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Gli Azeri iraniani hanno detto basta. La loro soglia di tolleranza verso il razzismo costantemente promosso dalla TV di stato del regime (Irib), si e’ esaurita. Dopo l’ennesimo programma trasmesso dai canali statali in cui l’etnia Azera veniva totalmente negata, gli Azeri iraniani sono scesi in strada il 9 Novembre scorso, per manifestare contro il regime. Le manifestazioni – a cui hanno partecipato migliaia di persone – sono avvenute presso Tabriz, Urmia e Zanjan (Radio Free Europe). Alla questione della negazione della identità etnica, si aggiunge anche quella dell’indifferenza del regime verso diverse aree dell’Azerbaijan iraniano. Esempio per eccellenza e’ il dramma del Lago di Urmia, ad occidente del Mar Caspio e maggiore dei laghi iraniani. Patrimonio Unesco e area di sopravvivenza per molti Azeri iraniani, il lago sta lentamente sparendo. Nonostante tutto, il regime non ha avviato alcuna politica tesa al recupero ecologico della zona e al salvataggio delle Comunità  autoctone (The Guardian).

La scintilla che ha fatto scattare le nuove proteste, e’ stata una scena di un popolare programma per bambini, dal titolo “Fitilehha”. Nella puntata, si vedeva un bimbo Azero lavarsi i denti con lo scopettone del WC. Durante le proteste, i manifestanti hanno gridato slogan contro le istituzioni, chiedendo la fine del “razzismo di Stato”. Costretto dalla situazione, il capo della TV pubblica iraniana IRIB, Mohammad Sarafraz, ha posto le scuse pubbliche dell’emittente, promettendo dure punizioni per i responsabili.

La protesta Azera fa paura al regime, per diversi motivi. In primis, la protesta dimostra il fallimento della politica dell'”iranizzazione in nome di Khomeini”, quel tentativo di superare le differenze etniche all’interno della Repubblica Islamica, in nome del glorioso passato dell’Iran (o meglio della Persia) e della Rivoluzione islamica del 1979. Nonostante lo stesso Khamenei sia Azero, a quanto sembra questo non basta ad unire una minoranza di 10 milioni di persone, sotto una sola bandiera. Peggio, come molti cartelli delle recenti proteste hanno dimostrato, una parte importante degli Azeri iraniani si definiscono direttamente “turchi” (meglio turcofoni), riconoscendosi potenzialmente in una patria esterna al confine della Repubblica Islamica, quale potrebbe essere oggi guidata da un Governo (quello di Erdogan), che aspira ad avere una influenza oltre i confini della Turchia (anche se gli Azeri iraniani sono in buona parte sciiti). Se si considera le non buone relazioni diplomatiche tra Iran e Turchia – nonostante gli interessi economici – il grado di tensione e’ alto. 

Peggio, la protesta Azera fa paura per ragioni geopolitiche: solamente il 55% degli iraniani può definirsi “puramente persiana”. Dopo gli Azeri, altre importanti minoranze vivono all’interno della Repubblica Islamica, tra loro Curdi, Arabi e Balochi. Tutte etniche che si sentono escluse dal potere e dalla gestione dei privilegi di un regime estremamente corrotto. Non a caso, solamente qualche mese fa, dopo la tragica morte di una ragazza a Mahabad, violenti scontro erano scoppiati nel Kurdistan Iraniano (No Pasdaran). La situazione degli arabi nell’Ahwaz, infine, e’ quindi davvero tragica: seduti sui pozzi di petrolio iraniani e considerati una quinta colonna al servizio di Riyadh, gli Arabi iraniani sono praticamente visti come cittadini di terzo grado (Ahwaz News Agency).

In un Medioriente ormai Terra di Hobbes – seguendo la definizione di Limes – l’Iran teme che la protesta identitaria si allarghi a tutte le etniche del Paese. In quel caso, anche la Repubblica Islamica rischierebbe seriamente di scoppiare dal suo interno, restando preda di una costante instabilità. Per queste ragioni, in occasione della visita di Rouhani a Roma, e’ bene che il Governo italiano ricordi al Presidente-clerico, la necessita’ di rispettare i diritti umani delle etniche che compongono l’Iran e l’importanza della fine del razzismo di Stato della Velayat-e Faqih.

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La distanza fra la realtà e l’immaginazione, spesso, e’ come noto davvero ampia. Questo vale soprattutto oggi, quando parliamo dell’Occidente e della Repubblica Islamica. Per un verso, infatti, abbiamo un Occidente quasi totalmente protesto a tessere le lodi del regime iraniano, sottolineando la necessita di promuovere accordi diplomatici e commerciali e di reinserire il regime iraniano all’interno della Comunita’ Internazionale. In questo contesto, purtroppo, l’Italia e’ la capofila in Europa, tanto che recentemente anche i rappresentanti di Confindustria si stanno prodigando per promuovere l’appeasement verso Teheran. In questo senso, tra le altre cose, va letto l’incontro tra il Ministro dello Sviluppo Federica Guidi e il Ministro iraniano Mohammad-Reza Nematzadeh durante l’Expo. Il Ministro Guidi, ex Vice Presidente di Confindustria, si e’ detta molto favorevole all’incremento degli scambi economici tra i due Paesi, tanto che l’agenzia di stampa IRNA ha sottolineato come l’Italia intende “ritornare il primo partner commerciale” dell’Iran.

Per un altro verso, pero’, quanto accade all’interno dell’Iran deve far pensare tutti coloro che intendono investire nella Repubblica Islamica. In questo contesto, basti menzionare quanto sta avvenendo in questi giorni nella citta’ di Mahabad,  capoluogo della Provincia Occidentale dell’Azerbaijan, e in altre città del Kurdistan iraniano. Questo l’antefatto: nell’Hotel Tara di Mahabad, il 4 maggio scorso, una povera donna e’ morta. Il suo nome era Farinaz Khosravani ed aveva appena 26 anni. Nonostante il tentativo inquinare i fatti, e’ molto chiaro che la donna – impiegata dell’hotel – e’ stata costretta a scappare dal balcone di una stanza del quarto piano dell’hotel, per sfuggire alla violenza di un membro del MOIS, il Ministero dell’intelligence iraniano (che occupava la stanza dove si trovava Farinaz per fare consuete pulizie). Secondo quanto riporta Iran Wire, la donna disperata avrebbe tentato di scendere dal balcone del quarto piano al terzo. Purtroppo, pero’, tentando di fuggire Farinaz e’ precipitata, morendo nello schianto a terra.

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Nonostante, come suddetto, il regime abbia provato a nascondere i fatti sostenendo il suicidio della donna, gli abitanti di Mahabad si sono ribellati ed hanno iniziato una pacifica protesta davanti all’Hotel Tara. Ovviamente, il regime ha reagito con il solo modo che conosce, ovvero la repressione dei Pasdaran e dei Basij. Le violenze quindi sono cresciute e l’hotel e’ stato dato alle fiamme. Non basta: da Mahabad la protesta si e’ estesa, investendo anche altre città del Kurdistan iraniano come Mariwan, Bokan e Piranshar. Non solo: in queste ore arriva la notizia che anche i curdi siriani sono scesi in piazza per denunciare il regime iraniano, primo responsabile della repressione della Primavera siriana. Stessa protesta, quindi, e’ iniziata nelle province del Kurdistan iracheno, dove il regime iraniano sta tentando di imporre la presenza delle milizie sciite, con la scusa di combattere i terroristi di Isis.

La storia di Farinaz, purtroppo, ricorda tanto quanto successo a Reyhaneh Jabbari. Anche la povera Reyhaneh fu costretta a difendersi dalle violenze sessuali di un membro dell’intelligence iraniana e per aver esercitato il suo diritto sacrosanto di difesa, fu arrestata, imprigionata e poi, come noto, impiccata nell’ottobre del 2014. Tra le altre cose, quindi, vogliamo ricordare che da anni i curdi iraniani sono repressi dalle autorità del regime. Uno dei primi ordini di Khomeini dopo la rivoluzione, fu proprio la repressione della protesta curda e presso Mahabad – città simbolo per essere stata il capoluogo della sola repubblica curda indipendente – i Pasdaran ammazzarono centinaia di innocenti civili. Nell’Azerbaijan Occidentale, infine, si trova il famoso Lago Urumia, per molti cittadini iraniani dell’area la sola vera fonte di acqua. Nonostante tutto, il regime iraniano non sta facendo nulla per salvare il lago, da anni protagonista di una lenta essiccazione. Per molti, questa inazione di Teheran, e’ stata assolutamente volontaria al fine di colpire le minoranze che abitano quell’area.

In poche parole, quello che l’Occidente descrive come un attore di stabilita’, e’ un Paese che bolle, pronto ad esplodere in proteste sociali ed etniche, in ogni momento. Ergo, consigliamo a l’Occidente di riflettere attentamente prima di giocare tutte le sue carte sulla Repubblica Islamica, perché la realtà all’interno dell’Iran e’ assai lontana dall’immaginazione creata ad hoc da un certa parte dell’establishment politico, diplomatico ed economico…

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