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Il 26 agosto scorso la famiglia del blogger Sattar Beheshti, torturato e ucciso dal regime nel novembre del 2012, aveva organizzato una cerimonia in ricordo del loro caro. In quella occasione, infatti, i famigliari volevano festeggiare il compleanno di Sattar, nato proprio il 26 agosto del 1977.

Purtroppo, la famiglia e gli amici di Sattar non hanno fatto nemmeno in  tempo ad accendere una candela di ricordo. Appena avuta notizia dell’incontro, le forze di sicurezza iraniane di sono precipitate nella case del padre di Sattar e hanno impedito a chiunque volesse entrare, di prendere parte alla cerimonia. Non solo: i Pasdaran del regime hanno anche arrestato, in maniera violenta, Sahar Beheshti – sorella del defunto blogger Sattar – e suo marito Mostafa Eslami. I due sono stati trasferiti in una località sconosciuta (Hrana).

In seguito all’arresto di Sahar e di suo marito, la signora Gohar Eshghi (anziana madre di Sattar e Sahar Beheshti) e un gruppo di attivisti, si sono recati presso la sede della polizia di Robat Karim, a pochi chilometri dalla capitale Teheran. Qui, invece di ricevere informazioni, la delegazione è stata fermata e cacciata a malomodo. Uno degli attivisti, Mohammad Mozaffari, è stato anche arrestato e interrogato per numerose ore (Hrana).

Ricordiamo che, dopo la morte di Sattar Beheshti, le forze di sicurezza iraniane avevano avvertito la famiglia del giovane blogger, minacciando di essere pronti ad arrestare altri altri membri della famiglia se non fosse calato il silenzio sull’intera vicenda. Coraggiosamente, la famiglia di Sattar non si è piegata, diventando un simbolo della lotta civile per la democrazia in Iran.

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Dopo anni di lotte, denunce, oppressioni e arresti assurdi e ingiustificati (vedi caso Ghoncheh Ghavami), il regime iraniano e’ stato costretto ad aprire un dibattito in merito ai diritti delle donne iraniane, considerate legalmente meta’ degli uomini. Nel merito, il dibattito odierno nella Repubblica Islamica verte su due principali argomenti: 1- il velo obbligatorio; 2- la presenta delle donne all’interno degli stadi (durante eventi sportivi maschili). Per quanto concerne il velo, nonostante il dibattito in corso, poco o nulla e’ stato realizzato. Vogliamo ricordare che, sin dalla decisione di Khomeini di imporre l’hijab obbligatorio, molte donne iraniane – da anni emancipate – si sono ribellate, iniziando a vestire il copricapo islamico in maniera alternativa, lasciando scoperta una parte dei capelli sopra la fronte. Nonostante le reazioni rabbiose dei Mullah, l’establishment religioso ha potuto poco o nulla in aree metropolitano come Teheran, dove la voglia di libertà e’ sempre stata più marcata. Oggi nella Repubblica Islamica il dibattito sul velo e’ stato rilanciato con forza, grazie alle pressioni internazionali, cresciute soprattutto dopo la creazione della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (la Mia Liberta’ Rubata), in prima fila nella lotta al velo obbligatorio (una dimostrazione del valore dell’attivismo internazionale).

Per quanto concerne la presenza delle donne negli stadi, invece, sono cominciate delle parziali aperture (dopo decenni di repressione). Queste aperture, purtroppo, sono limitate e non riguardano sport amati in Iran come il calcio. Proprio l’esclusione delle donne dalla possibilità di vedere partire di calcio maschili, fu il tema del film Offside del regista Jafar Panahi, oggi costretto agli arresti e impedito della possibilità di svolgere liberamente il suo lavoro. Nonostante tutto, consapevoli di avere a che fare con un regime fondamentalista, e’ sempre meglio ottenere queste piccole aperture che nulla.

Queste piccole finestre di libertà nella Repubblica Islamica, purtroppo, stanno scatenando le ire funeste degli ambienti ultra-religiosi, disposti a tutto pur di evitare ogni sorta di apertura che metta a rischio il loro potere sulla società. Va rilevato, dato importante, non si tratta di fazioni minoritarie, ma di organizzazioni addestrate e armate come i Basij (milizia controllata dai Pasdaran) e gli Hezbollah, gli stessi responsabili degli attacchi con l’acido contro le donne malvelate. Attacchi per cui, ancora oggi, nessuno ha pagato il giusto prezzo. Al contrario, le proteste di piazza scaturite per quegli attacchi, sono state duramente represse e una importante attivista per i diritti delle donne, Narges Mohammadi, si trova oggi in carcere. Dopo l’annuncio delle parziali aperture da parte del regime, infatti, questi gruppi paramilitari si sono scatenate, minacciando durissime ritorsioni in caso di apertura degli stadi alle donne. 

Qui di seguito vi riportiamo due reazioni, entrambe pericolose e vergognose. La prima, denunciata da My Stealthy Freedom e altri media in Farsi, mostra un cartellone apparso all’interno della Repubblica Islamica. Dopo l’annuncio da parte del regime delle parziali aperture degli stadi alle donne, i Basij e gli Hezbollah hanno affisso un cartellone in cui si dicono disposti a  “versare il loro sangue, per vietare alle donne l’ingresso negli stadi”. Considerando gli attacchi con l’acido avvenuti ad Isfahan e altre citta’ iraniane (e l’assenza di punizioni per gli autori), la minaccia va presa molto sul serio.

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La seconda immagine, invece, arriva addirittura da Qalamoun, in Siria. Qui Hezbollah – sotto gli ordini di Teheran – e’ impegnato nella guerra al fianco del macellaio Bashar al Assad. Nonostante i combattimenti nell’area, questo jihadista sciita trova il tempo per scattarsi una foto con un messaggio indirizzato alle donne mussulmane: “il vostro hijab, vale più del mi sangue”. Considerando la centralità della cultura del martirio propria del Khomeinismo, un messaggio simile fa ben capire fino a dove siano disposti ad arrivare i Pasdaran, per bloccare i cambiamenti culturali richiesti dalla popolazione iraniana (foto sotto).

Riportiamo infine le polemiche di questi giorni contro la eurodeputata Marietje Schaake: unica donna di una delegazione del Parlamento Europeo che ha visitato l’Iran il 6 e il 7 giugno, la Schaake si e’ presentata nella Repubblica Islamica vestendo il velo in maniera “alternativa” (qui le foto). Questa scelta ha provocato le proteste di numerosi parlamentari iraniani e hanno costretto la stessa eurodeputata olandese a scrivere sul suo blog che “la strada per l’uguaglianza delle donne in Iran e’ ancora lunga”. Per la cronaca, il sito del Ministro degli Esteri iraniano, riportando l’incontro tra la delegazione UE e il Ministro Zarif, ha puntualmente tagliato Marietje Schaake dalla foto…

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