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In Occidente il nome Sasy Mankan non dira’ molto a tante persone. In Iran e nella comunita’ persiana espatriata, Sasy invece e’ molto noto. Sasy infatti e’ un famosissimo cantante pop iraniano che, una decina di anni fa, ha abbandonato il Paese e si e’ rifugiato negli Stati Uniti, dopo aver sostenuto le proteste dell’Onda Verde e averne incontrato uno dei leader, Mehdi Karroubi (ancora agli arresti dominciliari…).

In questi giorni in Iran e’ scoppiata una vera e propria “dance challenge”, ovvero una gara di ballo tra giovani studentesse iraniane che, al ritmo della canzone “Gentleman” di Sasy Mankan, si sono fatte riprendere mentre ballano e cantano felicemente. Apriti cielo: questi video hanno causato la rabbia del regime e della fazione piu’ conservatrice dell’establishment iraniano.

La rabbia e’ stata cosi forte che, persino il Ministro dell’educazione Mohammad Bat’haei ha definito i video un vero e proprio complotto, che ha come fine quello di deviare e creare ansia nella societa’, diffondendo “video provocatori”. Il Vice Presidente del Parlamento iraniano, Ali Motahari ha chiesto la testa dei dirigenti scolastici che si sono permessi di far ascoltare musica pop alle studentesse, chiedendo ovviamente il loro immediato licenziamento…

Ricordiamo che in Iran e’ vietata la musica pop. I soli cantanti pop che possono sperare di superare la censura, sono quelli che diffondono temi di propaganda politica e religiosa. Ancora, come noto, nella Repbblica Islamica e’ severamente vietato alle ragazze di ballare e cantare in pubblico…

 

Si avvicinano piano piano, una ad una, vicino al braciere con le loro bambole Barbie in mano. Una volta arrivate davanti al fuoco dell’odio, le bimbe (velatissime) – incitate e aiutate dalle loro “maestre” – rompono la Barbie e la gettano nel fuoco. Il tutto, accompagnato con il classico slogan “Marg Bar Amrika, ovvero “Morte all’America”. Uno slogan che non vuole sottolineare unicamente l’odio verso gli Stati Uniti, ma l’odio verso tutta la cultura Occidentale. La stessa insegnante che parla nel video, molto chiaramente afferma che “Barbie e’ un agente di propaganda della Cultura Occidentale e per questo noi la distruggiamo in questa cerimonia” (Iran Wire).

La scena appena descritta, purtroppo, non e’ andata in onda a Raqqa o Musul, non e’ il frutto dell’ennesimo crimine di Daesh. Si tratta, al contrario, di una scena andata in onda in Iran, precisamente sulla TV iraniana alle 20, 30, in pieno picco di ascolto. Obiettivo del regime, come suddetto, era dimostrare il rigetto da parte del popolo iraniano della cultura Occidentale e dei suoi tentativi “loschi” di infiltrazione all’interno della Repubblica Islamica.

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La “battaglia delle bambole” non e’ nuova in Iran. Da tempo le forze di sicurezza iraniane hanno minacciato i commercianti, promettendo forti punizioni a chi continuerà a vendere l’odiata bambola prodotta dal “nemico”. In sostituzione, dal 2002, il regime ha invitato i commercianti a vendere “Sara e Dara” [foto sopra], due bambole prodotte dal regime che hanno la pretesa di rappresentare opportunamente la cultura islamica (ovviamente, neanche a dirlo, sono fabbricate ad Hong Kong…). Purtroppo per i Mullah, nonostante le minacce, le bimbe iraniane continuano a preferire l’odiata Barbie.

Questo triste video dimostra, ancora una volta, l’ipocrisia di chi propone di combattere Daesh per mezzo di una alleanza preferenziale con l’Iran. E’ molto chiaro chi ha fatto da padrino ideologico a gruppi criminali come Isis…