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Il boia in Iran non si ferma mai. Secondo le informazioni provenienti dall’Iran, sarebbero almeno 87 i detenuti impiccati dal regime solamente dall’inizio del 2017 (fonte NCRI). Tra loro, ci sarebbero due donne e due adolescenti.

Alcune di queste esecuzioni, come noto, sono avvenute in pubblico. Le ultime pubbliche, sono state eseguite proprio domenica 29 gennaio, presso Bandar Abbas e Mashhad. I quattro prigionieri impiccati, erano tutti accusati di Moharebeh, ovvero di “Guerra contro Dio”.

In alto, riportiamo la bruttissima immagine dell’impiccagione pubblica avvenuta nell’area di Mashhad, precisamente a Nishapur, nella Provincia del Khorosan (eghtesadonline.com). Di seguito, invece, il cartello in farsi, che annuncia l’esecuzione pubblica a Bandar Abbas (Iribnews.ir).

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Mentre il mondo dipinge l’Iran come l’eroe della lotta a Isis, all’interno della Repubblica Islamica le peggiori forme di conservatorismo ed estremismo trovano sempre più spazio. A vincere la medaglia questa volta e’ il parlamentare Abolqasem Jarareh. Parlando dello sviluppo dell’industria musicale nella provincia di Bandar Abbas, Jarareh ha affermato: “non dovrebbe essere permesso a chiunque di organizzare concerti musicali a Bandar Abbas. Bandar Abbas e’ diventata una città rinomata per i suoi concerti e questo sta rovinando la tradizione popolare”. Ovviamente, per tradizione popolare, Jarareh non intende quella classica persiana, ma quella meramente religiosa, tanto da dichiarare che coloro che organizzano concerti in Iran, dovrebbero avere sempre il permesso del Ministero per la Guida Islamica.

Purtroppo, questa tendenza ultraconservatrice verso la musica in Iran e’ tutt’altro che un caso isolato (tralasciando il fatto che in Iran, come noto, le donne non possono cantare da sole in pubblico). Nell’aprile scorso, ad esempio, l’Imam Ahmad Almolhoda – responsabile della preghiera del Venerdì, ovvero quella più importante – si e’ pubblicamente dichiarato contro i concerti nella città di Mashhad. Peggiore e più drammatico e’ quanto successo al famoso cantante iraniano Shahin Najafi, ormai da anni esiliato in Germania per poter esprimere la sua arte liberamente.

Il primo maggio scorso, in un sito ultraconservatore iraniano, e’ apparso un annuncio in cui venivano offerti 155.000 dollari a colui che avrebbe fatto saltare in aria il concerto di Shahin Najafi in Germania. L’annuncio e’ stato pubblicato sul sito Aba Shohada che, testualmente, ha scritto: “far saltare in aria il luogo del concerto della iena [termine usato per indicare Najafi, NdA] e’ la risposta finale agli insulti”. Dopo le proteste della Comunità iraniana in Germani e dello stesso Shahin Najari, la polizia tedesca e’ intervenuta e il sito Aba Shohana – appoggiato su un server olandese – e’ stato bloccato. Poco male: sei ore dopo il blocco il sito e’ tornato online e nessuno, all’interno dell’Iran, ha arrestato i responsabili delle minacce. Questo, nonostante per il codice sui Crimini in Internet vigente in Iran, minacciare di attaccare e istigare o incitare all’attacco contro qualcuno, rappresenta un crimine.

Ma qual’e’ l’offesa commessa da Shahin Najafi contro l’Iran? La risposta e’ una sola: nessuna. O meglio: Najafi non ha commesso alcun crimine contro l’Iran e il suo popolo, ma ha avuto la “colpa” di realizzare e scrivere canzoni in favore dei diritti umani all’interno della Repubblica Islamica. Tra le altre cose, Najafi ha scritto una canzone contro la pena capitale in Iran, per sostenere una campagna dell’Ong International Campaign for Human Rights in Iran. Purtroppo, contro Najafi e’ stata emessa dal Grande Ayatollah Nasser Makarem Shirazi anche una “fatwa per apostasia”, un verdetto religioso che autorizza un fedele mussulmano ad uccidere in ogni momento il “nemico dell’Islam”. Per la cronaca, il Grande Ayatollah Nasser Makarem Shirazi e’ lo stesso che ha emesso una fatwa contro la connessione ad Internet 3G, dichiarandola contro la Sharia e immorale

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Quelle che vi mostriamo sono immagini forti. Si tratta del video dell’ennesima pubblica esecuzione avvenuta in Iran. Questa volta sono finiti sul patibolo tre prigionieri , impiccati presso Bandar Abbas il 17 novembre scorso. Come vedrete nel video, i corpi dei prigionieri penzolano nell’aria, davanti ad una folla terrorizzata e, soprattutto, davanti ai parenti che urlano dalla disperazione. Si tratta di un documento unico, che mostra chiaramente il volto brutale e terrorista del regime iraniano.

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Ci chiediamo, ancora una volta, come possa l’Occidente democratico voler venier a patti con questi assassini. Al di là dell’irrisolto nodo nucleare, esiste un problema gravissimo di abuso dei diritti umani, sul quale il mondo democratico sta chiudendo gli occhi in nome di una real politik e di un appeasement che non farà che rafforzare la repressione all’interno della Repubblica Islamica e il potere dei Mullah e dei Pasdaran.

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L’isola di Qeshm si trova nello Stretto di Hormuz, proprio di fronte all’importante porto di Bandar Abbas. L’isola ha una posizione strategica nella geopolitica regionale dell’Iran, perchè si trova vicino al Porto Rashid degli Emirati Arabi Uniti e al porto di Khasab di proprietà dell’Oman. Qeshm è fondamentale per l’economia iraniana perchè è un’isola ricca di idrocarburi, principalmente giacimenti di petrolio e gas. Per questo, Teheran ha deciso di inserire l’isola all’interno delle aree economiche speciali (Free Enterprise Zone). Nonostante la presenza di risorse davvero importanti, la popolazione dell’isola – circa 100.000 abitanti distribuiti in 59 villaggi, vive sotto la soglia di povertà, dedicandosi faticosamente alla pesca. La parola “faticosamente” deve essere evidenziata per un motivo particolare: considerata la posizione strategica, infatti, Teheran ha fatto dell’isola di Qeshm una base militare per i suoi sottomarini. Per questo, quindi, l’area è praticamente sotto il totale controllo dei Pasdaran e la pesca locale ne risente pesantemente. Per poter sopravvivere, quindi, diversi abitanti si danno al commercio illegale di pertrolio grezzo, estratto artigianalmente dalle popolazioni indigente disperate.

Invece di puntare su una crescita sociale ed economica della popolazione locale, il regime iraniano – come sua abitudine – propende per la mera repressione. Sabato scorso, quindi, forze dei Pasdaran sono entrate in un villaggio dell’isola, colpendo brutalmente la popolazione indigena. Le immagini, davvero forti, che vedete qui sotto, sono state scattate dai testimoni dell’attacco e mostrano la crudeltà con cui Teheran tratta i locali. Nell’attacco, secondo quanto denunciato sinora, tre persone sono state brutalmente uccise e altre sei pesantemente menomate.

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Ieri, con alcuni video, vi abbiamo riportato la notizia dell’azione della marina israeliana al largo delle coste del Sudan. Obiettivo, una nave battente bandiera panamense e denomianta Klos-C: secondo quanto riportato dall’intelligence e dimostrato dalle immagini, il cargo civile transportava missili M302 fabbricati in Siria e destinati a Gaza. I missili, dopo essere arrivati via cielo da Damasco in Iran, erano stati caricati sul Klos-C nel porto iraniano di Bandar Abbas. Dopo una breve sosta presso il porto iracheno di Umm Qasr, allo scopo di mascherare ancora di più la finalità militare del transporto, il cargo era ripartito alla volta di Port Sudan ove, per mezzo dei trafficanti attivi nella Penisola del Sinai, le armi sarebbero state trasportate via terra all’interno della Striscia di Gaza.

L'area dell'aeroporto di Damasco ove le armi sono segretamente partite verso Teheran

L’area dell’aeroporto di Damasco ove le armi sono segretamente partite verso Teheran

La nave cargo Klos-C, battente bandiera panamense, ove le armi sono state caricate presso il porto iraniano di Bandr Abbas

La nave cargo Klos-C, battente bandiera panamense, ove le armi sono state caricate presso il porto iraniano di Bandr Abbas

Come detto, la nave trasportava missili terra-terra denominati M-302, progettati in Iran e fabbricati in Siria. Il vero nome di questi missili, aspetto meno noto, è Khaibar-1, un missile di diretta derivazione dal Fajar 5, un razzo di artiglieria in dotazione ai Pasdaran iraniani e testato per la prima volta nel 2006. Perchè è importante il nome originale dei missili scoperti ieri dalla marina israeliana? Perchè dietro quel nome si nasconde la vera strategia di Teheran e di Damasco verso Israele, o meglio verso il mondo ebraico: Khaybar, infatti, ricorda l’oasi ove è stata combattuta la battaglia tra le forze di Maometto e la locale tribù ebraica. Il potere di Maometto in quel periodo, infatti, era in piena espansione nella Penisola Arabica e non era contemplabile vivere al fianco di una popolazione che non riconosceva il potere del profeta dell’Islam. La battaglia fu vinta dalle forze maomettiane e agli ebrei fu concesso di restare a vivere presso Khaybar, non lontano da Medina, previo il pagamento di una specifica tassa. I mussulmani ritengono che questa battaglia sia stata divinamente ispirata a Maometto da Dio e prendono come riferimento la Sura 48 (al Fatah, La Vittoria) nel verso 20 che, testualmente, dice “Allah vi promette l’abbondante bottino che raccoglierete, ha propiziato questa [tregua] e ha trattenuto le mani di [quegli] uomini, affinché questo sia un segno per i credenti e per guidarvi sulla retta via“. In poche parole, quindi, quando gli iraniani e i siriani hanno fabbricato questo missile, il vero obiettivo che si sono posti è la capacità di colpire all’interno di tutto Israele, al fine di colpire indiscrimatamente l’intera popolazione civile e sottometterla come fece Maometto secoli addietro.

Sequenza di lancio del missile iraniano Fajr 5, diretta ispirazione del M302, da una rampa mobile

Sequenza di lancio del missile iraniano Fajr 5, diretta ispirazione del M302, da una rampa mobile

Israele, durante la guerra del 2006 contro il Libano, ha già subito l’attacco di missili di questo tipo da parte di Hezbollah. Per la cronaca, esistono diverse varianti di questo missile, con range diversi e capacità di carico della testata esplosiva. Gli esperti distinguono almeno cinque varianti dell’M302:

  • Modello A: produzione base, con un range di 90 chilometri e possibilità di lancio via mare. Il missile può portare una testata di 190 chilogrammi;
  • Modello B: 100 chilometri di range se lanciato da mare e 115 se lanciato da una altitudine di un chilometro. Può portare una testata esplosiva di 175 chilogrammi;
  • Modello C: 140 chilometri di range se lanciato via mare e 160 se lanciato via terra da una elevata altitudine. Testata carico massimo di 140 chilogrami;
  • Modello D: 160 chilometri di range se lanciato via mare e 180 via terra. Possibilità di massimo carico esplosivo di 144 chilogrammi;
  • Modello E: range massimo di 200 chilometri, con possibilità di raggiungere i 215 chilometri se lanciato da una altitudine di 1000 metri. Testata massima di 125 chilogrammi.

I missili ritrovati ieri dalla marina israeliana, a quanto pare, appartengono al modello E, con un carico esplosivo minore, ma con la possibilità di coprire praticamente tutto il territorio israeliano. In questo modo, quindi, tutta la popolazione viene esposta al rischio, aumentando le possibilità di perdite civili. Se la nave fosse arrivata a destinazione e il carico fosse giunto a Gaza, i terroristi locali avrebbero avuto in mano un’arma estremamente avanzata e letale.

Missili M302 ritrovati ieri dalla marina israeliana a borde del cargo

Missili M302 ritrovati ieri dalla marina israeliana a borde del cargo Klos-C

La battaglia di Khaybar, quindi, ha un significato speciale soprattutto nell’Islam sciita: Ali, genero di Maometto, era infatti il comandante delle forze mussulmane durante quella battaglia. Nell’Islam sciita, Ali rappresenta il primo Imam e l’unico meritevole di essere il successore di Maometto per la sua relazione di sangue con il profeta. All’interno della famiglia sciita, vogliamo ricordarlo, non ricade solamente l’Islam oggi dominante in Iran (doudecimano), ma anche quello Alawita, al potere in Siria. Gli Alawiti, considerati dalla maggioranza dei mussulmani degli apostati, sono stati riconosciuti come apparteneti alla famiglia islamica dall’Imam Musa Sadr nel 1974, per mezzo di una apposita fatwa. La decisione di Musa Sadr, ispiratore anche del gruppo terrorista Hezbollah, fu dettata dalla volontà di legittimare la contestata Costituzione approvata nel 1973 dal dittatore siriano Hafiz al Assad in Siria (il nuovo testo, infatti, aveva provocato la dura reazione della comunità sunnita siriana).

Una foto che ritrae il dittatore siriano Hafiz al Assad, padre di Bashar al Assad, in visita in Iran all'Ayatollah Rafsanjani e alla Guida Suprema Ali Khamenei

Una foto che ritrae il dittatore siriano Hafiz al Assad (al centro), padre di Bashar al Assad, in visita in Iran. Con lui l’Ayatollah Rafsanjani (sulla sinistra) e al Guida Suprema Ali Khamenei (sulla destra)

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Lo scorso 11 novembre, in grande pompa magna, il Segretario dell’AIEA Amano e il Capo dell’Agenzia Atomica iraniana Salehi, hanno firmato un accordo di cooperazione. L’accordo è stato descritto in Iran come grande vittoria della Repubblica Islamica, ed è stato accolto dai diplomatici occidentali come un importante passo avanti nella risoluzione dalla crisi nucleare. Tutto perfetto, se non fosse per un piccolo particolare: il testo firmato da Amano e Salehi è praticamente “vuoto”, nel senso che non affronta veramente quelli che sono i reali problemi del programma nucleare iraniano.

Secondo quanto concordato a Teheran, infatti, l’Iran si impegna a fornire all’AIEA informazioni in merito:

  1. alle miniere di uranio di Gchine, presso Bandar Abbas;
  2. all’impianto di produzione di acqua pesante;
  3. a tutti i nuovi reattori di ricerca;
  4. ai 16 siti individuati dal regime iraniano per la costruzione di nuove centrali nucleari;
  5. alla chiarificazione delle affermazioni dei rappresentanti iraniani in merito all’arricchimento dell’uranio;
  6. alle ricerche che gli scienziati iraniani stanno portando avanti in merito alla tecnologia laser di arricchimento dell’uranio.

Qui di seguito, per controprova, inseriamo anche il testo in inglese diffuso dalla stessa Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica. Cliccando sull’immagine sarà possibile accedere al comunicato stampa rilasciato dall’AIEA poco dopo la visita di Amano a Teheran.

aiea iranInvece di firmare una vittoria, il Segretario Amano ha segnato praticamente una indiretta sconfitta da parte dell’AIEA. Il testo diffuso, come suddetto, non risolve i nodi principali del programma nucleare iraniano. Per quanto riguarda le miniere di uranio di Gchine, ad esempio, si tratta solamente di una delle fonti indigene da cui Teheran si approvvigiona. E’ noto che altre miniere di uranio esistono in Iran presso Yazd (la miniera di Saghand), il nord Khorasan e l’Azerbaijan iraniano. Altre fonti, quindi, non sono state rese note dal regime. Per quanto concerne la produzione di acqua pesante, necessaria per il reattore di Arak, si tratta di una affermazione priva di efficacia: quello che conta per far funzionare un reattore ad acqua pesante, infatti, non è la produzione dell’acqua pesante, ma la purezza della stessa. In merito a questo aspetto, l’accordo tace e solo la purezza dell’acqua permette di capire se Teheran potrà o no far funzionare il reattore IR-40 di Arak. Ad Arak, lo ricordiamo, Teheran potrebbe riprocessare l’uranio e produrre una bomba al plutonio.

D’altro canto, fatto grave, l’accordo non dice nulla in merito al numero di centrifughe che Teheran ha installato sinora presso Natanz e Qom, all’uranio a basso arricchimento già accumulato sinora dal regime e soprattutto in merito a quello arricchito al 20%. Su questo livello di arricchimento, il precendente capo dall’Agenzia Atomica iraniana Abbasi Davani, ha chiaramente ammesso i fini non civili del programma. Nulla, quindi, viene detto sull’accesso alla base militare di Parchin, ove il regime iraniano sviluppa il suo programma di missili balistici e soprattutto dove è stata simulata una esplosione nucleare usando le ricerche dello scienziato V. Danilenko. Purtroppo, in questo ultimo caso, anche se la base militare fosse stato inclusa nell’accordo, gli ispettori AIEA non avrebbero trovato nulla di interessante: l’Iran, come dimostrato dai satelliti, ha infatti passato gli ultimi mesi a ripulire completamente Parchin da ogni prova compromettente. 

L'agenzia di stampa ISNA del 30-08-2011, con le parole di Abbasi Davani

L’agenzia di stampa ISNA del 30-08-2011, con le parole di Abbasi Davani

Insomma, quello firmato da Amano e Salehi, quindi, sembra rappresentare per l’Occidente una “vittoria di Pirro”. Un placebo utile a chi vuole arrivare ad un accordo con la Repubblica Islamica ad ogni costo, anche al prezzo di lasciare intatto il programma nucleare degli Ayatollah, permettendo loro di produrre la bomba atomica nel prossimo futuro. Nel frattempo, qualcuno in Libano già pregusta gli effetti di un Iran in possesso della bomba atomica. Si tratta del deputato di Hezbollah Al-Walid Sukkarieh che, parlando ad Al Manar, ha chiaramente detto che, se l’Iran continuerà a produrre tecnologia nucleare, sarà in grado di produrre una bomba atomica tra un anno, cinque anni o dieci anni…Come si vede, i terroristi non vanno di fretta: preferiscono ingannare il mondo prima, per poi essere liberi di colpirlo dopo…(per vedere il video cliccare sull’immagine).

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Ataollah Rezvani, 52 anni, in compagnia della sua famiglia prima di essere ucciso

Ataollah Rezvani, 52 anni, in compagnia della sua famiglia prima di essere ucciso

Una storia incredibile arriva dall’Iran: pochi giorni fa, infatti, un giudice iraniano di Bandar Abbas ha sentenziato che la morte di Ataollah Rezvani – noto esponente della Comunità Baha’i – doveva essere classificata come “suicidio”. La decisione della Corte, come suddetto, è stata davvero surreale: ciò, non soltanto per le numerose prove portate dalla famiglia in merito all’inconsistenza dell’ipotesi del suicidio, ma soprattutto perchè Atollah Rezvani, 52 anni, è stato trovato morto il 24 agosto scorso nella sua macchina con una pallottola conficcata nella parte posteriore della nuca.

Nonostante l’impraticabilità fisica del suicidio, la Corte non ha voluto ascoltare la famiglia e soprattutto non ha voluto neanche cercare un cittadino di origine afghana che da tempo lavorava per la famiglia Rezvani. Di quest’uomo, infatti, non ci sarebbero tracce di questuomo proprio dalla data della morte di Atollah Rezvani, aspetto che difficilmente può essere considerato una coincidenza.

C’è di peggio: nell’omocidio Rezvani protrebbero essere coinvolti gli stessi esponenti dell’intelligence e gli esponenti della del clero di Bandar Abbas. Atollah Rezvani, in quanto membro della Comunità Baha’i, è stato da sempre soggetto di persecuzioni all’interno della Repubblica Islamica: da studente è stato espulso dalla facoltà di Scienza e Tecnologia, mentre da businessman è stato oggetto di boicottaggi da parte delle autorità locali. Rezvani, infatti, era diventato un importante venditore di pompe per l’acqua. Visto il suo successo, però, l’intelligence iraniana si era adoperata affinchè l’Autorità per l’Acqua di Bandar Abbas rompesse tutti i rapporti commerciali con la compagnia di Atollah Rezvani. Altri clienti di Rezvani, invece, sono stati fermati, interrogati ed intimiditi dalle forze di sicurezza. Insomma, una vera e propria campagna di odio verso l’esponente Baha’i. Nelle ultime settimane, denunciano gli esponenti Baha’i di Bandar Abbas, anche l’Imam locale si era reso protagonista di accesi sermoni contro i Baha’i, invitando i fedeli ad agire contro gli “apostati”. 

Purtroppo la Comunità Baha’i è da sempre perseguitata all’interno della Repubblica Islamica: considerati come infedeli, i Baha’i sono soggetti ad arresti indiscriminati e umiliazioni pubbliche: solo pochi mesi fa, lo stesso Ayatollah Kahmenei ha emesso una serie di fatwe (editti religiosi), tra cui una che ordinava al popolo iraniano di non avere contatti con i Baha’i.

A dispetto delle belle parole, quindi, nell’Iran di Hassan Rohani si continua a morire per il proprio credo religioso. Una nuova conferma del fatto che non esiste nessuna nuova era della moderazione nella Repubblica Islamica e che le aperture a cui stiamo assistendo in questo periodo, sono solo un vile tentativo di rafforzare il regime con la benedizione della Comunità Internazionale.

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