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Nuovo dramma in Siria: il regime di Bashar al Assad – coadiuvato dal regime iraniano e dalla Russia – ha attaccato con armi chimiche l’area di Khan Sheikon, vicino ad Idlib (città in mano ai ribelli). Secondo quanto riporta la ONG Syrian Observatory for Human Rights, almeno 35 persone  – ma c’è chi parla di 70 morti, tra cui almeno 9 bambini – sono morte per causa di una serie di attacchi aerie con gas chimici. Avvisiamo i lettori che, purtroppo, i video che riportiamo di sotto sono estremamente forti, per questo consigliati ad un pubblico con età superiore ai 18 anni.

Ad oggi, riportando le impressioni dei medici sul terreno, non è ancora chiaro se gli attacchi sono avvenuti con gas al cloro o con il sarin. In teoria, dopo l’attacco a Ghouta del 2013 e la firma dell’accordo di Ginevra, il regime di Assad si era impegnato a consegnare il gas sarin in suo possesso. La “Coalizione Nazionale Siriana delle forze dell’opposizione e della rivoluzione – che riunisce la maggior parte delle forze di opposizione al regime di Assad – ha chiesto alle Nazioni Unite di avviare una immediate inchiesta internazionale, per accertare l’uso di armi chimiche.

Ricordiamo infine che, dopo la ripresa di Aleppo da parte del regime, era stato firmato un cessate il fuoco applicato anche a livello nazionale. Nonostante questo accordo, ormai da giorni, il regime ha ripreso a bombardare l’area di Idlib, in mano alle forze ribelli.

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Twitter ieri e’ stato protagonista di due campagne davvero significative. Centinaia di utenti hanno diffuso due hashtag molto importanti: #IranOutofSyria e #BlacklistIRGC. Due azioni che, come i nomi stessi indicano, intendono promuovere il ritiro completo del regime iraniano – e delle sue milizie – dalla Siria e chiedono di inserire i Pasdaran nella lista delle organizzazioni terroriste.

La campagna #BlacklistIRGC, relativa alle Guardie Rivoluzionaria, e’ indirizzata in primis al Presidente americano Trump, la cui amministrazione sembra intenzionata ad inserire i Pasdaran tra le organizzazioni terroriste. Usiamo il condizionale perché, dopo un inizio promettente, la proposta sembra aver incontrato qualche difficoltà (che ci auguriamo verrà presto superata).

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Nel frattempo, la ONG Syrian Network for Human Rights, ha rilasciato un report relativo alla morte di innocenti civili nella guerra siriana, tra il 2011 e il 2017. Secondo questi dati, 207,000 civili sono stati uccisi in sei anni. Di questi, il 94% dei civili sono stati uccisi da Bashar al Assad e i suoi alleati (Iran, Hezbollah, Russia). Di questa percentuale, pero’, il 92,17% dei civili ammazzati dal regime di Damasco, sono stati uccisi dall’esercito siriano, dai Pasdaran e dalle milizie sciite. In altre parole, considerando che e’ Teheran a comandare da anni l’esercito siriano e tutte le milizie sciite, possiamo dire che – quasi tutti i morti civili del conflitto – sono stati causati dalla Repubblica Islamica dell’Iran.

Precisiamo inoltre che, dei 207,000 civili morti, 24000 sono bambini, 23000 sono di sesso femminile. Il 57% delle morti civili sono state causate da attacchi aerei e il 13% con proiettili d’artiglieria e tank.

In supporto alle campagne #IranOutOfSyria e #BlacklistIRGC, sono arrivate anche tante foto e video dalla Siria e dal mondo arabo. Giovani attivisti che, con cartelli e messaggi, hanno chiesto che il regime iraniano pagasse un prezzo per i suoi crimini. Qui di seguito, un messaggio giunto direttamente da Aleppo.  

Aleppo sta morendo, cosi come una buona parte dei suoi abitanti rimasti. In pochi giorni, oltre cento bambini innocenti sono stati uccisi e del cessate il fuoco stipulato tra Stati Uniti e Mosca, ormai sembrano essere rimaste solo un cumolo di macerie sporche di sangue.

Mentre Aleppo e la Siria continuano ad essere martoriate, il regime iraniano ribadisce il suo sostegno al Bashar al Assad incondizionatamente. Un sostegno, si badi bene, sottolineanto anche dal Presidente Hassan Rouhani, durante l’incontro con la Speaker del parlamento siriano Hadiya Khalaf Abbas (Press TV).

In questi giorni, il regime di Teheran sta cercando di rimarcare la centralità del suo operato nel conflitto siriano. A tal proposito, il Generale Yahya Rahim Safavi, consigliere personale di Khamenei, ha rilasciato una intervista davvero ricca di informazioni. Non soltanto Safavi ha messo in guardia i russi dal rischio di essere ingannati dagli americani, ma ha aggiunto di ritenere che oggi esistano due blocchi contrapposti. Il primo, quello che Teheran definisce “asse della resistenza“, sarebbe formato dall’Iran, dal Libano, dall’Iraq, dalla Siria e dalla Russia, mentre il secondo – quello dei nemici – sarebbe formato dagli Stati Uniti, da Israele, dai Paesi Arabi del Golfo, dalla Giordania e dalla Turchia.

Peggio: il Generale Safavi ha praticamente ammesso che l’Iran ha un ruolo diretto nel fornire ai bombardieri russi le coordinate di attacco ad Aleppo. Safavi, infatti, ha dichiarato che le vittore ad Aleppo non sarebbero possibili con i soli attacchi aerei. Questi attacchi, ha rivelato Safavi, “hanno successo grazie alle forze sul terreno che forniscono informazioni sui terroristi presenti nell’area”. In altre parole, a dare le coordinate agli aerei russi su dove andare a colpire, sono i militari di Assad, i Pasdaran presenti nella zona e le forze paramilitari sciite al servizio del dittatore siriano (in primis Hezbollah).

Per la cronaca, non serve neanche dirlo, “terroristi” per il regime iraniano sono tutti quei gruppi ribelli siriani, che non la pensano come Khamenei…

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Sono state diffuse recentemente delle immagini shock, che  mostrano come la Repubblica Islamica dell’Iran promuove la pena di morte nei libri per bambini: come e’ possibile, in questi assurdi disegni si possono vedere cani e gatti impiccati. Lo scopo e’ chiaro: abituare i bambini alle esecuzioni capitali sin dalla prima infanzia (Hormate Hayat).

Questi disegni vengono diffusi proprio mentre viene reso noto che un altro prigioniero e’ stato impiccato in pubblico. L’esecuzione ha avuto luogo presso Shiraz, nel sud dell’Iran (Iran Human Rights).

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Ricordiamo che nel gennaio scorso, Amnesty International ha pubblicato un durissimo report di denuncia nei confronti di Teheran. Nel report, Amnesty accusa l’Iran di continuare a condannare a morte coloro che hanno compiuto reati in eta’ minorile, in piena violazione delle normative internazionali. Questo, nonostante la Repubblica Islamica sia firmataria della Convenzione Internazionale sui Diritti dell’Infanzia (Unicef Italia).

Tra il 2005 e il 2015, riporta Amnesty, almeno 73 minori sono stati condannati a morte e poi impiccati.  Nel 2014, quindi, le Nazioni Uniti hanno rivelato che oltre 160 detenuti che hanno compiuto il reato in eta’ minorile, attendono la loro esecuzione nelle carceri iraniane (Amnesty International).

 

 

 

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Da sempre abbiamo scritto che l’accordo tra l’Iran e i P 5+1 sul nucleare sarebbe arrivato a termine. La firma finale, secondo i media, sara’ apposta oggi (salvo possibili imprevisti) e da domani comincerà il processo di attuazione – assai difficile – del contenuto dell’accordo stesso. Abbiamo sempre ritenuto che le parti sarebbero arrivare ad un compromesso non perché riteniamo Teheran onestamente intenzionato a non andare avanti nel programma nucleare, ma perché e’ sempre parso chiaro che l’obiettivo del negoziato nucleare non era tecnico, quanto meramente politico. Il negoziato, infatti, e’ stato praticamente un dialogo bilaterale tra Stati Uniti (meglio, Casa Bianca) e Iran, con il chiaro scopo di giungere ad un compromesso geopolitico tra le parti, da ottenere a qualunque costo. Nel frattempo, in pieno appeasement mondiale e nel silenzio delle diplomazie Occidentali, l’Iran ha aumentato la repressione verso gli attivisti per i diritti umani, continuato a calpestare i diritti delle minoranze e praticamente raddoppiato il numero di esecuzioni capitali. 

Per quanto ci riguarda, ovviamente, non possiamo fare molto (anzi, non possiamo fare nulla) per impedire questo accordo nucleare. Abbiamo denunciato da sempre la reale natura del programma nucleare iraniano, abbiamo denunciato l’assenza dal negoziato di tematiche centrali come la questione del programma missilistico iraniano e l’assenza dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica dal tavolo negoziale. Non solo: in questi mesi, abbiamo anche denunciato le violazioni iraniane del Joint Plan Action del novembre 2013 (tentativi di importare illegalmente tecnologia per il programma nucleare). Quello che possiamo fare e continueremo sempre a fare, pero’, e’ mostrare ai lettori Occidentali la realtà del regime iraniano e la natura barbara dei suoi leader. Continueremo, perciò, non solo ad informarvi sulle quotidiane violazioni dei diritti umani e sul finanziamento del terrorismo internazionale da parte della Repubblica Islamica, ma anche a mostrare come questo regime ‘allevi’ i suoi giovani all’odio verso l’Occidente. Un odio portato avanti, proprio mentre l’Occidente si inchina a Teheran.

A riprova di quanto scriviamo, vi mostriamo alcune tristi immagini di un campeggio estivo per bambini organizzato a Mashhad dai Basij, la milizia paramilitare controllata dai Pasdaran, responsabile delle repressioni delle proteste dei giovani iraniani tra il 2009 e il 2011. Come vedrete nelle immagini, invece di essere cresciti nella gioia di giocare spensierati, questi bambini iraniani vengono addestrati all’uso delle armi e al culto del martirio, una triste tradizione sacralizzata nell’Islam proprio dall’Imam Khomeini. Non solo: mentre Obama e Kerry discutono con Zarif e il team negoziale iraniano, i clerici nella Repubblica Islamica invitano questi innocenti bambini a calpestare fisicamente le immagini dei rappresentanti americani, considerati il simbolo del male (il Grande Satana). Immagini, tra l’altro, recentemente gia’ viste in Iran durante le marce per la ‘Giornata di Gerusalemme’ (qui le immagini).

Chiudiamo ricordando le parole pronunciate in queste ore dall’Ayatollah Khamenei, Guida Suprema iraniana, davanti ad un gruppo di studenti universitari. Parlando dei rapporti con gli Stati Uniti, Khamenei ha affermato che la battaglia contro l’oppressione Occidentale continuerà, perché “lo scontro contro l’arroganza e l’imperialismo globale non avrà mai fine e oggi, gli Stati Uniti, rappresentano la quintessenza dell’arroganza“.  Se questi sono i presupposti su cui costruire una relazione civile con il regime fascista di Teheran, certo il prossimo futuro non sara’ sicuramente molto roseo…

Se questi sono bambini…

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Nasrin Sotoudeh con la mamma di Omid Alishenas, protestano davanti al Tribunale

Dieci mesi dopo il suo arresto, il giovane Omid Alishenas e’ stato condannato a 10 anni di detenzione. Omid, attivista per i diritti dei bambini e per i diritti civili, e’ stato accusato di “propaganda contro lo Stato” e insulti alla Guida Suprema”. Ovviamente, come al solito, il giovane attivista non ha fatto praticamente nulla di quanto e’ accusato. La sua reale colpa, e’ quella di aver agito fuori dai limiti concessi dal regime, denunciando lo stato drammatico dei diritti umani e soprattutto la piaga del lavoro minorile nella Repubblica Islamica. Non solo, andando a visitare diversi prigionieri politici detenuti e alcuni prigionieri prossimi all’esecuzione capitale, Omid e’ diventato praticamente un vero e proprio nemico per le autorità.

Arrestato nel settembre del 2014, Omid Alishenas ha passato mesi in carcere senza un vero e proprio processo (il processo contro Omid e’ cominciato solamente nel Marzo 2015). Alla madre di Omid, la Signora Simin Eyvazzadeh, i Pasdaran hanno detto di mantenere un profilo basso, rassicurandola che – se non avesse acceso i riflettori sulla detenzione del figlio – il giudice avrebbe deciso per una pena lieve. Ovviamente si e’ trattato di un inganno: il giudice Moghisseh, capo della Sezione 28 del Tribunale Rivoluzionario, ha condannato Omid a 10 anni di detenzione. Una pena durissima e inaspettata. La famiglia ha reso noto che ricorrerà in appello, ma considerando la pena cosi alta, probabilmente la sentenza non sara’ modificata in maniera rilevante.

Secondo quanto reso noto dai famigliari, a far lievitare la pena contro il povero Omid Alishenas sarebbero stati alcuni messaggi trovati sul cellulare del giovane attivista. In questi messaggi, infatti, Omid scambiava alcune battute spiritose sulla Guida Suprema Ali Khamenei. Si tratta di messaggi che, come denuncia la madre di Omid, e’ possibile trovare sui telefonini di meta’ della popolazione iraniana (soprattutto dei giovani, stanchi di un regime oppressivo e retrogrado). Chiaramente, quei messaggi sono stati una manna piovuta dal cielo per il giudice Moghisseh che, una volta letti, ha subito aggiunto l'”insulto contro la Guida Suprema” tra le accuse

Firma la petizione internazionale per la liberazione di Omid Alishenas: http://goo.gl/97NPFf

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Come Governo dipinto dal mondo come “moderato”, possiamo dire che non c’e’ male. Dopo il record di impiccagioni (oltre 1000 in meno di due anni), adesso Hassan Rouhani accumula un altro primato: quello del potere concesso ai Pasdaran sul controllo delle menti dei bambini iraniani. E’ di queste ore, infatti, la decisione del Ministero del Welfare iraniano di permettere alla milizia Basij – braccio di repressione dei Pasdaran – di aprire e gestire direttamente oltre 2000 asili nido. Come denuncia l’Ong International Campaign for Human Rights in Iran, grazie a questa decisione i Pasdaran controlleranno il 25% degli asili nido del Paese!

Sempre secondo quanto denuncia la Ong per i diritti umani, questa decisione sarebbe direttamente riconducibile alla crescente preoccupazione del regime iraniano in merito alla mancanza di interesse da parte dei giovani delle regole islamiche e, per quanto concerne le ragazze, del velo (hijab). Vogliamo ricordare che, nella Repubblica Islamica, il velo e’ obbligatorio sin dall’età di 6 anni! In poche parole, considerando il crescente malcontento dei giovani iraniani rispetto al regime della Velayat-e Faqih, la soluzione trovata da Rouhani e’ quella di affidare il controllo delle menti dei bambini ad una milizia fondamentalista ed estremista, nota per essere da sempre il cane usato dai Pasdaran per reprimere le manifestazioni popolari.

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Parlando davanti ad alcuni rappresentanti del Consiglio Cittadino di Malard, il Vice responsabile degli Affari Politici del Governatorato di Teheran Seyed Shahabeddin Chavoshi ha dichiarato: “il 90% dei nostri giovani si sta distanziando dall’Islam. Cio’ avviene soprattutto per via della nostra condotta politica (ovvero una ammissione della corruzione del regime iraniano, NdA…). Voi e io siamo responsabili per questi mussulmani sciiti che stanno scappando dalla religione“. Ecco allora che, per riacchiappare questi “fedeli che scappano”, il regime iraniano non ha scelto di aumentare le libertà politiche e civili della popolazione, ma di intensificare il processo di ideologizzazione della società.

Purtroppo, va rilevato che i 2000 asili nido non solo verranno controllati dai Basij, ma materialmente – per stessa ammissione di Arezoo Zokaeifar, Direttrice Generale della Sezione Infanzia del Ministero del Welfare – saranno gestiti dalla dal Dipartimento Donne Basij, l’anima più conservatrice ed estremista della milizia Pasdaran. Le donne Basij sono considerate le più zelote e devote all’ideologia del regime e sono usate dai Mullah come polizia morale per redarguire, attaccare e se necessario arrestare le ragazze che non portano il velo in maniera adeguata. Sono le stesse donne che, durante le parate militari, sfilano completamente coperte con armi in pugno, giurando di essere pronte a sacrificare la loro vita per salvare il khomeinismo (non per il popolo iraniano, si badi bene…).

Vogliamo concludere ricordando che, ancora oggi, non e’ stato arrestato nessuno in Iran per gli attacchi con l’acido contro le donne malvelate. Mentre, nell’Iran di Hassan Rouhani, sono stati repressi, fermati e arrestati diversi attivisti scesi in piazza per protestare contro gli attacchi alle donne. Tra coloro che stanno pagando per il loro coraggio c’e’ l’attivista Narges Mohammadi, arrestata pochi giorni fa dal regime e ancora oggi in detenzione. Per lei, nessun politico italiano ha espresso una parola di solidarietà, nonostante anche Amnesty International ha lanciato una azione urgente per la sua liberazione. Vi chiediamo di sostenere l’azione urgente di Amnesty e di denunciare l’appeasement Occidentale verso l’Iran, un Paese che continua ad essere governato da un regime estremista, violento e terrorista.

Cosa pensa una “donna Basij”…

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