poche parole, Khomeini raccontava le necessita’ richieste dal capo dei Pasdaran per lanciare una grande offensiva nel 1371 (ovvero nel 1992). Tra le richieste, come si puo’ leggere, anche la produzione di un sostanziale numero di bombe laser e atomiche, necessarie durante il periodo di guerra. La lettera, si badi bene, venne resa nota dall’Ayatollah Rafsanjani nel 2006 e quando venne pubblicata, la parola bomba atomica venne cancellata dalla lettera su richiesta del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Nonostante l’uso del bianchetto, pero’, il vero contenuto della missiva e’ stato reso noto ed e’ straordiariamente coincidente con quello che e’ stato lo sviluppo del programma nucleare militare clandestino del regime iraniano.

Della lettera, quindi, va sottolineato un altro fondamentale passaggio. Eccolo:

He also said that America should be evicted from the Persian Gulf, otherwise he would not succeed

Ancora il Capo dei Pasdaran, quindi, faceva notare all’Ayatollah Khomeini che per ottenere un pieno successo, il regime iraniano doveva eliminare completamente la presenza americana nel Golfo Persico.

Il programma nucleare clandestino dell’Iran, come noto, e’ partito – coerentemente con quanto scritto nella lettera di Khomeini – proprio alla fine della guerra contro l’Iraq. Nonostante l’Iran fosse un membro del Trattato di Non Proliferazione Nucleare e avesse quindi il diritto di sviluppare un programma nucleare civile pacifico in cooperazione con la Comunità Internazionale (tra l’altro a costi bassissimi), la Repubblica Islamica ha preferito seguire una via clandestina, costosissima, affiancato da un altro costosissimo programma, ovvero quello dello sviluppo dei missili balistici. 

Vogliamo quindi ricordare che, lo stesso Ayatollah Khamenei, ha dichiarato fondamentale per la Repubblica Islamica costruire una bomba nucleare. Le sue parole, dette durante un incontro con gli alti dirigenti della Repubblica Islamica nel 1984, sono state rivelate da un documento interno dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica-AIEA. Secondo questo documento, quindi, Khamenei riteneva necessario lo sviluppo di armi nucleari per sconfiggere i nemici dell’Iran e per determinare il ritorno dell’Imam Mahdi. 

Solamente in un secondo momento, dopo l’esposizione del programma nucleare clandestino dell’Iran, Khamenei e la diplomazia iraniana hanno cominciato a diffondere il mito di una “fatwa sulle armi nucleari” pronunciata dalla Guida Suprema. Piccolo problema, di questa fatwa non c’e’ alcuna traccia sul sito ufficiale della Guida Suprema in farsi. Sono riportati articoli e discorsi in cui Khamenei assicura che l’Iran non vuole costruire armi nucleari, ma nel senso legislativo del termine – centrale per la validità di un editto legislativo islamico – non esiste alcuna traccia. Al contrario, esiste traccia di una risposta in Farsi sulla pagina Facebook di Khamenei, in cui la Guida Suprema nega l’esistenza stessa della fatwa sulle armi nucleare e le parole dell’Ayatollah Meshba Yazdi – potente membro dell’Assemblea degli Esperti – nega l’esistenza di un divieto di produzione di armi nucleari nell’Islam.

Vogliamo chiudere proprio con le parole dell’Ayatollah Mesbah Yazdi, perche’ siano un  monito per tutto l’Occidente e per tutti coloro che si illudono sul negoziano con l’Iran:

i leader spirituali [in Iran] hanno accettato l’uso delle armi nucleari come conforme alla shari’a. Va chiarito che molti ritengono che l’uso delle armi di distruzione di massa siano vietate nell’Islam perché colpiscono indiscriminatamente i civili. La teologia sciita, però, dimostra il contrario e basti qui ricordare che, nel XIX secolo, il giurista Sayyed Ali Tabatabai disse chiaramente che è possibile combattere con ogni mezzo per arrivare alla vittoria‘ ”.

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Circa un mese fa un alto ufficiale del regime nordocoreano è venuto a mancare per cause naturali. Si trattava del Generale Jon Pyong Ho, pluridecorato generale, uomo chiave del Partito dei Lavoratori coreani (la versione nordcoreana del Partito Comunista). Al funerale di Pyong Ho, era presente praticamente tutto il regime, con il dittatore Kim Jong Un in testa alla rappresentanza ufficiale. Come mai il Generale Pyong Ho era così importante a Pyongyang? La risposta è molto semplice: Pyong Ho era il padre del programma nucleare della Corea del Nord. Fu lui, infatti, a trattare con A.Q. Khan – padre dell’atomica pakistanae fu lui a far trasferire nell’impianto di Yongbyon il modello di centrifughe P2, usate da Islamabad. A dispetto del fatto che la bomba nucleare pakistana è prodotta per mezzo sull’arricchimento dell’uranio, mentre quella nordcoreano è incentrata sul plutonio, il fondamento del programma nucleare dei due paesi è lo stesso.

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Come riportato dal quotidiano nordcoreano Rodong Sinmun, il funerale del Generale Jon Pyong Ho, è stato organizzato da ben 88 alti rappresentante del regime. Il primo nella lista era Kim Yong Nam, attuale Presidente della Assemblea Suprema del Popolo ed in passato già nominato Ministro degli Esteri. Il nome di Kim Yong Nam, per la cronaca, ha già messo in passato in allarme la Comunità Internazionale: è stato lui, infatti, che nel 2002 è volato a Damasco per incontrare Bashar al Assad e vendere al dittatore arabo le copie della tecnologia necessaria per replicare in Siria una copia del reattore di Pyongyang (usato dalla Corea del Nord per produrre il plutonio).Come si ricorderà, solamente cinque anni dopo, gli israeliani bombardarono e distrussero il reattore di al Kibar, nella regione siriana di Deir ez-Zon.

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Kim Yong Nam, quindi, è anche un noto personaggio a Teheran. Di lui si hanno fotografie in compagnia dell’ex Presidente iraniano Ahmadinejad e della Guida Suprema Ali Khamenei, a cui ha fatto visita l’ultima volta nel 2012. Durante quell’incontro, per la cronaca, Khamenei sottolineò a Nam che l’Iran e la Corea del Nord hanno gli stessi nemici e devono marciare insieme per raggiungere i comuni obiettivi.

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Oggi, secondo informazioni interne al regime nordcoreano, Kim Yong Nam avrebbe ereditato le resposabilità del Generale Jon Pyong Ho, in merito al programma nucleare e missilistico di Pyongyang. Come noto, soprattutto in campo missilistico, la collaborazione tra Iran e Corea del Nord è strettissima. Basti pensare che il missile balistoco iraniano Shahab 3, in pratica, è meramente una copia del missili nordcoreano No Dong (a sua volta derivazione del missile pakistano Ghauri). Questa perversa collaborazione tra Teheran e Pyongyang, potrebbe presto trasferirsi massicciamente anche in campo nucleare: il regime nordcoreano, infatti, pare aver iniziano una produzione massiccia delle centrifughe P2, quelle che a Teheran vengono chiamate IR-2 (oggi Teheran dispone di poche centrifughe IR-2). Si tratta di centrifughe molto piu’ veloci del modello P1 (IR-1), che farebbero molto comodo all’Iran in caso di fallimento del negoziato nucleare.

Perciò, se la Comunità Internazionale non rispettasse le volontà dell’Iran, Teheran – con il supporto della Corea del Nord – potrebbe installare velocemente numerose cascate di centrifughe IR-2 e produrre velocemente sufficiente uranio arricchito al 90% per la costruzione della bomba nucleare. Uranio che si andrebbe a sommare a quello già in posseso di Teheran (arricchito al 20%) e trasformato per il momento in ossido. Come dimostrato dal think tank ISIS, infatti, l’Iran potrebbe riconvertire l’ossido in uranio in meno di tre mesi. Nel febbraio 2014, vogliamo ricordarlo, il Ministro degli Esteri iraniano Zarif decide di interrompere i negoziati sul nucleare, proprio per andare ad incontrare il Vice Ministro degli Esteri della Corea del Nord Ri Gil Song, uomo di fiducia di Kim Yong Nam…

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Sadegh Zibekalam è un professore dell’Università di Teheran, ove insegna Scienza Politica. Laureato a Bradford, Sadegh conosce molto bene l’inglese e per questo è un volto conosciuto dai media internazionale (è apparso diverse volte anche su al Jazeera e BBC). Nonostante Sadegh Zibekalam non sia un attivista contro il regime, negli ultimi tempi si è distinto per la sua attività di denuncia delle promesse mancate dal nuovo Governo e delle bugie degli ultra conservatori in merito al programma nucleare. In una lettera indirizzata al Presidente Rohani, ad esempio, Sadegh Zibekalam ha denunciato come il neo Presidente iraniano non avesse  tenuto fede alle promesse fatte durante la campagna elettorale. Tra le altre cose, nella missiva il professore iraniano ricordava a Rohani come Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi si trovassero ancora in isolamento coatto, pur non avendo ricevuto alcun processo e alcuna legale condanna. La lettera, chiaramente, ha indispettito gli Ayatollah.

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Ciò che però ha mandato su tutte le furie il regime, è stata una seconda lettera scritta dal Professor Zibakalam,indirizzata a Hossein Shariatamdari, voce della Guida Suprema Khamenei e direttore del quotidiano ultraconservatore Kahayan. In questa lettera, molto coraggiosamente, Zibakalam incalzava il Direttore chiedendo quali vantaggi avesse portato il programma nucleare alla Repubblica Islamica. Secondo il professore di Teheran, infatti, il programma nucleare rappresenta unicamente una perdita di soldi non giustificabile, soprattutto considerando i problemi sociali che l’Iran ha al suo interno. Tra le altre cose, Zibakalam evidenziava anche come – sul piano diplomatico – la posizione dell’Iran fosse peggioranta, paragonando la parabola discendente della Repubblica Islamica a quella del Pakistan e della Corea del Nord dopo l’acquisizione della bomba atomica.

La risposta del regime è stata veemente: il professor Sadegh Zibakalam è stato immediatamente convocato dal Procuratore Generale di Teheran e accusato di diffondere bugie, falsa propaganda e disturbo della quite pubblica. Insultato e trattato come un traditore, Zibakalam è stato rilasciato su cauzione dopo aver pagato ben 50 milioni di Toman,  pari a circa 20.000 dollari. In poche parole, ancora una volta, il regime ha dimostrato di vivere nel culto del programma nucleare e di considerare nemico chiunque metta in dubbio un aspetto del programma stesso. La brutta vicenda capitata a Sadegh Zibakalam, tra l’altro, dimostra concretamente come – anche dopo le elezioni Presidenziali – il regime iraniano sia rimasto identico e le posizioni di Hassan Rohani non differiscano in nulla rispetto a quelle di Ahmadinejad.

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Il 20 gennaio il cosiddetto Joint Plan of Action è entrato in vigore. In poche parole, l’accordo raggiunto tra il 5+1 e Teheran a Ginevra nel novembre del 2013 è diventato operativo e parte delle sanzioni internazionali verso il regime degli Ayatollah verrà gradualmente ammorbidita. Secondo la diplomazia occidentale, questo lifting porterà nelle casse del regime “solamente 7-8” miliardi di dollari ma, come ammesso dallo stesso regime, i soldi che entranno nelle mani dei Pasdaran e della Guida Suprema saranno molti di più. Basti ricordare che, il 30 novembre scorso, il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araqchi ha candidamente ammesso che Teheran otterrà 15 miliardi di dollari solamente dagli introiti derivanti dala riduzione delle sanzioni sul settore petrolifero.

Il problema, purtroppo, è che questo ammorbidimento delle sanzioni sta generando – come abbiamo visto in questi ultimi mesi – una corsa al business con la Repubblica Islamica. Come sempre, Teheran sta diffondendo grandi sorrisi, illudendo il mondo sulle sue reali intenzioni di fermare il programma nucleare. La verità, però, è ben diversa e sono gli stessi rappresentanti del regime a rivelare la loro intenzione di non adempiere seriamente agli obblighi previsti dall’accordo di Ginevra. Leggendo il testo del Joint Plant of Action, infatti, l’Iran si impegna nei seguenti sei mesi ad eliminare le sue riserve di uranio al 20% e non aumentare il quantitativo di uranio arricchito al 5% in forma di Uf6 (esafloururo di uranio, utilizzato per la produzione della bomba nucleare). Secondo quanto stabilito in Svizzerà, infatti, Teheran deve convertire metà dell’uranio arricchito al 20% in ossido per la fabbricazione di combustibile per il reattore di Teheran (noto come TRR). La metà dell’uranio al 20% rimanente, quindi, andrà convertità dagli scienziati in uranio arricchito non oltre il 5%. Aspetto centrale, da non dimenticare, tutto il nuovo uranio arricchito al 5% prodotto dall’Iran nei prossimi sei mesi – compreso quello ottenuto con la conversione dell’uranio al 20% – dovrà essere convertito in ossido (UO2), utilizziabile unicamente per la produzione di barre di combustibile per i reattori nucleari.

Qui sotto riportiamo, precisamente ed in lingua originale, quanto previsto in merito dal Joint Plan of Action:

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Dove sta il problema? Il problema, grave, sta nel fatto che l’Iran non ha alcuna intenzione di conformarsi realmente a questo accordo, rinunciato alla crescita della quantità di uranio arricchito in suo possesso. Il Capo dell’Agenzia Atomica Iraniana, il già Ministro di Ahmadinejad Ali Akbar Salehi, ha affermato che la  metà dell’uranio al 20% che Teheran dovrebbe convertire in uranio al 5%, verrà lasciato in forma di Uf6 e non verrà convertito in ossido (agenzia Isna). Così facendo, quindi, Teheran andrà ad aumentare di 400 kg l’uranio al 5% prodotto, raggiungendo una riserva totale di circa 7,150 Kg. Secondo il regime infatti, l’accordo non obbliga Teheran a convertire anche quel nuovo uranio prodotto al 5% in ossido. Si tratta, chiaramente, dell’ennesima lettura unilaterale di un accordo internazionale da parte del regime iraniano. A questo punto, aspetto fondamentale, bisogna capire una cosa: perchè avviene questo? Perchè, se Teheran vuole davvero un programma nucleare pacifico, ha problemi a convertire tutto l’uranio Uf6 in suo possesso in ossido UO2? Lo scopo non dovrebbe essere solo quello di produrre barre di combustibile per i reattori?

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La risposta è, come sempre, davanti ai nostri occhi ed è molto chiara: la Repubblica Islamica non ha affatto volontà di rinunciare a costruire la bomba nucleare. Mantenere l’uranio in forma di Uf6, anche se arricchito solamente solamente sino al 5%, permetterà sempre al regime di far ripartire l’arricchimento al 20% in qualsiasi momento, utilizzando tra l’altro centrifughe 15 volte più veloci delle precedenti (in merito si legga questa agenzia iraniana: Iran’s new centrifuges 15 times more powerful than old ones, says Salehi). Questa hudna (tregua) con l’Occidente, quindi, è meramente funzionale al bisogno del regime di uscire dall’isolamento internazionale e far ripartire una economia praticamente al collasso. Senza contare che, grazie a questo appeasement, gli Ayatollah avranno anche modo di sbarazzarsi delle sacche, sempre più rilevanti, di opposizione interna.

Pensare veramente che un regime come quello iraniano – fondamentalista, khomeinista, terrorista e corrotto – voglia davvero rinunciare a diventare la super potenza mediorientale solamente per far felici gli odiati nemici occidentali, è davvero irrealistico, ingenuo e soprattutto pericoloso…Come riprova di quanto scriviamo, vi riproponiamo un video del 2010 in cui Hassan Rahimpour Azghadi membro del Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale – organo che opera da Qom sotto il diretto controllo della Guida Suprem Ali Khamenei – dichiara senza peli sulla lingua i veri fini della Repubblica Islamica creata da Khomeini. 

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Mentre i rappresentanti occidentali, Italia in testa, si recano a staffetta in Iran per stringere le mani di Rohani e Zarif, il regime iraniano continua spedito il suo programma nucleare. In questi giorni – a dispetto del quasi totale silenzio dei media italiani – alcune clamorose notizie sono state pubblicate dai media iraniani. In primis, le affermazioni del clerico Muhammad Nabavian, parlamentare rappresentante dell’area di Teheran. Secondo Nabavian, sebbene il programma nucleare iraniano sia pacifico, la Repubblica Islamica potrebbe costruire una bomba nucleare in sole due settimane, con 270 kg di uranio arricchito al 20% e 20.000 centrifughe in azione. Questa bomba, precisa il clerico, avrebbe il preciso scopo di abbattere Israele. 

La notizia dovrebbe destare enormi timori, soprattutto se si considerano altre due news assai preoccupanti che arrivano dall’Iran. La prima riguarda proprio il parlamento iraniano: ben 218 membri del Majles hanno firmato una bozza di legge che obblica il Governo iraniano ad arricchire l’uranio al 60%. Il parlamento voterà la legge nelle prossime due settimane e il Vice Ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha già dichiarato che, in caso di approvazione, l’esecutivo sarà vincolato a rispettare il volere del Parlamento (Fonte Mehr News)-

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La seconda notizia arriva direttamente dalla bocca di Ali Akbar Salehi, capo dell’Agenzia Atomica Iraniana. Salehi ha dichiarato che 1000 nuove centrifughe IR-2 sono state installate, in base ad una decisione presa dal Governo Ahmadinejad (fonte Isna). Purtroppo non basta: il capo dell’AEOI ha anche ammesso che Teheran sta testando nuovi modelli di centrifughe di terza e quarta generazione (fonte Fars News). Salehi, quindi, ha rimarcato che la temporanea sospensione dell’arricchimento dell’uranio al 20% è una scelta volontaria della Repubblica Islamica, basata unicamente su scelte legate agli interessi economici iraniani. Tanto per ricordare agli Occidentali di non farsi troppe illusioni… 

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Infine, vi riportiamo un articolo uscito nel mese di dicembre su Mehr News: l’analisi è dedicata al programma missilistico della Repubblica islamica. L’autore, non soltanto rimarca che i missili iraniani sono stati la leva che ha portato l’Occidente al tavolo dei negoziati, ma sottolinea e precisa chiaramente che questi missili possono colpire senza problemi l’Europa dell’est e ben 60 paesi in tutta l’Asia…

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