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L’Ayatollah Mohammad Reza Nekounam, di cui quasi nessuno in Occidente conosce l’esistenza, e’ uno dei principali clerici iraniani e tra i pochi a poter vantare anche il titolo di Marja, ovvero di fonte di imitazione (un titolo di cui non gode nemmeno lo stesso Ali Khamenei, Guida Suprema iraniana, molto forte politicamente ma religiosamente scadente).

Responsabile di un seminario religioso nella città santa di Qom, l‘Ayatollah Mohammad Reza Nekounam ha prima criticato il regime dello Shah, finendo in carcere, poi la stessa interpretazione data dall’Ayatollah Khomeini dello sciismo e a clerici fondamentalisti come l’Ayatollah Naser Makaremi Shirazi (uno che difende l’esclusione delle donne dagli stadi e predica il negazionismo).

Essersi opposto al regime e’ costato caro all’Ayatollah Mohammad Reza Nekounam: nel 2015 e’ stato arrestato e condannato da cinque anni di carcere da uno Speciale Tribunale Religioso. Nel dicembre 2016, Nekounam ha deciso di dichiarare lo sciopero della fame. Una protesta drastica a cui il suo corpo non ha retto (l’Ayatollah ha 68 anni). Nel gennaio del 2017, quindi, dopo numerosi ritardi, il regime ha deciso di trasferirlo segretamente dal carcere di Qom ad un ospedale della capitale Teheran (Iran Freedom).

Purtroppo, in questi giorni veniamo a sapere che l’Ayatollah Mohammad Reza Nekounam ha lasciato l’ospedale ed e’ stato riportato in una cella del carcere di Qom. Una decisione presa nonostante il fatto che, gli stessi medici che lo hanno avuto in cura, hanno chiaramente detto che l’Ayatollah non può restare chiuso in una cella e servire una lunga pena detentiva. I medici hanno avvisato che, il ritorno in carcere dell’Ayatollah, potrebbe provocargli un infarto o addirittura portarlo in uno stato di coma (Hrana).

Purtroppo, ancora una volta, nessun parere scientifico ha vinto contro il fondamentalismo del regime khomeinista!

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Quando parliamo di programma nucleare e di Iran non dobbiamo applicare il cosiddetto realismo Occidentale, quello basato su una razionalità’ “laica” e su teorie delle relazioni internazionali quali il containment e il soft power. Quando parliamo di nucleare e Iran, anzi, il termine “Iran” non dovrebbe nemmeno essere usato. Gia’, perché questo nome (che ha sostituito la parola Persia), deriva dai tempi dello Shah, anni in cui sicuramente non esisteva una democrazia, in cui indubbiamente il monarca di Teheran si credeva invincibile, ma nei quali il Paese era inserito pienamente nella Comunita’ Internazionale come attore razionale, partecipando attivamente anche alla sicurezza della regione del Golfo.

Con la rivoluzione del 1979 e più propriamente con l’instaurazione della dittatura Khomeinista, il cosiddetto Iran si trasforma in una Repubblica Islamica, uno Stato in cui il Giureconsulto – prima l’Imam Khomeini e oggi l’Imam Khamenei – si sente il rappresentante in terra dell’Imam Nascosto (il Mahdi) e sente su di se una missione ultraterrena, esterna alle regole naturali della convivenza intestatale. Non solo: obiettivo dichiarato di questo Stato, quindi, non e’ solo quello di applicare internamente i dettami della Sharia, ma anche di avviare un jihad militare attivo, allo scopo di trasformare il mondo stesso in senso islamico e creare il contesto per il ritorno del Mahdi (visto in altro modo, l’arrivo del Messia).

Ora, di gruppi estremisti e radicali ce ne sono in ogni religione e rappresentano davvero un pericolo gravissimo ancora oggi. Quando, pero’, questi gruppi si fanno Stato, applicare con questo “Stato messianico” le naturali regole delle relazioni diplomatiche bilaterali e multilaterali, ha davvero poco senso. Soprattutto, non va mai fatto un errore fondamentale: non bisogna mai sottovalutare l’effetto pratico delle parole messianiche e apologetiche che i clerici iraniani hanno espresso ed esprimono continuamente. Al contrario di quanto avviene in Occidente infatti – ove alle parole populiste e ideologiche, quasi sempre seguono azioni diverse – nella Repubblica Islamica e’ bene prendere molto seriamente quanto e’ stato detto e scritto dall’Ayatollah Khomeini, da Khamenei e dagli altri Ayatollah del Paese. Cio’, perché se la Repubblica Islamica non aderisse completamente ai suoi obiettivi ideologici e fanatici, non avrebbe motivo di esistere: per questo motivo, sin dal 1979, l’Iran ha messo in atto tutti i mezzi possibili per “esportare la rivoluzione”, teoria e pratica permanente di un regime che si vede solo come un tramite tra la Terra e il Cielo.

Ecco perché vogliamo riproporvi alcuni passaggi della lettera scritta dall’Imam Khomeini nel 1988, quando l’Ayatollah fu costretto a “bere il calice avvelenato”, ovvero a firmare il cessate il fuoco con l’Iraq. In quella lettera (qui il testo completo dal sito del CFR: http://goo.gl/PdgpJk), Khomeini rivela che i capi dei Pasdaran e dell’Artesh (l’esercito regolare iraniano), hanno avvisato che la vittoria non arriverà a breve termine. Anzi, per poter sconfiggere l’Iraq sarebbero necessari almeno altri cinque anni, uniti ad processo di ampio riarmo. In tal senso, e qui sta il punto centrale, Khomeini scrive (riportiamo testualmente in lingua inglese):

with the grace of God, he can embark on offensive operations if after 1371 [1992] the Islamic republic is able to have 350 infantry brigades, 2,500 tanks, 300 fighter planes and 300 helicopters as well as having the ability to make a substantial number of laser and atomic weapons which will be the necessity of the war at that time.

In poche parole, Khomeini raccontava le necessita’ richieste dal capo dei Pasdaran per lanciare una grande offensiva nel 1371 (ovvero nel 1992). Tra le richieste, come si puo’ leggere, anche la produzione di un sostanziale numero di bombe laser e atomiche, necessarie durante il periodo di guerra. La lettera, si badi bene, venne resa nota dall’Ayatollah Rafsanjani nel 2006 e quando venne pubblicata, la parola bomba atomica venne cancellata dalla lettera su richiesta del Consiglio di Sicurezza Nazionale. Nonostante l’uso del bianchetto, pero’, il vero contenuto della missiva e’ stato reso noto ed e’ straordiariamente coincidente con quello che e’ stato lo sviluppo del programma nucleare militare clandestino del regime iraniano.

Della lettera, quindi, va sottolineato un altro fondamentale passaggio. Eccolo:

He also said that America should be evicted from the Persian Gulf, otherwise he would not succeed

Ancora il Capo dei Pasdaran, quindi, faceva notare all’Ayatollah Khomeini che per ottenere un pieno successo, il regime iraniano doveva eliminare completamente la presenza americana nel Golfo Persico.

Il programma nucleare clandestino dell’Iran, come noto, e’ partito – coerentemente con quanto scritto nella lettera di Khomeini – proprio alla fine della guerra contro l’Iraq. Nonostante l’Iran fosse un membro del Trattato di Non Proliferazione Nucleare e avesse quindi il diritto di sviluppare un programma nucleare civile pacifico in cooperazione con la Comunità Internazionale (tra l’altro a costi bassissimi), la Repubblica Islamica ha preferito seguire una via clandestina, costosissima, affiancato da un altro costosissimo programma, ovvero quello dello sviluppo dei missili balistici. 

Vogliamo quindi ricordare che, lo stesso Ayatollah Khamenei, ha dichiarato fondamentale per la Repubblica Islamica costruire una bomba nucleare. Le sue parole, dette durante un incontro con gli alti dirigenti della Repubblica Islamica nel 1984, sono state rivelate da un documento interno dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica-AIEA. Secondo questo documento, quindi, Khamenei riteneva necessario lo sviluppo di armi nucleari per sconfiggere i nemici dell’Iran e per determinare il ritorno dell’Imam Mahdi. 

Solamente in un secondo momento, dopo l’esposizione del programma nucleare clandestino dell’Iran, Khamenei e la diplomazia iraniana hanno cominciato a diffondere il mito di una “fatwa sulle armi nucleari” pronunciata dalla Guida Suprema. Piccolo problema, di questa fatwa non c’e’ alcuna traccia sul sito ufficiale della Guida Suprema in farsi. Sono riportati articoli e discorsi in cui Khamenei assicura che l’Iran non vuole costruire armi nucleari, ma nel senso legislativo del termine – centrale per la validità di un editto legislativo islamico – non esiste alcuna traccia. Al contrario, esiste traccia di una risposta in Farsi sulla pagina Facebook di Khamenei, in cui la Guida Suprema nega l’esistenza stessa della fatwa sulle armi nucleare e le parole dell’Ayatollah Meshba Yazdi – potente membro dell’Assemblea degli Esperti – nega l’esistenza di un divieto di produzione di armi nucleari nell’Islam.

Vogliamo chiudere proprio con le parole dell’Ayatollah Mesbah Yazdi, perche’ siano un  monito per tutto l’Occidente e per tutti coloro che si illudono sul negoziano con l’Iran:

i leader spirituali [in Iran] hanno accettato l’uso delle armi nucleari come conforme alla shari’a. Va chiarito che molti ritengono che l’uso delle armi di distruzione di massa siano vietate nell’Islam perché colpiscono indiscriminatamente i civili. La teologia sciita, però, dimostra il contrario e basti qui ricordare che, nel XIX secolo, il giurista Sayyed Ali Tabatabai disse chiaramente che è possibile combattere con ogni mezzo per arrivare alla vittoria‘ ”.

[youtube:https://youtu.be/Kg18xe2EE9o%5D

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Il mondo democratico si prepara a trattare con l’Iran, proprio mentre nella Repubblica Islamica continuano le parole di odio e disprezzo verso la cultura occidentale. L’Ayatollah Alireza Panahian, rappresentante della Guida Suprema Ali Khamenei, ha pubblicamente dichiarato che la “la gharbzadegi in mezzo a noi non è differente dai takfiri (infedeli) dell’Isis“. La parola gharbzadegi, in persiano significa “percossa occidentale”. Si noti inoltre che, nella cultura islamica, i takfiri sono puniti con la morte. Non solo: il clerico ha continuanto il suo discorso affermando che “gli estremisti criminali dell’Isis non sono diversi dai liberali, entrambi rappresentano un mezzo per attaccare la resistenza“.

Il secondo colpo all’Occidente lo ha dato il Generale Mohammad Reza Naqdi, capo del corpo paramilitare Basij. Secondo il Generale “il risultato dell’istituzionalizzazione della corruzione in Occidente sta determinando una progressiva estinzione di questa razza. I libri di storia tra 100 anni scriveranno che una razza europea è esistita sulla Terra qualche tempo fa“. Alle sue invettive, il Generale Naqdi ha aggiunto le parole di Ali Khamenei, ricordando come nel luglio del 2013 la Guida Suprema abbia rimarcato l’importanza di opporsi all’Occidente.

E’ bene che tutti i Governi e i diplomatici Occidentali si ricordino bene di queste parole. Perchè sono questi i veri pensieri del regime iraniano e ogni tipo di collaborazione che Teheran offrirà, sarà sempre e sono nell’interesse dei Mullah e dei Pasdaran e non di quello del popolo iraniano, prima vittima dell’appeasement del mondo democratico verso il fascismo della Velayat-e Faqih. Ricordiamo infine che, qualche mese fa, lo stesso Khamenei aveva definito la “razza occidentale” barbara e selvaggia.

Adesso una domanda: cosa sarebbe successo se l’Occidente avesse detto queste stesse parole contro l’Islam? Probabilmente qualche Ambasciata Occidentale a Teheran adesso starebbe già andando a fuoco…

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Ormai è noto: le donne iraniane hanno iniziato una coraggiosa protesta per la loro libertà e il diritto di non indossare il velo. La protesta è cominciata grazie alla pagina Facebook “My Stealthy Freedom“, ovvero la mia libertà rubata. Nella pagina, come è possibile vedere, donne iraniane da tutto il mondo – in primis dall’Iran – postano fotografie e video in cui si mostrano sorridenti senza il velo. Ovviamente, la reazione dei conservatori e radicali iraniani non si è fatta attendere: una manifestazione è stata organizzata a Teheran per ribadire l’importanza del velo ma, soprattutto, i sostenitori dell’hijab hanno iniziato una campagna durissima tramite poster e articoli sui giornali. In un poster, in particolare, la donna senza velo viene paragonata ad un cioccolatino senza l’involocro. Nell’immagine, diffusa dal blog Good Morning Iran, il cioccolatino senza scartato è circondato da insetti pronti a mangiarlo…

Purtroppo, c’è di peggio: in un articolo uscito su Tasnim News, agenzia di stampa controllata da Ali Khamenei, l’attacco contro la pagina Facebook My Stealthy Freedom supera ogni confine. Non soltanto la pagina e la sua ideatrice (la giornalista Masih Alinejad), viene definita come parte di una “rete di spionaggio occidentale”, ma le donne decise a non portare il velo vengono descritte come delle sgualdrine. Nell’articolo, quindi, il giornalista afferma chiaramente che, una donna che mostra la sua bellezza in pubblico senza il consenso dell’uomo, non ha il diritto di protestare se il maschio decide di approfittarne per soddisfare i propri bisogni sessuali..Come riprova di quanto scriviamo, riportiamo sotto una delle parti incriminate dell’articolo.

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Non basta: anche i Pasdaran si sono scatenati in difesa del velo. In un tweet pubblicato sul loro account Twitter ufficiale, le Guardie della Rivoluzione hanno attaccato le giornaliste iraniane che lavorano per i canali televisivi in lingua farsi non controllati dai Mullah. In particolare, i tre canali presi di mira sono stati BBC Farsi, Voice of America (VOA) e Manoto. Si tratta degli unici media in farsi attraverso il quale il popolo iraniano apprende notizie diverse da quelle diffuse dal regime. Nel tweet pubblicato, i Pasdaran hanno postato una immagine di tre giornaliste iraniane senza l’hijab, affermano che tutte e tre sono state stuprate dal loro direttore di rete…Senza parole…

Come si vede, quando si parta della Repubblica Islamica dell’Iran, al peggio non c’è mai fine…

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La protesta delle donne iraniane contro il velo, iniziata attraverso una pagina Facebook, ha praticamente fatto il giro del mondo. Come ovvio, considerando la brutalità del regime dei Mullah, molte fotografie inviate inizialmente alla Pagine, sono state scattate in aree isolate. Con il passare dei giorni e la diffusione della campagna per i civili nella Repubblica Islamica, le donne iraniane stanno prendendo sempre più coraggio e sfidando apertamente le regole della velayat-e Faqih.
In queste ore, un video in particolare sta divendo il simbolo di questo nuovo passo in avanti: nelle immagini, che vi riproponiamo qui sotto, è possibile vedere una ragazza iraniana mentre viaggia nella metro di Teheran senza indossare il velo. Nel video, come vedrete, la ragazza si aggiusta i capelli con la mano, guardando fissa in camera. Intorno a lei, diverse altre donne la guardano incuriosite, esprimendo un sorriso di apprezzamento. Si tratta di un pubblico affronto alle regole imposte dagli Ayatollah che, come noto, obbligano le donne a girare con il velo sui capelli. Sinora le donne avevano trovato diversi modi di indossare il velo in maniera non conforme, per protestare contro l’imposizione clericale. Questo video, però, testimonia come il popolo iraniano sia stanco di trovare sotterfugi insufficienti e voglia davvero ottenere la libertà che merita.
Per vedere il video cliccare sull’immagine
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Ci risiamo: dopo il terribile attacco nel braccio 350 del carcere di Evin, questa volta la mano dei Pasdaran si alza contro le detenute della prigione di Shahr-e Rey. Secondo le informazioni che arrivano da Teheran, l’attacco delle forze di sicurezza del regime è avvenuto questa domenica e, almeno per ora, non è ancora possiamo sapere quanti feriti ci sono stati. Quello che è sicuro è che, quanto avvenuto a Shahr-e Rey, dimostra che le Guardie Rivoluzionarie stanno attuando una vera e propria campagna di intimidazione contro i prigionieri politici, probabilmente anche riconessa alle lotte intestine presenti in questo momento all’interno della Repubblica Islamica.

La prigione di Shahr-e Rey si trova nell’area metropolitana di Teheran ed è grande 190 metri quadri. Secondo i dati in nostro possesso, il carcere oggi ospita oltre 240 detenute, in condizioni assolutamente degradanti e non conformi ai diritti umani (ogni detenuto ha meno di un metro quadro a disposizione!). Tra le donne prigioniere a Shahr-e Rey c’è anche Reyhaneh Jabbari, un giovane donna condannata alla pena di morte per essersi difesa contro un brutale tentativo di violenza sessuale perpetrato da un  membro dei Pasdaran.

Nel frattempo, all’interno della Repubblica Islamica monta la protesta contro gli attacchi ai prigionieri politici. Non potendo manifestare liberamente il dissenso, il popolo iraniano ha trovato una forma originale per mostrare la propria solidarietà ai detenuti di Evin: rasarsi completamente i capelli. Proprio come avviene nel carcere appena si entra, gli attivisti iraniani – uomini e donne – hanno scelto rasarsi a zero per dire basta alla violenza e alle impunità. Le fotografie della protesta sono state caricate online e diffuse sui social networks.

Nel frattempo, il “moderato e riformista” Presidente Hassan Rohani continua  a tacere…

Asieh & Samaneh Abolpour, due delle tante attiviste e attivisti, rasati a zero per protestare contro il massacro dei prigionieri politici

Asieh & Samaneh Abolpour, due delle tante attiviste e attivisti, rasati a zero per protestare contro il massacro dei prigionieri politici

 

Shahnaz Karim Beigi, madre di Mostafa Karim Beigi ucciso dal regime nel 2009, si mostra a testa rasata in solidarietà con i massacri ad Evin

Shahnaz Karim Beigi, madre di Mostafa Karim Beigi ucciso dal regime nel 2009, si mostra a testa rasata in solidarietà con i massacri ad Evin

 

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“Qualcuno sta portando avanti un piano per i diritti dei cittadini che intende dare uguali diritti ai Baha’i, agli Ebrei e ai Mussulmani…noi non potremo mai accetare una simile idea”. Queste le parole con cui l’Ayatollah Mesbah Yazdi, personalità vicina alla Guida Suprema Ali Khamenei, ha indirettamente commentato la proposa della Carta dei Cittadini, presentata da Rohani nel novembre scorso. Nella bozza presentata da Rohani, va sottolineato, le minoranze religiose non vengono affatto elevate al livello dell’Islam. La Carta, infatti, pur menzionando l’uguaglianza di tutti i cittadini iraniani in base alla loro etnia, genere e classe sociale, non menziona affatto il termine “religione”, lasciando volontariamente aperta una porta alle più diverse interpretazioni.

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Nonostante le lacune della proposta del Governo Rohani – denunciate dai giuristi – l’influente Ayatollah ha voluto immediatamente mettere le mani avanti. Parlando davanti ad una platea di studenti e insegnanti, Mesbah Yazdi ha rimarcato come l’unico standard di giudizio sui diritti del popolo iraniano debba essere l’Islam, da lui considerato perfetto. Per questo, ha sottolineato il clerico sciita, non soltando debbono essere rifiutati concetti occidentali come “i diritti umani”, ma è necessario anche mettere dei paletti che differenzino i mussulmani dai non mussulmani“L’uguaglianza tra un Baha’i e un mussulmano” – ha affermato Yazdi – “non ha alcun significato nell’Islam”. Stessa cosa deve intendersi per gli Ebrei, la cui definizione al massimo può essere quella di cittadini di seconda classe. Ricordiamo che nell’Islam i Cristiani, gli Ebrei e i Zoroastri sono considerate minoranze protette, ma debbono essere soggette al pagamento di una apposita tassa.

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L’Ayatollah Yazdi, un ultraconservatore, non è nuovo ad uscite di questo genere. Nel 2010 Mesbah Yazdi disse chiaramente che ogni deviazione morale in merito alla sessualità andava soppressa e che termini come democrazia e libertà non dovevano avere spazio in Iran. L’Ayatollah Mesbah Yazdi, come suddetto, è purtroppo molto influente nella Repubblica Islamica: membro dell’Assemblea degli Esperti, organo responsabile dell’elezione della Guida Suprema, Yazdi è stato allievo dell’Ayatollah Mohammad Beheshti, nominato da Khomeini come suo naturale successore, ma ucciso nel 1981 in un attentato. Mesbah Yazdi è considerato la mente dell’intervento massiccio dei Pasdaran nella politica iraniana, causa prima del fallimento della Presidenza riformista dell’Ayatollah Khatami.

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