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Come noto, il regime iraniano invia i rifugiati afghani (e anche quelli pakistani) a combattere la jihad in Siria nel nome di Bashar al Assad. Altrettanto noto e’ il fatto che questi questi rifugiati, sono inquadrati in una Divisione denominata Fatemiyoun, composta unicamente da afghani di etnia Hazara, ovviamente sciiti. Inizialmente il regime iraniano ha provato a nascondere il ruolo degli afghani in Siria, ma alla fine ha dovuto ammettere la loro presenza e il loro compito. Oggi si sa che Teheran paga mensilmente tra i 500 e i 700 dollari a questi mercenari, promettendo loro (e ai famigliari) un permesso di soggiorno al ritoirno dalla Siria.

Molti di questi afghani, chiaramente, muoiono durante la loro jihad e vengono segretamente seppelliti in un cimitero vicino Qom. Secondo una informazione recente, circa 14000 afghani sarebbero stati inviati sinora dall’Iran in Siria, alcune di questi minorenni (Good Morning Iran). Si tratta di una grave violazione non solo della Convenzione Internazionale per i diritti del Bambino, ma anche di quella in difesa dei Diritti del Rifugiato (UANI).

In questi giorni l’agenzia di stampa iraniana Tasnim News, molto vicina ai Pasdaran, ha pubblicato un report in cui rivela che come Teheran abbia deciso di affidare ad Hezbollah il compito di addestrare una nuova unita’ speciale della Divisione Fatemiyoun. Tra le altre cose, proprio Hezbollah e’ responsabile dell’addestramento dei numerosi jihadisti sciiti che vengono costantemente inviati anche in Iraq. Dal 2012, lo ricordiamo, Hezbollah e’ direttamente coinvolto nel conflitto siriano, per mezzo di centianaia di suoi miliziani (Tasnim News).

Questa divisione speciale sarebbe gia’ stata schierata in varie parti della Siria, sotto lo stretto monitoraggio di cecchini di Hezbollah. A questa unita’ speciale gia’ attivata, ne verranno affiancate delle altre – sempre composte da rifugiati afghani – esperte in combattimenti avanzati, guerriglia, armamenti anti-carro e nel lancio di missili terra-aria spalleggiabili (Long War Journal).

Canzone in farsi in onore dei jihadisti afghani

 

 

Il Gran Mufti di Siria, Ahmad Badr al-Hasson, ha approvato una fatwa (editto islamico) davvero pericolosa. Nella fatwa, il massimo clerico del regime di Assad ha invitato l’esercito lealista e lo stesso Assad  a “mostrare la sua rabbia nello sterminare questi criminali” (video).

Si tratta di una fatwa che invita indirettamente a “sterminare” tutti i siriani che vivono nelle aree di Aleppo controllate dall’opposizione al regime di Damasco, considerati tutti come nemici (Orient News).

Il Gran Mufti Siriano non e’ nuovo ad uscite estremiste. Nel 2015, aveva minacciato di riempire l’America e l’Europa di kamikaze, nel caso in cui Bashar al Assad fosse stato rimosso dal potere

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Nel frattempo, il regime iraniano continua ad intensificare il suo sostegno al regime criminale di Assad. Non soltanto Ali Akbar Velayati, consigliere di Ali Khamenei, ha espressamente detto che Assad non si tocca per i prossimi cinque anni – ovvero fino alla fine del suo mandato Presidenziale – ma i media di Stato hanno anche mandato in onda un video che invita i minori ad arruolarsi per la jihad in Siria. Tutto ciò nel pieno silenzio Occidentale…

Fonte: Repubblica

Ieri l’Italia ha celebrato il 25 aprile, una annuale manifestazione in ricordo della liberazione dal nazifascismo. In particolare, in questa data si celebrano le insurrezioni partigiane a Milano, Genova e Torino, simbolo per eccellenza della resistenza italiana e ispirazione della stessa Costituzione entrata in vigore nel 1948.

Purtroppo, a distanza di decenni, alcuni pericolosi estremisti hanno trasformato la festa dei partigiani italiani in una occasione di glorificazione dell’asse che lega l’Iran Khomeinista a Hezbollah e Bashar al Assad (anche noto come “Asse della Resistenza”, anche se di “resistenza” ha ben poco). Neanche a dirlo, per farlo hanno fatto leva sulla cosiddetta “causa palestinese” e sull’antisionismo, classico live motive mediorientale per coprire ogni sorta di nefandezza.

Non entriamo nella questione israelo-palestinese, perché poco ci interessa. Puntare il dito contro la Brigata Ebraica o direttamente contro Israele, non cambia i termini reali del problema. Lasciare che durante le manifestazioni del 25 aprile sventolino le bandiere della Siria di Bashar al Assad, di Hezbollah e del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP), cancella in un colpo solo tutto lo spirito della lotta partigiana. Ideologicamente parlando, tutti i gruppi menzionati rappresentano il peggior fondamentalismo esistente. Che siano espressione di idee laiche (Assad e FPLP) o di idee religiose (Hezbollah), si tratta di realtà che pubblicamente esprimono ammirazione verso Mussulini e Hitler. Non a caso, ad esempio, ancora oggi sia i jihadisti di Hezbollah che quelli del Fronte Popolare, sfilando fieri facendo il classico saluto romano.

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Accettare i supporter dell'”Asse della Resistenza” Mediorientale il 25 aprile, significa indirettamente legittimare la presenza di sostenitori del nazifascismo. Poco importa che questi estremisti si colorino di rosso o di nero. Le bandiere che sventolano, i gruppi che sostengono, sono i primi nemici della vera lotta partigiana. Per quelli come Nasrallah e Assad, Hitler era un eroe e nessun Olocausto e’ mai stato compiuto nella storia. 

Tutto ciò, senza dimenticare chi sta a capo dell’Asse della Resistenza mediorientale: la Repubblica Islamica dell’Iran. La parte peggiore di tutta questa storia e’ proprio l’indiretta connessione tra i manifestanti che hanno violentato il 25 aprile e Teheran. L’Ayatollah Khomeini e i suoi eredi, infatti, non sono affatto i rappresentanti di una “forza di liberazione”. Al contrario, essi sono i portatori del peggior radicalismo esistente e direttamente responsabili dell’occupazione di alcuni Paesi mediorientali (si pensi al Libano e alla Siria oggi). Lo stesso concetto attuale di jihad, proprio quello che uccide innocenti in Occidente, e’ figlio della cultura del martirio impressa da Khomeini all’Islam contemporaneo. Permettere ai nazifascisti rossi di sfilare il 25 aprile non significa solo infangare la memoria della Brigata Ebraica o legittimare le nuove forme di antisemitismo. Purtroppo significa molto di più, molto di peggio.

Permettere ai filo-Pasdaran di manifestare il 25 aprile, significa legittimare la continuazione ideologica, politica e materiale del nazifascismo. Significa uccidere la memoria dei Partigiani e la causa per cui questi eroi sono morti!

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Fonte: karlremarks.com

Scriviamo questo articolo alla vigilia dell’annuncio di un “cessate il fuoco generale” che, secondo quanto affermato ieri dal Segretario di Stato Kerry a Monaco, entrerebbe in vigore in una settimana. Pur sperando sinceramente che questo accordo si realizzi, abbiamo dei seri dubbi sul suo successo.

Questo, come già detto altre volte, per due ordini di motivi: il primo, cosi come fu per il documento di Vienna sulla Siria, perché non include in alcun modo un accordo con Jabat al Nusra e con Isis. Un accordo impossibile, considerando che si tratta di due gruppi terroristi, ma un punto di debolezza chiaro, perché si tratta di due organizzazioni che controllano (purtroppo) parte del territorio siriano (EA World View).

Ci sarebbe un modo, lapalissiano, per superare questo limite: unire tutti fronti internazionali presenti in Siria – quelli legittimi – nella guerra contro il Califfato e al Qaeda. In pratica, mettere insieme la coalizione USA, quella guidata dalla Russia e magari anche la nuova coalizione contro il terrorismo a guida Saudita. Sebbene i sauditi abbiano appena annunciato di essere pronti a dispiegare forze di terra in Siria, l’ipotesi sembra chiaramente più di scuola che reale (al Monitor). Ciò, soprattutto perché la geopolitica – meglio le ragioni geopolitiche – degli attori in campo differiscono notevolmente. A parole, neanche a dirlo, tutti vogliono eliminare Isis, ma sul come farlo, sui tempi e i modi, le differenze sono rilevanti.

La Russia, se fosse meramente interessata a salvare il regime di Assad – magari senza Bashar – e le sue basi in Siria, avrebbe il pieno interesse di sostenere un processo politico in Siria (Washington Institute for Near East Policy). Il vero obiettivo di Putin, pero’, e’ quello di mettere in chiaro che in Siria e’ lui a dominare il fronte filo-lealista. Uno strumento di pressione che serve ai russi soprattutto contro gli Europei. Purtroppo, in questo senso, il dramma dei profughi diventa un elemento di pressione e una “merce di scambio” da usare per ottenere vantaggi su altri fronti (leggi Ucraina).

Assai diversa, quindi, e’ la geopolitica degli Stati Uniti. Se si legge la proposta di budget presentata dalla Casa Bianca per la Difesa, si vede chiaramente che il focus americano e’ incentrato sul maggiore sostegno ai Paesi dell’Est Europa in chiave anti-Mosca. La proposta di budget quadruplica il sostegno USA alla “European Reassurance Initiative” e aumenta da 3000 a 5000 il numero di soldati americani da stanziare nell’Est Europa (Defense.Gov). Senza contare che, per Washington, avere Mosca impelagata in Siria con il prezzo del barile cosi basso, rappresenta senza dubbio un successo. Lo stesso accordo nucleare con l’Iran, nasconde il chiaro obiettivo USA di reinserire il medio periodo il petrolio di Teheran nel mercato, anche nell’ottica di aggiungere un competitor alla Russia (e all’Arabia Saudita).

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Fonte: Istitute for War Studies

La geopolitica di Erdogan, come noto, e’ maggiormente focalizzata sul rischio di un empowerment dei curdi e sull’evitare di ritrovarsi ancora le forze di Assad al confine, piuttosto che nella guerra a Isis. Per questo, ormai da mesi, il Presidente turco sta cercando – fallendo – di portare tutta la Nato in una devastante guerra contro la Russia. In questo senso, quindi, anche per Erdogan i profughi diventano un’arma da usare contro i riottosi alleati Nato, piuttosto che un vero pensiero umanitario. Certo, anche per i turchi Isis e’ ormai una minaccia. Purtroppo, non quanto il Pkk e i suoi alleati e non quanto la nuova ascesa dell’Iran, fattore di indebolimento del ruolo centrale avuto sinora dalla Turchia come porta della Nato verso il Medioriente (tralasciando il ruolo di Israele).

Tra Iran e Arabia Saudita, quindi, e’ già guerra calda. Pensare oggi che Riyadh possa volere un reale indebolimento di Isis, e’ paradossale. I sauditi hanno assistito, negli ultimi dieci anni, alla fine di regimi amici (Saddam, Mubarak) e al ritorno di Teheran nella Comunità Internazionale, voluto in primis dal super alleato americano. Purtroppo, il ritorno dell’Iran nel gioco regionale, e’ avvenuto permettendo ai Pasdaran di agire in piena libertà, non solo in Siria, ma anche in Iraq.

I sauditi – meglio, i sunniti – hanno visto Teheran intervenire al fianco di Assad, ma anche imporre all’ex Premier iracheno al Maliki una politica settaria, totalmente sbilanciata verso gli Sciiti. Una scelta che, con la fine del sostegno ai Comitati del Risveglio Sunniti anti-al Qaeda, ha direttamente determinato la rinasciata dello Stato Islamico, il suo ingresso nel caos siriano e il ritorno in Iraq con la presa di Musul e la dichiarazione del Califfato. 

Oggi, nonostante Isis rappresenti una minaccia anche per la stabilita’ della monarchia Saudita, il Califfato e’ geograficamente un’avamposto contro l’espansione sciita. Come già scritto, ci si dovrebbe porre la seguente provocatoria domanda: “ma perché l’Arabia Saudita dovrebbe voler eliminare l’Isis?” (No Pasdaran).

La verità resta una sola: Iran Deal avrà anche portato ad un accordo sul nucleare iraniano – anche se di dubbia validità nel futuro meno prossimo -ma ha rimesso in gioco un regime pericoloso per tutto il Medioriente. In questo senso, le sanzioni internazionali erano un chiaro argine ai timori dei sunniti. L’argine, non solo e’ stato abbattuto riconoscendo un programma nucleare clandestino e senza porre limiti ad un programma missilistico pericoloso. A questa follia, e’ stato anche concesso una immediata sospensione delle sanzioni internazionali che, alla prova dei fatti, favorirà solamente il settore pubblico iraniano e in buona parte i Pasdaran.

Nonostante quello che possano dire i mass media e i politici e gli analisti favorevoli all’accordo con l’Iran, la scelta Occidentale di non contenere Teheran e di creare con la Repubblica Islamica una “alleanza non formale”, era e resta il nodo cardine delle maggiori problematiche dell’attuale Medioriente. Un nodo che non verrà risolto nel breve periodo e che lascerà sul terreno – purtroppo – ancora parecchie vittime (la prossima crisi potrebbe toccare il Libano, ove Hezbollah – uno Stato nello Stato – risponde solamente a Teheran).

Questa verità e’ cosa nota, anche a chi non la ammette. Purtroppo si scontra con interessi politici – economicamente orientati – più forti degli interessi per il popolo siriano e i profughi

 

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Un nuovo drammatica massacro e’ stato compiuto dal regime siriano alla periferia di Damasco. In una serie di bombardamenti aerei compiuti dall’aviazione di Damasco nell’area di Douma, hanno distrutto anche un mercato di frutta e verdura, colpendo oltre 200 innocenti, 100 dei quali hanno perso la vita. Tra loro, donne e bambini colpevoli unicamente di voler portare a casa un po’ di cibo per la famiglia. Le vittime, quasi sicuramente, sono più di cento, ma cento sono i corpi che sinora sono stati identificati con un nome e cognome (@RamiSafadi93). Secondo quanto riportano alcuni media siriani, una parte delle vittime e’ stata già sotterrata in fosse comuni. Funerali di massa che sono avvenuti mentre il regime continuava dall’alto a scaricare barili bomba sui civili (Syria Direct). Il 14 agosto scorso, quindi, Medici Senza Frontiere ha denunciato che il regime di Assad continua a bombardare volontariamente gli ospedali, soprattutto nella zona di Idlib. Qui, secondo l’organizzazione internazionale, ben nove ospedali sono stati colpiti in soli quattro giorni, uccidendo 11 persone, tra cui personale medico (MSF). Il recente massacro di Douma e’ stato talmente orribile, che lo stesso Vicesegretario ONU per gli Affari Umanitari, Stephen O’brien, si e’ detto “assolutamente inorridito” (UNOCHA).

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Tutto ciò, purtroppo, avviene mentre il regime iraniano – con il beneplacito dell’inviato ONU per la Siria De Mistura – prova a lanciare una offensiva diplomatica per salvare Bashar al Assad. Dietro la scusa del cessate il fuoco e del coinvolgimento delle Nazioni Unite, Teheran ha provato a far accettare anche ai sauditi un piano di “pace” che, volontariamente, evitava di dire a chiare lettere che Bashar al Assad doveva lasciare il potere ed essere giudicato dalla Corte Penale Internazionale per i suoi crimini orrendi. Il piano di pace, cosi come e’ nato, e’ già fallito (Gaiaespana). Per quanto riguarda De Mistura, la sua credibilità in Siria e’ pari a zero: ricordiamo che l’inviato ONU si e’ fatto fotografare mentre celebrava l’anniversario della rivoluzione Khomeinista nell’ambasciata dell’Iran a Damasco…(Good Morning Iran).

Chi in Italia non demorde e chiede direttamente al Ministro degli Esteri Gentiloni di riallacciare i rapporti con Bashar al Assad e’ il Movimento Cinque Stelle. In una interrogazione presentata il primo luglio in Parlamento, primo firmatario Manlio di Stefano, il M5S chiede al Ministro Gentiloni di riallacciare le reazioni diplomatiche con la “Repubblica araba siriana”, in nome della lotta ad Isis e agli altri Paesi della regione, colpevoli a detta dei grillini di sostenere il terrorismo islamico (Banca Dati Camera). Come riprova delle loro parole, quindi, i pentastellati inseriscono anche nel testo un link proveniente da Irib Italia, ovvero l’agenzia di stampa del regime iraniano in lingua italiana. Praticamente, come sostenere la bonta’ di Hitler presentando un articolo scritto direttamente da Mussolini…Come abbiamo già diverse volte detto – e dimostrato – la lotta ad Isis e agli altri gruppi terroristi presenti in Siria, nulla c’entra con Bashar al Assad.

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Purtroppo, al contrario di quanto sostengono Di Stefano & Co., sia il regime iraniano che Assad, approfittano di Isis per attaccare i gruppi ribelli non jihadisti ed eliminare la vera opposizione ancora presente in Siria (primo fra tutti l’Esercito Libero Siriano). Tra le altre cose, come dimostrato dalla stessa Unione Europea, un consigliere di Assad fa direttamente affari con i jihadisti al servizio del Califfato (No Pasdaran). La sola via per la fine della guerra siriana e’ la fine dell’occupazione iraniana della Siria, il ritiro di tutte le milizie settarie (prime fra tutti quelle sciite) e, soprattutto, la fine della Presidenza di Bashar al Assad. Senza l’uscita di scena di Assad e del cerchio che lo protegge, nessun gruppo ribelle siriano – tantomeno i miliziani jihadisti sunniti e i loro fiancheggiatori – accetteranno di deporre le armi.

Concludiamo constatando che, ancora una volta, nessuna condanna del nuovo massacro di Douma e’ stata pubblicata sul sito della Farnesina. Speriamo di sbagliare e di essere presto smentiti. Per questa, questo nuovo silenzio sull’alleato di Teheran a Damasco, ci risulta drammaticamente assordante…

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L’Iran mantiene una serie di milizie combattenti in Iraq e Siria. Ovviamente, si tratta di una notizia notissima, come altrettanto noto e’ il fatto che molti di questi jihadisti sciiti provengono dal Pakistan e dall’Afghanistan. I media hanno già svelato che Teheran offre loro una paga, la carta verde per restare nella Repubblica Islamica e che, lo stesso Parlamento iraniano, sta discutendo una legge che permetterà ai jihadisti reduci di ottenere la cittadinanza iraniana, previa autorizzazione delle Guardie Rivoluzionarie. Meno note sono le modalità in cui i Pasdaran trasferiscono i jihadisti sciiti in Iraq e Siria. 

Alcune informazioni in merito sono state rese note in un rapporto presentato direttamente al Parlamento afghano. Secondo Kabul, infatti, i Pasdaran avrebbero preso in affitto un vettore civile della linea aerea afghana “Ariana”: in teoria, l’accordo sottoscritto tra Ariana e la compagnia aerea iraniana Mahan, prevede l’uso dei mezzi afghani unicamente per trasferimenti di civili, ma chiaramente le Guardie Rivoluzionarie non rispettano alcun patto. L’aereo civile, quindi, viene caricato di jihadisti sciiti devoti a Khamenei (o ai soldi che i paggetti della Guida Suprema sborsano) e inviato direttamente a Baghdad (ma anche a Najaf e Mashhad in Iran) e Damasco. 

Va precisato che la denuncia non arriva da un membro qualsiasi del Parlamento afghano. Al contrario, a svelare questa storia e’ stato il deputato Qais Hassan, Presidente della Commissione Parlamentare dei Trasporti e delle Telecomunicazioni del Parlamento di Kabul. In una conferenza stampa, Hassan Qais ha rivelato i dettagli dell’accordo firmato tra il direttore di Ariana Airlines  Nasir Ahmad Hakimi – oggi scappato negli Stati Uniti e accusato di corruzione da Kabul – e la Mahan Air: in cambio di 10.000 dollari per volo, la Ariana ha affittato un aereo alla controparte iraniana. Durante ogni volo, quindi, i Pasdaran fanno salire a bordo uomini mascherati, mischiati ai normali passeggeri. Di queste persone, l’equipaggio afghano non e’ autorizzato ad avere alcuna informazione. Alla conferenza stampa era presente anche il Ministro dei Trasporti afghano Mohammadullah Batash e il nuovo direttore amministrativo di Ariana  Omaid Mastoor.  Secondo Hassan, quindi, i piloti afghani sarebbero anche disposti a testimoniare su tutta la faccenda, rivelando il malaffare promosso dal regime iraniano.

La Repubblica Islamica impiega, ad oggi, almeno 3000 jihadisti sciiti provenienti dall’Afghanistan (di etnia Hazara). Miliziani a cui il regime iraniano garantisce uno stipendio mensile che varia dal 500 ai 700 dollari. Grazie al sanction lifting deciso dall’accordo nucleare del 14 luglio, Teheran otterra’ presto altri fondi per finanziare il terrorismo internazionale. Tra le altre cose, la stessa Mahan Air – compagnia aerea da sempre controllata dai Pasdaran – verrà presto tolta dalla lista delle sanzioni internazionali.

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Postiamo questo video pubblicato dal MEMRI, think tank americano dedicato al Medioriente, per dimostrare quanto sia fallace l’affermazione fatta da diversi leader Occidentali in merito al rapporto positivo tra Iran Deal e soluzione della guerra siriana. Il video, con sottotitoli in inglese, riporta il commento di diversi miliziani jihadisti di Jabbat al Nusra ad Aleppo, rispetto all’accordo nucleare tra Teheran e i 5+1. Si badi bene: Jabbat al Nusra e’ una organizzazione terrorista sunnita, membro della galassia di al Qaeda e responsabili, come il regime siriano, della deriva settaria del conflitto siriano. Nonostante tutto, essendo Jabbat al Nusra oggi uno dei principali gruppi di opposizione attivi in Siria, non e’ possibile eludere quanto affermano i suoi rappresentanti, avendo queste affermazioni un effetto concreto sul conflitto settario tra Sciiti e Sunniti.

Come possibile vedere nel video, l’Iran Deal e’ interpretato dai miliziani di Jabbat al Nusra come una cospirazione del Grande Satana (gli Stati Uniti), contro tutto il mondo sunnita. Una sensazione, purtroppo, condivisa anche dal mondo sunnita non jihadista. L’effetto concreto dell’accordo politico tra Occidente e Khomeinismo, infatti, e’ quindi quelli di aver marginalizzato il mondo sunnita e avendo lasciato la forte percezione di una cospirazione ai danni della maggioranza dell’Islam. Purtroppo, mentre oggi in Occidente la parola ‘cospirazione’ fa sorridere e accende gli animi di piccole minoranze, in Oriente ha effetti dirompenti e conseguenze imprevedibili. Al contrario di quello che sostiene la Mogherini quindi – piuttosto che spazzare via Isis (e il jihadismo in generale) l’effetto concreto dell’Iran Deal sara’, molto probabilmente, quello di cancellare definitivamente la Siria come Stato unitario ed incrementare lo scontro all’interno dell’Islam.

A riprova di quanto scriviamo ci sono anche altre tre notizie recenti: 1- l‘entrata in guerra contro Isis da parte della Turchia. Una decisione funzionale agli interessi di Erdogan di schiacciare il PKK internamente, ma anche di dividere i curdi turchi da quelli siriani. In tal senso, quindi, va l’accordo tra Ankara e Washington in merito alla creazione di una buffer zone dentro la Siria; 2- il discorso di Bashar al Assad del 26 luglio scorso. In quel discorso, il dittatore siriano ammetteva chiaramente l’incapacità di controllare il territorio e la necessita’ di ritirare l’esercito lealista in aree fedeli al regime (sostanzialmente, come la mappa dimostra, parte della capitale Damasco, parte del confine con il Libano e parte di Aleppo); 3- l’inizio di una vera e propria guerra tra i jihadisti di Jabbat al Nusra e i 54 miliziani ribelli addestrati dagli Stati Uniti.

Ora, chi ritiene che un accordo con il Khomeinismo spingerà anche gli attori sunniti – interni ed esterni alla Siria – a fare un passo indietro, rischia di rimanere seriamente deluso. Con o senza Bashar al Assad, poco importa, nessun attore del mondo Islamico, lascerà la parte della Siria che oggi tiene sotto controllo. Non lo farà l’Iran, impegnato ad espandere il suo potere e mantenere in vita il regime Alawita ed Hezbollan. Obiettivi che saranno realizzati soprattutto grazie a parte degli oltre 100 miliardi di dollari che Teheran otterrà dal sanction lifting; non lo faranno quindi i vari attori sunniti (Turchia, Arabia Saudita, Qatar), impegnati – ognuno a suo modo – a contenere l’espansionismo sciita e aumentare il loro potere regionale. Al contrario di quanto veniva e viene scritto anche oggi, la salvezza della Siria passava attraverso il de-potenziamento del regime iraniano e la fine del regime di Bashar al Assad. Solo queste due premesse, infatti, avrebbero aperto una piccola luce per una soluzione politica del conflitto siriano che, allo stesso tempo, salvasse anche l’unita’ del Paese.

Non solo: in conclusione bisogna anche rimarcare il messaggio politico che l’Iran Deal ha dato a tutti gli attori coinvolti in Siria. Un messaggio drammatico e univoco: “se non fermerete i vostri crimini, alla fine questi verranno riconosciuti internazionalmente“. Ecco allora che, lo stesso Bashar al Assad, ha deciso di elogiare l’accordo nucleare e sottolineare, allo stesso tempo, che nessuna soluzione del conflitto e’ possibile con i ‘traditori’. Di converso, i nemici dell’asse filo iraniano, applicheranno lo stesso metro di giudizio, chiudendo la porta ad ogni tipo di flessibilità. Le conseguenze, purtroppo, saranno solo due: ancora morti e tanta, troppa, sofferenza.

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