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Raccontarlo non sembra credibile, ma in Iran ad una donna non e’ solo obbligato di portare il velo, ma anche negato il diritto di entrare in uno stadio, di pedalare in strada e di cantare e ballare in pubblico. Tutte restrizioni che, a detta del regime, vengono prese per evitare che gli uomini siano “eccitati e provocati” dall’altro sesso.

Da mesi ormai, come noto, le donne iraniane stanno protestando contro il velo obbligatorio. Decine e decine di donne, ma anche diversi uomini, hanno lanciato i cosiddetti White Wednesday – i mercoledì bianchi – in cui indossano un velo o un accessorio di colore bianco, per dire basta all’hijab obbligatorio.

Ora, diverse ragazze iraniane non si accontentano più di sfidare l’imposizione del velo, ma vogliono altri diritti elementari che il regime iraniano ha tolto loro: in primis, vogliono il diritto di tornare a cantare e ballare ovunque vogliono. Un diritto considerato assolutamente normale in Occidente, ma negato dalla Repubblica Islamica.

Per raggiungere il loro scopo, le ragazze iraniane stanno postando in Rete filmati fatti col telefonino, mentre cantano o ballano in pubblico. Qui sotto due esempi di questa nuova campagna per i diritti civili in Iran.

Una campagna che deve assolutamente trovare il sostegno della Comunità Internazionale, per liberare finalmente tutte le donne iraniane dall’oppressione di un regime misogino, razzista e fondamentalista!

 

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Immaginate di essere giovani. Immaginate di voler solamente vivere la vita: uscire con gli amici, ridere, partecipare ad una festa, ballare e magari conoscere l’amore della vostra vita. Bene: siamo sicuri che immaginare tutto questo in Occidente non è poi così difficile, anzi. Purtroppo non è cosi nella Repubblica Islamica. Qui, come il famoso video Happy in Teheran ha già dimostrato, divertirsi insieme per un ragazzo e una ragazza può voler dire ritrovarsi i miliziani Basij davanti ed essere caricato su una camionetta in stato di arresto.

Un esempio tristissimo è quanto successo la scorsa settimana a 84 ragazzi iraniani (49 uomini e 35 donne) di Mashhad. Questi poveri ragazzi, hanno avuto la sola colpa di volersi divertire insieme, partecipando ad una festa “mista”, ovvero con ragazzi e ragazze insieme. Purtroppo, questa ricerca di spensieratezza gli è costata cara: secondo quanto riportato dalla stampa iranianale forze di sicurezza, asservite all’ideologia khomeinista, hanno compiuto un raid e hanno arrestato tutti i ragazzi con l’accusa di “immoralità”.  Così, mentre la Guida Suprema Ali Khamenei si diverte a scrivere ai ragazzi Occidentali invitandoli a leggere il Corano, nella Repubblica Islamica lo stesso “cordiale” invito diventa una brutale imposizione. La religione, purtroppo, resta lo strumento principale del regime per opprimere l’immaginazione dei giovani, togliendo loro il diritto di vivere la Vita liberamente.

A proposito di diritto alla libertà, riportiamo anche la notizia dell’ennesimo raid delle forze di sicurezza contro coloro che posseggono parabole satellitari (almeno il 60% della popolazione). Considerate un simbolo della corruzione Occidentale, le parabole vengono continuamente sequestrate e distrutte (non prima di averci scritto sopra slogan pro regime). Il 21 gennaio scorso, quindi, un raid anti-parabole è avvenuto a Shiraz. Seimila parabole sono state sequestrate e distrutte in un pubblico evento organizzato appositamente. Ancora una volta, il regime ha colpito brutalmente il coraggioso tentativo della popolazione di trovare fonti di informazione alternative rispetto a quelle inquinate dei  media iraniani.

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