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Qualche settimana fa avevamo annunciato che, a dispetto della condizionale pagata e delle difficili condizioni di salute, il regime iraniano aveva ordinato al blogger Hossein Ronaghi Maleki di tornare in carcere (No Pasdaran).

La notizia l’aveva annunciata lo stesso Hossein per mezzo di un tweet (Twitter), in cui dichiarava anche che i suoi genitori erano profondamente tristi per il suo prossimo ritorno in cella. Dopo aver mostrato pubblicamente l’ordinanza del Tribunale, Hossein aveva anche annunciato che si sarebbe presentato spontaneamente davanti al Procuratore.

Cosi e’ stato: lo scorso mercoledì, Hossein si e’ recato al Tribunale Rivoluzionario di Teheran ove, ovviamente, e’ stato immediatamente fermato e riportato in cella. Questo, lo ripetiamo, nonostante Hossein fosse stato rilasciato (nuovamente) nel giugno scorso, ancora una volta per motivi medici (Hrana).

Arrestato per il suo sostegno all’Onda Verde – il movimento di protesta del popolo iraniano iniziato nel 2009 e represso nel sangue – Hossein Ronaghi-Maleki e’ stato condannato a 15 anni di detenzione. 

In carcere Hossein ha contratto numerose malattie, in particolare ai reni. Malattie che lo hanno portato vicino al decesso e costretto a numerose ospedalizzazioni. Rilasciato una prima volta nel 2012, Hossein e’ stato nuovamente fermato per essersi recato – con altri attivisti – nella Provincia dell’Azerbaijan iraniano, per aiutare le vittime del terremoto.

Mentre Hossein ritorna in carcere, una nuova missione di imprenditori italiani – guidati dalla controllata statale SACE – si appresta ad arrivare in Iran (Irib Italia). Ci chiediamo cosa resti oggi di quella “inderogabile solidarietà politica, economica e sociale“, impressa nell’articolo 2 dei Principi fondamentali della Costituzione (antifascista) Italiana, che recita: “La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità, e richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale” (Senato).

Probabilmente, almeno per la Cassa Depositi e Prestiti, molto poco…

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Ai lettori di questo sito lunga e drammatica storia di Hossein Ronaghi-Maleki, blogger iraniano, e’ ben conosciuta. In Italia di lui ha parlato anche Carla Reschia, giornalista de La Stampa (La Stampa).

Arrestato per il suo sostegno all’Onda Verde – il movimento di protesta del popolo iraniano iniziato nel 2009 e represso nel sangue – Hossein e’ stato condannato a 15 anni di detenzione. 

In carcere Hossein ha contratto numerose malattie, in particolare ai reni. Malattie che lo hanno portato vicino al decesso e costretto a numerose ospedalizzazioni. Rilasciato una prima volta nel 2012, Hossein e’ stato nuovamente fermato per essersi recato – con altri attivisti – nella Provincia dell’Azerbaijan iraniano, per aiutare le vittime del terremoto (No Pasdaran).

Rilasciato, sempre per motivi medici nuovamente nel settembre del 2014, Hossein e’ stato riarrestato all’inizio del 2015 e rilasciato su cauzione il 17 giugno scorso, dopo che la sua famiglia ha pagato 500,000 dollari al regime.

Ora, in maniera inaspettata, Hossein e’ stato nuovamente richiamato nel carcere di Evin, per scontare la sua condanna a 15 anni di detenzione (Journalism Is Not A Crime). Ad annunciarlo e’ stato lo stesso Hossein per mezzo del suo account Twitter (Twitter).

Sul suo blog, Hossein ha scritto una lettera aperta al Presidente iraniano Rouhani, denunciando ancora le repressioni, volute direttamente dall’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema dell’Iran. Nella lettera Hossein denuncia anche la follia dei Basij e l’uso delle autorità di false accuse contro gli attivisti, tra cui quella di essere sostenitori del Wahhabismo o della fede Baha’i (Ronaghi.me).

Per avere più notizie di Hossein Ronaghi-Maleki, qui un suo profilo approfondito (Journalism Is Not A Crime). Di sotto, il mandato di comparizione della Corte Rivoluzionaria iraniana, che ordina ad Hossein di tornare in carcere. Il blogger iraniano ha denunciato che la decisione sarebbe un effetto diretto delle pressioni dell’unita’ di intelligence dei Pasdaran (Twitter).

La PEN America ha lanciato una “urgent action per evitare il ritorno di Hossein in prigione. Vi invitiamo a sostenerla (PEN).

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Nervana Mahmoud, famosa blogger egiziana, non ci gira intorno: l’accordo nucleare con l’Iran, rappresenta un potenziale “bacio mortale” per le prospettive di pluralismo democratico in tutto il Medioriente. Grazie a questo accordo, infatti, i rappresentanti illiberali nell’Islam – sia sciiti che sunniti – riceveranno un enorme incoraggiamento. In seguito a questo accordo “il Presidente americano Obama sara’ ricordato dai libri di storia come colui che ha abbracciato i nemici del liberalismo in Medioriente” (Ahram).

Nel suo articolo, Nervana ricorda anche di aver visitato personalmente la Repubblica Islamica qualche anno fa. In Iran, a sua sorpresa, la blogger egiziana trovo’ una società vibrante, con una gioventù carica di valori liberali e voglia di democrazia. “Questi ragazzi” – sottolinea Nervana – “potranno anche celebrare oggi l’alleggerimento delle sanzioni e la fine dell’isolamento, ma e’ assai difficile che l’accordo nucleare sanerà il divario esistente tra loro e i governanti teocratici“. Per i Mullah, infatti, l’accordo nucleare rappresenta unicamente il riconoscimento che, per l’Occidente, il modello teocratico anti-modernista e’ un modello di un successo. 

Non solo: anche per quanto concerne le speranze di vedere l’Iran cambiare il suo atteggiamento aggressivo, secondo la blogger egiziana, si tratta solamente di una grande illusione. In una fase in cui e’ in corso una vera e propria guerra settaria in diversi Paesi Arabi, un Iran più forte determinerà unicamente l’avvio di processi imitativi, rafforzando gruppi e movimenti politici anti-democratici e teocratici.  L’ingerenza iraniana in Libano, Iraq, Siria e Yemen, causerà l’arrivo al potere di forze concorrenti, anche loro ispirate all’Islamismo politico. Dal 1979, infatti, l’Islamismo sunnita ha imparato una sola lezione dall’Iran: “Yes we can“, uno slogan scandito dagli islamisti ben prima della vittoria elettorale di Obama nel 2008. L’Islamismo Arabo vede nell’Iran teocratico un modello capace di realizzare i loro sogni di dominio della società mussulmana. Il nuovo accordo nucleare, quindi, non farà che rafforzare questo terribile obiettivo. 

La Siria, per la blogger Nirvana Mahmoud, sara’ il primo Paese a pagare il prezzo dell’Iran Deal. Il Paese resterà imprigionato nella guerra settaria tra sciiti e sunniti, guidata da forze radicali, anti-democratiche e spietate. Nello stesso Egitto – ove ne la rimozione di Mubarak e ne la fine del regime di Morsi hanno prodotto una democrazia liberale – una parte dei Fratelli Mussulmani ha cominciato a guardare con interesse al modello iraniano, nonostante il forte antagonismo con gli sciiti. Parte dei Fratelli Mussulmani, infatti, ritiene che il fallimento di Morsi e’ stato direttamente causato dalla sua “riluttanza a portare avanti una politica rivoluzionaria”. In questo contesto, la violenza imposta dai Mullah dopo il 1979 contro le opposizioni, viene vista come un “modello”. Dall’altra parte, gli stessi sostenitori del Presidente al-Sisi, useranno l’Iran come pretesto per giustificare repressioni contro le opposizioni, coprendo le loro azioni dietro al fatto che, un Occidente che legittima il regime iraniano dopo 36 anni di violenza, non ha il potere morale di giudicare l’Egitto.

Il durissimo op-ed di Nervana Mahmoud si conclude ricordando il discorso tenuto da Obama al Cairo nel 2009. Un discorso in cui il Presidente americano parlo’ di tolleranza, rispetto per le minoranze, libertà di religione e diritto a godere di una reale democrazia. L’accordo nucleare con l’Iran va esattamente dalla parte opposta rispetto a questi nobili obiettivi. Iran Deal, infatti, legittima un regime che abusa quotidianamente dei diritti umani e che prende in giro l’intera Comunità Interazionale. I suoi effetti collaterali, ovviamente, non potranno che essere estremamente drammaticamente negativi e pericolosi.

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Ahmad Ronaghi Maleki è un uomo disperato. Le sue parole si spezzano, mentre denuncia il nuovo arresto di suo figlio Hossein Ronaghi Maleki, il noto attivista iraniano arrestato nuovamente sabato scorso. La storia di Hossein ve l’abbiamo già raccontata diverse volte:  blogger conosciuto con il nome di Babak Khorramdin – personaggio mitologico iraniano che lottò per la libertà – Hossein è stato arrestato nel 2009 per la sua attività contro la censura del regime. Il ruolo di Hossein è stato molto importante per far conoscere al mondo le proteste dell’Onda Verde, manifestazioni di piazza represse dal regime senza alcuna pietà. Condannato a 15 anni di carcere dal giudice Pir Abbasi, Hossein è stato rilasciato nel 2012, unicamente per il suo gravissimo stato di salute. Per mesi, lo ricordiamo, il regime gli ha negato la libertà, minacciandolo anche di lasciarmo morire in prigione. Solo lo sciopero della fame dichiarato da Hossein ha costretto i giudici a cambiare idea.

Il 28 febbraio scorso, quindi, Hossein è stato convocato nuovamente dal giudice del Tribunale Rivoluzionario. La ragione ufficiale della nuova convocazione di Hossein è stata la necessità di fargli nuovi controlli medici. Si trattava, purtroppo, di una scusa: nonostante i problemi di salute di cui soffre ancora, Hossein è stato nuovamente arrestato e trasferito nel carcere di Evin, dove sono detenuti i prigionieri politici. Oggi si trova nel braccio 8 della nota prigione iraniana, perchè il braccio solito dove sono detenuti i nemici del regime (quello 350) è ormai saturo.

Parlando con il sito Iran Wire, Ahmad Ronaghi Maleki ha gridato tutto il suo dolore. Il 2 marzo, quindi, si è recato davanti all’ufficio del Procuratore per protestare con un sit-in contro la decisione di riarrestare Hossein. “Io siederò qui indossando un lenzuolo” – ha dichiarato Ahmad – “porterò con me della benzina e se non mi risponderanno, mi darò fuoco. Se tenteranno di impedirmelo, brucerò anche loro con me. Le autorità hanno preso Hossein senza alcuna ragione. Hanno anche contraddetto lo stesso perdono concesso dalla Guida Suprema. E’ stato convocato dal giudice con un pretesto ed è stato arrestato. “.

Ahmad ha anche rivelato che, per protestare contro il nuovo arresto, Hossein Ronaghi Maleki ha dichiarato nuovamente lo sciopero della fame. Secondo quanto riferito da suo padre, dopo essere stato portato via, durante una conversazione telefonica con i suoi cari. Hossein ha affermato: “che differenza fa se muoio per suicidio o vengo ucciso?”. Ricordiamo ancora che Hossein soffre di problemi ai reni, di emmoragie intestinali e ha un problema di urinazione incontrollata (per via dei reni).

Prima che sia troppo tardi, vi preghiamo di sostenere la campagna per la liberazione del blogger Hossein Ronaghi Maleki.

Vi preghiamo di:

Firmare la petizione: http://bit.ly/1DOzIBy

Iniziare un vero e proprio tweet bombing al Primo Ministro Renzi e al Ministro degli Esteri Gentiloni per pretendere una azione diplomatica della Farnesina per la liberazione di Hossein. Ricordiamo che Gentiloni ha da poco visitato l’Iran, ma non ha menzionato mai la questione dei diritti umani nella Repubblica Islamica.

Qui sotto i loro account:

Questo un esempio di tweet da inviare:

.@matteorenzi @paologentiloni Chiediamo un’azione dell’‘na per la liberazione del blogger ‘iano #HosseinRonaghi. #FreeHossein

Vi chiediamo anche di mettere in atto lo stesso tweet bombing verso gli account dei rappresentati del regime iraniano. Qui sotto un esempio di tweet da inviare in inglese:

.@Khamenei_ir @HassanRouhani @JZarif We ask for the immediate release of the blogger #HosseinRonaghi. #FreeIran

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=OmqXfOVJpq8%5D

 

 

 

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Questa foto ritrae la famiglia Ronaghi-Maleki mentre celebra il Nowruz, il capodanno persiano. Ancora una volta, purtroppo, si tratta di un triste capodanno per tutta la famiglia: Hossein, uno dei figli, si trova ancora in carcere e le sue condizioni di salute sono disperate. Hossein è un blogger iraniano che, durante le proteste del 2009, ha lottato per la libertà del suo popolo.

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Arrestato, ha vissuto oltre 13 mesi in completo isolamento, subendo inaudite torture. Le sue condizioni di salute si sono aggravate e Hossein ha praticamente perso l’uso di un rene. Dopo essere stato rilasciato una prima volta, è stato riarrestato nell’agosto del 2012 per essersi recato ad aiutare i terremotati della provincia dell’Azerbaijan, senza il beneplacito del regime. Alle sue proteste per le condizioni dramatiche di detenzione, il Procuratore iraniano ha reagito affermando che “al massimo Hossein morirai in carcere…avremo certo dei problemi con i media, ma dopo qualche settimana tutto sarà dimenticato…“.

Il 14 marzo scorso, il padre di Hossein ha rilevato che la Corte Rivoluzionaria di Teheran, ha negato ancora al figlio il diritto di accedere alle cure mediche, determinando il concreto rischio di un decesso del detenuto. Per questo, gli attivisti di tutto il mondo hanno lanciato una petizione urgente per Hossein Ronaghi Maleki. Vi invitiamo a leggerla, firmarla e diffonderla.

Urgent Action for Iran blogger Hossein Ronaghi Maleki: http://urgentactionforafreeiran.yolasite.com/

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PER NON DIMENTICARE IL BLOGGER SATTAR BEHESHTI, MASSACRATO DAL REGIME NEL 2012

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La scorsa settimana la responsabile della politica estera dell’Unione Europea, la baronessa Catherine Ashton, ha visitato l’Iran. Chiaramente, la visita è stata usata dal regime iraniano per glorificare i suoi leader e per sottolineare come, ancora una volta, l’Occidente si fosse piegato alla velayat-e Faqih. Peccato, però, che qualcosa durante la permanenza della Ashton nella Repubblica Islamica è andato storto: la rappresentante dell’Unione, infatti, si è recata a far visita alla madre del blogger Sattar Beheshti, torturato fino alla morte dagli agenti Pasdaran nell’ottobre del 2012. La notizia della morte di Sattar, da noi ampiamente diffusa, generò anche in Iran un moto di protesta e i Mullah furono costretti ad aprire una inchiesta. Ovviamente, i veri responsabili non vennero mai arrestati e il regime lasciò presto cadere l’inchiesta.

La visita della Ashton alla signora Gohar Eshghi ha rappresentato un affronto verso l’autorità. Un gesto sgradito che, come sempre, andava nascosto al pubblico al fine di evitare pericolose conseguenze. Ecco allora che i giornalisti al servizio degli Ayatollah si sono prodigatu per cancellare ogni traccia dello sgradito evento: qui sotto potrete vedere voi stessi come il quotidiano iraniano Javan – vicino alle Guardie Rivoluzionarie – ha completamente cancellato, grazie al computer, l’immagine della madre del blogger Behesti e la fotografia del figlio deceduto che, amorevolmente, teneva in mano.

CCCCCCVogliamo qui ricordare la coraggiosa e solitaria battaglia che la madre di Sattar Beheshti sta portando avanti per far condannare gli assassini di suoi figlio. Sattar, è importante saperlo, venne arrestato per la sua attività in Facebook dedicata ai diritti dei lavoratori, da sempre calpestati nella Repubblica Islamica. La risposta del regime, come sempre, è stata completamente negativa: al contrario, sinora la mano insaguinata dei giudici iraniani si è abbattuta solamente contro il Dottor Reza Pourhaydar, il medico legale che per primo eseguì l’autopsia sul corpo di Sattar, denunciando la morte violenta del blogger. Reza Pourhaydar, si badi bene, è stato arrestato alla fine del 2013, quando il supposto Presidente moderato Rohani era già divenuto il nuovo capo del Governo iraniano da diversi mesi. Una nuova prova di come nulla sia cambiato all’interno della Repubblica Islamica e della necessità di riprendere la via del completo isolamento diplomatico del regime degli Ayatollah.

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