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General Mohammad Ali Jafari is seen in this 2005 file photo. Iran's highest authority, Supreme Leader Ayatollah Ali Khamenei, on September 1, 2007 replaced the commander of the Revolutionary Guards, a force U.S. officials have said Washington may label a terrorist group. Guards commander-in-chief Yahya Rahim Safavi was replaced by Jafari, who has been a commander in the Guards, Khamenei said in an order reported by state television. No reason was given for the move. REUTERS/Stringer/Files (IRAN) - RTR1TCEB

Parla il Capo dei Pasdaran e non usa mezzi termini per dichiarare i reali obiettivi del regime. Parlando a venerdì scorso davanti ai Basij, Mohammad Ali Jafari, ha dichiarato che l’Iran stra creando una sola nazione islamica con Iraq, Siria e Yemen (EA World View). Nello stesso discorso, Jafari ha ribadito l’importanza dell’intervento dei Pasdaran in Siria e minacciato il Governo, ribadendo la necessita’ di opporsi alle forze “della sedizione” presenti all’interno della Repubblica Islamica. Alla fine del suo discorso, in piena estasi religiosa, Jafari ha affermato: “Se Dio vuole, questa unita’ continuerà sino all’arrivo dell’Imam Nascosto, il dodicesimo Imam aspettato dai Mussulmani Sciiti”. Le parole di Jafari sono arrivate nello stesso giorno in cui i Basij mettevano in atto una simulazione (video in basso) della conquista Israele e della presa della Moschea di al Aqsa a Gerusalemme (qualcosa al limite del ridicolo…).

Sempre parlando di Pasdaran, riportiamo la notizia – non verificabile – del ferimento del Generale Qassem Soleimani ad Aleppo. Secondo quanto riportato dall’opposizione siriana e iraniana, il Capo della Forza Qods, sarabbe stato gravemente ferito durante un attacco con missili anti-carro contro il tank in cui si trovava. Nell’attacco, un altro Pasdaran iraniano sarebbe deceduto. Trasferito d’urgenza a Teheran, Soleimani sarebbe ora ricoverato in ospedale. Secondo alcuni (Twitter), quindi, il ferimento di Qassem Soleimani sarebbe addirittura stato confermato dalle stesse Guardie Rivoluzionarie (e alcuni parlando di una sua morte in seguito alle ferite). Ribadiamo: la notizia del ferimento (ne tantomeno della morte) del generale iraniano non e’ per il momento confermabile con certezza. Per ora la sola conferma del ferimento di Soleimani arriva dalla pagina Facebook giornalista iraniano Amir Mousawi (Facebook). Alcuni pero’ sostengono che questa pagina Facebook sia un fake.

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Si potrebbe cominciare questo articolo con due semplici parole: senza commento. Infatti, non c’e’ commento alle dichiarazioni di Sadegh Larijani, capo della Magistratura Iraniana e fratello di Ali Larijani, potente speaker del Parlamento di Teheran. Secondo Sadegh Larijani, infatti, l’emergenza rifugiati in Europa e’ il risultato di un “complotto Occidentale”. Parlando in prossimità della festività dell’Eid al Ahda, Larijani ha subito elogiato i Pasdaran. i Basij e la cultura del jihad e del martirio (come sacrificio estremo per il bene della Rivoluzione Khomeinista). Dopo aver ripetuto che Israele e’ un cancro da rimuovere dalla regione e dopo aver criticato i Paesi mussulmani non allineati alla politica della Repubblica Islamica dell’Iran, Larijani e’ passato a parlare direttamente della Siria.

Per il capo della Magistratura iraniana, quindi, la crisi dei rifugiati in Europa e’ il frutto del complotto Occidentale e del sostegno dato dall’Europa e dall’America al terrorismo. Ovviamente, per Larijani la soluzione a questa crisi e’ quella di lasciare i siriani decidere da soli il loro destino, ovvero – in altre parole – lasciare al potere il puppet dell’Iran a Damasco, Bashar al Assad. In chiusura del suo discorso, sempre immancabile, l’Ayatollah iraniano si e’ scagliato contro i tentativi della cultura Occidentale di infiltrarsi all’interno dell’Iran (Mehr News).

Le parole di Sadegh Larijani, come suddetto, non meriterebbero alcun commento. Rimarchiamo solamente come l’appeasement Occidentale verso Teheran, e’ ogni giorno più paradossale e ridicolo. Non solo perché l’Iran insulta quotidianamente l’Occidente, ma anche perche’ i Mullah stanno usando questo lassismo del “mondo democratico”, per rifarsi il look. Se qualcuno va condannato per la crisi dei rifugiati in Siria, quella e’ proprio la Repubblica Islamica. Intervenendo per prima nel conflitto e reprimendo la Primavera Siriana, Teheran (con Hezbollah) ha dato il via definitivo allo scoppio del conflitto settario tra Sciiti e Sunniti, facendo della Siria il campo principale del confronto fra le due anime dell’Islam.  Tra le altre cose, a proposito di rifugiati, e’ proprio l’Iran andrebbe condannato anche per aver usato i rifugiati afghani nella Repubblica Islamica come carne da macello nel conflitto siriano (Gaia Espana).

E’ tempo che i Governi e le diplomazie Occidentali alzino la voce contro il regime iraniano e la smettano di restare silenti per meri interessi economici. E’ tempo di pretendere da Teheran e smettere di concedere senza condizioni. E’ tempo di avere rispetto e non solo di darlo. Soprattutto ad un regime che, solamente negli ultimi due anni, ha impiccato quasi 2000 esseri umani…

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Da sempre abbiamo scritto che l’accordo tra l’Iran e i P 5+1 sul nucleare sarebbe arrivato a termine. La firma finale, secondo i media, sara’ apposta oggi (salvo possibili imprevisti) e da domani comincerà il processo di attuazione – assai difficile – del contenuto dell’accordo stesso. Abbiamo sempre ritenuto che le parti sarebbero arrivare ad un compromesso non perché riteniamo Teheran onestamente intenzionato a non andare avanti nel programma nucleare, ma perché e’ sempre parso chiaro che l’obiettivo del negoziato nucleare non era tecnico, quanto meramente politico. Il negoziato, infatti, e’ stato praticamente un dialogo bilaterale tra Stati Uniti (meglio, Casa Bianca) e Iran, con il chiaro scopo di giungere ad un compromesso geopolitico tra le parti, da ottenere a qualunque costo. Nel frattempo, in pieno appeasement mondiale e nel silenzio delle diplomazie Occidentali, l’Iran ha aumentato la repressione verso gli attivisti per i diritti umani, continuato a calpestare i diritti delle minoranze e praticamente raddoppiato il numero di esecuzioni capitali. 

Per quanto ci riguarda, ovviamente, non possiamo fare molto (anzi, non possiamo fare nulla) per impedire questo accordo nucleare. Abbiamo denunciato da sempre la reale natura del programma nucleare iraniano, abbiamo denunciato l’assenza dal negoziato di tematiche centrali come la questione del programma missilistico iraniano e l’assenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dal tavolo negoziale. Non solo: in questi mesi, abbiamo anche denunciato le violazioni iraniane del Joint Plan Action del novembre 2013 (tentativi di importare illegalmente tecnologia per il programma nucleare). Quello che possiamo fare e continueremo sempre a fare, pero’, e’ mostrare ai lettori Occidentali la realtà del regime iraniano e la natura barbara dei suoi leader. Continueremo, perciò, non solo ad informarvi sulle quotidiane violazioni dei diritti umani e sul finanziamento del terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ma anche a mostrare come questo regime ‘allevi’ i suoi giovani all’odio verso l’Occidente. Un odio portato avanti, proprio mentre l’Occidente si inchina a Teheran.

A riprova di quanto scriviamo, vi mostriamo alcune tristi immagini di un campeggio estivo per bambini organizzato a Mashhad dai Basij, la milizia paramilitare controllata dai Pasdaran, responsabile delle repressioni delle proteste dei giovani iraniani tra il 2009 e il 2011. Come vedrete nelle immagini, invece di essere cresciti nella gioia di giocare spensierati, questi bambini iraniani vengono addestrati all’uso delle armi e al culto del martirio, una triste tradizione sacralizzata nell’Islam proprio dall’Imam Khomeini. Non solo: mentre Obama e Kerry discutono con Zarif e il team negoziale iraniano, i clerici nella Repubblica Islamica invitano questi innocenti bambini a calpestare fisicamente le immagini dei rappresentanti americani, considerati il simbolo del male (il Grande Satana). Immagini, tra l’altro, recentemente gia’ viste in Iran durante le marce per la ‘Giornata di Gerusalemme’ (qui le immagini).

Chiudiamo ricordando le parole pronunciate in queste ore dall’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana, davanti ad un gruppo di studenti universitari. Parlando dei rapporti con gli Stati Uniti, Khamenei ha affermato che la battaglia contro l’oppressione Occidentale continuerà, perché “lo scontro contro l’arroganza e l’imperialismo globale non avrà mai fine e oggi, gli Stati Uniti, rappresentano la quintessenza dell’arroganza“.  Se questi sono i presupposti su cui costruire una relazione civile con il regime fascista di Teheran, certo il prossimo futuro non sara’ sicuramente molto roseo…

Se questi sono bambini…

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Dopo anni di lotte, denunce, oppressioni e arresti assurdi e ingiustificati (vedi caso Ghoncheh Ghavami), il regime iraniano e’ stato costretto ad aprire un dibattito in merito ai diritti delle donne iraniane, considerate legalmente meta’ degli uomini. Nel merito, il dibattito odierno nella Repubblica Islamica verte su due principali argomenti: 1- il velo obbligatorio; 2- la presenta delle donne all’interno degli stadi (durante eventi sportivi maschili). Per quanto concerne il velo, nonostante il dibattito in corso, poco o nulla e’ stato realizzato. Vogliamo ricordare che, sin dalla decisione di Khomeini di imporre l’hijab obbligatorio, molte donne iraniane – da anni emancipate – si sono ribellate, iniziando a vestire il copricapo islamico in maniera alternativa, lasciando scoperta una parte dei capelli sopra la fronte. Nonostante le reazioni rabbiose dei Mullah, l’establishment religioso ha potuto poco o nulla in aree metropolitano come Teheran, dove la voglia di libertà e’ sempre stata più marcata. Oggi nella Repubblica Islamica il dibattito sul velo e’ stato rilanciato con forza, grazie alle pressioni internazionali, cresciute soprattutto dopo la creazione della pagina Facebook “My Stealthy Freedom” (la Mia Liberta’ Rubata), in prima fila nella lotta al velo obbligatorio (una dimostrazione del valore dell’attivismo internazionale).

Per quanto concerne la presenza delle donne negli stadi, invece, sono cominciate delle parziali aperture (dopo decenni di repressione). Queste aperture, purtroppo, sono limitate e non riguardano sport amati in Iran come il calcio. Proprio l’esclusione delle donne dalla possibilità di vedere partire di calcio maschili, fu il tema del film Offside del regista Jafar Panahi, oggi costretto agli arresti e impedito della possibilità di svolgere liberamente il suo lavoro. Nonostante tutto, consapevoli di avere a che fare con un regime fondamentalista, e’ sempre meglio ottenere queste piccole aperture che nulla.

Queste piccole finestre di libertà nella Repubblica Islamica, purtroppo, stanno scatenando le ire funeste degli ambienti ultra-religiosi, disposti a tutto pur di evitare ogni sorta di apertura che metta a rischio il loro potere sulla società. Va rilevato, dato importante, non si tratta di fazioni minoritarie, ma di organizzazioni addestrate e armate come i Basij (milizia controllata dai Pasdaran) e gli Hezbollah, gli stessi responsabili degli attacchi con l’acido contro le donne malvelate. Attacchi per cui, ancora oggi, nessuno ha pagato il giusto prezzo. Al contrario, le proteste di piazza scaturite per quegli attacchi, sono state duramente represse e una importante attivista per i diritti delle donne, Narges Mohammadi, si trova oggi in carcere. Dopo l’annuncio delle parziali aperture da parte del regime, infatti, questi gruppi paramilitari si sono scatenate, minacciando durissime ritorsioni in caso di apertura degli stadi alle donne. 

Qui di seguito vi riportiamo due reazioni, entrambe pericolose e vergognose. La prima, denunciata da My Stealthy Freedom e altri media in Farsi, mostra un cartellone apparso all’interno della Repubblica Islamica. Dopo l’annuncio da parte del regime delle parziali aperture degli stadi alle donne, i Basij e gli Hezbollah hanno affisso un cartellone in cui si dicono disposti a  “versare il loro sangue, per vietare alle donne l’ingresso negli stadi”. Considerando gli attacchi con l’acido avvenuti ad Isfahan e altre citta’ iraniane (e l’assenza di punizioni per gli autori), la minaccia va presa molto sul serio.

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La seconda immagine, invece, arriva addirittura da Qalamoun, in Siria. Qui Hezbollah – sotto gli ordini di Teheran – e’ impegnato nella guerra al fianco del macellaio Bashar al Assad. Nonostante i combattimenti nell’area, questo jihadista sciita trova il tempo per scattarsi una foto con un messaggio indirizzato alle donne mussulmane: “il vostro hijab, vale più del mi sangue”. Considerando la centralità della cultura del martirio propria del Khomeinismo, un messaggio simile fa ben capire fino a dove siano disposti ad arrivare i Pasdaran, per bloccare i cambiamenti culturali richiesti dalla popolazione iraniana (foto sotto).

Riportiamo infine le polemiche di questi giorni contro la eurodeputata Marietje Schaake: unica donna di una delegazione del Parlamento Europeo che ha visitato l’Iran il 6 e il 7 giugno, la Schaake si e’ presentata nella Repubblica Islamica vestendo il velo in maniera “alternativa” (qui le foto). Questa scelta ha provocato le proteste di numerosi parlamentari iraniani e hanno costretto la stessa eurodeputata olandese a scrivere sul suo blog che “la strada per l’uguaglianza delle donne in Iran e’ ancora lunga”. Per la cronaca, il sito del Ministro degli Esteri iraniano, riportando l’incontro tra la delegazione UE e il Ministro Zarif, ha puntualmente tagliato Marietje Schaake dalla foto…

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Come Governo dipinto dal mondo come “moderato”, possiamo dire che non c’e’ male. Dopo il record di impiccagioni (oltre 1000 in meno di due anni), adesso Hassan Rouhani accumula un altro primato: quello del potere concesso ai Pasdaran sul controllo delle menti dei bambini iraniani. E’ di queste ore, infatti, la decisione del Ministero del Welfare iraniano di permettere alla milizia Basij – braccio di repressione dei Pasdaran – di aprire e gestire direttamente oltre 2000 asili nido. Come denuncia l’Ong International Campaign for Human Rights in Iran, grazie a questa decisione i Pasdaran controlleranno il 25% degli asili nido del Paese!

Sempre secondo quanto denuncia la Ong per i diritti umani, questa decisione sarebbe direttamente riconducibile alla crescente preoccupazione del regime iraniano in merito alla mancanza di interesse da parte dei giovani delle regole islamiche e, per quanto concerne le ragazze, del velo (hijab). Vogliamo ricordare che, nella Repubblica Islamica, il velo e’ obbligatorio sin dall’età di 6 anni! In poche parole, considerando il crescente malcontento dei giovani iraniani rispetto al regime della Velayat-e Faqih, la soluzione trovata da Rouhani e’ quella di affidare il controllo delle menti dei bambini ad una milizia fondamentalista ed estremista, nota per essere da sempre il cane usato dai Pasdaran per reprimere le manifestazioni popolari.

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Parlando davanti ad alcuni rappresentanti del Consiglio Cittadino di Malard, il Vice responsabile degli Affari Politici del Governatorato di Teheran Seyed Shahabeddin Chavoshi ha dichiarato: “il 90% dei nostri giovani si sta distanziando dall’Islam. Cio’ avviene soprattutto per via della nostra condotta politica (ovvero una ammissione della corruzione del regime iraniano, NdA…). Voi e io siamo responsabili per questi mussulmani sciiti che stanno scappando dalla religione“. Ecco allora che, per riacchiappare questi “fedeli che scappano”, il regime iraniano non ha scelto di aumentare le libertà politiche e civili della popolazione, ma di intensificare il processo di ideologizzazione della società.

Purtroppo, va rilevato che i 2000 asili nido non solo verranno controllati dai Basij, ma materialmente – per stessa ammissione di Arezoo Zokaeifar, Direttrice Generale della Sezione Infanzia del Ministero del Welfare – saranno gestiti dalla dal Dipartimento Donne Basij, l’anima più conservatrice ed estremista della milizia Pasdaran. Le donne Basij sono considerate le più zelote e devote all’ideologia del regime e sono usate dai Mullah come polizia morale per redarguire, attaccare e se necessario arrestare le ragazze che non portano il velo in maniera adeguata. Sono le stesse donne che, durante le parate militari, sfilano completamente coperte con armi in pugno, giurando di essere pronte a sacrificare la loro vita per salvare il khomeinismo (non per il popolo iraniano, si badi bene…).

Vogliamo concludere ricordando che, ancora oggi, non e’ stato arrestato nessuno in Iran per gli attacchi con l’acido contro le donne malvelate. Mentre, nell’Iran di Hassan Rouhani, sono stati repressi, fermati e arrestati diversi attivisti scesi in piazza per protestare contro gli attacchi alle donne. Tra coloro che stanno pagando per il loro coraggio c’e’ l’attivista Narges Mohammadi, arrestata pochi giorni fa dal regime e ancora oggi in detenzione. Per lei, nessun politico italiano ha espresso una parola di solidarietà, nonostante anche Amnesty International ha lanciato una azione urgente per la sua liberazione. Vi chiediamo di sostenere l’azione urgente di Amnesty e di denunciare l’appeasement Occidentale verso l’Iran, un Paese che continua ad essere governato da un regime estremista, violento e terrorista.

Cosa pensa una “donna Basij”…

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La distanza fra la realtà e l’immaginazione, spesso, e’ come noto davvero ampia. Questo vale soprattutto oggi, quando parliamo dell’Occidente e della Repubblica Islamica. Per un verso, infatti, abbiamo un Occidente quasi totalmente protesto a tessere le lodi del regime iraniano, sottolineando la necessita di promuovere accordi diplomatici e commerciali e di reinserire il regime iraniano all’interno della Comunita’ Internazionale. In questo contesto, purtroppo, l’Italia e’ la capofila in Europa, tanto che recentemente anche i rappresentanti di Confindustria si stanno prodigando per promuovere l’appeasement verso Teheran. In questo senso, tra le altre cose, va letto l’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Federica Guidi e il Ministro iraniano Mohammad-Reza Nematzadeh durante l’Expo. Il Ministro Guidi, ex Vice Presidente di Confindustria, si e’ detta molto favorevole all’incremento degli scambi economici tra i due Paesi, tanto che l’agenzia di stampa IRNA ha sottolineato come l’Italia intende “ritornare il primo partner commerciale” dell’Iran.

Per un altro verso, pero’, quanto accade all’interno dell’Iran deve far pensare tutti coloro che intendono investire nella Repubblica Islamica. In questo contesto, basti menzionare quanto sta avvenendo in questi giorni nella citta’ di Mahabad,  capoluogo della Provincia Occidentale dell’Azerbaijan, e in altre città del Kurdistan iraniano. Questo l’antefatto: nell’Hotel Tara di Mahabad, il 4 maggio scorso, una povera donna e’ morta. Il suo nome era Farinaz Khosravani ed aveva appena 26 anni. Nonostante il tentativo inquinare i fatti, e’ molto chiaro che la donna – impiegata dell’hotel – e’ stata costretta a scappare dal balcone di una stanza del quarto piano dell’hotel, per sfuggire alla violenza di un membro del MOIS, il Ministero dell’intelligence iraniano (che occupava la stanza dove si trovava Farinaz per fare consuete pulizie). Secondo quanto riporta Iran Wire, la donna disperata avrebbe tentato di scendere dal balcone del quarto piano al terzo. Purtroppo, pero’, tentando di fuggire Farinaz e’ precipitata, morendo nello schianto a terra.

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Nonostante, come suddetto, il regime abbia provato a nascondere i fatti sostenendo il suicidio della donna, gli abitanti di Mahabad si sono ribellati ed hanno iniziato una pacifica protesta davanti all’Hotel Tara. Ovviamente, il regime ha reagito con il solo modo che conosce, ovvero la repressione dei Pasdaran e dei Basij. Le violenze quindi sono cresciute e l’hotel e’ stato dato alle fiamme. Non basta: da Mahabad la protesta si e’ estesa, investendo anche altre città del Kurdistan iraniano come Mariwan, Bokan e Piranshar. Non solo: in queste ore arriva la notizia che anche i curdi siriani sono scesi in piazza per denunciare il regime iraniano, primo responsabile della repressione della Primavera siriana. Stessa protesta, quindi, e’ iniziata nelle province del Kurdistan iracheno, dove il regime iraniano sta tentando di imporre la presenza delle milizie sciite, con la scusa di combattere i terroristi di Isis.

La storia di Farinaz, purtroppo, ricorda tanto quanto successo a Reyhaneh Jabbari. Anche la povera Reyhaneh fu costretta a difendersi dalle violenze sessuali di un membro dell’intelligence iraniana e per aver esercitato il suo diritto sacrosanto di difesa, fu arrestata, imprigionata e poi, come noto, impiccata nell’ottobre del 2014. Tra le altre cose, quindi, vogliamo ricordare che da anni i curdi iraniani sono repressi dalle autorità del regime. Uno dei primi ordini di Khomeini dopo la rivoluzione, fu proprio la repressione della protesta curda e presso Mahabad – città simbolo per essere stata il capoluogo della sola repubblica curda indipendente – i Pasdaran ammazzarono centinaia di innocenti civili. Nell’Azerbaijan Occidentale, infine, si trova il famoso Lago Urumia, per molti cittadini iraniani dell’area la sola vera fonte di acqua. Nonostante tutto, il regime iraniano non sta facendo nulla per salvare il lago, da anni protagonista di una lenta essiccazione. Per molti, questa inazione di Teheran, e’ stata assolutamente volontaria al fine di colpire le minoranze che abitano quell’area.

In poche parole, quello che l’Occidente descrive come un attore di stabilita’, e’ un Paese che bolle, pronto ad esplodere in proteste sociali ed etniche, in ogni momento. Ergo, consigliamo a l’Occidente di riflettere attentamente prima di giocare tutte le sue carte sulla Repubblica Islamica, perché la realtà all’interno dell’Iran e’ assai lontana dall’immaginazione creata ad hoc da un certa parte dell’establishment politico, diplomatico ed economico…

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Facebook: Iranian women remove hijab

Sono passati solo pochi mesi dai terribili attacchi con l’acido contro le donne mal velate in Iran. Decine e decine di attacchi, per i quali nessuno sinora ha pagato il giusto prezzo. Al contrario, in carcere sono finiti, senza processo, diversi di coloro che sono coraggiosamente scesi nelle strade per protestare contro l’attacco alle donne. Come ricorderete, all’epoca i membri del Parlamento e del Governo iraniano fecero a gara per condannare le violenze degli “estremisti”, ma nella realtà la loro azione legislativa si concentrava proprio nella legittimazione del fondamentalismo più becero e delle milizie paramilitari di Ansar-e Hezbollah.

Come denunciato dai Ragazzi di Teheran e Amnesty International, nel Parlamento iraniano pendono già tre proposte di legge contro i diritti delle donne. La prima proposta, volta a promuovere la Virtu’ e la Morale pubblica, se venisse approvata darebbe ai Basij il diritto di agire liberamente per implementare il rispetto della morale e della virtù islamica nella società. Praticamente, un tasto verde per agire senza controllo contro tutti coloro che vengono considerati pericolosi per la “sicurezza nazionale” (la scusa usata sempre dal regime per reprimere ogni oppositore). La altre due proposte, invece, sono state denunciate da Amnesty e definiscono le donne come mere “macchine da riproduzione” per accrescere la popolazione.

Adesso, grazie alla pagina Facebook My Stealthy Freedom, veniamo a conoscenza di una nuova proposta di legge appena presentata in Parlamento. Secondo quanto denunciato dalla giornalista Masih Alinejad, infatti, già 36 deputati hanno firmato una proposta di legge che, se approvata, prevede di punire con la riduzione di un terzo del salario e la sospensione per un anno dal lavoro le donne che si presentano mal velate sul posto di lavoro. Purtroppo, questa proposta di legge e’ stata firmata anche da diverse deputate donne, tra le quali Fatemeh Alya, Zohreh Tayyebzadeh-Nouri, Laleh Eftekhari e Nayereh Akhavan.

Come si vede, quindi, se il Parlamento iraniano approvasse tutte le proposte di legge di cui vi abbiamo appena parlato, la già difficile vita delle donne iraniane diventerebbe davvero impossibile. Per questo, facciamo appello a tutte le forze politiche e all’associazionismo per denunciare questa situazione. In particolare, considerando l’ultima proposta di legge, facciamo appello alle forze sindacali italiane per agire immediatamente al fine di esprimere pubblicamente sdegno e condanna per la repressione dei diritti delle donne in Iran. 

La nuova proposta di legge per punire le donne mal-velate in Iran

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