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Ban Ki Moon, il Segretario delle Nazioni Unite, ha fatto infuriare le grandi potenze. Ieri, infatti, era il giorno il Consiglio di Sicurezza ha ascoltato il primo report del Segretariato Generale in merito all’implementazione della Risoluzione ONU 2231 (testo), ovvero la Risoluzione che ha legittimato l’accordo nucleare con l’Iran e soprattutto la fine di molte delle sanzioni contro la Repubblica Islamica.

Ovviamente, neanche a dirlo, tutti i sostenitori dell’Iran Deal – Stati Uniti in testa – si aspettavano unicamente un endorsement silezioso da parte del Segretario Generale, visto dall’Amministrazione Obama come un mero esecutore del volere geopolitico di Washington. Purtroppo per Samantha Powell, Ambasciatrice USA alle Nazioni Unite, cosi e’ stato solamente in parte. Per un verso, infatti, il report di Ban Ki Moon ha continuato a sostenere la necessita’ di tutelare l’accordo. Per un altro , pero’, pur usando toni diplomatici, il report ha denunciato le violazioni dell’accordo da parte di Teheran (UN.org).

Le violazioni riscontrare nel report, sono almeno quattro:

  1. I test missilistici compiuti dall’Iran in questo ultimo anno. Test che, secondo Ban Ki Moon, non rispettano lo spirito costruttivo della Risoluzione 2231. In questo senso vogliamo ricordare che, il 28 Marzo del 2016 gli Ambasciatori di Francia, USA e Gran Bretagna alle Nazioni Unite, scrissero chiaro e tondo in una lettera, che i test missilistici compiuti dall’Iran nel Marzo 2016, rappresentavano una chiara violazione dell’Allegato B della risoluzione 2231, consideranco che i missile balistici iraniani erano “intrisecamente capaci” di trasportare armi nucleari (Daily Mail);
  2. Per quanto concerne il trasferimento di armamenti, il report ricorda il sequesto, avvenuto lo scorso aprile nel Golfo di Oman, di una nave carica di armi da parte della marina americana. La nave, secondo le indagini, era partita dall’Iran. Tra le altre cose, il report sembra non menzionare il fatto che, appena un mese prima, un’altra nave carica di armamenti partita dall’iran era stata bloccata dalla marina australiana. Entrambi i carichi di armi erano destinati ai ribelli Houthi in Yemen (USNI News);
  3. Il report denuncia la partecipazione di diversi gruppi iraniani, alla Quinta Esibizione della Difesa in Iraq, organizzata a Baghdad tra il 5 e l’8 marzo 2016. Una esibizione che ha permesso alle societa’ iraniani produttrici di armamenti e tecnologia militare, di esportare armi fuori dall’Iran, senza preventivamente avvertire il Consiglio di Sicurezza, come previsto dal paragrafo 6 dell’Allegato B della Risoluzione 2231. Tra le societa’ che hanno preso parte all’esibizione, c’era anche DIO (Defense Industries Organization), controllata direttamente dal Ministro dell’Intelligence iraniano e da sempre coinvolta nel traffico di materiale nucleare e missilistico. La DIO e’ inserita nella lista delle organizzazioni citate dalla risoluzione 2231, ovvero di coloro sono state tolte dalla lista delle sanzioni, ma devono ottenere un permesso per poter trasferire il loro materiale all’esterno;
  4. Infine il testo cita i viaggi fuori dall’Iran compiuti da Qassem Soleimani, capo della Forza Qods. Solemaini, vergognosamente, e’ stato inserito nella lista di coloro che possono godere della sospensione delle sanzioni internazionali (nonostante l’assurdo diniego di Kerry). Nonostante tutto, per compiere viaggi fuori dall’Iran, il comandate Pasdaran ha bisogno di una autorizzazione da parte di “tutti gli Stati” contraenti l’accordo, per poter lasciare la Repubblica Islamica. Neanche a dirlo, Soleimani ha dato zero importanza a questo limite, visitando liberamente Mosca, Baghdad e Damasco in questo ultimo anno.

Come suddetto, il report di Ban Ki Moon ha fatto infuriare le grandi potenze, con Stati Uniti e Russia unite nel criticare il Segretario delle Nazioni Unite per “aver ecceduto il suo mandato”. Al ridicolo non c’e’ mai fine…

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Il 3 Marzo scorso la Commissione per i Diritti Umani delle Nazioni Unite e il Segretario stesso dell’ONU, Ban Ki Moon, hanno rilasciato il nuovo report sullo stato dei diritti umani in Iran. Neanche a dirlo, si tratta di un report impietoso (testo), che non lascia alcun margine di dubbio in merito alla ferocia del regime khomeinista.

Riportiamo qui una notizia sconvolgente, che dovrebbe far rivoltare le donne Occidentali e democratiche, particolarmente quelle impegnate in politica. Parliamo della conferma, contenuta nero su bianco nel testo del report, dell’avvenuto “test di verginità”, che le autorità carcerarie iraniane hanno costretto a fare a due prigioniere politiche (Hrana).

La prima prigioniera politica costretta a fare il test di verginità e il test di gravidanza e’ stata Atena Farghadani, artista, condannata a 12 anni di detenzione per aver disegnato una vignetta sgradita al regime (leggi la storia). Come qualcuno ricorderà, Atena era stata accusata di “relazione illecita” per aver stretto la mano al suo avvocato Mohammad Moghimi. Moghimi fu anche arrestato per questa ragione e detenuto per qualche tempo nel carcere di Rajaei Shahr (leggi la storia). Per la cronaca, l’Iran afferma di aver svolto il test di verginità dopo aver ricevuto delle informazioni – su alcuni siti web – in merito ad una violenza sessuale subita dalla stessa Atena…Follia pura

L’altra prigioniera costretta al test di verginità e’ stata la poetessa Fatemeh Ekhtesari, condannata nell’Ottobre del 2015 a 11 anni di carcere per aver “insultato il sacro”. In realtà, Fatameh si era solamente limitata a scrivere versi in favore dei diritti delle donne e del movimento femminista. Durante la sua detenzione, Fatameh e’ stata torturata, obbligata a rilasciare una confessione forzata e costretta al test di verginità (e di gravidanza) per aver “stretto la mano ad una persona del sesso opposto a cui ella non era legata” (ovvero ha stretto la mano ad un uomo che non era suo marito).

Dopo essere stata brevemente rilasciata su cauzione Fatameh, insieme al marito Mehdi Moosavi, ha deciso di abbandonare l’Iran prima dell’esecuzione della sua condanna.

 

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Anche questa volta la condanna, netta e senza appello e arriva direttamente dal Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. Nel nuovo report rilasciato dal Consiglio dei Diritti Umani dell’Onu, lo stato dei diritti umani nella Repubblica Islamica viene delineato in tutta la sua drammaticità. In particolare, il report Onu denuncia l’altissimo numero di esecuzioni capitali (oltre 1000 dall’elezione di Rouhani a Presidente), e l’uso frequente della pena di morte per eliminare i dissidenti politici (il report descrive i casi del poeta Arzhang Davoodi, della povera Reyhaneh Jabbari e le possibili imminenti esecuzioni di tre prigionieri curdi, Hamed Ahmadi, Kamal Malaee, Jahangir Dehghani e Jamshed Dehghani). Una sezione a parte, quindi, è dedicata all’uso della pena di morte contro coloro che hanno commesso un reato da minorenni: almeno 160 prigionieri rientranti in questa categoria sono in attesa di finire sul patibolo, mentre 8 sono stati già ammazzati. Il Segretario Ban Ki Moon ha pubblicamente denunciato questa pratica come illegale, contraria alla Convenzione Internazionale per i Diritti Civili e Politici e alla Convenzione per i Diritti dei Bambini (di cui, per entrambi, l’Iran è volontariamente firmatario).

All’uso illegale della pena di morte, si aggiunge la repressione quotidiana degli attivisti per i diritti umani, in particolare coloro che collaborano con le Nazioni Unite. Il report ricorda gli arresti degli attivisti Saeed Shirzad e Mohammad Reza Pourshajari. Per entrambi, incredibilmente, la loro attività nella difesa dei diritti degli iraniani è considerata un pericolo alla sicurezza nazionale…

Anche per quanto concerne il capitolo dello status delle donne, la situazione è veramente pessima. Solamente il 16% delle donne è inserito minimamente nel sistema lavorativo della Repubblica Islamica, un dato che inserisce l’Iran al 137° posto (su 142), nella classifica del Global Gender Gap Index. Non solo: anche quando lavorano, denuncia l’Onu, le donne guadagnano quasi cinque volte meno degli uominiLa discriminazione delle donne, d’altronde, è parte stessa dei Codici iraniani: secondo il codice civile, articolo 1117, una moglie può essere privata del diritto di lavorare da suo marito, se quest’ultimo ritiene che questa occupazione danneggi la dignità della famiglia. Senza contare il fatto che, sempre secondo la legge, la vita della donna vale metà di quella dell’uomo e alle donne è vietato cantare da sole in pubblico. La Repubblica Islamica, quindi, permette il matrimonio delle “donne” dall’età di 13 anni e in determinati casi anche a 9 anni (praticamente una legalizzazione della pedofilia). Il report ricorda il caso di Razieh Ebrahimi, arrestata con l’accusa di aver ucciso suo marito quando aveva 17 anni. Razieh era stata data in sposa ad un uomo brutale e violento all’età di 14 anni, da cui era stata violentata e aveva partorito un figlio all’età di 15 anni. La povera donna ha ammesso di aver ucciso il marito durante il sonno perchè stanca di subire i continui abusi del marito.

Ancora per quanto riguarda le donne, quindi, Ban Ki Moon denuncia l’arresto di Ghocheh Ghavami, fermata per aver tentato di assistere ad una partita di pallavolo. Oggi, grazie alle pressioni internazionali, Ghocheh è stata rilasciata con la condizionale, ma non può ancora lasciare il Paese. Alle donne continua ad essere vietata la possibilità di assistere ad eventi sportivi in pubblico. Le azioni della polizia morale contro le donne che vestono male il velo continuano ad essere sempre più vessatorie. Non solo: alla polizia morale venno aggiunti i miliziani di Hezbollah Iran che, in nome del codice islamico, hanno attaccato oltre 300 donne con l’acido. solamente perchè vestivano male il velo.

Senza appello è anche la condanna contro l’Iran, per quanto concerne la libertà di parola e di assemblea. Ban Ki Moon denuncia l’arresto dei giovani che hanno girato il video Happy in Teheran, la pena di morte per Soheil Arabi – accusato di aver pubblicato un post offensivo contro il regime su Facebook – la detenzione del giornalista del Washington Post Jason Rezaian e quella dei leader dell’Onda Verde Mir Hossein Mousavi e Mehdi Karroubi.

Una ultima sezione, infine, è dedicata alle minoranze religiose, in particolare agli abusi che la Repubblica Islamica commette contro i Baha’i – contro i quali la Guida Suprema Ali Khamenei ha emesso anche una specifica fatwa – contro i sunniti (oltre 150 di loro sono oggi in carcere per motivi religiosi) e contro i crisitiani, particolarmente contro coloro che lasciano l’Islam per abbracciare la fede Protestante (49 detenuti sinora, accusati di apostasia).

Vi invitiamo a leggere il report pubblicato dalle Nazioni Unite e a denunciare l’appeasement Occidentale verso il regime iraniano.

Qui il link per scaricare e diffondere il nuovo report delle Nazioni Unite sullo stato dei Diritti Umani in Iran:

http://www.iranhumanrights.org/wp-content/uploads/A_HRC_28_26_ENG.pdf

[youtube:https://www.youtube.com/watch?v=Q30GzakLOhw%5D

 

 

 

 

Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia…(sinistra)

Qualche settimana fa vi avevamo chiesto di aiutarci a denunciare la situazione dell’Ayatollah Boroujerdi, anche noto come il Mandela iraniano. L’Ayatollah è stato arrestato è stato arrestato nel 2006 dai Mullah per aver attaccato direttamente la versione oppressiva e falsa dello sciismo, propagandata dall’ideologia dittatoriale di Khomeini. Fermato a Qom, l’Ayatollah Boroujerdi è stato rinchiuso in carcere e trattato come un traditore. Le ultime fotografie, lo mostrano stanco, dimagrito e pallido, appoggiato al suo bastone. Nonostante la prigionia, Boroujerdi non ha mai smesso di lottare per ripristinare il vero sciismo, per denunciare l’abuso dei diritti umani, per attaccare il terrorismo dei Pasdaran e per sperare in un Iran diverso, sia internamente che esternamente. Questa lotta è andata avanti con lettere scritte dall’Ayatollah Boroujerdi direttamente al Papa precedente Benedetto XVI, al Segretario delle Nazioni Unite, ai vertici dell’Unione Europea ed anche allo stesso Ali Khamenei.
Come vi avevamo già informato, il 23 settembre scorso il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato l’Ayatollah Boroujerdi nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, guarda caso, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato nuovamente la corruzione del regime e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.
Dopo queste notizie arrivate grazie agli attivisti interni all’Iran, oggi vediamo a sapere che l’Ayatollah Boroujerdi ha dichiarato lo sciopero della fame. In uno dei rari momenti in cui ha potuto vedere la famiglia, il Mandela iraniano ha informato i suoi cari che, con lo sciopero della fame, intendeva reagire nuovamente alle repressioni del regime. La famiglia dell’Ayatollah ha chiesto ancora a tutti gli attivisti di denunciare la situazione del loro caro e di chiederne l’immediata liberazione.

 

Foto dell'Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia...(sinistra)

Foto dell’Ayatollah Borojerdi prima della detenzione (destra) e durante la prigionia (sinistra)

Quella chi vi lanciamo è una richiesta di aiuto disperata. Vi chiediamo di divulgare questo articolo e denunciare la prossima, probabile, esecuzione dell’Ayatollah Hossein Kazamani Boroujerdi, noto anche in Occidente, ma clerico di prima importanza all’interno del mondo sciita. La colpa di questo Ayatollah iraniano è quello di non aver condiviso la visione khomeinista dello sciismo e di aver chiesto – pubblicamente – la fine della corruzione in Iran, l’apertura alle libertà politiche e civili per il popolo e, soprattutto, la separazione tra lo Stato e la religione. La tradizione sciita, si badi bene, non è quella rappresentata dal khomeinismo: l’Ayatollah Khomeini, in nome del suo ego personale, ha stravolto lo Sciismo, portando questo ramo dell’Islam dal classico quietismo, fondato sul sostegno sociale al popolo senza entrare nel dibattito politico, per farlo diventare una ideologia maramente politica, fondata sulla conquista delle istituzioni e, ovviamnente, del potere politico, militare ed economico.

L’Ayatollah Borojerdi si è ribellato a tutto questo: al contrario di molti altri, però, questo coraggioso Ayatollah lo ha fatto pubblicamente. Lo ha pubblicamente gridato dalla sua città, Qom, ove nel 2006 solamente il sostegno dei suoi ammiratori lo ha salvato dall’arresto da parte dei Pasdaran. Lo ha fatto, in passato, con lettere aperte all’Ayatollah Ali Khamenei – il dittatore successore di Khomeini – e con lettere di richiesta pubblica di aiuto al precendente Pontefice Benedetto XVI e ai vertici dell’Unione Europea. In tutte queste missive, coraggiosamente, l’Ayatollah Boroujerdi non ha solamente denunciato il regime iraniano e il suo comportamento, ma ha anche chiesto il sostegno per una indagine neutrale sulla morte di suo padre, l’Ayatollah Mohammad Ali Kazemi Boroujerdi, ucciso dai miliziani di Teheran nel 2002.

Ovviamente i Mullah non hanno gradito la voce fuori dal coro, quella che rischiava di riportare il loro potere solamente all’interno delle moschee. L’Ayatollah Boroujerdi è stato arrestato e ha speso gli ultimi otto anni della sua vita in carcere. Le sue condizioni di salute, come anche la perdita di peso dimostra (foto in alto), sono il chiaro simbolo della drammatica condizione di questo uomo di fede. Ora, alla tragedia del deperimento fisico, il regime vuole aggiungere quella della pena di morte: proprio mentre Hassan Rouhani si apprestava a parlare davanti all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite, l’Ayatollah Boroujerdi riceveva  infatti la visita del Procuratore Generale della Corte Speciale riservata ai Clerici.

Il Procuratore Generale, Mohammad Mohavadi, ha visitato Boroujerdi il 23 settembre del 2014 nella sua cella nel braccio 325 del carcere di Evin. Qui, Mohavadi ha comunicato all’Ayatollah che il regime intendeva condannarlo a morte per le sue posizioni religiose, considerate eretiche. Alla richiesta di Boroujerdi di avere un dibattito pubblico sulle sue posizioni teologiche e politiche, Mohavadi ha risposto che il regime non intedeva discutere di nulla. La visita di Mohavedi, non a caso certamente, è avvenuta un giorno dopo la diffusone della lettera che l’Ayatollah Borojerdi aveva scritto una lettera al Segretario dell’ONU Ban Ki Moon, denunciato di nuovo la corruzione del regime iraniano e il finanziamento dei Pasdaran al terrorismo in Siria, Palestina, Libano, Bahrain e Yemen. La lettera, molto umilmente, si intitolava “La imploro, segretario, di sostenere la nostra causa”. Qui potete lettere il testo, integrale, della lettera in inglese: http://bit.ly/1vs4EXq.

Come suddetto, vi chiediamo aiuto: diffondere questo articolo, denunciate il regime e la volontà di uccidere le voci libere presenti in Iran. Soprattutto, però, firmate e diffondere la petizione per chiedere il rilascio immediato dell’Ayatollah Boroujerdi. Grazie a tutti!

Firma la petizione internazionale: http://bit.ly/1mJLPh9

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In una lezione trasmessa in diretta dal primo canale della TV nazionale iraniana IRIB, Hassan Rahimpour Azghadi, membro del Consiglio Supremo Iraniano per la Rivoluzione Culturale, ha insultato i popoli Occidentali definendoli come un “mucchio di animali” (testualmente in inglese a “bunch of animals”). Nella stessa occasione, Azghadi, ha definito la rappresentante europea per la politica estera Lady Ashton come una “vecchia signora” e il Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon come un “pupazzo” in mano agli americani. Purtroppo c’e’ di peggio (se possibile): il rappresentante del regime iraniano, molto vicino alla Guida Suprema Ali Khamenei, ha invitato il Governo Rohani a non piegarsi alle richieste internazionali, affermando che – dopo l’accordo sul nucleare – gli americani chiederanno all’Iran anche di “rispettare i diritti degli omossessuali…” (sic).

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Hassan Rahimpour Azghadi non è nuovo ad affermazioni clamorose ed è noto per il suo odio verso il mondo cristiano e tutto l’Occidente. Nel 2011, ad esempio, affermò che il regime iraniano doveva prendere la leadership dell’Islam nel mondo e per questo essere pronto ad inviare agenti nel cuore dell’Europa, in tutta l’Africa ed Estremo Oriente. Il fine di questi uomini, secondo Azghadi, sarebbe quello di preparare azioni di sabotaggio al fine di liberare il popolo mussulmano. Si badi bene a non definire le posizioni di Azghadi come un caso isolato all’interno del regime iraniano. Non solo, come suddetto, Azghadi è molto vicino all’uomo più potente in Iran (Ali Khamenei), ma le sue lezioni sono costantemente trasmesse in diretta TV sul secondo canale IRIB, in un programma significativamente intitolato “Un modello per il futuro. Non solo: Azghadi siede in una istituzione potentissima. Il Consiglio Supremo della Rivoluzione Culturale, di cui è parte anche Hassan Rohani, è stato creato personalmente da Khomeini e ha la sua sede centrale a Qom. Il suo fine è quello di assicurare che il popolo iraniano segua la dottrina islamica sciita al 100%. Le decisioni del Consiglio possono essere cambiate solamente dalla Guida Suprema Ali Khamenei. Nel 2009, tra l’altro, fu proprio questo istituto che decise di estromettere il leader dell’Onda Verde, Mir Hossein Mousavi, da resposabile dell’Accademia delle Belle Arti iraniana.

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Vogliamo infine ricordare, che il razzismo del regime iraniano verso l’Occidente non è affatto nuovo. Solamente pochi mesi fa, proprio la Guida Suprema Ali Khamenei, definì la °razza occidentale° come barbara, avezza a picchiare le donne nelle loro case ed a uccidere con facilità (testualmente disse “ammazzano le persone senza troppi problemi“). Significativamente, fece questo discorso davanti ad un gruppo di donne completamente coperte, in linea con gli standard oppressivi imposti dagli Ayatollah in Iran.

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Oltre 200 giorni di governo, oltre 200 giorni di fallimento totale: ecco il risultato della Presidenza di Rohani. A dispetto delle numerose promesse – rispetto dei diritti delle minoranze e aperture democratiche verso il popolo iraniano – non soltanto Rohani non ha realizzato nulla, ma se possibile la situazione all’interno della Repubblica Islamica è anche peggiorata. Si badi bene: a rilevare questo dato è lo stesso Segretario delle Nazioni Unite Ban Ki Moon. In una dichiarazione ufficiale, infatti, Ban Ki Moon ha condannato il regime iraniano per il continuo abuso dei diritti umani e per la mancata liberazione dei leader dell’Onda Verde Mousaavi e Karroubi. La risposta del regime iraniano, come sempre, non si è fatta attende e il consigliere della Guida Suprema Velayati, ha candidamente invitato il Segretario dell’Onu – organizzazione di cui Teheran fa volontariamente parte – a farsi i fatti suoi.

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Con o senza Ban Ki Moon, i numeri parlano da soli: da quando Rohani ha preso il potere, le pene capitali sono state oltre 500, con un aumento medio di 2,5 esecuzioni al giorno. Il 5% di queste pene di morte, come se non  bastasse, sono avvenute in pubblico. Nonostante la pretesa di rispettare le minoranze, Rohani ha schiacciato e umiliato non soltanto etnie come gli Arabi Ahwazi e i Dervisci, ma ha anche aumentato la pressione contro i cristiani evangelici e i Baha’i (considerati alla stregua dei peggiori criminali). La minoranza dei Dervisci, tra l’altro, è scesa in piazza a manifestare contro il regime proprio per la decisione dell’autorità giudiziaria di negare le cure mediche a tre prigionieri appartenenti a questa etnia. Per quanto concerne la minoranza Ahwazi, vogliamo ricordare che la condanna a morte del poeta arabo Hashem Shaabani è stata approvata personalmente da Hassan Rohani durante la sua visita ufficiale in Khuzestan.

Anche su altri temi, ad esempio il programma nucleare e la politica internazionale, la situazione è drammatica. Sul nucleare, ad esempio, nonostante l’accordo di Ginevra, Teheran insiste non non eliminare tutto l’uranio al 20% in suo possesso e non ha alcuna intenzione di chiudere siti sospetti come Arak, Qom e Parchin. Nella base militare di Parchin, in particolare, dopo un periodo di pausa, i satelliti hanno rivelato nuovi lavori in corso: si tratta di una notizia estremamente preoccupante, soprattutto considerando gli esperimenti nucleari compiuti da Teheran in questa base e il rifiuto del Governo di permettere l’accesso degli ispettori internazionali.  Senza farsi troppi problemi e nonostante le richieste continue, il Vice Ministro degli Esteri Majid Ravanchi ha dichiarato che Teheran non ha alcuna fretta di °dare spiegazioni in merito alle preoccupazioni internazionali per il possibile fine militare del programma nucleare iraniano”.

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Sul fronte della politica estera, il comportamento del regime iraniano è praticamente un tragedia. Primariamente, anche grazie all’attivo sostegno di Hezbollah e dell’Iran, Teheran continua a sostenere finanziariamente, militarmente e materialmente le repressioni di Bashar al Assad in Siria. In merito alla guerra in Siria, tra l’altro, è stato provato anche il sostegno che l’Iran offre dal prioprio territorio ai militanti sunniti di al Qaeda. Le armi iraniane, quindi, continuano a raggiungere pericolosi gruppi separatisti in Bahrain e Yemen ed è solo di pochi giorni fa la notizia dell’intercettazione da parte di Israele, di una nave missili iraniani inviata da Bandar Abbas verso la Striscia di Gaza. Insomma: di questo Iran garante della stabilità regionale, tanto millantato anche da alcuni politici di casa nostra, non se ne vede nemmeno l’ombra. Come non si vede l’ombra di questa nuova relazione diplomatica tra Teheran e Washington: solamente qualche settimana fa, il Vice Ministro degli Esteri Abbas Araghchi, leader del team di negoziatori iraniani, ha rimarcato come gli Stati Uniti rimangano sempre il Grande Satana per la Repubblica islamica. Il grido “Morte all’America” continua a caratterizzare tutte le manifestazioni politiche all’interno della Repubblica Islamica…

Cosa aggiungere ancora? Ah si, una cosa effettivamente deve essere sottolineata ancora: è una vergogna per l’umanità mantenere relazioni diplomatiche con il regime iraniano. Quando, finalmente, lo si comprenderà chiaramente e si isolerà definitivamente la Repubblica Islamica, allora quel giorno si sarà scritta veramente una nuova pagina della storia contemporanea. Un nuovo percorso, un nuovo capitolo dedicato ad una vera rivoluzione in Iran, basata sulla democrazia e i diritti umani!

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