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E siamo a due: il Consiglio dei Guardiani – organo supremo iraniano – ha cassato ancora la legge approvata dal Parlamento, relativa alla riforma del settore bancario.

La normativa, richiesta espressamente dal Financial Action Task Force, recepiva alcune condizioni essenziali per evitare la collusioni tra il settore bancario e il riciclaggio di denaro a fini di finanziamento al terrorismo internazionale. La legge approvata dal Parlamento iraniano – seppur molto lacunosa – rappresentava un passo avanti in questa direzione. Purtroppo, pero’, il Consiglio dei Guardiani l’ha rigettata, sottolineando che andava contro gli interessi nazionali della Repubblica Islamica.

In pratica, la seconda bocciatura, dimostra nuovamente la pochezza e la debolezza del Governo Rouhani, incapace assolutamente di influenzare i nodi centrali della politica estera e militare iraniana. Si tratta di settori completamente nelle mani della Guida Suprema e dei Pasdaran, ovviamente assolutamente non interessanti a terminare il loro sostegno ai gruppi terroristici, primo fra tutti Hezbollah.

Ennesima riprova di come, per un imprenditore Occideentale, fare affari con la Repubblica Islamica sia impossibile e del rischio altissimo di trovarsi – inconsapevolmente – a fare affari con rappresentanti dei Pasdaran, collusi col terrorismo internazionale. Con la naturale conseguenza di finire direttamente nella lista delle sanzioni americane…

Il 3-4 ottobre scorsi, nuovamente, si e’ svolto a Zurigo il cosiddetto Europe-Iran Forum, un incontro volto a promuovere il business tra il Vecchio Continente e Teheran. 
In quella occasione Parviz Aghili, importante banchiere iraniano conosciuto in tutto il Medioriente, ha ammesso che le banche della Repubblica Islamica sono “piene di prestiti tossici e hanno bisogno di essere modernizzate”. Per il banchiere iraniano, la via della modernizzazione passa attraverso la fusione tra gli istituti bancari del Paese.
Quanto dichiarato da Parviz Aghili, rappresenta una importante ammissione sullo stato drammatico dell’economia iraniana. Le banche presenti nel Paese, infatti, sono lontani anni luce dagli standard di Basilea III, una serie di misure internazionali approvate nel 2011 al fine di modernizzare il sistema bancario internazionale.
Peggio: una modernizzazione del sistema bancario iraniano costerebbe tra i 180 e i 200 miliardi di dollari, costi che – sempre secondo Parviz Aghili – “il sistema non e’ in grado di sostenere”. A questi dati si aggiungano le storture del sistema: gli asset finanziari controllati dai Pasdaran e da Khamenei, l’alto livello di corruzione e la rinomata tendenza al riciclaggio di danaro.
Ecco spiegato perche’, la Cassa Depositi e Presititi italiana si stia mettendo di traverso rispetto alla linea governativa del ritorno al business tra Roma e Teheran. E’ chiaro che a Via Goito nessuno crede davvero che, quel regime fondamentalista, possa davvero garantire agli imprenditori italiani le necessarie coperture e la trasparenza necessarie per garantire un business serio e duraturo
Per la cronaca, come lo schema sotto dimostra, lo stesso Parviz Aghili fa parte della “tossicita’ del sistema”, essendo la sua banca in joint venture con due banche iraniane – la Banca Tejarat e la Saman – sanzionate dagli Stati Uniti per le loro attivita’ illegali. La stessa banca di Parviz Aghili, la Middle East Bank, nel 2014 fu sanzionata dal Dipartimento del Tesoro americano per le attivita’ in favore del programma nucleare e missilistico del regime iraniano

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Dopo il caso dell’Arab Bank, accusata negli Stati Uniti di finanziare il terrorismo di Hamas, ora 200 veterani della guerra in Iraq e le loro famiglie, a ribellarsi contro il terrorismo internazionale. Questa volta, il dito è direttamente puntato sull’Iran e sui suoi alleati finanziari, accusati di aver permesso il passaggio di denaro dei Mullah, senza tenere in considerazione l’uso che Teheran faceva di quei soldi. Secondo l’accusa dei veterani americani, infatti, l’Iran ha usato sei istituti di credito per trasferire il denaro usato per finanziare i gruppi terroristi in Iraq, responsabili della morte di centinaia di militari statunitensi. L’inchiesta è stata aperta presso la Corte Federale di Brooklyn e coinvolge i seguenti istituti bancari: HSBC Holdings, Barclays, Standard Chartered, Royal Bank of Scotland e il Credit Suisse Group. A questi cinque istituti bancari, va aggiunta la sussidiaria inglese della banca iraniana Bank Sederat. Va specificato che tutti i gruppi bancari posti sotto accusa, hanno rifiutato di rilasciare dichiarazioni in merito alla loro posizione.

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L’avvocato delle vittime, Gary Osen, ha dichiarato che le Banche hanno agito in maniera irresponsabile, permettendo che i loro istituti si rendessero complici dei progetti criminali e assassini del regime iraniano. Le vittime hanno presentato centinaia di documenti a favore della loro accusa, rimarcando il ruolo centrale di Hezbollah e dei Pasdaran negli attentati contro i militari americani di stanza in Iraq, dopo la guerra del 2003. Robert Barlett, uno dei soldati che ha promosso l’azione legale e ferito nel 2005 in Iraq, ha dichiarato molto saggiamente: “Se loro non avranno i soldi, non avranno anche nessun proiettile”. Va aggiunto che, proprio in queste ore, il vice comandante della milizia sciita irachena Asaib Ahl al-Haq – finanziata e addestrata dalla Repubblica Islamica – si è pubblicamente vantato di aver contribuito alla morte del 70% dei militari americani uccisi in Iraq tra il 2003 e il 2007.

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