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L’Agenzia di stampa ISNA ha pubblicato una notizia davvero importante: secondo quanto riferito alla ISNA da una fonte anonima dell’Ambasciata libanese a Teheran ha dato notizia della cancellazione dei visti di ingresso e di uscita dall’aeroporto di Beirut, per i cittadini iraniani.

Se confermata, si tratterebbe di una decisione davvero pericolosa: entrando ed uscendo liberamente dallo scalo di Beirut, potrebbe aumentare esponenzialmente il numero di miliziani sciiti e Pasdaran iraniani che arriveranno in Libano. Ovviamente, con effetti drammatici non solo sulla tenuta del fragile equilibrio interno libanese – gia’ oggi schiacciato su Hezbollah – ma anche per quello della Siria e per il rischio di un approfondimento della crisi con Israele.

Questa decisione, indirettamente, avrebbe anche un effetto sull’Italia, avendo Roma un contingente davvero importante nel Sud del Libano, nella missione internazionale UNIFIL 2. Solamente negli ultimi mesi, comandanti iracheni di milizie sciite pro Iran si sono fatti fotografare e filmare ai confini tra Libano e Israele. Tensioni a cui si somma il nuovo rapporto tra Iran e Hamas a Gaza (dietro tutte le recenti proteste al confine tra Gaza e Israele, piu’ che la crisi umanitaria nella Striscia, ci sono i soldi di Teheran…).

Per il nuovo governo giallo – verde e’ fondamentale tenere in considerazione questa notizia. Soprattutto considerando le attuali non idiliache relazioni tra Mosca e Teheran (Putin ha chiesto il ritiro di tutte le milizie sciite dalla Siria, ricevendo il diniego iraniano), il ruolo che la Russia vuole continuare ad avere in Siria e le posizioni ondivaghe di Bashar al-Assad, capace di dire una cosa a Russia Today e negarla il giorno dopo ai media iraniani. Il Governo italiano, quindi, deve anche tenere conto delle mosse iraniane, considerando anche la crisi diplomatica in atto tra mondo arabo e Teheran, con i Paesi del nord Africa in rotta di collisione con l’Iran per le sue ingerenze nei loro affari interni.

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L’On. Manlio di Stefano, una delle faccie piu’ popolari del Movimento Cinque Stelle, e’ come noto sempre molto attivo quando si tratta di parlare di politica estera. Brandendo la bandiera dei diritti umani, Di Stefano si fa paladino dell’autodeterminazione dei popoli, una autoderminazione che, pero’, sembra piu’ una scusa per attaccare Paesi poco amati dai Cinque Stelle, che una sincera vocazione alla causa. L’interrogativo “Manlio dove sei?”, ci e’ sorto non tanto per entrare metterci a discutere di questioni quali il conflitto israelo-palestinese, ma piu’ che altro per capire come sia possibile che l’On. Di Stefano non riesca a dire due parole due contro diversi regimi e organizzazioni terroriste che stanno rendendo il Medioriente una terra occupata dai fondamentalismi religiosi. Allora ecco alcuni interrogativi che ci poniamo, a cui speriamo di ricevere una risposta chiara.

Il regime iraniano occupa oggi quattro capitali del Medioriente: Baghdad, Sanaa, Damasco e Beirut. In Iraq numerosi politici sunniti e anche sciiti stanno denunciando l’invasione dei Pasdaran iraniani. A Sanaa, nello Yemen, una nave iraniana con 150 tonnellate di armi e’ appena arrivata nel porto di al Salf. La Siria, neanche dobbiamo ricordarlo, e’ praticamente nelle mani delle Guardie Rivoluzionarie, la cui intrusione ha da poco forzato il macellaio Assad a far fuori il suo capo dell’intelligence Rustom Ghazali, poco allineato con i voleri di Teheran. Il Libano, quindi, e’ ormai un Paese ingovernabile e l’intrusione di Hezbollah nel conflitto siriano ha determinato l’attacco dei jihadisti sunniti contro i civili libanesi. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

Pochi giorni fa il regime di Bashar al Assad ha compiuto un nuovo attacco con armi chimiche contro un villaggio nella provincia di Idlib. I video di questo attacco, che ha colpito diversi bambini, hanno fatto il giro del mondo. Dal Movimento Cinque Stelle, in particolare da Di Stefano abbiamo sentito parole contro l’armamento delle opposizioni, la fine delle sanzioni contro il regime (tutte posizioni che rafforzano solo Assad) o la speranza che la Russia fermasse gli Stati Uniti. Niente, proprio niente, abbiamo sentito a difesa dei civili siriani, a difesa dei milioni di profughi scappati dai massacri di Assad o contro l’imperialismo iraniano in Siria. Eppure, la denuncia contro il regime di Assad e il suo uso di armi chimiche e’ arrivata anche da Amnesty International! Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

In Libano, come suddetto, Hezbollah e’ ormai uno Stato nello Stato. Non solo nelle aree sotto controllo dell’organizzazione terrorista libanese i profughi siriani non ricevono aiuti, ma lo stesso Ministro della Giustizia libanese ha accusato Hezbollah di essere responsabile di un attivita’ di corruzione internazionale. Hezbollah, su ordine del regime iraniano, e’ entrato nel conflitto siriano, portando il Libano nuovamente all’interno del conflitto tra sciiti e sunniti. In poche parole, quindi, Hezbollah impedisce l’autodeterminazione non solo del popolo siriano, ma anche dello stesso popolo libanese, in nome degli ordini che impartisce Teheran. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

– capitolo Gaza: come abbiamo detto, onestamente, non ce ne importa molto di entrare nella questione del conflitto israelo-palestinese, ormai drammaticamente polarizzato. Nonostanete tutto, in questi giorni abbiamo assistito al ritorno di Hamas nelle mani di Teheran. Questo, mentre i profughi palestinesi in Siria vengono lasciati morire di sete dal regime di Bashar al Assad. In cambio di soldi e armi, Hamas ha quindi tradito il suo stesso popolo. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo, Manlio dove sei???

Capitolo Isis: da pochi giorni le Nazioni Unite hanno inserito nella lista delle persone poste sotto sanzioni anche un signore di nome George Haswani, ovvero l’uomo di mediazione per il business tra il regime di Assad e Isis. Il piano di De Mistura, inviato dell’ONU per la Siria sembra far acqua da tutte le parti e la sua vicinanza alle gerarchie iraniane, ha chiuso ogni dialogo con le fazioni ribelli. Le Nazioni Unite hanno da poco aperto una esibizione fotografica che mostra le atrocita’ compiute dal regime siriano contro gli oppositori. Migliaia di innocenti morti per fame e torture. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

L’invasione delle milizie sciite in Iraq e’ ormai denunciata da tutto il mondo arabo, da numerosi politici iracheni e dagli stessi curdi, considerati dall’Occidente come i veri eroi della lotta contro Isis. Barzani, a capo del Kurdistan iracheno, ha detto che le milizie sciite, pagate dall’Iran, rischiano di fare piu’ danni dei terroristi di Isis. Ali Younesi, collaboratore di Rouhani, ha detto che la nuova capitale dell’impero iraniano sta a Baghdad. I Pasdaran hanno ordinato ad Hezbollah di inviare miliziani in Iraq, mentre il Master delle Guardie Rivoluzionarie, il terrorista Qassem Soleimani, ha esplicitamente detto “abbiamo bisogno di esperti della jihad”. Senza contare i crimini che le milizie sciite sciite stanno compiendo contro i sunniti. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei???

La situazione dei diritti umani in Iran e’ spaventosa. Il nuovo report dell’inviato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani in Iran, Ahmad Shaheed, denuncia una situazione senza appello. Il numero di esecuzioni capitali e’ altissimo, le persecuzioni contro i giovani, i dissidenti politici, le minoranze etniche e religiose e le donne sono cresiute in maniera esponenziale. A proposito di minoranze religiose, sotto Rouhani il numero dei cristiani in carcere e’ quasi raddoppiato. Senza contare il fatto che i leader dell’opposizione, Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi, sono ancora in isolamento senza nemmeno aver diritto ad un processo regolare. Nonostante tutto questo, l’Italia e’ in prima fila nel guidare i nuovi rapporti diplomatici con l’Iran, patrocinando addirittura un festival della Cultura Iraniana di regime. Il Ministro degli Esteri Gentiloni si reca in Iran e non dice una parola sui diritti umani o sul nuovo imperialismo iraniano, mentre i Ministri iraniani arrivano in Italia ed incontrano i vertici della politica nostrana, senza che nessuno chieda conto a loro delle azioni brutali contro il popolo iraniano. Ecco, davanti a tutto questo ci chiediamo: Manlio dove sei??? 

Ci fermiamo qui. Potremmo continuare ancora a lungo, ma preferiamo terminare qui la nostra lista di interrogativi per Manlio Di Stefano. Non sappiamo se avremo mai delle risposte in merito. Quello che sappiamo, almeno sinora, e’ che le posizioni prese dall’On. Di Stefano e dai Cinque Stelle sinora in merito alla politica estera sembrano piu’ una serie di post Facebook, probabilmente buoni per ottenere dei like, ma molto meno buoni per ottenere delle indicazioni chiare sulla posizione del clan di Grillo e Casaleggio contro alcuni dei peggiori regimi esistenti al mondo. AAA Cercasi Manlio Disperatamente

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Ali Younesi, ex Ministro dell’Intelligence iraniana ed oggi consigliere di Rouhani per la politica di sicurezza, ha detto chiaramente quello che abbiamo denunciato da tempo. Durante un dibattito al Forum dell’Identità Iraniana a Teheran, Younesi ha dichiarato che l'”Iran oggi è diventato un impero e la sua capitale è a Baghdad…la geografia dell’Iran e dell’Iraq non  è divisa e la nostra cultura separata. Questo è il motivo per cui combattiamo insieme e siamo uniti“. Ancora, Younesi ha aggiunto: “tutto il Medioriente oggi è iraniano…proteggere la nostra sicurezza e la nostra identità storica non sarebbe stato possibile senza conquistare influenza nella regione“. Infine, attaccando direttamente l’Arabia Saudita e la Turchia, Younesi ha concluso affermando che il coinvolgimento militare iraniano fuori dall’Iran è necessario per proteggere gli iraniani “Wahabismo, dall’Impero Ottomano, dall’ateismo e dall’Occidente”. Vogliamo ricordare che, appena pochi mesi fa, Ali Reza Zakani – membro del Parlamento iraniano – aveva dichiarato che l’Iran era oggi capace di dominciare quattro capitali arabe: Baghdad, Damasco, Beirut e Sanaa.
Cosa aggiungere? Nulla, solamente il fatto che, come stiamo denunciando da tempo, il risultato di questo appeasement verso Teheran sarà un aumento dello scontro tra sciiti e sunniti e la proliferazione nucleare in tutto il Medioriente. Complimentoni….

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Il nostro, chiaramente, è un titolo provocativo. Una provocazione che, però, intende denunciare alcune scelte di politica estera dell’Italia che, purtroppo, non sembrano avere un obiettivo strategico di lungo periodo. Nell’incontro di ieri tra il Ministro degli Esteri Mogherini e il suo omologo iraniano Zarif, infatti, le due parti hanno convenuto sulla necessità di “lavorare ad un nuovo equilibrio regionale”. In poche parole, la responsabile della Farnesina – e neo Mrs. Pesc – ha affermato di voler costruire le basi di un nuovo Medioriente in accordo con il regime iraniano. A questo punto, è possibile porsi tre domande:

1- Cosa significa moralmente costruire un nuovo Medioriente in accordo con la Repubblica Islamica?

2- Cosa significa strategicamente costruire un nuovo Medioriente in alleanza con Teheran?

3 Può bastare la minaccia di Isis per creare una partnership speciale con la Repubblica Islamica? Se si, avrà successo questa strategia per fermare gli islamisti?

Vediamo di rispondere punto per punto, in maniera breve, ma efficare. Prima domanda: Cosa significa moralmente costruire un nuovo Medioriente in accordo con la Repubblica Islamica? Beh su questo punto, considerati anche le centiana di articoli scritti in questi anni, potremmo davvero pubblicare un libro. Il regime iraniano è probabilmente il campione dell’abuso dei diritti umani. Tralasciando il periodo precedente all’avvento al potere di Rouhani, quindi considerando solo l’ultimo anno, la Repubblica Islamica si è distinta per aver messo a morte, incarcato e torturato, un numero impressionante di esseri umani. Lo vogliamo ricordare, Teheran in soli 12 mesi ha impiccato oltre 800 prigionieri. Per un Paese come l’Italia, promotore di una moratoria internazionale contro la pena di morte, appare davvero paradossale stringere una allenza speciale con chi la pena di morte la usa quotidianamente. Alle esecuzioni capitali, inoltre, vanno sommati gli arresti dei giornalisti, la promozione della segregazione di genere e il finanziamento del terrorismo a livello internazionale. Insomma, per farla breve, creare un nuovo Medioriente con l’Iran, certamente, dovrebbe porre dei problemi morali abbastanza importanti. Certo: Isis è una organizzazione senza alcun valore morale, ma la Repubblica Islamica – o almeno gli uomini oggi al potere – spesso non sono da meno…Tutto ciò senza contare gli effetti sul popolo iraniano. Proprio mentre i giovani iraniani cercano una via per trovare la loro libertà, rafforzare l’establishment al potere a Teheran, non farà che chiudere concretamente gli spazi dei giovani iraniani, soprattutto quelli delle minoranze religiose (in primis i cristiani incarcerati in Iran) e delle donne.

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Seconda domanda: Cosa significa strategicamente costruire un nuovo Medioriente in alleanza con Teheran? Qui si apre un capitolo semplice da spiegare, ma difficile da accettare. Si sta facendo largo l’idea – spesso sostenuta anche Oltre Atlantico, che l’Iran possa rappresentare una soluzione per la stabilizzazione del Medioriente. Orbene, una cosa indubbiamente è certa: l’Iran è un grande Paese della regione mediorientale e, teoricamente, nessun Medioriente stabile sarebbe possibile senza il sostegno dell’Iran. Questo, come detto, purtroppo solo teoricamente. Dal 1979 in poi, sebbene come sostengono i lobbisti pro Iran Teheran non ha mai iniziato una guerra, la Repubblica Islamica si è caratterizzata per essere un soggetto di instabilità regionale. Finanziando il terrorismo internazionale, creando realtà come Hezbollah, mantenendo in vita il regime di Assad e – nel post Saddam Hussein – influenzando la politica settaria dell’ex Premier iracheno al Maliki, l’Iran ha promosso le crisi che oggi attraversano il Medioriente. Al contario del live motive che viene oggi decantato dalla diplomazia internazionale, attraverso i Pasdaran, i Mullah hanno sostenuto una politica aggressiva di esportazione della rivoluzione khomeinista che, come effetto ultimo, ha avuto lo scoppio di una vera e propria guerra intestina dentro l’Islam, tra Sunniti e Sciiti. Pensare di capire il fenomeno Isis, senza comprendere l’evoluzione della guerra civile siriana e l’intervento di Teheran per salvare Bashar al Assad, significa non aver capito nulla dell’attuale crisi mediorientale. Su questo punto, inoltre, è possibile sollevare alcune questioni non legate ad Isis, ma ad altri temi regionali in cui l’Iran è coinvolto: come è possibile pensare ad un rafforzamento dell’esercito libanese senza disarmare Hezbollah, argomento sul quale Teheran è contrario? Come conciliare i propositi di pace che l’Italia promuove tra israeliani e palestinesi, pensando di coinvolgere l’Iran negazionista e finanziatore di Hamas e della Jihad Islamica nel “nuovo Medioriente”? Ricordiamo che, proprio in questi giorni, il “moderato Rouhani” ha promesso di liberare la Moschea di al Aqsa…

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Terza e ultima domanda: Può bastare la minaccia di Isis per creare una partnership speciale con la Repubblica Islamica? Se si, avrà successo questa strategia per fermare gli islamisti? Riprendendo quanto suddetto, Isis è un fenomeno impazzito di reazione del sunnismo alla minaccia iraniana. La forza di Isis è derivata principalmente da due fattori: 1- la guerra civile siriana e l’intervento iraniano; 2- la politica settaria pro Sciita dell’ex Primo Ministro iracheno al Maliki. Purtroppo per Doha, Teheran e Damasco, che di Isis hanno fatto uso in chiave anti opposizione moderata siriana, i jihadisti islamici sunniti sono sfuggiti di mano a tutti. Le scelte di al Maliki, influenzate direttamente dall’Iran, hanno quindi incoraggiato molte tribu’ sunnite irachene a sposare la causa dell’Isis, pur non condividendone la radicalità religiosa. Un gioco di potere sporco, in cui la Repubblica Islamica non ha meriti, ma responsabilità. Pensare di sconfiggere Isis con una alleanza speciale con l’Iran, purtroppo, rischia seriamente di rivelarsi una strategia perdente. Basti vedere, di recente, la reazione dell’Arabia Saudita all’influenza dell’Iran in Sudan. Riyadh ha costretto Khartum a chiudere tutti gli istituti culturali iraniani nel Paese, per il timore della diffusione dello sciismo. Chiaramente, la situazione irachena è diversa, anche per la presenza nel Paese di una forte componente sciita. Pensare di riportare nella giusta casa le tribù sunnite unitesi a Isis, promuovendo nel contempo la presenza iraniana a Baghdad, rischia di avere un effetto dirompente sulla stessa unità nazionale dell’Iraq. Una volta sconfitto Isis, infatti, nessun Paese sunnita permetterà che Teheran comandi nella capitale irachena. Senza contare, infine che, proprio dall’Iraq, sono arrivati la maggior parte dei jihadisti sciiti che stanno combattendo oggi al fianco di Bashar al Assad.

Concludendo: quella a cui assistiamo oggi, non solo in Italia, sembra essere la disperata strategia di un Occidente senza una visione complessiva dei problemi. Una confusione in cui Teheran, offrendo anche incentivi economici, intende inflarsi per ottenere il massimo profitto. Come, però, già successo dopo lo scoppio delle Primavere Arabe – quando la Repubblica Islamica tentò di farsi portavoce delle piazze sunnite – il rischio concreto è quello di assistere e promuovere un nuovo fallimento. Un rischio che, si badi bene, potrebbe avere conseguenze ben piu’ gravi e longeve della drammatica minaccia del Califfato di al Baghdadi.

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La notizia, almeno in Italia, non ha avuto alcun risalto, sebbene si tratti di una clamorosa indiscrezione che meriterrebbe una attenzione particolare: secondo il giornale saudita al Watan, Hezbollah avrebbe costruito un aeroporto militare segreto nella Valle della Bekaa, precisamente molto vicino alla città di Baalbek. L’aeroporto, secondo il quotidiano arabo, sarebbe stato costruito grazie all’aiuto di tecnici iraniani e servirebbe all’organizzazione terrorista libanese per lanciare verso la Siria (e Israele) i droni da ricognizione Mirsad 1 e Mirsad 2. Secondo l’intelligence, Teheran avrebbe fornito Hezbollah di almeno 14 di questi APR.

Questa notizia è assai rilevante, in particolare per quanto concerne il riflesso sul conflitto siriano, all’interno del quale Hezbollah è completamente implicato. Come prova di quanto scriviamo, abbiamo preparato alcune mappe che dimostrano chiaramente come, attraverso questo aeroporto, il Partito di Dio riuscità a guadagnare una proiezione strategica fondamentale, che gli permetterà di controllare la parte Ovest della Siria e poter colpire dall’alto la popolazione civile siriana.

La prima mappa, qui in basso, mostra l’area in cui Hezbollah ha costruito l’aeroporto per i suoi droni, ovvero la città di Baalbek. Notare (Punto B), la prossimità con il confine siriano.

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La seconda mappa, invece, evidenzia i primi tre assi strategici che Hezbollah riuscirà ad avere per mezzo di questo nuovo avamposto. Si tratta: 1 – della proiezione verso la città di al Qusayr (ove i terroristi libanesi hanno combattuto in massa insieme all’esercito di Bashar al Assad tra il maggio e il giugno del 2013); 2 – della proiezione verso la città ribelle di Homs, anche nota come la “capitale della Rivoluzione”. Qui, nell’aprile del 2011, scoppiarono le prime rivolte pacifiche e non violente contro Bashar al Assad; 3 – della proiezione verso la capitale Damasco, bastione del regime Baahtista.

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La terza cartina, invece, mostra probabilmente la proiezione strategica principale: tramite l’aeroporto di Baalbuk, infatti, Hezbollah (e di conseguenza l’Iran) avrà un controllo praticamente totale dalla famosa M5, ovvero l’autostrada che corre da Damasco fino ad Aleppo (altrà città ribelle). Controllando la M5, fatto drammatico, Hezbollah e i Pasdaran riusciranno ad avere la capacità di monitorare e di colpire un’area che comprende oltre 15 millioni di persone e circa 700 chilometri di strada. Praticamente, per dirla in poche parole, Teheran riuscirà indirettamente a mettere le mani su tutta la Siria occidentale…

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Questo, tra l’altro, per non parlare della proiezione che Hezbollah rafforzerebbe verso il mare. Non va dimenticato, infatti, che Hezbollah ha lanciato il suo primo Mirsad 1 verso Israele nel 2004, proprio scegliendo come direzione di volo proprio il Mar Mediterraneo. Il drone Mirsad, lo ricordiamo, è fabbricato dall’Iran e deriva dai modelli Mohajer 4 e Ababil. Oltre alle capacità di ricognizione del terreno, il Mirsad può montare un ordigno esplosivo di 50 chilogrammi, un fattore che lo rende estremamente importante non solo per individuare i nemici di Assad, ma anche per colpirli dall’alto. La scelta di costruire questo aeroporto e di impegnare i droni in Siria, probabilmente, è anche derivata dalla volontà di Hezbollah di ridurre il numero di suoi uomini presenti all’interno del Siria, pur mantenendo un impegno diretto nel conflitto. Hezbollah, come noto, sta pagando il suo impegno diretto al fianco del dittatore Assad sia in termini di vite umane che in termini politici, all’interno del Libano.

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Secondo una esclusiva della Reuters, l’Iran avrebbe firmato un accordo con l’Iraq per la vendita di armi al Governo di Baghdad. L’accordo, sempre secondo i documenti ottenuti dall’agenzia di stampa, sarebbe stato firmato nel novembre 2013 e varrebbe ben 195 millioni dollari. Se confermata, la notizia sarebbe preoccupante per diverse ragioni: 1) la compravendita scavalcherebbe completamente le sanzioni Onu che, come noto, proibiscono di comprare armi da Teheran; 2) la natura prettamemente etnica del Governo di al Maliki, sbilanciato in favore degli sciiti iracheni, determinerebbe un pericoloso approfondimento dello scontro etnico in Iraq, rappresentando una chiara provocazione per la maggioranza sunnita; 3) la scelta di Baghdad, rappresenterebbe una sfida aperta a Washington e un chiaro indirizzo del posizionamento che l’Iraq intende avere nel prossimo futuro, favorevole all’asse Teheran – Mosca. E’ bene ricordare che, dalla sua rielezione nel 2010; 4) l’asse Teheran-Baghdad, rafforzandosi, aumentarebbe anche la forza di Bashar al Assad in Siria. Il territorio iracheno, infatti, è quello usato dall’Iran per rifornire il dittatore siriano di soldi, armi e combattenti stranieri.

C’è di peggio: mentre la Reuters diffondeva la notizia dell’accordo militare tra Iran e Iraq, a Teheran il Ministro della Difesa Hossein Dehqantra i fondatori dell’organizzazione terrorista Hezbollahpresentava alle televisioni una nuova testata per missili “intelligente”, capace di essere montata su missili balistici da crociera e di garantire una maggiore precisione contro il bersaglio. Molto significativamente, la nuova testata è stata presentata in occasione di un evento organizzato a Teheran il 24 febbraio e dedicato alla figura di Salman al-Farsi, uno dei compagnio del profeta Maometto, venerato come uno dei dodici Imam nel mondo sciita. In tal senso, va ricordato che Salman al-Farsi è venerato come il perfetto sciita da sette estremiste come Nusayriyya, fondata da Ibn Nusayr nel IX secolo d.C. e molto attiva nell’attuale Siria.

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Come si capisce, si tratta di diretta alle forze navali americane nel Golfo e alle monarchie sunnite, Arabia Saudita in testa: la nuova testata, infatti, potrebbe essere caricata di missili come il Qader – testato nel dicembre scorso – programmati per un colpire bersagli in un range di 200 chil0metri. Anche per questo, gli Stati arabi stanno lavorando per reagire alla offensiva imperialista iraniana. Tra le ipotesi più pericolose, spesso annunciate da Riyadh, c’è la possibità che il regno Wahhabita si doti di un programma nucleare, solo teoricamente civile ma facilmente trasformabile in militare.

L’Arabia Saudita, ormai è di dominio pubblico, è rimasta delusa dalla reazione americana alle Primavere arabe, tanto da considerare in pericolo la sua stessa sicurezza nazionale. Per questo, come reazione, la diplomazia saudita ha clamorosamente rifiutato un posto all’interno del Consiglio di Sicurezza Onu nell’ottobre del 2013. Negli ultimi anni, quindi, Riyadh ha deciso di intensificare la sua controffensiva, non solo in Siria, ma anche nel settore missilistico e nucleare. Secondo una articolo pubblicato da Newsweek, infatti, la monarchia saudita avrebbe comprato dalla Cina i missili balistici terra-terra CSS-5 (anche noti come a Pechino come Dong Feng – 21), capaci di raggiungere un range di 1700 chilometri e di trasportare una testata militare di oltre 600 chilogrammi. Questi missili, secondo il popolare magazine, sarebbero stati comprati da Riyadh con il beneplacito americane e permetterebbero ai sauditi di colpire, con precisione, obiettivi strategici all’interno dell’Iran.

Questi missili, va chiarito, sarebbero designati per trasportare testate militare convenzionali, ma nulla impedirebbe in futuro all’Arabia Saudita di caricare anche testate nucleari. Ciò, soprattutto se si considera la collaborazione tra Riyadh ed Islamabad in questo settore: nel novembre del 2013, vogliamo ricordarlo, la BBC scrisse che la monarchia saudita aveva investito enormi cifre nel programma nucleare del Pakistan, già in possesso della bomba nucleare. Nel 2009, durante una visita in Arabia Saudita dell’inviato speciale americano Dennis Ross, il re Abdullah disse chiaramente che se Teheran avesse varcato la soglia, Riyadh si sarebbe immediatamente dotata della bomba atomica.

L’accordo di Ginevra sul nucleare iraniano è stato visto dalla monarchia saudita come un inaccettabile appeaseament occidentale. Per questo, oggi il rischio di una corsa agli armamenti nucleari nella regione del Golfo è sempre più concreto. L’unica via d’uscita per evitare questa catastrofe, rimane una sola: lo smanetallamente reale del programma nucleare iraniano, fonte primaria della destabilizzazione di tutta l’area mediorientale. Altre vie di compromesso, come queste notizie dimostrano, risulteranno unicamente fallaci palliativi dalle conseguenze imprevedibili.

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Una notizia clamorosa è stata pubblicata in questi giorni da Al Jazeera: secondo il canale arabo, infatti, sarebbe tornato operativo in Iran il terrorista di al Qaeda Yasin al Suri, anche noto come Ezedin Abdel Azizi Khali. Al Suri, vogliamo ricordarlo, era stato fermato dal regime iraniano dopo che il Dipartimento di Stato americano aveva denunciato nel 2011 l’esistenza di una rete dell’organizzazione sunnita al Qaeda all’interno della Repubblica Islamica. La cellula, con il beneplacito di Tehran, era composta da sei persone: Yasin al Suri, capo del gruppo, Atiyah Abd al Rahman, Umid Muhammadi, Salim Hasan Khalifa Rashid al-Kuwari, Abdallah Ghanim Mahfuz Muslim Khawar e Ali Hasan ‘Ali al-Ajmi. La cosa drammatica è che, secondo quanto reso noto, al Suri starebbe usando proprio l’Iran come base per coordinare l’invio di jihadisti in Siria.

Una foto Yasin al Suri, diffusa dal Dipartimento di Stato americano. Su di lui pende una taglia di 10 millioni di dollari.

Una foto Yasin al Suri, diffusa dal Dipartimento di Stato americano. Su di lui pende una taglia di 10 millioni di dollari.

Il sostegno continuo – anche sotto Rohani – dell’Iran ad al Qaeda, non stupisce chi conosce la storia. Nella sua visita in Libano, lo scorso 13 Gennaio, l’attuale Ministro degli esteri iraniano Zarif si è recato a rendere omaggio alla tomba del terrorista di Hezbollah Imad Mugniyah, ucciso a Damasco nel 2008 (foto sotto). Imad Mugniyah non è stato solamente un elemento centrale degli Ayatollah per il controllo del Libano, ma ha anche svolto un ruolo fondamentale nel sostenere i progetti eversivi di Bin Laden e nel trasformare al Qaeda in network di morte internazionale.

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Secondo quanto dichiarato dal terrorista Ali Muhamed davanti alla Corte di New York nel 2000, nel 1993 in Sudan sarebbe avvenuto il primo incontro tra Imad Mugnyah e Osama Bin Laden. Con lo scopo di colpire il comune nemico, gli Stati Uniti, Mugniyah avrebbe convinto Bin Laden ad usare la strategia degli attentati suicidi, applicata con successo da Hezbollah sin dal 1983 in occasione degli attacchi contro i soldati americani e francesi a Beirut. Convinto dal terrorista libanese al soldo di Teheran, Osama Bin Laden quindi ha applicato la strategia dei kamikaze negli attentati in Kenya e Tanzania negli anni ’90.

Quanto rivelato da al Jazeera, quindi, rappresenta una nyova conferma di quanto già affermato su questo sito: Teheran e Damasco stanno volontariamente sostenendo la presenza di al Qaeda nel conflitto siriano allo scopo di colpire l’immagine dell’opposizione democratica. Purtroppo, questa strategia sta pagando e l’Occidente, come Ginevra 2 ha dimostrato, sta abbandonando il sostegno ai ribelli. Nel frattempo, senza pietà, Bashar al Assad continua a massacrare liberamente donne e bambini. Va ricordato, tra l’altro, che anche durante la rivoluzione libica gruppi di Al Qaeda e di Hezbollah collaborarono contro Gheddafi. In questo audio che vi proponiamo, Tayeb el Safi – fedele al ditattore libico – riceve la comunicazione che terroristi di al Qaeda e di Hezbollah sono entrati insieme ad Adjadabiya.

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